Il socialismo coreano avanza al passo di Mallima (4)

Terminiamo la traduzione e pubblicazione degli articoli inviatici dall’ambasciata della RPD di Corea, in occasione del 70° anniversario della nascita della Corea socialista.

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Il principio “Tra di noi connazionali”

Tra di noi connazionali: questo è il principio fondamentale per il raggiungimento della riunificazione della Corea che Kim Jong Il (1942-2011), presidente eterno della Commissione Difesa Nazionale della Repubblica Popolare Democratica di Corea, mise in chiaro all’incontro al vertice inter-coreano del giugno 2000, il primo del suo tipo dalla divisione del paese. È il principio fondamentale della Dichiarazione Congiunta Nord-Sud del 15 giugno che fu adottata quale risultato dei colloqui al vertice.

Questo principio chiama il nord e il sud della Corea a risolvere indipendentemente il problema della riunificazione attraverso gli sforzi congiunti del popolo coreano che ne è responsabile.

Il principio cristallizza l’ideale d’indipendenza di Kim Jong Il.

Risolvere il problema della riunificazione nazionale indipendentemente e tramite gli sforzi della nazione coreana stessa era la sua coerente posizione. La nazione coreana, che ha vissuto sullo stesso territorio, è stata divisa in due a causa delle forze straniere egoiste e sulla scia dello sbarco dei G.I. in Corea del Sud. Essa soffre tuttora la tragedia della divisione nazionale. I paesi vicini responsabili della divisione della Corea si sono ingeriti nel problema della riunificazione e hanno frapposto ostacoli sulla via per risolverlo, ovviamente per via della posizione geopolitica della penisola coreana. Stando così le cose, il popolo coreano non può riunificare il suo paese a meno che non rigetti l’intervento straniero e mantenga il principio dell’indipendenza nazionale.

In molte sue opere come Portiamo a compimento le istruzioni del grande leader compagno Kim Il Sung per la riunificazione nazionale, Kim Jong Il sottolineò che la riunificazione della Corea deve essere raggiunta sul principio dell’indipendenza nazionale. Il suddetto incontro al vertice e la conseguente dichiarazione congiunta furono frutto della sua audace decisione e del suo ideale d’indipendenza.

Il principio “Tra di noi connazionali” rappresenta la sua alta intenzione e il suo programma per raggiungere l’unità nazionale.

Egli, il quale sostenne da bambino che uno più uno fa un uno più grande, chiarì che raggiungere l’unità dell’intera nazione è la chiave per riunificare il paese. Alla fine degli anni ’90, quando l’atmosfera di sfiducia e scontro prevaleva sulla penisola coreana, egli aprì un largo cammino per la riunificazione nazionale lanciando la politica in cinque punti per la grande unità nazionale. Valutò gli interessi comuni della nazione e dichiarò la sua posizione patriottica di disponibilità a dare la mano a chiunque auspicasse la riunificazione indipendente del paese, a prescindere dalle differenze d’ideologia o di vedute, di opinioni politiche o di credenze religiose, di classe e strato sociale. E assicurò che la succitata dichiarazione congiunta chiarificasse che il nord e il sud uniranno i loro sforzi, prima di adottare misure attive a questo fine.

Quale risultato, una nuova era di indipendenza e unità nazionali si aprì. Furono promossi scambi e cooperazione tra il nord e il sud e la tendenza nazionale verso la pace e la riunificazione indipendente montò più che mai. Impressionati dal nobile amore di Kim Jong Il per la nazione, numerosi compatrioti nel paese e all’estero, tra cui Jong Ju Yong, presidente onorario del Hyundai Business Group, resero un eccezionale contributo alla promozione del movimento per la riunificazione nazionale.

Le prospettive per la riunificazione della Corea sono luminose, col Dirigente Supremo Kim Jong Un che ha fatto suo il principio di Kim Jong Il “Tra di noi connazionali”. Il giorno in cui la Corea si riunificherà non è lontano.

* * *

La verità sulla Guerra di Corea

Gli USA scatenarono la Guerra di Corea il 25 giugno 1950, e incolparono la Repubblica Popolare Democratica di Corea per il suo scoppio; anche ora continuano a far così.

Tuttavia, la storia dice chi scatenò la guerra.

Perché serviva la Guerra di Corea

William Taylor, direttore deputato del Centro Americano di Studi Strategici e Internazionali, scrisse in un libro a quattro mani con un vicepresidente del suo ufficio direttivo:

«Immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale, Truman proclamò la Guerra fredda e lanciò la strategia di blocco dell’URSS. L’urgente compito che si presentava a Truman era assicurare le capacità militari che corrispondessero a questa strategia. Per questo chiese al Congresso di incrementare il budget per la difesa. Ma il Congresso respinse la sua richiesta. Il successo dell’URSS nel test della bomba nucleare e la vittoria della rivoluzione in Cina nel 1949 imbarazzarono Truman ancora di più.

Egli insistette ancora sull’aumento del budget per la difesa. Ma il Congresso limitò il budget per la difesa dell’anno fiscale 1949 a 12,9 miliardi di dollari e, per l’anno fiscale 1950, a 13 miliardi di dollari. Esso era dell’opinione che il budget per la difesa non può essere aumentato, né le capacità militari rafforzate, in assenza di una crisi».

Il difficile problema di Truman fu risolto dalla Guerra di Corea che iniziò il 25 giugno 1950. Questa guerra permise agli USA di riarmarsi.

La missione di Dulles

John Foster Dulles arrivò a Seoul in qualità di inviato speciale del presidente degli Stati Uniti il 17 giugno 1950. Egli condusse una rassegna finale dei preparativi di guerra ispezionando le aree attorno al 38° parallelo, che divide la penisola coreana in nord e sud, in compagnia del Gruppo di Consulenza Militare Americano e di ufficiali sudcoreani. A Seoul disse a Syngman Rhee:

«È giunto il momento. Lancia l’attacco al nord. Resisti per almeno due settimane; nel frattempo gli Stati Uniti denunceranno la Corea del Nord all’ONU per aver attaccato la Corea del Sud. Ci assicureremo che tutto fili liscio facendo sì che l’ONU mobiliti le forze terrestri, navali e aeree a suo nome».

In seguito incontrò gli ufficiali dell’esercito sudcoreano e disse loro:

«Lo scopo della mia visita in Corea del Sud in qualità di inviato speciale del Presidente Truman è passare in rassegna i preparativi per l’invasione del nord che abbiamo promosso fino ad ora e, se non mi sfugge nulla, esprimere la mia opinione sul lancio dell’attacco contro la Corea del Nord».

Dulles, che arrivò a Tokyo da Seoul, disse davanti ai giornalisti che l’azione positiva che gli USA stavano per compiere in Corea sarebbe stata presto lanciata. Quanto all’azione positiva, un libro americano intitolato La storia segreta della Guerra di Corea scrive: «La Guerra di Corea scoppiò il 25 giugno e una risoluzione concernente un’interferenza su larga scala fu adottata dal governo americano il 27».

Una farsa maldestra alla vigilia della guerra

All’alba del 24 giugno 1950 Truman arrivò nella sua città natale in Missouri con l’aereo con sua moglie e sua figlia per il fine settimana.

Il libro americano La Guerra di Corea: una domanda senza risposta, recita in parte:

«Dean Rusk, Segretario di Stato assistente per gli affari dell’Asia orientale, interruppe la sua cena e corse in fretta nel suo ufficio dopo esser stato informato del rapporto da Seoul. Convocò un numero di funzionari medi. Nondimeno, né il Segretario di Stato Acheson né il Presidente Truman furono immediatamente messi al corrente della crisi in Corea. Acheson, che si trovava nella sua fattoria nel vicino Maryland, fu informato ore dopo. Il Presidente Truman, in visita alla sua città natale nel Missouri, fu informato addirittura più tardi. Era strano. Alla vigilia della terza guerra più costosa combattuta dagli USA, i due uomini autorizzati a rispondere a nome degli Stati Uniti, il Presidente e il Segretario di Stato, erano fuori città. […] A giudicare dalle prime azioni, tuttavia, questa controversia fu, nella migliore delle ipotesi, ingannevole».

Persone che predissero la guerra

Il capitano di una nave norvegese disse che prima dello scoppio della Guerra di Corea un missionario americano gli chiese di andarsene dalla Corea del Sud con 650 donne americane perché la guerra sarebbe potuta scoppiare presto.

L’allora direttore della CIA disse a una conferenza stampa a Washington il 24 giugno 1950: «Ho una notizia dell’ultima ora; vi prego di tenerla segreta perché non è stata ancora resa pubblica; una guerra scoppierà in Corea stanotte o domani mattina».

Così è scoppiata la Guerra di Corea.

* * *

I tratti della RPDC

Ogni paese ha la sua propria politica e i suoi tratti nazionali. La Repubblica Popolare Democratica di Corea possiede tratti ineguagliati nel mondo.

Ciò che si dovrebbe citare per prima cosa parlando dei tratti del paese è l’insieme armonioso del leader e del suo popolo. Gli occidentali trovano difficile comprendere questo tratto, guardandolo come qualcosa di misterioso. La gente in Occidente è sfiduciata verso i propri statisti in generale, e alcuni hanno persino interiorizzato un odio verso di loro.

La tradizione di stretta relazione tra il leader e il popolo nella RPDC ebbe origine il 9 settembre 1948 quando Kim Il Sung, il presidente eterno, fondò la Repubblica. Da allora, i dirigenti nazionali hanno concepito come loro nobile dovere il credere nel popolo come nel Cielo e dedicarsi interamente alla vita felice del popolo. E il popolo coreano ha seguito e omaggiato i suoi dirigenti non come statisti occupati nell’amministrazione del paese ma come genitori con cui condividono il proprio destino.

Un altro tratto speciale del paese è che tutti quanti si aiutano e si guidano in avanti sotto l’ideale “Uno per tutti, tutti per uno”.

Mentre atti inumani come l’abbandono dei figli da parte dei genitori e l’omicidio dei genitori da parte dei figli sono rampanti in Occidente, nella RPDC tali belle caratteristiche come una ragazza che si offra volontaria per badare agli orfani e una giovane che venga curata da una malattia ostinata grazie all’aiuto del suo insegnante, dei suoi amici e dell’equipe medica sono la prassi. Un uomo ha salvato il figlio di un altro prima della sua stessa figlia quando questi stavano annegando in un fiume. Aiutandosi e guidandosi nelle situazioni difficili, i coreani avanzano vigorosamente, superando ogni sorta di difficoltà di fronte al duro embargo e alle sanzioni imposti dagli USA e dalle forze loro vassalle.

Il popolo che aiuta i soldati e i soldati che amano il popolo sono un altro tratto unico della RPDC.

Molti paesi del mondo sborsano colossali somme del loro bilancio nazionale per il mantenimento delle loro forze armate incaricate della difesa nazionale.

Nella RPDC i soldati concepiscono come loro missione difendere fino alla morte le vite e la proprietà del popolo come si confà ai loro figli e figlie e, lungi dal pesare sul popolo, essi stanno all’avanguardia nel creare la sua felicità.

Essi stanno portando avanti grandi progetti, tenendo alto lo slogan “Carichiamoci sulle spalle sia la difesa nazionale che la costruzione socialista!”.

Il popolo, da parte sua, li tratta come sangue del proprio sangue, e fornisce loro sostegno materiale e spirituale di propria iniziativa.

Questo rapporto tra l’esercito e il popolo è chiamato unità esercito-popolo nella RPDC.

Questi tratti contribuiscono a consolidare la forza del paese e a dare i natali ai suoi miracoli e alle sue innovazioni che attirano l’attenzione del mondo.

A cura di Jean-Claude Martini

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