Il grande leader compagno KIM IL SUNG sarà per sempre con noi (2)

Proseguiamo la pubblicazione degli articoli inviatici da Pyongyang in occasione del Giorno del Sole (15 aprile), 106° anniversario della nascita del Presidente Kim Il Sung.

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Un uomo infinitamente umile

Il Presidente Eterno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, Kim Il Sung (1912-1994), il quale ha dedicato la sua predisposizione naturale a diventare un grand’uomo, le sue inesauribili abilità e il suo tempo prezioso alla sacra causa della libertà e della felicità del popolo, ha rigettato ogni favore o privilegio speciale durante la sua vita.

La Mostra Internazionale dell’Amicizia racconta

Un giorno il Presidente visitò la Mostra Internazionale dell’Amicizia insieme al presidente del Madagascar, Didier Ratsiraka.

Il museo, situato sul famoso monte Myohyang, contiene regali presentati al Presidente della RPDC da dirigenti e figure di spicco di molti paesi e partiti, organismi e associazioni quale riflesso del riconoscimento internazionale e della venerazione della sua ideologia, della sua direzione e delle sue gesta e della fiducia e dell’interesse dei popoli del mondo verso la sua nobile personalità di grande uomo.

Tuttavia, egli non pensava che i regali fossero solo per lui. Disse: Tutti i regali che ho ricevuto sono beni del paese, non miei; quindi dovrebbero essere tenuti in un museo. Aggiunse che, poiché i regali sono tesori nazionali dal significato storico, questi devono essere ben preservati.

Durante la presentazione dei regali da parte della guida, il presidente malgascio era tutt’orecchi, ma Kim Il Sung stava da solo a guardare i regali in mostra dall’altra parte. Coloro che lo osservavano pensarono che faceva così perché li aveva già visti prima. Ma si sbagliavano.

Infatti, egli si sentiva a disagio e in imbarazzo ad ascoltare la guida che spiegava che questo o quel regalo gli era stato fatto da questa o quella persona od organizzazione di tale o tale altro paese per rispetto verso di lui.

Poiché era un uomo infinitamente umile, non parlò mai delle sue gesta neppure nelle sue memorie, nelle quali passò in rassegna la sua vita.

La Kimilsungia racconta

Nell’aprile 1965 il Presidente Kim Il Sung si recò in visita in Indonesia in occasione della decima celebrazione della Prima Conferenza Afroasiatica. Conformemente all’itinerario della visita, egli fu al giardino botanico di Bogor col presidente del paese ospitante, Sukarno. Il giardino botanico era famoso in tutto il mondo per i molti fiori che richiamano alla mente una mostra floreale internazionale e per la sua lunga storia.

Ivi egli vide un fiore molto bello della famiglia delle orchidee. Osservò attentamente i petali, annusò la fragranza del fiore, ed espresse accorati ringraziamenti al direttore del giardino botanico per avergli mostrato un fiore così raro e bello. Il direttore spiegò che la pianta era stata allevata da uno specialista di orticoltura nel suo giardino botanico, e che lo avevano fatto fiorire per la prima volta dietro istruzioni del loro presidente. In quel momento il Presidente Sukarno suggerì di rinominare il fiore in onore del Presidente Kim Il Sung.

Kim Il Sung declinò gentilmente la proposta, affermando di non aver fatto niente di così speciale e che non ci fosse il bisogno di rinominare un fiore in suo onore. Il Presidente Sukarno replicò: «No, voi avete reso un enorme servizio all’umanità, vi meritate un grande onore». Di ritorno a Giacarta, Sukarno pose ripetutamente la questione alla delegazione della RPDC.

Informato a proposito di ciò, il Presidente Kim Il Sung disse che se il Presidente Sukarno e il popolo indonesiano lo desideravano così sinceramente, egli avrebbe accettato la proposta come un segno della loro stima per il popolo coreano.

Così un fiore rinominato in onore di un grande uomo ha fatto la sua comparsa nel mondo.

Nell’aprile 1994 Kim Il Sung incontrò una delegazione di giornalisti della CNN International in visita nella RPDC.

La delegazione gli chiese: «Anche se voi siete l’incarnazione di questa nazione e di questo popolo, molte persone nel mondo sono assai interessate a imparare qualcosa in più su di voi dal punto di vista umano». Kim Il Sung replicò: «Molte persone nel mondo sembrano essere molto interessate a me, perché sono uno tra i politici di alto livello. Sono un uomo comune come tanti altri».

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L’Africa non dimenticherà mai

Kim Il Sung, il Presidente eterno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, ha reso un grande contributo al trionfo della causa dell’indipendenza dell’umanità. Degna di nota, a questo proposito, è l’aiuto che ha dato ai popoli africani nella loro lotta per la liberazione nazionale e l’edificazione di una nuova società.

“Per fare la rivoluzione bisogna incontrare il compagno Kim Il Sung”

A metà degli anni ’50 il popolo algerino, che ha tenuto stretta la torcia della lotta armata contro l’imperialismo e il colonialismo per la prima volta nel continente africano, si trovò ad affrontare gravi ostacoli.

In questo contesto, il Presidente Kim Il Sung offrì loro un sostegno attivo.

In quei giorni, il popolo coreano non era nelle condizioni di aiutare altri poiché nel paese era in corso la ricostruzione postbellica dopo la devastante Guerra di Corea (1950-1953). Tuttavia, Kim Il Sung sostenne attivamente la linea della lotta armata del Fronte di Liberazione Nazionale d’Algeria e fornì a quest’ultimo assistenza militare senza badare a spese. Furono istituite la Giornata e la Settimana dell’Algeria, e quando si insediò il governo provvisorio, egli fece in modo che la RPDC lo riconoscesse e vi instaurasse relazioni diplomatiche prima di ogni altro paese. Nel maggio 1975 egli visitò il paese, approfondendo i legami fraterni col Presidente Houari Boumédiène, con gli altri dirigenti algerini e col popolo.

La cooperazione internazionale del Presidente Kim Il Sung per la lotta di liberazione nazionale dei popoli africani beneficiò anche la lotta di liberazione nazionale del popolo mozambicano.

Samora Machel, presidente del Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO) e comandante in capo dell’Esercito Popolare di Liberazione del Mozambico, visitò la RPDC nel settembre 1971. Quando lo incontrò, il Presidente Kim Il Sung gli espresse le sue opinioni sui modi e i mezzi per ottenere la vittoria nella lotta contro gli imperialisti, dicendo che bisogna sempre prendere l’iniziativa nella lotta. Non appena Kim Il Sung gli disse questo, Machel, una volta tornato nel suo paese, costruì le forze interne del FRELIMO, insediò basi di guerriglia segrete tra i cespugli e sferrò colpi al nemico affidandosi a esse e ponendo così fine al dominio coloniale. Dichiarando l’indipendenza completa del suo paese, egli disse: Grazie all’aiuto che il Presidente Kim Il Sung ci ha accordato, siamo stati in grado di spezzare le catene della schiavitù coloniale che hanno legato noi e i nostri antenati e di ottenere la liberazione; ringraziamolo anche a nome dei nostri antenati.

Grazie agli insegnamenti e all’assistenza dati da Kim Il Sung, molti altri paesi in Africa, come l’Uganda, lo Zimbabwe e la Namibia, hanno potuto ottenere la liberazione nazionale e l’indipendenza.

In quei giorni, gli africani solevano dire: «Per fare la rivoluzione bisogna incontrare il compagno Kim Il Sung».

Disinteressata assistenza materiale e spirituale

Il Presidente Kim Il Sung offrì una disinteressata assistenza materiale e spirituale ai paesi africani nella loro edificazione della nuova società.

A metà degli anni ’70, il presidente del Togo, Gnassingbe Eyadema, visitò la RPDC e incontrò il Presidente Kim Il Sung. Egli chiese a quest’ultimo di parlargli delle preziose esperienze maturate nella RPDC. Kim Il Sung gli spiegò in dettaglio l’esperienza della trasformazione del paese in uno Stato industriale socialista, indipendente in politica, autosufficiente nell’economia e nella difesa nazionale, sulla base dell’idea Juche, iniziando con la spiegazione di come il suo paese costruì il primo trattore tramite i suoi propri sforzi. In seguito, allorché apprese che il Togo soffriva di una carenza di quadri autoctoni, disse: Dovremmo costruire una scuola di partito per il paese, e che sia meravigliosa; dovremmo comprare quei materiali che non possiamo prendere dal nostro paese; dovremmo costruire la scuola in modo eccellente in modo che sia un regalo per il popolo togolese. Così, la Scuola Superiore dell’Assemblea del Popolo Togolese fu costruita a Lomé, capitale del Togo, e il paese poté formare molti quadri capaci di guidare l’edificazione di una nuova società.

Se i paesi africani avessero richiesto degli esperti, Kim Il Sung avrebbe fatto in modo che esperti della RPDC fossero inviati in quei paesi; se avessero richiesto aiuto nella costruzione di fabbriche e fattorie, egli non avrebbe mai badato a spese per inviare loro i fondi e i materiali ad essi necessari. L’assistenza materiale e spirituale coprì non solo il settore economico ma anche quelli politico, militare, dell’istruzione, della sanità pubblica e dello sport. La RPDC non era così ricca da offrire una quantità di aiuti così enorme ai paesi africani a quei tempi. Ma Kim Il Sung disse ai funzionari coreani: Anche se dobbiamo stringere la cinghia, dobbiamo aiutare i paesi africani con sincerità cosicché possano raggiungere un’indipendenza completa in politica e in economia e reggersi sulle loro gambe.

Grazie al prodigo aiuto e sostegno offerto dalla RPDC, furono costruite molte infrastrutture nel continente africano: una fabbrica di mattoni ad Arusha, un istituto di ricerca agricola e uno stadio a Zanzibar, in Tanzania; una stamperia e un centro culturale in Benin; una centrale idroelettrica in Etiopia; un istituto agricolo e un palazzo nazionale in Guinea; una fattoria sperimentale in Ghana; una fattoria sperimentale dell’amicizia in Zambia; un edificio governativo in Lesotho; il palazzo del parlamento nella Repubblica Centrafricana; un teatro all’aperto e un grattacielo in Burkina Faso; e uno stadio alle Seychelles.

Il presidente della Namibia, Sam Nujoma, durante la sua visita nella RPDC nel settembre 1992, disse: «Se voi, compagno Kim Il Sung, non ci aveste dato sagge istruzioni né offerto una prodiga assistenza materiale e spirituale, il mio paese, la Namibia, sarebbe rimasto l’unico paese colonizzato nel continente africano. Voi, che ci avete aiutato quando eravamo in difficoltà, siete un grande maestro e benefattore per il popolo namibiano».

A cura di Jean-Claude Martini

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