Il Presidente KIM JONG IL sul marxismo-leninismo (1963)

In occasione della ricorrenza di oggi, 7° anniversario dell’improvvisa scomparsa del grande dirigente, compagno Kim Jong Il, e a 45 anni dalla loro pubblicazione, rilanciamo qui due colloqui di quest’ultimo con alcuni suoi colleghi di facoltà all’Università Kim Il Sung di Pyongyang sul tema del ruolo del leader nel processo rivoluzionario (apporto nuovo ed originale dell’idea Juche al pensiero comunista) e sulla teoria marxista-leninista in relazione all’epoca in cui si svolsero questi colloqui.

Tratto da: Kim Jong Il, Opere Scelte, vol. 1, Casa Editrice in Lingue Estere, Pyongyang 2014, pagg. 320-24 e 325-27 ed. francese.

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IL LEADER DELLA CLASSE OPERAIA SVOLGE UN RUOLO DETERMINANTE NELLA LOTTA RIVOLUZIONARIA

Conversazione con alcuni studenti dell’Università Kim Il Sung

12 giugno 1963

Alcuni studenti hanno affermato, discutendo dei fattori della vittoria nella Guerra di Liberazione della Patria, che la saggia direzione del nostro grande Leader Kim Il Sung è stata decisiva. Io penso che il dibattito si sia sviluppato appropriatamente.

Uno studente ha domandato, nel corso del suo intervento, come considerare la correlazione tra la concezione materialista della storia secondo la quale le masse giocano un ruolo determinante nello sviluppo della storia e l’idea che la direzione chiaroveggente del nostro grande Leader Kim Il Sung è stata un fattore decisivo della vittoria nella guerra in questione.

Se questa questione è stata posta, è perché, mi sembra, si è assimilato il leader a un individuo eminente. La concezione materialista marxista della storia si è posta la questione dei rispettivi ruoli delle masse popolari e dell’individuo nello sviluppo della storia e ha considerato che le masse popolari vi svolgano un ruolo decisivo, trattando il ruolo del leader come quello di un individuo eminente. Non si può dire che sia una visione corretta. Se si vuole comprendere questa questione, è necessario esaminare storicamente come essa sia stata posta nel marxismo. Si presenterà un’occasione per studiarla, ma, essendo stata posta, ne tratterò i punti essenziali.

Nell’epoca precedente alla concezione materialista marxista della storia, i materialisti stessi non erano privi d’idealismo nella loro visione della società. Non soltanto i materialisti francesi del XVIII secolo, detti materialisti militanti, ma anche Feuerbach, il più grande materialista premarxista, aveva una concezione idealista della storia sociale. Essi consideravano la ragione e la volontà dell’uomo come il fattore dell’evoluzione sociale. Prima del marxismo, dominava la concezione soggettivista della storia sociale, secondo la quale i gusti, i sentimenti e la volontà degli individui costituiscono un fattore fondamentale dell’evoluzione sociale e gli individui eminenti dal temperamento straordinario e gli eroi fanno la storia.

La concezione materialista marxista della storia considera il modo di produzione dei beni materiali come la base dell’evoluzione sociale. Partendo da questo punto di vista, essa ha considerato che le masse lavoratrici, che li producono, svolgono un ruolo determinante nello sviluppo della storia, e che l’individuo che le serve vi svolge un ruolo positivo, e l’individuo che agisce contrariamente alla loro volontà, uno negativo, escludendo così l’idealismo dal dominio storico-sociale, suo ultimo rifugio, e mettendo la concezione della storia sociale sui binari del materialismo.

Anche dopo la comparsa della concezione materialista della storia, i populisti russi, continuando a propugnare la “teoria degli eroi attivi” e la “teoria delle masse passive”, hanno fatto ricorso al terrorismo ed esercitato in tal modo un’azione nefasta nell’associazione del marxismo e del movimento operaio. I populisti accarezzavano la chimera che l’omicidio del monarca tirannico e l’incoronazione di un sovrano virtuoso avrebbe portato spontaneamente alla trasformazione della società.

Plekhanov, che ha contribuito molto alla diffusione del marxismo in Russia, ha pubblicato, opponendosi ai populisti, un opuscolo trattante il ruolo dell’individuo nella storia. Ha affermato che una necessità storica dà giocoforza i natali a un individuo eminente e che la questione di sapere chi lo fosse dipende dal caso, sottolineando pertanto che un individuo eminente nato dal caso gioca un ruolo importante nello sviluppo della storia.

Certo, quest’idea era già stata proposta da Engels, poi sviluppata in dettaglio da Plekhanov. È per questo che nei libri di filosofia marxista il problema dei rispettivi ruoli delle masse popolari e dell’individuo nello sviluppo della storia è stato posto e spiegato, e il ruolo del leader trattato nel quadro di quello dell’individuo.

Io trovo un problema considerare il ruolo del leader come quello dell’individuo. Per quanto riguarda gli eminenti individui anteriori al leader della classe operaia, si può ricorrere alla stessa spiegazione che abbiamo dato finora. Non sono stati i rappresentanti degli interessi delle masse popolari nella loro interezza, ma di una classe o di uno strato sociale determinati, e hanno svolto, per un periodo, un ruolo dirigente nel movimento sociale, non giungendo pertanto a dirigere le masse come avrebbero voluto. Nella società feudali, i capi delle truppe contadine, una volta al potere, si sono limitati alla “rivoluzione del cambiamento di dinastia”, mentre i pionieri dell’epoca della rivoluzione borghese hanno finito, prendendo il potere, per diventare dei difensori degli interessi della classe capitalista. Ma non è stato così per il leader della classe operaia.

Il leader della classe operaia è il rappresentante supremo di tutto il popolo. Difendere gli interessi di questa classe equivale a difendere quelli dell’insieme del popolo; è così che il leader della classe operaia diventa quello del popolo.

Egli occupa una posizione eccezionale e svolge un ruolo eccezionale nella lotta rivoluzionaria. Poiché questa è diretta per e dalle masse popolari, si può considerare che la posizione e il ruolo che occupano il leader sono quelli che occupa in rapporto ad esse.

In rapporto alle masse popolari, il leader occupa la posizione del cervello. Egli è il centro della loro unità e della loro coesione, il centro direttivo, come il cervello dell’uomo controlla l’insieme delle attività vitali del suo organismo. Le masse popolari non possono formare un’unità che non sia incentrata sul leader, senza il quale esse sono come un essere vivente senza cervello. Se esse non si uniscono attorno al leader, saranno smembrate e impotenti.

Il leader dirige le masse popolari, svolgendo così un ruolo determinante nella lotta rivoluzionaria. Egli le impregna delle idee rivoluzionarie rendendole coscienti, le riunisce nell’organizzazione rivoluzionaria ed esercita su di esse una direzione strategica e tattica giudiziosa per condurle alla vittoria. Il ruolo determinante delle masse popolari nella lotta rivoluzionaria non è garantita che dalla direzione del leader, ruolo che gli spetta.

Certo, il leader nasce tra il popolo. Al tempo della Lotta rivoluzionaria antigiapponese, il nostro grande Leader Kim Il Sung, dicendosi lui, il comandante, un figlio del popolo, accettò persino di spazzare il cortile di una famiglia di contadini poveri, una storia commovente di cui voi siete senz’altro tutti al corrente. In questo senso diciamo che il leader è l’autentico figlio del popolo. D’altra parte, la sua direzione è indispensabile alle masse perché esse acquistino coscienza e si organizzino al fine di farsi padrone della rivoluzione e di forgiare appropriatamente il proprio destino. In questo senso si può dire che il leader è il padre affettuoso che le erge ad autentiche padrone della rivoluzione.

I revisionisti contemporanei descrivono il leader come un semplice individuo ed etichettano la fedeltà e la fiducia delle masse popolari nei suoi confronti come “culto della personalità”, un oltraggio nei suoi riguardi. È un sofisma volto a contrapporre il leader alle masse.

Le masse popolari e il leader formano un’unità monolitica. La fedeltà al leader beneficia sia l’individuo che la collettività.

La fedeltà del nostro popolo al nostro grande Leader Kim Il Sung riposa sulla convinzione indistruttibile che la sua direzione è indispensabile per forgiare il proprio destino.

Senza questa direzione chiaroveggente, la vittoria del nostro popolo nella guerra rivoluzionaria contro i giapponesi e nella guerra di Liberazione della patria sarebbero state assolutamente inconcepibili.

Il nostro grande Leader Kim Il Sung ha condotto l’Esercito Rivoluzionario Popolare di Corea, definito dai giapponesi “una goccia nel mare”, ad annientare il loro esercito del Guandong1 forte di un milione di uomini, e poi il nostro giovane Esercito Popolare e il nostro popolo a sconfiggere gli imperialisti americani e le truppe di quindici paesi al loro rimorchio. Egli ha armato il nostro popolo e il nostro Esercito Popolare con le grandi idee rivoluzionarie e ha impiegato una strategia e una tattica eminenti, trionfando così su un nemico superiore numericamente e tecnicamente.

I popoli progressisti del mondo venerano il nostro grande Leader Kim Il Sung come un “grand’uomo tra i grandi uomini” della nostra epoca e dicono di lui che è un comandante prestigioso dalla volontà di ferro che ha abbattuto in una generazione due potenti imperialismi.

Poiché il nostro popolo ha avuto alla sua testa il nostro grande Leader Kim Il Sung, esso ha potuto gioire della più alta fierezza davanti al mondo ed erigere una patria socialista in una parte dell’Oriente.

Senza la sua saggia direzione, i miracoli e i cambiamenti spettacolari operati nel nostro paese sarebbero stati inconcepibili.

Dobbiamo approfondire la posizione e il ruolo che spettano al leader nella lotta rivoluzionaria e dedicarci a onorare sempre fedelmente il nostro grande Leader Kim Il Sung.

1 Truppe di fanteria che furono schierate nella Cina del nord-est dagli imperialisti giapponesi al fine di mantenere con la forza delle armi il loro dominio coloniale in Corea e in vista dell’aggressione contro il resto della Cina e l’Unione Sovietica. Formato nel 1906, i suoi effettivi ammontavano a un milione di uomini nel 1941. Questo esercito scomparve nell’agosto 1945 con la sconfitta dell’imperialismo giapponese.

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UN’EPOCA NUOVA RICHIEDE UN’IDEOLOGIA NUOVA

Conversazione con alcuni studenti dell’Università Kim Il Sung

19 luglio 1963

I lavori svolti oggi a filosofia sono stati entusiasmanti.

Sulla base del Discorso funebre sulla tomba di Marx, opera di Engels, uno studente ha apprezzato il merito di Marx di aver contribuito allo sviluppo della storia del pensiero dell’umanità. Così facendo, egli ha sostenuto che, dopo la scomparsa di Marx, è stato possibile applicare e sviluppare i suoi principi in funzione delle condizioni e della situazione mutate, ma che nessuno ha potuto scoprirne di nuovi. Questo mostra che alcuni studenti sono ancora prigionieri del modo di pensiero dogmatico.

Marx ha creato la concezione materialista della storia, stabilendo la legge dello sviluppo della società umana, e ha messo a punto la teoria del plusvalore, facendo luce sulla legge del movimento economico della società capitalista. Si può considerare che la concezione e la teoria in questione sono le due scoperte di Marx che hanno costituito un apporto allo sviluppo della storia del pensiero dell’umanità.

Engels ha altamente apprezzato il merito di Marx di aver scoperto la legge dello sviluppo della storia dell’umanità, paragonandolo a quello di Darwin di aver scoperto la legge dello sviluppo della vita. Questo apprezzamento è appropriato in una certa misura, ma non si può ritenere che l’evoluzionismo di Darwin e la concezione materialista della storia di Marx siano perfette al punto di non potervi aggiungere altro.

Il pensiero e la teoria si sviluppano storicamente. Essi possono essere completati da nuove tesi o conoscere un’innovazione fondamentale dei loro principi.

Una tale innovazione non è però possibile in ogni momento. Lenin ha sviluppato la dottrina di Marx conformemente alle nuove condizioni storiche dell’epoca imperialista, arricchendo il tesoro del marxismo con nuove tesi, senza tuttavia apportare innovazioni per quanto riguarda i suoi stessi principi. Ciò perché, avendo purtuttavia operato ciascuno in fasi diverse dello sviluppo del capitalismo, entrambi hanno vissuto nell’epoca capitalista. Lenin non ha abbandonato alcuno dei principi stabiliti da Marx, né ne ha aggiunti di nuovi. Si può considerare che egli non ha fatto che portare il marxismo a uno stadio superiore conformemente alle condizioni storiche dell’epoca imperialista.

Le idee rivoluzionarie del nostro grande Leader Kim Il Sung non sono un semplice rinnovamento del marxismo-leninismo tramite l’aggiunta di nuove teorie. Sono un’ideologia originale, sviluppata e sistematizzata sotto una nuova luce, dopo un’innovazione radicale operata sul piano dei principi.

In breve, è l’ideologia guida della classe operaia della nostra epoca, un grande pensiero nuovo ed originale che ha superato la fase di Marx e Lenin.

La posizione storica di un’ideologia si determina in base agli imperativi dell’epoca che essa riflette e alla sostanza che contiene.

Un’epoca nuova richiede un’ideologia nuova.

Le idee rivoluzionarie del nostro grande Leader Kim Il Sung sono un’ideologia guida nuova, nata dagli imperativi del nostro tempo che, come si è detto, non è né l’epoca del capitalismo né quella dell’imperialismo, ma un’epoca storica nuova dove su scala mondiale questi sistemi si avviano alla loro rovina, mentre il socialismo e il comunismo trionfano.

Elaborando un’ideologia nuova ed originale che segna un cambiamento radicale nello sviluppo dell’ideologia rivoluzionaria della classe operaia, il nostro grande Leader Kim Il Sung ha apportato un contributo veramente eminente al progresso del pensiero dell’umanità.

Engels, menzionando le due scoperte di Marx, ha detto che sarebbe già molto per un uomo fare una sola scoperta di questo genere nel corso della propria vita. Marx vi è pervenuto ricorrendo al principio del materialismo dialettico, dunque è tuttavia difficile considerare la scoperta come merito esclusivamente suo. Vi è una ragione che Engels non gli attribuì.

Di fatto, Marx ha dato luce al materialismo dialettico combinando organicamente la dialettica di Hegel e il materialismo di Feuerbach. Sarebbe razionale considerare che dopo aver messo a punto il principio di questa dottrina, egli ha creato, grazie alla sua applicazione alla storia sociale ed alla vita economica della società capitalista, la concezione materialista della storia e la teoria del plusvalore, piuttosto che aver stabilito sotto una nuova luce il principio fondamentale della concezione del mondo.

La creazione delle idee rivoluzionarie del nostro grande Leader Kim Il Sung, piuttosto differenti da quelle del marxismo, è una scoperta incomparabilmente eminente in confronto alle scoperte scientifiche dei pensatori precedenti.

Il nostro grande Leader Kim Il Sung ha creato le idee rivoluzionarie che riflettono gli imperativi della nostra epoca, un’epoca storica nuova, sulla base delle quali egli ha portato a un nuovo stadio l’insieme delle teorie della rivoluzione e dello sviluppo del paese.

Dobbiamo abbandonare una volta per tutte il modo di pensiero dogmatico e servile verso le grandi potenze ed aderire fermamente alla concezione Juche del mondo per studiare tutti i problemi in un’ottica nuova, alla luce delle idee rivoluzionarie del nostro grande Leader Kim Il Sung, fermamente convinti che queste idee sono veramente la grande ideologia della nostra epoca.

A cura di Jean-Claude Martini

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