Nuovo libro: “Lo sport nella R.P.D. di Corea”

Coreadelnord1-1024x694Marco Bagozzi: Patria, Popolo e Medaglie, Lo sport nella RPD Corea tra politica, storia e Juché

Anteo Edizioni, 2014, 183 p., 18 euro

Attraverso una pianificazione che mobilita tutti gli strati sociali del paese, la Repubblica Popolare Democratica di Corea mira a diventare una potenza sportiva. Nel libro è raccontata la storia dello sport in questo paese, attraverso il pensiero dei suoi Leader e Il richiamo alla secolare tradizione della penisola. Viene analizzato inoltre il ruolo dei coreani all’estero e la promozione dello sport come vettore geopolitico. In appendice sono raccolti quattro discorsi di Kim Il-Sung e Kim Jong-Il nella loro prima traduzione italiana.

Il volume può essere richiesto all’editore o all’autore, con sconto in caso si acquisti anche Con lo spirito Chollima (sul calcio coreano) o del nuovo Vincere con Gengis Khan, Lo sport in Mongolia – sempre di Marco Bagozzi.

Per gentile concessione dell’autore, proponiamo un estratto dal volume.

Il taekwon-do è la disciplina sportiva più popolare è più sviluppata in termini di tecniche e risultati in Corea. Pur nella sua storia relativamente breve, quest’arte marziale ha segnato la storia coreana e nella sua attuale strutturazione internazionale segna la divisione della penisola, non solo da un punto di vista politico, ma anche sportivo.
Il fondatore di questa arte marziale è il generale Choi Hong-Hi.
Nasce ad Hwadae, nel distretto di Myongchun, il 9 novembre 1918, nel pieno dell’occupazione giapponese. Nel 1930, a soli 12 anni, è espulso dalla scuola per le attività antigiapponesi del Movimento Kwang Ju, al quale aderisce. Dopo l’espulsione è mandato dal padre a studiare calligrafia dal professor Han Il Dong, famoso anche per essere un maestro di taekkyeon, dal quale riceve i primi insegnamenti di quest’arte marziale. Nel 1937 parte per il Giappone dove concluderà gli studi. In terra nipponica conosce il karaté, grazie al compatriota Maestro Him: la storia vuole che Choi abbia deciso di intraprendere la conoscenza del karaté per affrontare un rivale, il lottatore Hu, con cui aveva avuto un duro alterco prima di partire per il Giappone. Durante la II Guerra Mondiale è reclutato dall’esercito giapponese, ma partecipa ad una ribellione ed è è imprigionato per otto mesi per alto tradimento.
Nel dopoguerra scala le gerarchie dell’esercito sudcoreano e all’interno di questa istituzione definisce quelle che sono le attuali tecniche della nuova arte marziale, creando una sorta di sincretismo tra karaté e taekkyeon, e l’11 aprile del 1955 stabilisce il nome della disciplina: taekwon-do, l’arte di combattere usando i pugni e i calci in volo.
Choi viaggia in molti paesi del mondo per diffondere la sua “creatura” ed ottiene in ogni luogo un grande successo, sia per l’efficacia sia per l’alta spettacolarità della nuova arte marziale.
Nel 1966, il 22 marzo, viene fondtata l’International Taekwon-do Federaton (ITF), riconosciuta dal governo della Corea Popolare nel 1980, mentre nel 1973 a Seoul viene fondata la World Taekwon-do Federation (WTF), in seguito all’esilio volontario di Choi, che nel 1972, per protesta contro le politiche anti-unitarie e anti-patriottiche del presidente sudcoreano Park Chun-Hee, abbandona Seoul e si trasferisce in Canada. Nel 1980 visita per la prima volta, dopo la divisione, Pyongyang.
Negli ultimi anni della sua vita Choi ritorna in Patria, questa volta nella parte settentrionale della Corea, e il 15 giugno 2002 a causa di un tumore allo stomaco si spegne all’ospedale centrale di Pyongyang. Il governo delle Corea Popolare gli tributa un funerale di stato e le massime autorità dell’Esercito, del Partito e del Governo lo omaggiano come grande uomo di sport e come punto di riferimento del patriottismo coreano. Attualmente è sepolto nel Cimitero degli Eroi della Patria di Pyongyang.
Nel 2009 il generale Choi è inserito nella Taekwon-do Hall of Fame con questa citazione: «Accrescere nell’uomo la saggezza, far nascere e sviluppare nel suo animo la dignità, la consapevolezza delle proprie capacità fisiche e morali, allontanandolo da qualsiasi atto di violenza e di ingiustizia, questo è il fine supremo del taekwon-do». Come abbiamo visto, quindi, il taekwon-do è diviso in due discipline, riconosciuta una da Pyongyang e l’altra da Seoul.
Tra ITF e WTF la differenza è sostanziale: la prima, quella fondata dal generale Choi, è lo stile tradizionale ed è un’arte marziale, mentre la seconda si pone in discontinuità rispetto agli insegnamenti di Choi visto che è uno sport di combattimento più orientato alla competizione sportiva. A sostegno di questa tesi basta tradurre dal coreano il significato della parola (tae=calci in volo; kwon=pugni; do=disciplina) per rendersi conto che il WTF segna un’evidente rottura con l’insegnamento di Choi, poiché nella disciplina olimpica non si usano i pugni.
Attualmente la Federazione internazionale ITF è vittima di due scissioni, successive alla morte del generale Choi. Il fondatore, sul letto di morte, infatti, nomina come suo erede Jang Ung, un membro del CIO della RPDC, contestato dal vietnamita Tran Trieu Quan, che si ritiene legittimo presidente. Esiste una terza federazione che fa capo a Choi Jung-Hwa, figlio del generale Choi, con il quale i rapporti erano tutt’altro che buoni e con cui non c’è mai stata una vera riconciliazione. La legittimità del Presidente Jang Ung è messa in discussione soprattutto per questioni politiche, poiché si accusa il governo della RPDC di voler sfruttare il taekwon-do per fini propagandistici. Ma il generale Choi è stato deciso nella scelta del suo erede è ha certificato le sue volontà nel suo testamento raccolto da numerosi testimoni rilasciate pochi giorni di morire: «Io mi sono sempre tormentato circa un successore al Presidente, tuttavia la mia mente è in pace perché c’è Mr. Jang Ung».
Riconosce inoltre anche il ruolo centrale della Corea Popolare: «Il taekwon-do non esisterà mai senza la RPDC. Bisogna sapere questo. L’ITF è un’organizzazione internazionale quindi non bisogna parlare di ideologia? […]. Il taekwon-do deve essere coreano-centrico» e condanna duramente le manie di grandezza del figlio: «Tu dovresti dire al pubblico, dappertutto, in internet, che io non ho mai perdonato Jung Hwa. Io l’ho perdonato come può fare un padre, ma il taekwon-do non vorrebbe mai perdonarlo. Fino a che Jung Hwa non chiederà scusa ai taekwon-doisti, lui non sarà mai perdonato»[1].
Anche la vedova di Choi, Choi Chun-Hi, ha confermato le volontà del marito: «Vorrei che tutti supportino il Prof. Dr. Jang Ung e che stiamo tutti con lui con la stessa mente e la stessa volontà per il futuro luminoso della ITF»[2].
Jang Ung è delegato presso il CIO ed è vice-presidente del Comitato della Cultura Fisica e dello Sport. Nella sua carriera da sportivo è stato capitano della nazionale di pallacanestro tra il 1956 e il 1967, prima di diventare allenatore e membro della Federazione cestistica.
Il Professor Jang è ora impegnato in una lunga trattativa con il corrispettivo presidente della WTF, il sudcoreano Choue Chung-Won, per unificare le due federazioni e stilare un memorandum con il CIO per portare anche l’ITF alle Olimpiadi.

[1] Le ultime parole del generale Choi Hong Hi, http://www.italy-tf.com/index.php?option=com_content&view=article&id=72&Itemid=80

[2] http://www.youtube.com/watch?v=KZFly7vHVgo

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