Obama soffre di … ”coreanite”.

di Sergio Mauri, sindacalista e Davide Rossi, autore del libro “Pyongyang, l’altra Corea”
da sinistra.ch

Sono settimane che i nostri mezzi d’informazione si danno da fare per dimostrare le intenzioni bellicose della Repubblica Popolare Democratica di Corea (del Nord). E’ un gioco già visto, buono per pensionati salottieri e da poltrona. Ciò che si ricava dal fuoco di fila pseudo-informativo che va in onda da noi è che i nordcoreani sono dei pazzi furiosi e sanguinari che ce l’hanno a morte col mondo e con gli americani in modo particolare. Tuttavia, è solo grazie a ciò che non si dice intorno alle mosse politico-militari degli statunitensi che la favola può stare in piedi; solo grazie al nostro consolidato sistema di censura che sostiene il doppio standard di azione occidentale.
Ma andiamo per ordine.
A capodanno il presidente nordcoreano Kim Jong Un tiene un importante discorso nel quale invita la Sudcorea a procedere speditamente per raggiungere la riunificazione delle due parti del paese, si rende totalmente disponibile, chiede solo che vengano rispettate, in senso federalista, le specificità culturali, economiche e politiche delle due parti e pone un’unica condizione: così come non ci sono basi militari straniere in Corea Popolare, così chiede la chiusura di tutte le basi statunitensi presenti in Corea del Sud dai tempi della guerra “sospesa” nel 1953.
Gli statunitensi rispondono con manovre militari congiunte lungo il confine tra le due nazioni. Kim Jong Un è così costretto a organizzare uguali esercitazioni dalla sua parte del confine. Barak Obama poi peggiora la situazione decidendo di accrescere la tensione facendo giungere alle basi sudcoreane dei droni e di farli sorvolare la Corea del Nord, sganciando materiale propagandistico che serva da ammonimento per la possibilità di sganciare bombe.
A quel punto Kim Jong Un ha annunciato che tiene sotto tiro le basi americane sul territorio di Seoul, ma le sue intenzioni non sono affatto bellicose: lo dimostrano le immagini mandate in mondovisione in cui progetta il piano d’attacco. È evidente che mostrare agli avversari i piani di attacco significa che in realtà non lo si vuole attuare, quando si vuole veramente attaccare non se ne dà notizia.
Risulta molto semplice comprendere, dall’analisi dei fatti, che la responsabilità di quanto sta accadendo nella penisola coreana è totalmente della amministrazione Obama.

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