Le lotte per l’indipendenza dei coreani del Sud.

Il popolo sudcoreano, occupato militarmente dagli Stati Uniti fin dall’Agosto del 1945, ha alle sue spalle una lunga storia di lotta e resistenza antifascista e antimperialista, condotta contro le autorità neocoloniali di Seul per conseguire l’indipendenza e la riunificazione col Nord socialista. L’Associazione presenta quindi due testi tratti dal sito di informazione nordcoreano Naenara riguardanti due importanti eventi che hanno fatto la storia del movimento popolare sudcoreano. Il primo è quello della rivolta dell’Aprile del 1960, la quale rovesciò la Prima Repubblica di Syngman Rhee, regime dittatoriale e fascista che, in quanto emanazione del maccartismo statunitense, contribuì a causare la guerra fratricida del ’50-’53. Si ricordi poi che già prima della guerra gli squadroni della morte di Syngman Rhee e le truppe nordamericane oltre a non aver riconosciuto la Repubblica Popolare di Corea (eletta come rappresentante legittimo del popolo sudcoreano nello stesso 1945, prima dell’arrivo degli occupanti statunitensi) e ad averne ucciso il fondatore, Yo Unhyong, fra la repressione della rivolta operaia di Jeju e fra quella della guerriglia comunista, trucidò barbaramente oltre 36.000 lavoratori e attivisti di sinistra: il doppio di quanto fecero i feroci militaristi giapponesi durante il primo decennio di dominazione coloniale dell’Antica Penisola di Koryo. Nel 1960, sette anni dopo gli orrori della guerra, il popolo sudcoreano si ribellò all’ufficializzazione del quarto mandato del dittatore filoamericano Syngman Rhee, ottenuto anch’esso tramite irregolarità, minacce e assassinii politici. La rivolta armata scoppiò a Masan quando nel porto di questa cittadina marittima venne trovato il corpo martoriato di un giovane studente, presumibilmente di sinistra, e l’evento fece scoppiare la rabbia popolare. Quel che ne conseguì fu il rovesciamento di Syngman Rhee, che fuggì alle Hawaii grazie alla CIA, mentre il suo delfino Ri Ki Bung preferì commettere un suicidio di massa con tutta la sua famiglia invece che affrontare il giudizio del proprio popolo. Il secondo episodio ricordato dai compagni nordcoreani è quello della rivolta di Kwanju, avvenuta nel 1980 e diretta contro la legge marziale del dittatore militarista e affiliato alla CIA Chun Doo Wan, in nulla diverso dall’autocrate che governò la Repubblica di Corea negli anni ’60 e’70, Pak Chonghui (fondatore della dittatura militarista dello Yushin e padre dell’attuale presidentessa della Corea del Sud, Park Geun-Hye). Al giorno d’oggi, successivamente alla breve quanto positiva parentesi presidenziale di Kim Dae Jung (il quale non a caso fu sempre perseguitato dai dittatori succitati), la Corea del Sud continua a vivere problemi legati al funzionamento dell’ipocrita e falsa“democrazia” impostale dagli Stati Uniti, tanto che la famigerata “legge di sicurezza nazionale” continua a essere in vigore e i partiti politici di sinistra rimangono illegali. 

Nell’Aprile del 1960, la resistenza antiamericana per la salvezza nazionale si intensificò enormemente. Ciò fu causato dal fatto che Syngman Rhee si fosse “insediato” alla presidenza per la quarta volta e che Ri Ki Bung fosse stato “eletto” vicepresidente durante le elezioni tenutesi il 15 Marzo dello stesso anno. Durante tutto il corso di queste ultime vi furono episodi di terrorismo e brogli senza precedenti. La rabbia repressa del popolo sudcoreano esplose. Nel giorno delle “elezioni”, studenti e cittadini di Masan manifestarono il loro rancore, al grido di: “Le elezioni sono illegittime, vanno annullate”. La dimostrazione presto si trasformò in una rivolta coinvolgendo oltre 23.000 persone, e si estese a Seul, Taegu, Pusan, e tutte le altre regioni della Corea del Sud. Grazie a questa lotta, nuove sacche di resistenza si formarono sempre a Masan, a metà Aprile. La lotta di massa iniziata a Masan arrivò fino al centro di Seul, espandendosi rapidamente. Il 19 Aprile, gli studenti universitari e altri manifestanti di Seul irruppero al Capital Building, il covo dei reazionari, gridando slogan come “I politici corrotti devono dimettersi”, “Abbasso il regime di Syngman Rhee!”. Bruciarono il tristemente noto Memoriale anticomunista e le sedi del Partito Liberale. L’ufficio per il coordinamento delle azioni economiche degli Stati Uniti e l’agenzia per la cooperazione economica con gli Stati Uniti furono l’obiettivo di una fitta sassaiola. La rivolta ebbe luogo in tutte le città e le regioni della Corea del Sud, attaccando ovunque simboli di potere e oppressione. Scioccati da ciò, gli Stati Uniti e i loro servi cercarono di placare la rabbia del popolo riformando parzialmente la composizione del regime sudcoreano, conducendo nel frattempo una vergognosa repressione mobilitando l’esercito contro i manifestanti. La sanguinaria oppressione non riuscì però a fermare la resistenza del popolo sudcoreano. Il 26 Aprile, dopo un mese di lotta instancabile, i manifestanti rovesciarono il regime di Syngman Rhee. Durante la rivolta furono utilizzate varie forme di lotta, che ebbero luogo in 523 occasioni diverse, lungo tutto il territorio della Corea del Sud e coinvolgendo milioni di persone. La rivolta fu un duro colpo per la politica di sottomissione coloniale degli Stati Uniti nella Corea del Sud e scosse il suo apparato dalle fondamenta.

Dal Marzo del 1980 le fiamme della resistenza antifascista per la democrazia , condotta dalla gioventù e dagli studenti, si espansero in tutto il territorio sudcoreano. Per mantenere la dittatura dello Yushin, Cuhn Doo Hwan dichiarò la legge marziale il 17 Maggio dello stesso anno, cosa che spinse i cittadini di Kwanju a sollevarsi in una rivolta armata contro il loro “governo”. Questa rivolta popolare iniziò il 18 Maggio con una manifestazione patrocinata dagli studenti dell’Università Jonnam. La gioventù e gli studenti presero parte alla manifestazione per chiedere la fine della legge marziale. Quando le autorità militari aviotrasportarono un grande quantitativo di truppe per mettere in atto una sanguinosa repressione, i manifestanti, inferociti, resistettero anche loro con la violenza. La dimostrazione immediatamente dilagò in tutta la città coinvolgendo tutti i suoi cittadini, oltre che agli operai e ai contadini residenti nei sobborghi. Il 21 Maggio, il numero dei manifestanti era vicino a 300.000. Essi attaccarono le sedi governative, inclusi gli edifici ospitanti uffici di amministrazione provinciale e urbana, prendendone il controllo. Successivamente, essi irruppero nelle armerie e sequestrarono migliaia di armi. Presero anche diversi carri armati e veicoli corazzati dall’esercito. Combatterono coraggiosamente, respingendo l’esercito fuori dalla città e prendendo il pieno controllo di Kwanju. Le fiamme della resistenza arrivarono dalla Provincia del Jolla del Sud fino a quella del Nord, con 17 città che caddero sotto il controllo dei manifestanti, incluse Mokpho, Raju, Hwasun, Ryongwang e Tamyang. I manifestanti di Kwanju formarono organi di potere autonomi, fra cui il Comitato per L’Amministrazione Civile e il Comitato per la Lotta Democratica, così come alcune unità armate di autodifesa, quali l’esercito civile, la guardia speciale e la brigata offensiva. Furono condotte per le strade numerose marce civili per denunciare la dittatura fascista dello Yushin. Messa in difficoltà da una tale situazione, la cricca di Chun Doo Hwan rinforzò la legge marziale e inviò un enorme numero di truppe presso Kwanju, le quali minacciarono militarmente la città, oltre a attuare anche una sorta di blocco economico e di merci nei suoi confronti . Chun, supportato dagli imperialisti statunitensi, impiegò oltre 70.000 soldati, 150 carri armati e mezzi blindati, 100 fucili di grosso calibro, elicotteri e perfino un missile in un nuovo assalto alla città, all’alba del 27 Maggio; disse: “ Siete autorizzati a uccidere anche il 70% della popolazione di Kwanju”. Le truppe antisommossa massacrarono brutalmente i manifestanti […] Dei 800.000 abitanti di Kwanju, quasi 5000 furono uccisi, 14.000 feriti gravemente o lievemente, e centinaia arrestati. I manifestanti non si arresero nemmeno quando le risorse alimentari, l’acqua e l’elettricità vennero tagliate dal nemico. L’eroica rivolta popolare di Kwanju che ha coinvolto, nella città e al di fuori di essa, quasi un milione di persone , è stata repressa nel sangue, ma ha scosso dalle fondamenta la sicurezza degli Stati Uniti e delle autorità sudcoreane a essi subordinate.

Per approfondire: cos’è il FDNAI

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