Qualche chiarimento

Pubblichiamo una nota del Delegato Ufficiale della KFA-Italia a proposito dello smantellamento della stazione di lancio satelliti di Sohae, utilizzato l’ultima volta per il lancio del Kwangmyongsong 3-2 il 12 dicembre 2012.

***

In occasione del 65° anniversario della vittoria del popolo della RPDC nella Guerra di Liberazione della Patria, e prendendo spunto dall’ultimo avvenimento riguardante lo smantellamento della stazione di lancio di satelliti di Sohae, è doveroso chiarificare alcune questioni relativamente alla nuova politica di pace inaugurata dal Partito del Lavoro di Corea e dal governo della RPDC all’inizio di quest’anno.
Molti compagni ed amici della Corea popolare hanno espresso dubbi sulla scelta di smantellare alcuni siti di test nucleari e lancio missilistico all’interno del paese, nell’ottica delle trattative con Stati Uniti e Corea del Sud. In ciò si nota chiaramente l’influenza dell’intossicazione mediatica al riguardo, che presenta Trump e Mun Jae In come “vincitori” della “guerra fredda” con la RPDC, coloro che hanno “obbligato” Kim Jong Un a sedersi al tavolo delle trattative. Ma la realtà mostra che è avvenuto esattamente l’opposto. Merita considerare, a questo riguardo, che lo smantellamento di alcuni siti di test nucleari e lancio missilistico non significa assolutamente la distruzione delle testate atomiche e dei missili balistici nell’arsenale di Pyongyang. Sarebbe del tutto insensato, incoerente e assurdo che in qualche mese un paese che tiene ben presente, come ha sempre specificato, la fine che hanno fatto Saddam Hussein e Muammar Gheddafi per aver rinunciato alle armi atomiche, privarsi di una conquista in cui hanno investito decenni di fatica, ricerca e soldi in cambio di generiche “assicurazioni sulla vita”. Solo che, come ormai pressoché tutti riconoscono, la RPDC ha raggiunto un grado di padronanza della tecnologia missilistica e nucleare da poter fabbricare ed usare missili e bombe senza più il bisogno di testarli, ed è ciò che le ha permesso di raggiungere la parità strategica con gli Stati Uniti. Ma allora, ci si chiederà, perché quei colloqui e quelle strette di mano tra Kim Jong Un e Trump un mese fa? Tutti ricordiamo l’episodio che precedette questo incontro: il 24 maggio, Trump in persona inviò una lettera a Kim Jong Un comunicandogli l’annullamento del vertice di Singapore col pretesto di un comunicato da parte nordcoreana in cui si attaccavano (giustamente) gli USA in risposta alla minaccia di John Bolton di far finire la RPDC come la Libia nel caso non rinunciasse alle armi nucleari. Il governo della RPDC rispose a questo comunicato prendendo atto della decisione di Trump ma lasciando comunque la porta aperta nel caso gli americani avessero cambiato idea, come del resto ha fatto inizialmente Trump stesso, e così è stato. È stato quindi Kim Jong Un a riportare Trump al tavolo delle trattative, non il contrario. Ed ha potuto far ciò perché gli americani, a dispetto della loro propaganda megalomane, sono perfettamente coscienti che un comportamento guerrafondaio e prepotente verso la RPDC, Stato nucleare strategicamente alla pari con Washington, avrebbe portato loro solo danni. Non c’entra quindi nulla la questione delle “pressioni” e delle “sanzioni”, che non hanno più effetti tangibili sull’economia nordcoreana, non provocando neanche più rialzi dei prezzi dei generi di prima necessità. E del resto la politica di pace verso gli Stati Uniti, come verso ogni paese del mondo, è una linea che Pyongyang persegue dagli anni ’70, quando si propose a questi ultimi la firma di un trattato di pace che sostituisse l’Accordo di armistizio della Guerra di Corea.
Possono quindi star sicuri, i compagni e gli amici della Corea socialista, che questa non rinuncerà mai a quanto ha costruito a prezzo di fatiche e sacrifici. La denuclearizzazione della penisola coreana, e non della sola Corea del Nord, è cosa che dovrà essere raggiunta tramite il lavoro di tutte le parti coinvolte. Mancanti gli sforzi congiunti, il processo è assolutamente reversibile, come dimostra la storia degli anni 2000 (il reattore di Yongbyon fatto saltare e poi riattivato, l’uscita della RPDC dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare ecc.), contando il fatto che oggi il paese è indiscutibilmente più forte, economicamente e militarmente, rispetto al decennio scorso.

Viva il 65° anniversario della vittoria della Guerra di Liberazione della Patria!

Jean-Claude Martini

Questo slideshow richiede JavaScript.

(Foto: Lo smantellamento del poligono nucleare di Punggye-ri, avvenuto il 24 maggio scorso)

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...