Intervista a Flavio Pettinari (KFA-Italia) sulla crisi coreana.

da statopotenza.eu

L’attuale situazione di tensione nella penisola coreana, viene addebitata, dalla pubblicistica occidentale, alla sola volontà guerrafondaia o, peggio, alla follia della dirigenza della RPDC. Ad un’analisi meno superficiale la situazione sembra radicalmente diversa e queste analisi rientrano nella presunzione atlantico-occidentalista di ridurre tutto ad un semplicistico schema “alleato-giustizia/nemico-follia”. Diventa quindi necessario, soprattutto nei periodi di maggior complessità analitica, comprendere la realtà e le ragioni della Corea Popolare.
Per avere un quadro più approfondito della situazione abbiamo fatto qualche domanda a Flavio Pettinari, delegato ufficiale per l’Italia della Korean Friendship Association, Associazione di Amicizia e Solidarietà Italia – RPDC, associazione ufficialmente riconosciuta dal governo di Pyonagyang.

Quali sono le motivazioni che hanno spinto la dirigenza di Pyongyang a definire lo “stato di guerra” e la messa in allerta dell’esercito?
Innanzitutto credo che si debba ribaltare l’immagine di tutta la situazione che si è creata nella Penisola Coreana. Ogni giorni si parla di “minaccia nordcoreana”, ma se riprendiamo la cronologia dei fatti, è chiaro a chiunque che Pyongyang non fa altro che rispondere, con le dichiarazioni ufficiali o con lo spostamento di mezzi e militari, a quanto sta avvenendo da settimane e settimane al Sud del 38° parallelo con le ennesime esercitazioni congiunte USA-Corea del Sud, e con l’ingresso in scena di armamenti a capacità nucleare, come i sottomarini Cheyenne. La tensione è particolarmente tesa da quando sono state varate delle sanzioni dopo la messa in orbita del satellite di osservazione terrestre Kwangmyongsong (dicembre 2012): ricordiamo che le sanzioni sono state adottate poiché il razzo vettore usato per mettere in orbita il satellite è stato considerato come un missile a lunga gittata… un’interpretazione piuttosto ampia! L’altro giorno l’India, che se non sbaglio è anche una potenza nucleare, ha testato il missile Agni II, duemila chilometri di gittata e che può essere equipaggiato con testate nucleari, ma nessuno all’ONU ha battuto ciglio.
Tornando alla Corea, si ha l’impressione che gli USA siano alla ricerca del “casus belli“. Una delle motivazioni della chiusura della zona economica speciale di Kaesong risiede nelle dichiarazioni del ministro della difesa sudcoreano Kim Kwain Jin, che avrebbe palesato l’intenzione di introdurre nella zona una unità statunitense al fine di recuperare fantomatici “ostaggi”. Ovviamente un ingresso di soldati USA nella RPDC, come accadde 63 anni fa, scatenerebbe immediatamente la controffensiva nordcoreana.
Per il resto, comunicando con un amico nordcoreano sulla situazione della popolazione, su come viene vissuto lo stato di allerta dai cittadini, con una battuta mi ha risposto più o meno così: “Dopo sessant’anni di minacce, alla fine ci siamo abituati!“

Da Cina e Russia sono arrivate chiare prese di posizione contro una soluzione unilaterale americana della situazione ma non sono mancate critiche alle reazioni “energiche” di Pyongyang. Qual è l’attuale rapporto tra la RPDC e i suoi due vicini più importanti?
E’ di qualche giorno fa la dichiarazione di Putin che una guerra nucleare con la Corea farebbe sembrare Chernobyl una favola per bambini… La Russia preme per la soluzione diplomatica e magari per riavviare il “tavolo a sei”. La Corea confina con Cina e Russia, quindi uno scontro di enorme portata al confine non gioverebbe a nessuno, e la Russia ha interessi importanti anche commercialmente, ad esempio vorrebbe far arrivare dei gasdotti al Sud, attraversando il 38° parallelo. Non ho avuto modo di leggere dichiarazioni dei cinesi, ma sono ovviamente più implicati anche dei russi nella risoluzione diplomatica dello scontro in atto, per le stesse ragioni dei russi e anche per motivi di storica amicizia e affinità ideologica che sono cari a gran parte dell’esercito e del PCC.

Il giovane Leader Kim Jong-Un è spesso dipinto come inesperto, umorale o eterodiretto dai familiari. In realtà nel sistema di governo coreano sembra si stia movendo con particolare furbizia e intelligenza e può vantare una formazione da far invidia a molti leader occidentali. Inoltre non viene mai specificato che le decisioni più importanti non sono mai figlie della volontà di un’unica persona, ma sono prese collegialmente dagli organi dirigenti del Governo, del Partito e dell’Esercito. Qual è la situazione della politica interna della Corea? 
Come ho detto prima, i coreani rispondono come su uno scacchiere alle mosse che stanno giocando USA e sudcoreani. I capi militari asiatici, mi riferiscono ovviamente ai capi militari indipendenti, non alle marionette degli statunitensi, conoscono bene la lezione di Sun Tzu: iniziare una guerra è già di per sé una sconfitta, alla fine si può prevalere sul nemico, ma in ogni caso le perdite ci sono comunque. La strategia secondo cui si muovono i nordcoreani mi sembra essere questa.
Come hai detto tu, quanto viene deciso nel Governo, o ai massimi livello del Partito del Lavoro e dell’Esercito, viene deciso collegialmente, come testimoniano le recenti discussioni al Comitato Centrale del PLC o all’Assemblea Popolare Suprema. Inoltre, l’operato di Pyongyang in questa fase, è in perfetta coerenza con la politica estera della RPDC dalla fine della Guerra di Corea.

Negli ultimi mesi si erano registrati una serie di segnali che prospettavano una progressiva apertura all’occidente, fermo restando il sistema socialista del paese. Questa prospettiva è una realtà o una speculazione giornalistica?
I nordcoreani non hanno mai precluso la discussione con i paesi occidentali, anzi. Probabilmente sono ben consapevoli del fatto che anche un paese formalmente nella NATO o comunque alleato USA possa discutere con loro e avviare accordi di varia natura, anche commerciale. D’altronde che il “fronte” dei paesi capitalistici sia diviso in più parti è chiaro, e le intenzioni di egemonia statunitense in Asia-Pacifico non sono certo gradite a tutti. Questo dal punto di vista politico. Dal punto di vista più strettamente economico, diciamo che i giornalisti stavolta ci hanno preso… semmai sbagliano solo con le date, poiché è da un decennio la RPDC si propone come paese dove poter investire: ricordiamo l’istituzione di zone speciali come la già citata Kaesong (nata nel 2002), e il corposo volume Laws and regulations on foreign investments (pubblicato nel 2006) che raccoglie le leggi in materia – un volume interessante, per capire come far operare partner stranieri senza intaccare il sistema socialista.

Un altro aspetto sottovalutato o sottaciuto e lo sviluppo economico che negli ultimi anni sta registrando la RPDC e il contemporaneo arresto dell’economia capitalista della Corea del Sud, causato dalla crisi del sistema capitalista occidentale, al quale Seul è strettamente legata. Puoi descriverci brevemente lo stato dell’economia nella parte settentrionale della penisola?
Chi si reca in Corea del Nord frequentemente o comunque vi si reca per la seconda volta, anche dopo pochi mesi dal primo viaggio, si rende conto al primo impatto che ovunque vi sono cantieri, si costruiscono nuove abitazioni, infrastrutture e che i negozi, anche quelli della “distribuzione socialista”, presentano sempre più merci e prodotti di consumo. D’altronde lo stato da alcuni anni sta investendo per migliorare il benessere dei cittadini, obiettivo che avrebbe dovuto essere raggiunto una volta stabilita la messa in sicurezza dal punto di vista militare.

Pyongyang propone da ormai diversi decenni una riunificazione confederale tra i due stati coreani, soluzione sempre boicottata dagli statunitensi, presenti con numerose forze nella parte settentrionale della penisola. Realisticamente la proposta partorita dal Grande Leader Kim Il-Sung è percorribile, magari indirizzando la futura confederazione verso una prospettiva di crescita asiatica patrocinata dalla Repubblica Popolare Cinese? 
E’ vero, fu Kim Il Sung a teorizzare la Confederazione, mantenendo i due diversi sistemi. D’altronde, fu sempre la RPDC a proporre (nel 1959!) la denuclearizzazione della Penisola e addirittura l’istituzione in Asia una zona libera dal nucleare. Purtroppo gli USA hanno preferito ammassare testate nucleari al Sud, portando alla situazione che oggi conosciamo.
Come dimostra il decennio della Sunshine Policy, io credo che sia possibile la prospettiva della riunificazione, ostacolata dalla presenza USA al Sud e dal servilismo dei governanti che sono succeduti a Kim Dae Jong e Roh Moo Hyun. Le dichiarazioni congiunte firmate da Kim Jong Il assieme a questi due presidenti sudcoreani sono la prova che si può intraprendere la strada della riunificazione nazionale. Il ruolo possibile della Cina? Come maggior alleato della RPDC e come paese estremamente importante anche per l’economia di Seul, credo che il ruolo che potrebbe giocare sia importantissimo, ma il problema è soprattutto nella parte meridionale della penisola coreana.

A cura di Marco Bagozzi

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