Jong Hyon pubblica un editoriale sulla doppia condotta degli USA

Pyongyang, 20 ottobre (KCNA) — È stato pubblicato oggi l’editoriale scritto da Jong Hyon Non si sentono in colpa gli USA quando trattano a doppia faccia con la RPDC?.

Segue il testo completo:

Creano confusione nell’umanità le parole che si dicono adesso negli USA circa il problema coreano.

Da una parte, si annuncia con gran chiasso di aver raggiunto il “tremendo successo” desiderato dagli USA con la visita a Pyongyang del Segretario di Stato, Pompeo, e dall’altra si sentono parole fastidiose come “prosecuzione delle sanzioni”.

Nel contesto della campagna elettorale si dice tra i sorrisi che gli USA si trovano molto bene con la Corea del Nord e adesso non vi è alcuna minaccia sebbene prima si stava per far la guerra ai nordcoreani.

E nelle conferenze stampa e in altre sedi essi assumono una posa scontenta affermando che si devono continuare le sanzioni finché la Corea del Nord non faccia qualcosa e che mai si è pensato a sollevarle.

Il Dipartimento di Stato mostra da una parte un atteggiamento entusiasta per tenere presto i colloqui di lavoro, dicendo che la visita a Pyongyang è stata molto “produttiva e riuscita” e ciò che si è discusso in Corea del Nord è stato “un grande passo avanti”. Dall’altra parte, esso esige dalle autorità sudcoreane che non eccedano in velocità nella cooperazione Sud-Nord e si spinge ad obbligare i paesi del Sud-est asiatico e d’Europa a continuare a intensificare la collaborazione nel far pressioni alla RPDC, insistendo che “la denuclearizzazione prima e l’alleviamento delle sanzioni dopo” è la sua posizione invariabile.

Durante la sua visita a Pyongyang, esso si mostrò comprensivo dei problemi in ballo e dei temi di interesse della RPDC, e li nega di ritorno a casa.

Al vertice di Singapore tributò “forti applausi” al miglioramento delle relazioni inter-coreane e adesso fa muro dicendo che la cooperazione Nord-Sud non può avanzare senza l’autorizzazione degli USA.

Tale doppia condotta degli USA ingenera sospetti su quale sia la sua vera faccia, se quella sorridente o quella disgustata.

Probabilmente l’amministrazione nordamericana soffre di un disturbo psichico dovuto alle questioni politiche interne.

Perfino il New York Times ha criticato le azioni verbali e gli atteggiamenti incoerenti del governo segnalando che quest’ultimo mantiene la politica anticoreana delle sanzioni che crea confusione, minacce inutili e problemi.

Naturalmente, conosciamo anche la “situazione imbarazzante” e la “posizione scomoda” della Casa Bianca alla vigilia delle elezioni intermedie del Congresso che si terranno a novembre.

Comprendiamo ugualmente bene che l’attuale ambiente politico all’interno degli USA è molto complicato e c’è da rompersi il capo se si decide e si fa qualcosa in tali circostanze.

Sarebbe da chiamare disastroso il terreno politico degli USA che si è fatto tanto “acido” a causa dei vituperi “intransigenti” di coloro che rifiutano incondizionatamente tutte le politiche di Trump.

Essi inculcano sfiducia, difendono la pressione e tentano di generare perfino il panico da guerra nucleare con queste sparate: «Non lasciamoci ingannare. Non si può credere alla sincerità della Corea del Nord sul tema denuclearizzazione», «Bisogna mantenere la massima pressione oltre al dialogo. Rilassarla sarebbe un grande errore» e «Ciò che sarebbe veramente inimmaginabile è permettere alla Corea del Nord lo sviluppo di armi nucleari». Questo è il panorama attuale dei circoli politici degli USA dove si confonde il vero e il falso.

Attonito di fronte a questa realtà, perfino l’ex presidente Obama ha lamentato che “la politica degli USA è diventata volgare, chiusa e sporca e i circoli politici sono diventati scenari dove regnano le fanfaronate e gli attacchi, gli insulti, le false insistenze e l’indignazione dissimulata”.

Risulta chiaro a tutti che gli oppositori fanno un gran baccano sulla denuclearizzazione e l’inasprimento delle sanzioni non per la pace ma per disturbare l’amministrazione Trump e conquistare la Casa Bianca e il Congresso.

Inoltre, questi politici illetterati non sanno nulla della RPDC né ancor meno hanno pensato a rimedi più realistici per la denuclearizzazione.

Visto e considerato ciò, dovrebbe l’amministrazione nordamericana continuare ad agire in base agli umori delle forze dell’opposizione?

Quando ascolterà la campana della verità e come raggiungerà l’obiettivo se continua a prestare attenzione alle voci sì assurde e ridicole che diffondono i suoi rivali politici?

Il problema è che l’amministrazione statunitense, che teme molto la voce degli elementi intransigenti interni, ignora il fatto che le sue azioni carenti di fiducia e il suo atteggiamento ambiguo rendono nervosa la controparte dei negoziati.

Può essere che gli statunitensi, abituati all’ipocrisia, all’inganno e all’arroganza, considerino triviale e naturale la sua postura unilaterale e doppia. Ma ciò è un insulto insopportabile per i coreani che preferiscono ciò che è puro ed evidente ed apprezzano la fiducia e la parola data.

La fiducia reciproca preparata con difficoltà fino ad ora si infrangerà facilmente se gli USA dicono una cosa a Pyongyang e un’altra a Washington e le sue parole non si accordano alle sue azioni.

Pensano forse gli USA che i negoziati con la RPDC siano un bacio malizioso anziché considerarli come un’occasione per porre fine alla storia di ostilità e sfiducia accumulate tra i due paesi?

Tutto il mondo ha applaudito il vertice RPDC-USA di Singapore come “l’incontro del secolo che cambia la storia” pensando che gli USA avessero intrapreso finalmente la via del dialogo abbandonando la sua politica di intimidazioni.

Con quale faccia degli USA dobbiamo trattare, visto che questo paese davanti a noi applaude alle nostre misure di buona fede e alle spalle manifesta l’intenzione di continuare a brandire il grimaldello delle sanzioni?

Persino contemporaneamente ai colloqui distesi tra i due paesi a Pyongyang, si udivano negli USA grida che esigevano di non abbandonare le maniere forti considerando le “pressioni” come carta principale per la soluzione del problema.

Bisogna mantenere il senso della realtà, anche solo un po’.

La comunità internazionale critica gli USA non ha interesse nei negoziati reciproci, ma desidera che la RPDC si inginocchi dinanzi alle sue pressioni, e non prevede uno sviluppo molto più significativo perché troppo concentrata nella denuclearizzazione.

E si prende gioco degli USA raffigurandoli come un bambino che vuole solo avere senza dar nulla in cambio, e la RPDC è l’adulto che dispensa benefici senza chiedere nulla in cambio.

Nell’arena dell’ONU, la Russia rifiuta fermamente la pressione anti-RPDC insistendo che le sanzioni non possono rimpiazzare la diplomazia e anche la Cina avverte che far ricorso alla forza porterà risultati catastrofici.

Tuttavia, gli USA confondono il fine con il mezzo, non distinguono il piccolo dal grande e hanno perso perfino il senso delle proporzioni e dell’equilibrio a causa del suo modo di pensare e della sua doppia postura.

Sembra che la stanchezza causata da tanti dissidi interni abbiano fatto loro dimenticare quale sia il loro vero desiderio: la pace e la stabilità del mondo o le sanzioni e le pressioni.

Per quanto complessa possa essere la loro politica interna e per quante difficoltà sorgano, sarebbe corretto che gli USA non abbandonino la meta inizialmente decisa affinché si mantenga la concordanza tra idee e azioni e i negoziati bilaterali giungano a buon fine.

Non ci aspettiamo dagli USA nemmeno buonafede o generosità, ma esigiamo che agiscano in base al principio elementare di reciprocità consistente nel dare per quanto si riceve.

Sarebbe da domandare anche quale sia la posizione corretta tra la nostra insistenza perché la locomotiva delle relazioni tra RPDC e USA possa marciare a tutta velocità una volta che soffi il vapore della fiducia reciproca, e quella degli USA affinché ciò avvenga quando si tiri il freno delle sanzioni e delle pressioni.

I coreani odiano l’ipocrisia e la doppia faccia.

Gli USA devono trattare con noi non con una doppia faccia ma con una sola.

Questa non dev’essere quella cupa che ricorda i passati fallimenti ma quella che immagina il futuro luminoso con uno sguardo piacevole. -0-

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