CONDANNIAMO FERMAMENTE L’ESPULSIONE DELL’AMBASCIATORE RPDC DALL’ITALIA

Stamane, in un’intervista al quotidiano “Repubblica”, il ministro degli esteri della Repubblica italiana ha annunciato l’interruzione della procedura di accreditamento del nuovo ambasciatore della RPDC a Roma e la sua espulsione dal territorio nazionale, allo scopo di «mantenere alta la pressione sul regime», pur lasciando ancora aperto «un canale di comunicazione».
L’Associazione d’amicizia Italia-RPDC condanna fermamente questo ennesimo atto di servilismo verso gli Stati Uniti, l’ultimo di una lunga serie divenuta sempre più umiliante dopo il fugace sussulto di dignità nella notte di Sigonella. Non c’è infatti nessuna ragione obiettiva che possa motivare un simile atteggiamento ostile, considerando che il 4 gennaio 2000 l’Italia fu il primo paese occidentale ad avviare regolari rapporti diplomatici con la RPDC, rapporti che nel corso degli anni si sono proficuamente estesi all’ambito sportivo, economico e culturale. Solo la servile obbedienza ai diktat di Washington può dunque spiegare un’azione palesemente in contrasto con i comuni interessi nazionali dei nostri due paesi e con la prassi diplomatica consolidata.
Chiunque abbia a cuore la pace e l’amicizia tra i popoli comprende benissimo come le pressioni diplomatiche e le sanzioni economiche contro un Stato sovrano che esercita il proprio legittimo diritto all’autodifesa possano soltanto accrescere la tensione internazionale ed ostacolare ogni sincera iniziativa di dialogo. Con nostro vivo rammarico dobbiamo constatare che il governo italiano ha voluto seguire ciecamente gli USA e i loro satelliti nel pantano di queste manovre anacronistiche e fallimentari, che ledono il prestigio del nostro paese nel mondo e intralciano lo sviluppo di rapporti internazionali sani, basati sul rispetto reciproco e sulla non-ingerenza negli affari interni degli altri paesi.
Le macchinazioni degli imperialisti americani e dei loro zelanti seguaci per isolare e soffocare la RPDC sono votate all’insuccesso, perché l’arbitrio e i doppi standard delle grandi potenze, per quanto possano avvelenare l’atmosfera politica straniera, sono impotenti contro l’inarrestabile marcia del popolo coreano verso l’edificazione di uno Stato socialista prospero e potente, verso una forza nucleare deterrente che dissuada gli eventuali aggressori e garantisca la tutela della pace e della sicurezza regionale e mondiale. La nostra Associazione continuerà a prestare il suo attivo sostegno al popolo coreano che, sotto la saggia direzione del Partito del Lavoro di Corea e del Maresciallo Kim Jong Un, lotta per plasmare liberamente il suo destino contando sulle proprie forze.
Esprimiamo la nostra solidarietà a S.E. l’ambasciatore della RPDC, compagno Mun Jong Nam, e al resto del personale diplomatico, nonché a tutto il popolo coreano in lotta per affermare i suoi diritti sovrani, augurandoci che questa pagina vergognosa sia al più presto cancellata dalla storia della diplomazia italiana.

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2 pensieri su “CONDANNIAMO FERMAMENTE L’ESPULSIONE DELL’AMBASCIATORE RPDC DALL’ITALIA

  1. Dopo le recenti espulsioni, anche il governo italiano scodinzola di fronte alle richieste di Washington. Un alto chiodo suilla bara della dignità nazionale. Senza alcuna ragione che giutifichi un atto grave come l’espulsione di un diplomatico L’Italia è sempre prona a eseguire , in questo caso ad essere complice all’aggressione contro la Repubblica Popolare Democratica di Corea, perchè gli embarghi, le sanzioni, le provocazioni militari sono veri e propri atti ostili a cui la RPDC ha tutto il diritto di difendersi. Alla guerra si arriva non sono quando cominciano a sparare ma anche con le aggressioni economiche e mass mediatiche. Il popolo italiano, se abbiamo ancora della dignità, dovrebbe reagire e far sentire la propria voce condannando questo atto ingiustficato contro un paese sovrano e che contro l’Italia e contro il mondo non ha mai rappresentato unaminaccia a differenza degli esportatori di libertà durature e democrazie. Durante il colonialismo si diceva che i paesi europei portavano la cività alle popolazioni sudameicane, africane e asiatiche, adesso si esporta democrazia.

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