Fortemente criticata la “risoluzione” contro la RPDC

La Missione Permanente della Repubblica Popolare Democratica di Corea alle Nazioni Unite ha rilasciato il seguente comunicato stampa relativamente alla forzata adozione della “bozza di risoluzione sui diritti umani” anti-RPDC sottoposta dall’Unione Europea e dal Giappone al 3° Comitato della 73^ Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 15 novembre 2018:

La Missione Permanente della RPDC all’ONU respinge risolutamente e totalmente la “risoluzione” anti-RPDC (A/C.3/73/L.40), adottata forzosamente al 3° Comitato della 73^ Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

La “risoluzione” non ha niente a che vedere coi veri diritti umani, in quanto è il prodotto di un complotto di forze ostili che tentano di disonorare l’immagine della RPDC e rovesciare il suo sistema sociale.

Il “problema dei diritti umani” menzionato nella “risoluzione” non è mai esistito e non potrà mai esistere nel nostro paese ove consideriamo più di ogni altra cosa la dignità e i diritti indipendenti dell’essere umano.

Tutti i materiali contenuti nella “risoluzione” altro non sono che le falsità più spregevoli fabbricate da un pugno di “disertori” fuggiti dopo aver commesso crimini per prolungare le loro sporche vite e, pertanto, non riteniamo necessario spendervi al riguardo neanche una parola.

La nostra delegazione esprime la più profonda preoccupazione e sorpresa per il fatto che l’UE e il Giappone istigano lo scontro buttando sul tavolo una “bozza di risoluzione” piena di critiche politiche e invenzioni, in un momento in cui prevale nella penisola coreana un’atmosfera di riconciliazione e cooperazione e si fanno sforzi per instaurarvi un meccanismo di pace permanente e durevole.

I principali fautori della “bozza di risoluzione”, l’UE e il Giappone, non hanno alcun titolo e non sono nella condizione di parlare dei problemi dei diritti umani altrui.

Nei paesi dell’UE continuano a essere perpetrati gravi crimini contro l’umanità come l’islamofobia, la xenofobia, le discriminazioni razziali e i maltrattamenti più atroci, la crisi migratoria peggiore di sempre ed il neonazismo.

Il Giappone, in particolare, è lo Stato criminale che ha occupato militarmente la Corea nel secolo scorso e ha commesso crimini di prim’ordine contro l’umanità come il massacro di un milione di coreani, 8.4 milioni di coscrizioni forzate e il reclutamento di 200.000 schiave sessuali per l’esercito giapponese. Ancora non ha ancora implementato tutte le indicazioni del Relatore Speciale dell’ONU sulla violenza contro le donne, sig.ra Radhika Coomaraswamy, la quale ha ufficialmente imposto al governo giapponese, nel 1996, di riconoscere i crimini sessuali dei militari giapponesi, porgere scuse ufficiali e risarcire le vittime, desecretare completamente i relativi documenti e materiali, istituire un tribunale amministrativo speciale e punire i colpevoli.

Il Giappone deve implementare queste raccomandazioni del Relatore Speciale dell’ONU sulla violenza contro le donne prima di parlare dei problemi dei diritti umani altrui.

Le Nazioni Unite dovrebbero anzitutto preoccuparsi seriamente dei crimini contro i diritti umani da parte di queste nazioni e punire integralmente i colpevoli.

Oggi, nel nostro paese, tutti godono di libertà e diritti genuini a proprio piacimento grazie alla politica di priorizzare, rispettare e amare il popolo attuata dal Presidente della Commissione Affari di Stato della RPDC Kim Jong Un.

Siamo molto orgogliosi e abbiamo grande fiducia nel socialismo del nostro stile e nel sistema di garanzia dei veri diritti umani, scelti con convinzione e consolidati e sviluppati da noi stessi.

La RPDC resta sulle sue coerenti posizioni di dare importanza al dialogo e alla cooperazione per la promozione e la protezione dei diritti umani nell’arena internazionale, ma risponderà con forza fino alla fine allo scontro e alle pressioni delle forze ostili, volti a diffamare la sua dignità e a rovesciare il suo sistema inventando inesistenti “problemi di diritti umani” e continuerà a difendere il sistema socialista del nostro stile, incentrato sulle masse popolari.

Fonte: Naenara

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