Il grande leader compagno KIM IL SUNG sarà per sempre con noi (1)

Iniziamo la pubblicazione di otto articoli pervenutici da Pyongyang per il Giorno del Sole (15 aprile), 106° anniversario della nascita del Presidente Kim Il Sung, fondatore della Corea socialista.

 

Un grande maestro della Diplomazia Indipendente

Kim Il Sung, ammirato come eterno presidente della Repubblica popolare democratica di Corea, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della diplomazia mondiale aderendo, lungo tutta la sua vita, al principio dell’indipendenza nel trattare gli affari diplomatici.

L’ammirazione di Stalin

Iosif Stalin godeva di grande reputazione tra i capi di stato e nel movimento rivoluzionario mondiale.
Dopo essere succeduto a Lenin a capo dell’ex Unione Sovietica, rafforzò il potere socialista in tutto il paese, guidò la difesa durante la seconda guerra mondiale e stabilì il sistema socialista come contrappeso al campo imperialista nel mondo.
Questo leader di così alto profilo nutriva un profondo affetto verso Kim Il Sung, nonostante fosse molto più vecchio e avesse molta più esperienza. Questo perché il presidente coreano manteneva forte la sua determinazione indipendente e radicata nello spirito dell’autosufficienza.
Inoltre ha mostrato grande interesse per la linea seguita da Kim Il Sung nella ricostruzione della nazione dopo la fine dell’occupazione imperialista giapponese nella penisola coreana. Ciò che più lo interessava era il modo in cui il leader coreano dirigeva gli sforzi al fine di costruire una nuova società e quali fossero i suoi propositi ed obiettivi. A quel tempo infatti la Corea stava affrontando numerosi e complicati problemi.
In seguito alla liberazione della Corea le truppe sovietiche e statunitensi erano di stanza rispettivamente nel nord e nel sud della penisola coreana e si susseguivano in maniera incontrollata numerosi “ismi” e dottrine riguardanti la futura edificazione del paese.
Kim Il Sung ruppe ogni indugio mantenendosi fedele al principio dell’indipendenza nazionale e avanzò il progetto per uno stato indipendente e sovrano sotto forma di democrazia in stile coreano, non in stile statunitense né in stile sovietico. Propose un piano che prevedeva il ritiro simultaneo delle truppe sovietiche e statunitensi dalla Corea e rivolse direttamente a Stalin la richiesta affinché le truppe sovietiche si ritirassero dalla metà settentrionale coreana.
Questa richiesta rappresentò per Stalin una grande sorpresa, in considerazione del fatto che i leader delle nazioni dell’Europa orientale gli rivolgevano invece la richiesta di prolungare la presenza nei loro rispettivi paesi dopo la fine della seconda guerra mondiale. Verso la fine del mese di giugno del 1946 ci fu un nuovo incontro tra i leader coreani e sovietici, in cui Kim Il Sung era risoluto nel mantenere saldo il principio dell’indipendenza in merito alle problematiche che sarebbero sorte nella costruzione della nuova società in Corea.
Stalin manifestò apprezzamento per la sua analisi scientifica sulla situazione specifica in Corea e per la sua determinazione e progettualità per la costruzione di una nuova società indipendente, esprimendo il suo sostegno senza riserve per il suo progetto .
Durante i colloqui Stalin rivolse queste parole a Kim Il Sung: “Sebbene tu non abbia più di 34 anni, hai una profonda conoscenza di tutti i problemi e le tue analisi e valutazioni sono corrette”.

La sorpresa di Zhou Enlai

Un giorno nel mese di aprile 1970, il presidente Kim Il Sung ebbe un colloquio con il premier cinese Zhou Enlai mentre si trovava in visita nella RPDC. Dialogando con il presidente Kim Il Sung, l’ospite cinese chiese dell’aereo americano che era stato abbattuto l’anno precedente e Kim Il Sung rispose: “I piloti dell’aeronautica dell’Esercito Popolare coreano hanno abbattuto un grande aereo spia statunitense EC-121 e sono sorti numerosi problemi in seguito a questo incidente”.
L’ospite cinese ha aggiunto che la RPDC ha abbattuto l’aereo statunitense ma l’Unione Sovietica aveva trasferito il relitto dell’aereo negli Stati Uniti. Kim Il Sung rispose con calma: “Quando le navi dell’Esercito Popolare Coreano catturarono la nave spia Pueblo della marina militare statunitense nel 1968, l’Unione Sovietica chiese che la nave fosse rimandata indietro il più presto possibile affermando che gli Stati Uniti avrebbero potuto reagire; la direzione sovietica premeva affinché l’equipaggio della nave spia fosse rilasciato al più presto ma noi non eravamo d’accordo. In quel momento era nostra preoccupazione contrastare risolutamente il bombardamento da parte degli Usa ed eravamo determinati a colpire i suoi obiettivi principali, anche se avessimo dovuto raggiungerli a piedi”.
Nonostante Zhou Enlai fosse un diplomatico esperto con una lunga carriera e si fosse occupato di numerose ed importanti questioni internazionali e avesse incontrato numerosi leader e politici non aveva mai conosciuto uno statista come Kim Il Sung, così determinato a mantenersi ligio e fedele ai principi d’indipendenza. Quando venne catturata la nave Pueblo la situazione si presentava più sfavorevole nei confronti della RPDC, stretta tra la superpotenza imperialista e il gigante socialista.
Gli Stati Uniti infatti minacciarono di bombardare la città di Wonsan se la nave spia Pueblo non fosse stata restituita. Imperterrito Kim Il Sung mantenne la sua pozione d’indipendenza quando si trovò a trattare con i referenti sovietici e dichiarò, di fronte alle minacce statunitensi, che la RPDC avrebbe restituito “rappresaglia per rappresaglia” e “guerra totale per guerra totale”. Alla fine gli Stati Uniti non poterono che presentare le proprie scuse, attraverso una lettera, al popolo coreano per l’episodio della Pueblo, praticamente una lettera di resa davanti agli occhi di tutto il mondo.
Quando nel 1969 un grande aereo spia statunitense entrò illegalmente nello spazio aereo territoriale della RPDC, i piloti coreani lo abbatterono. Questo episodio, come il precedente , era un esercizio della difesa della sovranità del Paese.
La storia di questi due episodi lasciarono Zhou Enlai molto impressionato.

Le confessioni di Jimmy Carter

Nel febbraio 1993, gli Stati Uniti annunciarono la ripresa delle esercitazioni di guerra congiunte nella penisola coreana denominate Team Spirit e ne approfittarono per schierare i loro armamenti nucleari nella Corea del Sud, portando così la situazione nella penisola coreana sull’orlo della guerra.
In seguito a ciò venne emesso un ordine da parte del Comandante Supremo dell’Esercito Popolare di Corea per dichiarare uno stato di allerta l’8 marzo 1993.
Pochi giorni dopo il governo della RPDC rilasciò una dichiarazione in cui comunicava la propria intenzione di ritirarsi dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Si trattò di un duro colpo per gli Stati Uniti che cercavano in tutti i modi di assicurarsi il monopolio delle armi nucleari con lo scopo di realizzare la propria strategia per ottenere la supremazia mondiale.
Nel giugno del 1994, in un tentativo di compromesso diplomatico, l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter visitò Pyongyang.
Carter era rimasto colpito dalla ferrea volontà del leader coreano che apprezzava la sovranità e la dignità nazionale sopra qualunque altra cosa. Una volta fatto ritorno nel suo paese, Carter dichiarò che la statura morale del presidente Kim Il Sung superava quella di George Washington, Thomas Jefferson e Abraham Lincoln messi insieme.

***

Kim Il Sung e la sua maniera non convenzionale di approcciarsi al popolo

Un’opera d’arte attira l’attenzione dei visitatori di ogni scuola materna e asilo nido della Repubblica Democratica Popolare di Corea.

Si tratta di un dipinto che raffigura il presidente Kim Il Sung seduto sulla panchina di un parco, un sorriso sereno sul volto e attorniato da un gruppo di bambini, uno di loro porta il berretto inclinato su un lato mentre un altro bambino gli sussurra qualcosa all’orecchio mentre gli stringe le braccia intorno al collo.

Questa pregevole opera d’arte rappresenta in modo chiaro il carattere delle relazioni che il Presidente ha intrattenuto con la sua gente, compresi i bambini.

Nel mese di ottobre del 1971, il governatore di Tokyo Ryokichi Minobe venne in visita a Pyongyang. Durante la sua visita ha potuto osservare molte località della RPDC e fu profondamente colpito dalla varietà e ricchezza dei paesaggi di questo paese socialista ma soprattutto gli era impossibile comprendere come il Presidente Kim Il Sung potesse visitare liberamente fabbriche, fattorie e qualsiasi luogo in cui voleva recarsi. In realtà questo dubbio del governatore di Tokyo era normale considerando il timore che questo amministratore eletto provava a camminare senza scorta per le vie della capitale del suo paese.

Quando, durante la sua visita, ha potuto incontrare il Presidente Kim Il Sung gli ha posto una domanda su questo argomento e Kim Il Sung ha risposto: “Perché dovrei temere il popolo quando mi adopero per fare del bene per loro? Ovunque vada io sto bene. Vado nei luoghi in cui i lavoratori costruiscono case e fabbriche, visito le aziende agricole e talvolta mi fermo a dormire prima di tornare”.

Ciò dimostra in maniera cristallina che nonostante il presidente Kim Il Sung fosse il capo supremo del popolo e un eminente uomo di stato riconosciuto in tutto il mondo, non è mai esistita separazione e distanza tra lui e la gente.

I momenti che considerava più preziosi e piacevoli erano proprio quelli che passava in compagnia della gente, del popolo. Quando era troppo occupato per telefonare alle persone o alla gioventù sentiva che gli mancava qualcosa nella sua vita e più volte ha redarguito i funzionari che rimproveravano la gente per essere venuti a vederlo o per essergli andato incontro.

Una volta si è rivolto in questo modo ai funzionari che lo accompagnavano: “Devo farti notare una cosa: non impedire alle persone di avvicinarsi. Quando visito una fabbrica i lavoratori mi accolgono e vogliono parlarmi ed ascoltarmi senza riserve, quando visito una zona rurale mi siedo in mezzo agli agricoltori per parlare con loro. Io mi sento felice quando incontrò la gente e la gente mi dimostra il suo affetto quando mi vede. Io capisco che vi preoccupiate per la mia sicurezza ma è un timore inutile: il nostro popolo crede fermamente nel Partito del Lavoro della Corea e lo sostiene sinceramente e io credo altrettanto fermamente nel nostro popolo”.

Il suo orario di lavoro era quello che trascorreva insieme alla gente e i luoghi che visitava per incontrare le persone erano la sede più adatta per occuparsi degli affari del Partito del Lavoro di Corea e dello Stato.

Ovunque si trovasse si concedeva senza riserve alle perone che incontrava e si fermava in ogni luogo dove ci fossero delle persone, non importa se si trattava di una fabbrica, o di un’azienda agricola, una miniera, un villaggio di pescatori o altri siti destinati alla produzione, o di abitazioni, dormitori, sale riunioni, scuole o persino un albero sul ciglio della strada, a terra sotto la veranda di una casa rurale o su un treno in viaggio.

Durante le visite nelle fattorie si sedeva su una stuoia di paglia nell’aia o sull’erba per discutere con i contadini sull’andamento del lavoro agricolo, nelle fabbriche lo si vedeva seduto sotto un albero a parlare con gli operai sulla produzione.

Un giorno incontro degli agricoltori che erano intenti a seminare un campo. Li chiamò e li condusse sotto l’ombra di un albero mentre lui restava seduto sotto il sole cocente e gli disse: “L’ombra è per voi agricoltori, che sudate lavorando nei campi. Io sto bene qui”.

In occasione del 55° anniversario della nascita di Kim Il Sung, il caporedattore del quotidiano indiano Indian Times che si trovava a Pyongyang volle raggiungerlo, nella provincia in cui era impegnato in uno dei suoi numerosi viaggi, per porgergli i suoi auguri .

Una volta giunto e dopo averlo salutato il presidente gli ha rivolto queste parole: “Non mi piace festeggiare il mio compleanno, se fossimo a Pyongyang numerosi funzionari e altre persone verrebbero a farmi gli auguri allora per evitarlo, ma anche per studiare sul posto la situazione delle province del paese, sono venuto qui. Preferisco stare in mezzo ai lavoratori e agli agricoltori che perdere tempo partecipando a una festa di compleanno a Pyongyang”.

Proprio perché ha sempre attribuito una grande importanza agli aspetti umani della gente e li ha sempre trattati dedicandosi a loro senza riserve, il suo prestigio e la sua reputazione sono cresciuti mentre la sua nobile personalità lasciava un’impronta profonda nelle menti e nei cuori dei popoli di tutto il mondo.

 

A cura di Matteo Boscarelli

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2 pensieri su “Il grande leader compagno KIM IL SUNG sarà per sempre con noi (1)

  1. Segnalo due refusi.

    Nell’ultimo capitolo: “Kim Il Sung e la sua maniera non convenzionale di approcciarsi al popolo” c’è un errore di battuta al dodicesimo capoverso è scritto “incontro” invece di “incontrò”, e al quattordicesimo capoverso c’è una m in più, infatti è scritto “Non m mi piace” invece di “Non mi piace”.

    Grazie per l’attenzione,

    Roberto Gessi, direttore de La VOCE, organo di diffusione del G.A.MA.DI.

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