La “grande stampa” e le tante frottole contro la Corea Popolare

Media e social network hanno prestato grande attenzione all’ultima “notizia” relativa alla Corea del Nord, che poi si è rivelata una delle tante frottole che i media occidentali e ovviamente italiani continuano a diffondere sulla Corea Popolare.

Le calunnie contro la Repubblica Popolare Democratica di Corea hanno una storia lunga, anzi possiamo dire che iniziarono prima che la RPDC venisse fondata.
Riporta infatti un articolo de l’Unità (4 luglio 1950) che durante la guerriglia antigiapponese, i soldati imperiali diffondevano manifestini con su scritto “Il famoso capo dei banditi, Kim Ir Sen, è stato ucciso. La Corea ormai vivrà in pace”. [1]
Diffondevano questa falsa notizia allo scopo di scoraggiare i coreani, mentre in realtà Kim Il Sung era vivo e vegeto e stava conducendo vittoriosamente la Liberazione del paese.

Un altro genere di calunnie dimostra una certa ignoranza storica: si racconta, senza citare le fonti, che Kim Il Sung avrebbe “chiesto il permesso” a Stalin per invadere il Sud, e Stalin glielo avrebbe negato.
Evidentemente sfugge che le truppe sovietiche avevano già lasciato il paese (mentre, ricordiamo, le truppe statunitensi non hanno mai abbandonato la parte sud della penisola di Koryo) e neppure successivamente la RPDC ha fatto parte del Patto di Varsavia, appunto per rimarcare la propria indipendenza militare, anche agli occhi dei connazionali del Sud che invece subivano e subiscono tuttora l’occupazione USA.
L’intenzione della facezia è probabilmente quella di far apparire Kim Il Sung addirittura “peggiore” di Stalin.

"La parata va avanti anche se il cane abbaia"

“La parata va avanti anche se il cane abbaia”

Sempre a proposito della Guerra di Corea (1950-1953), si dà per scontato che sia stato il Nord ad attaccare. Bisognerebbe tradurre del materiale che ho portato dalla Corea (volumi che includono foto ecc.) a testimonianza del fatto che fu l’esercito del Sud ad oltrepassare la linea di confine per alcuni chilometri, il Nord rispose e in controffensiva arrivò ad occupare quasi interamente la penisola, per poi ripiegare quando in aiuto degli USA intervennero ben 15 paesi.
Fu solo a questo punto che Cina e URSS inviarono dei volontari.
Il Museo della Guerra di Liberazione della Patria (Pyongyang) raccoglie, oltre a documentazione militare e corrispondenze molto chiare recuperate dai nordcoreani durante l’avanzata, anche giornali in lingua inglese che testimoniano la campagna mediatica messa in atto dai nordamericani per preparare l’opinione pubblica mondiale ad una nuova guerra (siamo alla fine degli anni ’40) contro “il Nord comunista”.

Torniamo a tempi più recenti. Attraverso la KFA abbiamo smentito frequentemente sia la falsa notizia dei “milioni di morti” per una carestia che a detta di alcuni sciacalli (e probabilmente anche di qualcuno animato da secondi fini) si protrarrebbe sin dagli anni ’90 (sic!): come spiegare allora un aumento di abitanti di quasi 5 milioni di unità dalla fine degli ’90 ad oggi (la RPDC ha poco meno di 24.900.000 abitanti)?
La carestia che ha colpito il paese nella seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso, dovuta a cause naturali e al criminale isolamento a cui il paese è stato sottoposto dopo il crollo del campo socialista est-europeo, agli inizi del terzo millennio era in realtà già superata e le decine di migliaia di vittime (80mila, secondo il presidente della KFA) sono attribuibili prima di tutto alle inondazioni e alla conseguenti epidemie, alla mancanza di riscaldamento e medicinali, e secondariamente alla mancanza di generi alimentari aggravata dal fatto che il sistema di distribuzione socialista col blocco dei trasporti (per mancanza di combustibile e di sufficiente energia causata dall’embargo) non poteva funzionare. [2]
Preciso che aver superato la carestia non significa che la RPDC sia autosufficiente dal punto di vista alimentare, anzi proprio questo è uno dei principali problemi che il Partito del Lavoro ha messo in agenda da alcuni anni, in seguito al raggiungimento della sicurezza dal punto di vista militare.

La diffusione di internet, che permette di far veicolare le informazioni su scala planetaria e in tempi brevissimi ha consentito agli USA e ai loro scagnozzi di produrre e diffondere ogni genere di calunnie contro la Corea Popolare: a Seoul esistono testate come Daily NK specializzate nell’inventare storie della peggior specie, spesso millantando di disporre di fonti come “dirigenti di alto livello del Governo di Pyongyang” o “anonimi rifugiati dal Nord”.
Purtroppo queste illazioni vengono prese sovente sul serio: quante volte si è sparsa la notizia della morte di Kim Jong Il?
Eppure, quando il leader coreano scomparve (17 dicembre 2011), la notizia venne data, il giorno successivo, solo dalla ufficialissima KCNA, l’agenzia statale nordcoreana.

Un altro caso degno di nota è quello riguardante la corvetta sudcoreana Cheonan, affondata il 26 marzo 2010, causando la morte di circa metà dell’equipaggio. Gli occupanti statunitensi e le autorità fantoccio di Seoul si affrettarono ad incolpare il Nord, ovviamente coperti dalla stampa occidentale. Nel corso delle indagini, come KFA diffondemmo materiale che metteva in discussione questa valutazione dei fatti. [3]
Dopo alcune settimane, anche per via dell’interesse di russi e cinesi a partecipare all’inchiesta, la questione venne insabbiata dai media, e non se ne parlò più.
L’ipotesi più verosimile è che si sia trattato di un incidente e che la compagine USA-RoK abbia provato maldestramente ad evitare la figuraccia attribuendo la colpa ai “cattivi del Nord”, anche allo scopo di tenere buoni i cittadini sudcoreani e dare la solita musica in pasto all’ammaestrato auditorio occidentale.

Tuttavia il fondo, e speriamo davvero che non si scenda ancora più in basso, è stato toccato negli ultimi mesi e qualcuno dovrebbe davvero vergognarsi, se esistesse ancora un po’ di deontologia professionale nel settore dell’informazione.

Il 29 agosto scorso, Repubblica e Corriere della Sera (solo per citare i quotidiani più venduti qui in Italia) riportarono la notizia della “fucilazione dell’ex-fidanzata” di Kim Jong Un, cantante in una popolare band pop del paese. Il motivo? Produzione e diffusione di materiale pornografico. Essendo coinvolti la band della ragazza e anche un altro complesso (in realtà nei vari articoli si mescolano nomi di tre o quattro diverse band, dando origine ad un guazzabuglio alla Hellzapoppin’) ad essere passati per le armi sarebbero stati i musicisti di tutte le band coinvolte, creando evidentemente numerosi posti di lavoro nell’intrattenimento musicale coreano, dato che questi complessi erano (anzi sono…) piuttosto numerosi. [4]
AsiaNews.it (si veda il Pontificio Istituto Missioni Estere), passando mirabilmente dall’amor profano all’amore sacro ha avuto il coraggio di scrivere: “Alcune fonti sudcoreane sostengono che fra le condannate a morte ci fossero delle cristiane che avevano in casa una Bibbia, “crimine” che in Corea del Nord si paga con la vita o con la reclusione nei gulag di Stato.” [5]
La foga di avere qualche martire fresco di giornata non ha fatto riflettere lo scribacchino di turno, che ha dimenticato (o forse non lo sa… o forse fa finta) come nella sola Pyongyang ci siano varie chiese cristiane (una cattolica, una protestante e un paio ortodosse – credo un paio, una comunque di sicuro) e che lì dentro si leggono Vecchio e Nuovo Testamento (e non solo il Rodong Sinmun).
Alcune testate estere, come Le Monde, a quanto pare il giorno dopo si sono scusate. [6]
Le autorità nordcoreane non hanno detto nulla in merito a queste notizie, poi, nel mese di ottobre 2013, durante le celebrazione per l’anniversario della fondazione del Partito del Lavoro, la cantante “giustiziata” e le varie band si sono esibite e le immagini sono state trasmesse dalla KCNA e dai vari siti web della RPDC. Altro che la resurrezione Lazzaro! [7]

Lo “scoop” al quale accennavo all’inizio di questo articolo riguarda l’esecuzione di Jang Song Thaek, alto funzionario del Partito del Lavoro e dello Stato, condannato alla pena capitale dalla Corte Marziale il 12 dicembre 2013 e fucilato. 
Prendendo da esempio Repubblica, più o meno una settimana fa i giornali di casa nostra se ne sono usciti con titoloni di questo genere:

Corea del Nord, esecuzione shock dello zio del dittatore Kim: sbranato da 120 cani

Emergono dettagli agghiaccianti sulla morte di Jang Song-Thaek, ex numero due del regime. Secondo ricostruzioni di stampa, sarebbe stato rinchiuso vivo in una gabbia assieme a cinque stretti collaboratori e dato in pasto alle bestie affamate. La scena atroce è durata un’ora ed è stata monitorata dal potente leader e da 300 funzionari [8]

La diffusione immediata e indiscriminata di questo “scoop” su migliaia di testate in ogni parte del pianeta ha fornito occasione al Washington Post per impartire a tutti una lezione di giornalismo (“But there are five big reasons that this story just does not seem particularly plausible”), che meriterebbe di essere letta dalle varie redazioni:

http://www.washingtonpost.com/blogs/worldviews/wp/2014/01/03/no-kim-jong-un-probably-didnt-feed-his-uncle-to-120-hungry-dogs/

Ne riporto una parte:

…non c’è da girarci attorno, noi nei media abbiamo un certo incentivo a riprendere queste storie. “Com’è noto, le storie sulla Corea del Nord tendono ad avere molti accessi, quindi si capisce perché gli editori le vogliano seguire” ha detto O’Carroll (giornalista che si occupa di questioni nordcoreane, ndt). “Immagino che gli editori si sentano legittimati a pubblicare informazioni non verificabili e sensazionalistiche sulla Corea del Nord perché possono sempre ripiegare sulla difensiva: come potevamo controllare? La Corea del Nord è così chiusa”.

Due giorni dopo, è arrivata impietosa la verità: il tutto è nato, peraltro a metà dicembre, da un post di un utente “satirico” di Tencent Weibo, il “Twitter cinese” (che si tratti di un utente con intenti “ironici” lo si vede anche dallo sfondo della pagina…). Lo screenshot del post è stato pubblicato da un giornale di Hong Kong, Wen Wei Po, e da lì, come si dice, la notizia (presa per seria) è diventata virale. [9]

Qualche testata ha pubblicato la smentita, qualche altra no…
D’altro canto, a cosa servono le smentite, linkate in qualche anfratto della pagina web, dopo che a caratteri cubitali si è fatta girare per giorni una notizia falsa?

NOTE
1. http://www.italiacoreapopolare.it/page33/files/2a8550eb6096a93879e1ee3f5e73bb36-290.html
2. http://www.resistenze.org/sito/te/po/co/pocoab01-006255.htm
3. http://www.italiacoreapopolare.it/page19/files/8038577f253913861ec8bd87caed4f58-100.html
4. http://www.corriere.it/esteri/13_agosto_29/corea-nord-kim-jong-un-fidanzata-fucilata_13a41b32-1097-11e3-abea-779a600e18b3.shtml
http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?code=696&dt=2013-08-29&src=TLB
5. http://www.asianews.it/notizie-it/Kim-Jong-un-fa-fucilare-in-piazza-la-sua-ex-fidanzata-28863.html
6. http://www.internazionale.it/superblog/junko-terao/2013/09/03/corea-del-nord-lincredibile-notizia-di-una-fucilazione/
7. Il sito della KCNA: www.kcna.kp
8. http://www.repubblica.it/esteri/2014/01/03/news/corea_del_nord_esecuzione_shock_dello_zio_del_dittatore_kim_sbranato_da_120_cani_affamati-75054412/
9. http://www.theguardian.com/world/2014/jan/06/story-kim-jong-un-uncle-fed-dogs-made-up

Sono stati consultati anche questi articoli:
http://www.senzatregua.it/?p=486
http://www.tribunodelpopolo.it/nord-corea-smascherata-la-balla-dei-cani-famelici/

Ultima consultazione dei link qui riportati: 12 gennaio 2014.

___

Contributo di Flavio Pettinari della KFA, originariamente apparso su http://flaviopettinari.livejournal.com/

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