Il ricordo del Presidente Kim Il Sung

Sono passati 103 anni dalla nascita di Kim Il Sung e come ogni anno la Sezione Italiana dell’Associazione d’Amicizia e Solidarietà Italia – Corea Popolare coglie l’occasione per ricordare le gesta eroiche del Grande leader nonché fondatore della Corea Popolare. In questo momento storico in cui la RPDC sta facendo grandi progressi a livello economico e politico, è nostro dovere riflettere su questa grande figura storica, la quale ha contribuito in modo significativo e fondamentale alla costruzione e alla difesa del socialismo nella Penisola di Corea, ed è nostro dovere in quanto il Presidente Kim Il Sung ha trasmesso un messaggio durante tutta la sua vita di rivoluzionario talmente importante che non può essere ignorato dai comunisti e dagli antimperialisti di tutto il mondo. Esso rappresenta anzi un insegnamento di valore ineguagliabile.

Nato alle porte di Pyongyang in una famiglia contadina la quale da più generazioni si era distinta nella lotta contro gli invasori stranieri, sin dall’infanzia ha cominciato a sostenere il movimento patriottico coreano per cacciare i giapponesi dal proprio paese, che ne stavano sfruttando bestialmente le risorse umane e minerarie, compiendo crimini paragonabili a quelli del nazismo in Europa. A quattordici anni, alla morte del padre Kim Hyong Jik, fonda con altri compagni di studi l’Unione per Abbattere l’Imperialismo (Tado Jeguk Juŭi Dongmaeng), nucleo di quello che diventerà il Partito del Lavoro di Corea dopo la Vittoria. Aderisce al marxismo-leninismo, da lui giudicata l’unica idea valida e concreta per contrastare l’imperialismo giapponese e la borghesia nazionale vendutasi all’occupante.

Comincia il periodo della lotta armata, che dopo quasi vent’anni lo porterà ad essere il leader acclamato e indiscusso della Rivoluzione. Sulla sua testa i giapponesi misero taglie altissime, ma con il sostegno dei contadini, che vedevano in lui l’unico che poteva portarli fuori dalla miseria assoluta, l’Esercito Rivoluzionario riuscì ad incrementare continuamente le proprie file. Le repressioni, le torture, gli eccidi non fermano il popolo coreano, che nel 1945 riesce ad espellere gli invasori e a riconquistare la propria libertà. Kim Il Sung venne eletto Presidente del Consiglio di un governo provvisorio di carattere progressista nella parte settentrionale della Penisola, dove iniziarono a essere applicate riforme sociali di ispirazione largamente socialista e egualitaria, su tutte vanno ricordate l’abolizione della proprietà fondiaria e della servitù della gleba con la relativa ridistribuzione della terra ai contadini più poveri.

Ma la felicità durò poco: con l’occupazione della parte meridionale della penisola Coreana da parte degli Stati Uniti i contrasti con l’imperialismo si acuirono fino alla Guerra civile del 1950-53, dove più di due milioni di coreani, tra civili e militari, persero la vita. Il paese era totalmente distrutto, ma con enormi sforzi riuscì a risollevarsi sotto la guida del Partito, che riuscì a mobilitare la popolazione in uno sforzo collettivo sovrumano, culminati nei movimenti Chollima e Bandiera Rossa, grazie ai quali negli anni ’70 il Partito del Lavoro di Corea poteva già vantarsi di essere riuscito a edificare una società completamente socialista. In questo periodo si forma l’idea che poi diventerà la base del pensiero politico nella RPDC: il Juche, cioè l’autodeterminazione e l’autosufficienza economica. Infatti, come ha sempre dichiarato Kim Il Sung, un paese economicamente dipendente dagli altri è fortemente ricattabile, anche politicamente. A questo proposito ci si concentrò sullo sviluppo industriale del paese, che avanzò a dei livelli inimmaginabili in Occidente; sempre negli anni ’70 lo stile di vita medio dei nordcoreani era migliore dei loro connazionali che vivevano sotto la dittatura militare fantoccio di Seoul.

Ma il raggiungimento di alcuni traguardi al Nord non avrebbe mai compensato il dramma della separazione forzata del paese in due parti. Kim Il Sung e il Partito hanno incessantemente cercato soluzioni diplomatiche che portassero alla riunificazione pacifica, culminate nella Dichiarazione dei Dieci Punti del 1980, dove si propone una Repubblica Confederale dove sarebbero convissuti i due sistemi economici, a patto che il paese fosse totalmente liberato da truppe straniere. Ma questa soluzione non è mai stata considerata dalle autorità sudcoreane.

“Il popolo è il mio Dio” era il motto di Kim Il Sung, che ha dedicato l’intera esistenza a liberare il suo paese dalla schiavitù, dall’oppressione e dalla miseria. Alla sua morte, nel 1994, il paese si sentì privato di una guida politica e morale, ma il suo insegnamento sull’indipendenza dei popoli, sull’autodeterminazione politico-economica, sulla volontà incrollabile di raggiungere la Vittoria rimane sempre valido, dopo molti anni, per chiunque lotti contro l’ingiustizia, contro l’oppressione, per la dignità dell’uomo e per la giustizia sociale.

La Sezione Italiana dell’Associazione d’Amicizia e Solidarietà Italia – Corea Popolare

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