Vita leggendaria di Kim Il Sung.

In occasione dell’anniversario della nascita del Presidente Kim Il Sung (Kim Ir Sen, secondo la grafia utilizzata nel testo, nato il 15 aprile 1912), proponiamo la lettura di un articolo apparso su L’Unità il 4 luglio 1950.

kim il sung unita 1950

Dal giorno dell’aggressione armata in Corea, un nome ritorna nei dispacci, un nome poco conosciuto fino ad oggi dal pubblico italiano, sebbene milioni di uomini in Asia gli portino affetto e rispetto: quello di Kim Ir Sen, presidente del governo della Repubblica Popolare Coreana.
Chi è Kim Ir Sen?
Quindici anni fa i contadini coreani potevano leggere sopra le piazze e nei loro villaggi questo avviso: “Il famoso capo dei banditi, Kim Ir Sen, è stato ucciso. La Corea ormai vivrà in pace”. Gli abitanti non si fermavano davanti all’avviso. Facevano prova di sorprendente indifferenza. per la semplicissima ragione che essi sapevano non esserci una parola di vero in tutto il testo.
La “pace” della Corea era quella che si auguravano gli oppressori giapponesi: una pace da cimiteri. I “banditi” erano quei patrioti, i quali dopo l’annessione del “Paese del calmo mattino” da parte dell’Impero del Sol Levante conducevano una lotta ad ogni istante contro i soldati, i poliziotti e i soldati del Mikado.

KimIrSen1950

Seppellito dieci volte
Quanto a Kim Ir Sen, egli non era certo morto. Dieci volte i giapponesi lo avevano seppellito nella loro stampa. Avevano pubblicato irrefutabili fotografie di Kim ir Sen “ucciso in seguito ad un combattimento durato cinque ore”. Avevano portato a spasso in tutte le province il ritratto di Kim Ir Sen. Ogni volta i proclami trionfanti avevano lasciato posto a altri così concepiti: “Forte ricompensa a chi permetterà di catturare Kim Ir Sen, vivo o morto”.
Da un annuncio all’altro la somma promessa si innalzava. Da 200.000 yen, finì per passare a 500.000. Là, essa si stabilizzò: il Comando Giapponese si era indubbiamente reso conto della vanità delle sue stesse promesse. Gli effettivi che comandava Kim Ir Sen aumentavano allo stesso modo che le ricompense promesse al tradimento. E ottenevano risultati ben altrimenti efficaci. A 20 anni Kim Ir Sen comandava già un vero esercito composto di migliaia di uomini. Era il Capo riconosciuto della Resistenza Coreana.
Egli è nato nel 1912 nel piccolo villaggio di Man-Ghindu a circa 65 km da Pyong Yang. Giovanissimo perdette i genitori. Suo padre umile contadini, era un attivo militante della Lega nazionale. Aveva conosciuto la prigione ed era emigrato nel 1918 in Manciuria con la famiglia. Ritornato nel suo paese per prendere pare al sollevamento del 1 marzo del 1919, fu nuovamente incarcerato e non recuperò la libertà che per morire in esilio.
Quando Kim Ir Sen ebbe 14 anni, sua madre morì. prima di chiudere gli occhi essa gli rimise due rivoltelle. Era la sola ricchezza che il giovane Ir Sen ereditò dal padre con questa massima: Un uomo senza patria è un cane perduto”.
Egli era a sua volta messo lungo la strada della resistenza patriottica cercando di trovare forma di lotta più efficaci di quando lo fossero le generose intenzioni della Lega del padre della “Società dei Mormoratori” che limitava la sua azione a una propaganda orale di convincimento. nel 1923 si erano costituiti i primi circoli comunisti in Corea. Gli esiliati erano attivissimi politicamente: così Kim Ir Sen imparò a conoscere il marxismo ed a meditare l’esempio della Rivoluzione d’Ottobre. Nel 1931 (i giapponesi avevano messo allora la mano sulla Manciuria), Kim Ir Sen si diede alla guerriglia.
In 30 compagni si ritrovarono nel bosco della frontiera che separa la Manciuria dalla Corea. Il primo distaccamento armato coreano. D’altronde, armato è dire troppo. Non avevano armi, bisognava procurarsele a spese del nemico e allo stesso modo bisognava stabilire un contatto solido con il popolo oppresso.

Pianti di felicità
I giovani patrioti si dispersero andando di villaggio in villaggio, parlando ai contadini, trovando a poco a poco un aiuto che si manifesterà in seguito a prova di bomba. Cammin facendo assaltavano i poliziotti isolati e si armavano.
Ben presto poterono organizzare e tendere imboscate a piccoli distaccamenti punitivi giapponesi ch’essi ribattezzarono sarcasticamente “i fornitori d’armi”. Un anno più tardi c’era già un migliaio di combattenti. Dopo, ce ne furono 30.000. Il loro capo era Kim ir Sen, il loro Capo di Stato Maggiore, An Ghir.
L’Armata di Liberazione operava nella regione montana e boschiva della frontiera.
L’operazione che ebbe maggiore risonanza fu la distruzione della guarnigione giapponese di Khesandin. Con questo colpo i vincitori si impadronirono di un ricco bottino militare, ma soprattutto acquistarono un enorme prestigio in tutto il Paese. Finito il combattimento, Kim Ir Sen ordinò i propri uomini in colonna e li fece sfilare a bandiera spiegata al suono di una canzone patriottica coreana. Da decine di ani non si era visto una bandiera coreana, né intesa una canzone coreana nella strada. Gli abitanti piangevano di felicità.
Si capisce come i giapponesi avessero potuto mettere una tale taglia sulla sua testa e moltiplicati gli stratagemmi per cercare di catturarlo. essi giunsero fino al punto di proporgli un posto di governo se accettava di diventare un loro servo. Un momento di lieta ilarità, quello in cui giunse la notizia dell’offerta dei giapponesi. An Ghir racconta ce non ha mai sentito Kim Ir Sen ridere altrettanto di buon cuore.

Pyong Yang città moderna
Esiste a Pyong Yang, ai bordi del fiume Tadongang, una antica campana di bronzo circondata da un intrico di boschi. Questa campana non suona che per annunciare grandi avvenimenti a tutto il popolo. Essa era muta da più di 60 anni. Il 15 agosto del 1945 improvvisamente la campana si mise a suonare. Fu in questo modo che le genti della Corea appresero che il giogo giapponese era stato spezzato e che le truppe del Mikado avevano offerto la loro capitolazione nelle mani delle unità dell’Armata Rossa. Immediatamente l’organizzazione patriottica da gran tempo nella clandestinità uscì alla luce del sole. Comitati Popolari si formarono dappertutto. Alcuni giorni più tardi, a Pyong Yang, ai piedi della sacra montagna di Moranbon, si tenne un immenso comizio.
L’oratore più ascoltato e acclamato fu il giovane Kim Ir Sen.
Quei giorni segnarono l’inizio di una era nuova per Pyong Yang e per la Corea. Nel Paese una riforma agraria di vasta proporzione venne operata. Confiscata agli usurpatori giapponesi, ai traditori e agli sfruttatori, la terra fu concessa a quasi settecento mila famiglie di contadini che ne erano assolutamente privi. Nuove industrie si svilupparono impetuosamente.
Pyong Yang – l’antica capitale del Paese prima di Seul – divenne la capitale della Corea del Nord. In seguito una città moderna vi nacque poco a poco. Frequentemente oggi nelle strade si può vedere un giovanotto vestito come un operaio portare sul portabagagli della propria bicicletta il venerando padre vestito con la tradizionale cotta e in capo la piccola calotta rigida fatta con crine di un cavallo nero. Davanti ai negozi di alimentazioni nelle cui vetrine troneggiano fagiani dalle piume multicolori passano pesanti camion. Studenti si affrettano verso l’Università di Kim Ir Sen, la prima autentica Università Coreana ai fianchi delle colline (Pyong Yang significa: campo piatto, ciò che non gli impedisce di avere un terreno pittorescamente accidentato) si scorgono pagode dai tetti ricurvi e i bianchi edifici che ospitano l’Assemblea Popolare Suprema eletta nell’agosto del 1948 dal popolo della Corea del Nord e – clandestinamente – da quello della Corea del Sud. Il governo designato dall’Assemblea il 9 settembre ebbe a presidente Kim Ir Sen.
Evacuata dalle truppe sovietiche, la Corea marciava verso un radioso avvenire. Per la prima volta da secoli, il Paese aveva nelle sue mani il proprio destino. La metà del Paese, per essere esatti: sotto l’occupazione americana, la Corea del Sud era preda di una sanguinosa dittatura poliziesca, in cui la corruzione e la crudeltà sorpassavano – secondo la stessa confessione dei giornalisti americani – quelle di Ciang-kai-Scek in Cina.
Ma in tutta la Corea vi era la certezza della inevitabile unificazione nazionale. Si cantavano le canzoni che esaltavano i combattimenti di liberazione condotti da Kim ir Sen – di nascosto al sud del 38° parallelo. Si leggeva il nuovo romanzo che descrive l’epopea della Liberazione intitolato Il girasole. Il girasole è la Corea che può finalmente voltarsi verso il radioso sole della libertà. E. C.

Kim_Stalin

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