KIM IL SUNG – A proposito della linea politica ed economica immediata della Repubblica Popolare Democratica di Corea e di alcuni problemi internazionali (10/1/1972)

Da Kim Il Sung, Il Juché della nostra rivoluzione, vol. II, Editori Riuniti, 1980, pp. 332-362:

A proposito della linea politica ed economica immediata

della Repubblica Popolare Democratica di Corea e di

alcuni problemi internazionali

Risposte alle domande poste da alcuni giornalisti
del giornale giapponese Yomiuri Shimbun
10 gennaio 1972

     Vi auguro un caloroso benvenuto nel nostro paese.

     Fino ad oggi voi avete tenuto un atteggiamento amichevole verso il nostro paese e avete prestato un aiuto inestimabile ai nostri cittadini residenti in Giappone nella loro opera di difesa dei diritti nazionali democratici e nel loro lavoro sul problema del rimpatrio.

     Inoltre, avete fatto grandi sforzi per migliorare i rapporti tra la Corea e il Giappone.

     Noi ve ne siamo riconoscenti.

     Voi avete parlato molto del lavoro di direzione che noi svolgiamo alla base; in realtà, se noi andiamo tra le masse, è piuttosto per imparare da esse che per dirigerle.

     Dopo aver portato a termine la lotta rivoluzionaria, quando ci siamo accinti a realizzare l’edificazione socialista ci siamo trovati di fronte a numerosi problemi. Il nostro orientamento è stato che per risolvere quei problemi era necessario andare tra le masse, e in particolare tra gli operai e i contadini, che sono i produttori diretti, per imparare da esse. A partire da questo punto di vista, noi andiamo spesso nelle fabbriche e nei villaggi per consultare gli operai, i contadini e le altre masse lavoratrici.

     Anche un partito marxista-leninista, che rappresenta gli interessi della classe operaia e delle masse lavoratrici, una volta al potere può cadere nel soggettivismo e nel burocratismo. Per evitare questo, bisogna andare tra le masse. Più la situazione si presenta difficile, più è necessario andare tra le masse per discutere con loro di tutti i problemi e imparare da esse.

     Le masse popolari sono i nostri maestri. Noi impariamo costantemente da esse.

     Sia nel periodo di edificazione pacifica che ha seguito la Liberazione e in quello della Guerra di Liberazione della Patria, sia nell’epoca della rivoluzione socialista e dell’edificazione del socialismo nel dopoguerra, noi siamo sempre andati tra le masse, insieme ad esse, abbiamo ricercato i mezzi per venire a capo delle difficoltà, e abbiamo tratto da esse fiducia e coraggio. Si può citare una moltitudine di esempi.

     La chiave del successo della lotta rivoluzionaria e dell’opera di edificazione socialista è l’unità del partito con le masse: questo è il nostro credo fondamentale.

     Oggi innumerevoli eroi anonimi lavorano nelle fabbriche e nelle campagne del nostro paese. Sono essi che, sostenendo il partito, fanno avanzare la rivoluzione e l’edificazione. Il nostro partito mette a parte le masse popolari delle sue intenzioni, sintetizza le loro opinioni creative e, su questa base, stabilisce la sua linea e la sua politica. Grazie a ciò, la linea e la politica del nostro partito godono dell’approvazione assoluta delle masse popolari; ogni decisione e ogni orientamento vengono applicati fruttuosamente grazie agli sforzi congiunti del partito e delle masse.

     Il nostro partito respira costantemente la stessa aria che respirano le masse popolari. Noi possiamo affermare che è in questo che consiste il segreto che finora ha permesso al nostro partito di non cadere nel soggettivismo e di non commettere errori. Anche in futuro noi continueremo a rafforzare i legami di sangue con le masse popolari per non cadere in errori di soggettivismo e per accrescere e sviluppare ancora i successi già ottenuti.

     Le domande che voi mi avete posto mi sono pervenute attraverso il Comitato centrale dell’Unione dei giornalisti coreani.

     Le vostre domande toccano una gamma molto ampia di settori e numerosi problemi.

     Vorrei rispondervi raggruppandole, per facilità, in una serie di temi, a seconda del loro contenuto.

I. A proposito delle idee del Juché

     Mi avete domandato di dare una spiegazione dettagliata a proposito delle idee del Juché.

     Vorrei rispondere brevemente a questo proposito.

     Credo in ogni caso che la comprensione del problema potrebbe essere aiutata dalla lettura di una serie di miei scritti sulle idee del Juché.

     Le idee del Juché sono l’ideologia della direzione unica del nostro Partito e del principio direttivo della Repubblica Popolare Democratica di Corea in tutte le sue attività. Prendendo le idee del Juché come principio direttivo incrollabile nella rivoluzione e nell’edificazione, noi perseguiamo fermamente l’applicazione del Juché in tutti i campi.

     Applicare il Juché significa avere un atteggiamento degno di un padrone nei confronti della rivoluzione e dell’edificazione del proprio paese. In altri termini, significa concretizzare lo spirito di indipendenza e lo spirito creativo, il che a sua volta significa risolvere tutti i problemi che si pongono nella lotta rivoluzionaria e nell’opera di edificazione principalmente con le proprie forze e conformemente alla situazione del proprio paese, su un terreno di indipendenza e di creatività.

     La rivoluzione non può essere né esportata né importata. Gli stranieri non possono fare la rivoluzione al nostro posto. Il padrone della rivoluzione in ogni paese è il popolo del paese stesso, e il fattore decisivo per la vittoria della rivoluzione è la forza del paese.

     Via via che il movimento rivoluzionario della classe operaia e delle masse popolari si sviluppa, si pongono numerosi problemi difficili e complicati che in precedenza non esistevano.

     Per portare avanti la rivoluzione, il popolo di ciascun paese, in quanto padrone del paese, deve sforzarsi e lottare, esaminare e considerare con la propria testa tutti i problemi che si pongono nella rivoluzione e l’edificazione e risolverli con le proprie forze, conformemente alla situazione del paese. Soltanto così la rivoluzione e l’edificazione possono essere realizzate con successo.

     Le idee del Juché esigono che tutti mettano la rivoluzione nel loro paese al centro dei loro pensieri e della loro pratica rivoluzionaria. La rivoluzione e l’edificazione sono opera dell’uomo. Di conseguenza, per uscire vittoriosi dalla rivoluzione, è necessario avere una giusta concezione rivoluzionaria del mondo; in tal senso, è importante armarsi di un’ideologia e di un punto di vista che consentano di portare avanti la rivoluzione e l’edificazione nel proprio paese sotto la propria responsabilità e con un atteggiamento degno di veri padroni.

     Le idee del Juché sono fondate su questa esigenza della rivoluzione.

     Il radicamento del Juché per noi è stato un problema particolarmente importante. Da lungo tempo nel nostro paese il servilismo verso le grandi potenze, questa ideologia avvilente che consiste nel non contare sulle proprie forze, nel venerare ciecamente gli altri e nell’adulare i grandi paesi, era penetrato nella mentalità di alcune persone. Coloro che erano imbevuti di questa ideologia non pensavano, nel momento in cui il loro paese era in pericolo, a salvarlo con le loro forze, appoggiandosi fermamente sul popolo; al contrario si abbandonavano alle politiche settarie, ciascuno guardando al proprio modello e affidandosi sull’esempio di altri. Questo ha avuto come conseguenza l’asservimento del nostro paese.

     Il servilismo verso le grandi potenze non è stato eliminato completamente neppure in seguito; anzi, ad esso si aggiunse il dogmatismo, con grave pregiudizio per lo sviluppo della rivoluzione nel nostro paese. L’arresto del movimento nazionalista nel nostro paese e il fallimento del movimento comunista nel suo primo periodo sono stati dovuti principalmente al servilismo verso le grandi potenze e al frazionismo che ne è derivato.

     Il nostro paese non è l’unico caso; altri paesi hanno subito la stessa sorte. Anche nel movimento di liberazione nazionale e nel movimento comunista di altri paesi si sono manifestate frazioni che anziché mantenere una posizione indipendente si appoggiavano su correnti ideologiche di altri paesi, recando gravi pregiudizi allo sviluppo della rivoluzione.

     Da ciò noi abbiamo ricavato una lezione estremamente precisa: quando un uomo cede al servilismo verso le grandi potenze si istupidisce, quando vi cede una nazione, porta il paese alla rovina; quando vi cede un partito, porta la rivoluzione al fallimento.

     Quando si cade nel servilismo verso le grandi e si seguono ciecamente gli altri, è impossibile capire da cosa derivano gli errori commessi e trovare i mezzi per correggerli. Al contrario, quando si esaminano tutti i problemi con la propria testa e si risolvono conformemente alla situazione del proprio paese, è possibile non solo portare a termine con successo la rivoluzione e l’edificazione, ma anche nel caso di errori, trovare tempestivamente la loro causa e correggerli.

     I rivoluzionari coreani, mettendo a profitto questa esperienza storica, hanno preso la determinazione di non cedere mai al servilismo verso le grandi potenze nella lotta rivoluzionaria e di costruire, al momento della fondazione di una nuova patria, uno stato effettivamente sovrano e indipendente, appoggiandosi coerentemente sulle idee del Juché. Questa era l’aspirazione unanime dei rivoluzionari coreani in passato.

     La questione del radicamento delle idee del Juché per noi si è rivelata tanto più importante in quanto dopo la Liberazione del 15 agosto, a causa dell’occupazione della Corea del Sud da parte dell’imperialismo americano, la rivoluzione nel nostro paese ha assunto un carattere complesso e arduo, e in quanto nella Corea del Sud si è avuta un’affermazione del servilismo e della sottomissione nei confronti degli Stati Uniti e si sono diffuse illusioni riguardo al militarismo giapponese.

     Noi abbiamo individuato nel radicamento del Juché una questione chiave da cui dipendeva l’esito della rivoluzione e dell’edificazione socialista; e finora, durante tutto il periodo trascorso, abbiamo condotto una lotta inflessibile verso il servilismo o verso le grandi e il dogmatismo, per radicare fermamente il Juché. Questa lotta storica ci ha permesso di realizzare una completa liberazione morale del nostro popolo dal giogo ideologico del servilismo verso le grandi potenze, che rodeva da lungo tempo il suo spirito di indipendenza e la sua intelligenza creativa, e di applicare correntemente le idee del Juché in tutti i campi della rivoluzione e della costruzione del nostro paese.

     Il nostro popolo, per non parlare dei membri del nostro partito e dei nostri quadri, è fermamente armato delle idee del Juché. Quali che siano i venti che soffiano da altri paesi, esso non vacilla minimamente, non si lascia influenzare in alcun modo.      L’ideologia del nostro popolo è quanto mai sana.

     Voi mi avete domandato quali sono i punti essenziali della nostra politica definita sulla base delle idee del Juché.

     Tuttavia la politica interna ed estera del nostro Partito è fondata sulle idee del Juché e parte da queste idee. Al fondo degli orientamenti concreti, oltre che della linea e della politica in tutti i campi politico, economico, culturale e militare si trovano le idee del Juché.

     Le idee del Juché si trovano incarnate anzitutto nella linea di sovranità in politica, di indipendenza in economia e di autodifesa nella difesa nazionale.

     La sovranità politica costituisce il primo attributo di uno stato sovrano e indipendente. Qualsiasi nazione può garantire l’indipendenza completa del suo paese soltanto nella misura in cui esercita pienamente i propri diritti all’autodeterminazione politica.

     Noi abbiamo definito e continuiamo a definire nella completa indipendenza ogni nostra scelta politica, basandoci sulle idee del Juché. Noi non agiamo su ordine o dietro direttive di nessuno, né accogliamo in blocco o imitiamo quello che proviene dall’estero.

     Nessun aspetto della politica definita e applicata dal nostro partito all’indomani della Liberazione fino ad oggi è stato copiato fuori del paese; al contrario, noi abbiamo formulato tutta la nostra politica autonomamente, basandoci sulle idee del Juché, e in conformità con le esigenze dello sviluppo della rivoluzione nel nostro paese.

     Questo tuttavia non vuol dire che noi non abbiamo dovuto tenere conto dei movimenti rivoluzionari di altri paesi e delle loro esperienze. Noi ci siamo riferiti a quello che è proprio di altri paesi, ma l’abbiamo fatto correttamente; e d’altra parte abbiamo applicato in modo creativo i principi universali del marxismoleninismo in accordo con la realtà del nostro paese, aderendo alle idee del Juché. Grazie a ciò non abbiamo commesso errori e siamo stati in grado di portare avanti la rivoluzione e la costruzione sulla giusta strada.

     Sempre fondandoci sulle idee del Juché, abbiamo risolto tutte le questioni conformemente alla situazione concreta del nostro paese.

     Ad esempio a partire dal fatto che l’intero paese era stato distrutto crudelmente dalla guerra, noi abbiamo definito la linea fondamentale dell’edificazione economica socialista che consiste nell’assicurare lo sviluppo prioritario dell’industria pesante e al tempo stesso sviluppare l’industria leggera e l’agricoltura, in modo da risolvere parallelamente i compiti tendenti a gettare le basi di un’economia nazionale indipendente e a migliorare rapidamente il livello di vita del popolo. Si tratta di una linea originale, definita riflettendo correttamente sulle esigenze dello sviluppo economico del nostro paese e sviluppando in modo creativo la teoria marxista-leninista.

     Inoltre, tenendo correttamente conto delle condizioni concrete del nostro paese, abbiamo definito la linea della cooperativizzazione agricola, tendente ad una ristrutturazione delle forme economiche prima della ristrutturazione tecnica, e abbiamo avanzato la linea della trasformazione socialista del commercio e dell’industria capitalistica. Si tratta di linee creative che nessun altro paese aveva applicato.

     Quando il nostro partito ha avanzato queste linee e questi orientamenti, coloro che erano imbevuti di servilismo verso le grandi potenze e di dogmatismo hanno lanciato delle critiche dicendo: «Nessun libro parla di queste cose» e «nessuno ne ha esperienza». Tuttavia la giustezza di quelle linee e quegli orientamenti è stata dimostrata dalla realtà del nostro paese, che in un breve lasso di tempo si è trasformato in uno Stato industriale socialista dotato di un’economia rurale sviluppata.

     Anche per quanto riguarda la politica nei confronti degli intellettuali, noi abbiamo seguito una strada diversa da quella degli altri paesi.

     Sebbene gli intellettuali della vecchia scuola in passato abbiano fatto una vita agiata, essi possiedono uno spirito rivoluzionario nazionale, in quanto hanno subìto l’oppressione nazionale e un trattamento discriminatorio sotto la dominazione coloniale dell’imperialismo giapponese.

     Riguardo agli intellettuali della vecchia scuola che in passato avevano ricevuto una educazione di vecchio tipo e avevano servito la società borghese o la società feudale, noi abbiamo adottato una politica tesa a fare la Rivoluzione insieme ad essi, a condizione che servissero il popolo e lo sviluppo della nazione, e abbiamo educato e rieducato questi intellettuali nella pratica rivoluzionaria. In questo modo, essi sono stati trasformati in intellettuali rivoluzionari che servono la causa rivoluzionaria della classe operaia, e finora hanno fatto un ottimo lavoro. Ancora oggi, essi lavorano correttamente.

     La linea tesa a far progredire parallelamente la costruzione economica e la costruzione della difesa nazionale, allo scopo di rafforzare contemporaneamente la potenza economica e la capacità di difesa del paese difronte alle manovre di guerra e alle provocazioni degli imperialisti, la linea e l’orientamento teso a riunificare pacificamente la patria con le forze del popolo coreano stesso, senza alcuna ingerenza straniera, dopo aver espulso dalla Corea del Sud gli aggressori imperialisti americani, sono tutte linee e orientamenti originali che concretizzano le idee del Juché.

     Grazie a ciò, tutta la politica del nostro Partito è conforme alla situazione reale del nostro paese e alle aspirazioni del nostro popolo, e noi siamo in grado di difendere fermamente la nostra sovranità politica senza la minima oscillazione, quale che sia il vento che soffia.

     L’indipendenza economica è il fondamento materiale dell’indipendenza politica. Un paese che dipende economicamente da altri paesi ne dipende necessariamente anche sul piano politico.

     Per questo, immediatamente dopo la Liberazione noi abbiamo definito la linea della costruzione di un’economia nazionale indipendente e l’abbiamo applicata superando tutte le difficoltà.

     Costruire un’economia nazionale indipendente con le proprie forze non significa in alcun modo chiudere le porte del paese. Sotto la bandiera della fiducia nelle nostre forze, noi abbiamo costruito un’economia nazionale indipendente e al tempo stesso abbiamo sviluppato, sulla base dei princìpi della piena uguaglianza e del vantaggio reciproco, rapporti economici con altri paesi, provvedendo ai rispettivi bisogni e cooperando reciprocamente.

     Grazie alla nostra lotta e agli eccellenti risultati che essa ha dato, noi siamo arrivati a possedere un’economia nazionale indipendente dotata delle tecniche moderne e sviluppata in modo armonico, e su questa base, siamo in grado di garantire fermamente l’indipendenza politica del paese.

     L’autodifesa sul terreno della sicurezza nazionale costituisce la garanzia militare dell’indipendenza politica e dell’indipendenza economica del paese. Finché il mondo sarà diviso in stati nazionali e, cosa ben più importante, finché esisterà l’imperialismo, è necessario disporre di una capacità di difesa in grado di proteggere il paese contro l’aggressione straniera; altrimenti è impossibile garantire la sovranità e l’indipendenza.

     Grazie alla piena applicazione della linea militare dell’autodifesa, noi abbiamo a disposizione una potente capacità di difesa nazionale in grado di proteggere efficacemente la sicurezza della patria e le conquiste della rivoluzione, schiacciando ogni manovra di provocazione degli aggressori.

     Applicando pienamente i princìpi di sovranità in politica, di indipendenza in economia e di autodifesa nella difesa nazionale, noi abbiamo costruito una patria nuova, socialista, fiera, potente e degna di fiducia, secondo ciò che desideravamo da lungo tempo. Se non avessimo applicato le idee del Juché, lasciandoci andare secondo il vento e ballando sulla musica altrui, non ci sarebbe stato possibile ottenere le realizzazioni di cui oggi possiamo valerci.

     Alcuni giornali dei paesi capitalistici definiscono i paesi socialisti sovrani paesi a «comunismo nazionale». Le nostre idee del Juché non hanno nulla a che vedere col «comunismo nazionale» di cui parlano i reazionari.

     Le idee del Juché sono fondate sul principio enunciato da Marx: «Proletari di tutti i paesi unitevi!», e sono assolutamente conformi all’internazionalismo proletario.

     Noi abbiamo come principio quello di mantenere e difendere lo spirito di indipendenza sulla base delle idee del Juché, e al tempo stesso di consolidare la coesione e la cooperazione internazionaliste. L’indipendenza che noi sosteniamo non è in alcun modo separata dall’internazionalismo proletario. Così come l’internazionalismo non può esistere senza l’indipendenza, l’indipendenza non può esistere senza l’internazionalismo. Voltare le spalle all’internazionalismo proletario col pretesto di salvaguardare l’indipendenza non è un atteggiamento da comunisti, e non significa altro che degenerare in una forma di egoismo nazionale.

     Attualmente noi abbiamo rapporti con altri paesi sulla base della completa uguaglianza e dell’indipendenza.

     Noi non intendiamo attentare agli interessi di altri paesi e non permettiamo a nessuno di calpestare il diritto e la dignità del nostro paese. Con i paesi che hanno un atteggiamento amichevole nei nostri confronti grandi o piccoli che siano noi sviluppiamo rapporti politici e economici sulla base dei principi della completa uguaglianza e del rispetto reciproco.

     L’indipendenza è una condizione indispensabile della coesione e della cooperazione, anche tra i paesi socialisti, e se questi vogliono arrivare ad una reale coesione devono osservare tutti rigorosamente il principio dell’indipendenza. Attualmente, nel nostro lavoro teso a realizzare l’unità e la coesione tra i paesi socialisti, noi ci atteniamo ai nostri principi.

     Eccoli: in primo luogo, combattere l’imperialismo; in secondo luogo, sostenere il movimento di liberazione nazionale nei paesi coloniali e il movimento operaio di tutti i paesi; in terzo luogo, continuare ad avanzare verso il socialismo e il comunismo; in quarto luogo, attenersi ai principi della non ingerenza negli affari esteri, del rispetto reciproco, dell’uguaglianza e del vantaggio reciproco. La nostra linea è di subordinare le divergenze di opinione, se ve ne sono, a questi quattro principi, allo scopo di promuovere la coesione.

     Quanto alla nostra posizione rispetto alla lotta rivoluzionaria e al movimento democratico di altri paesi, essa è identica: ci atteniamo fermamente ai principi della non ingerenza negli affari esteri e dell’indipendenza.

     Il partito e il popolo di ciascun paese conoscono meglio di chiunque altro i problemi del loro paese. Di conseguenza, la questione di come portare avanti il movimento rivoluzionario di ciascun paese deve essere risolta dal partito e dal popolo del paese stesso. Noi ci limitiamo a sostenere e incoraggiare con tutti i mezzi possibili i popoli di altri paesi nella loro giusta lotta per la Liberazione nazionale e sociale; noi non intendiamo in alcun modo ingerirci o imporre loro le nostre idee. Non solo noi non introduciamo meccanicamente nel nostro paese quello che è proprio di altri, ma allo stesso modo non domandiamo agli altri di accettare in blocco quello che è proprio del nostro paese.

     Il movimento rivoluzionario e il movimento democratico che oggi si sviluppano in numerosi paesi potranno procedere con successo e arrivare alla vittoria soltanto se i partiti e i popoli di quei paesi definiscono, a partire da una posizione di indipendenza, una teoria direttrice e un metodo di lotta scientifico conformi alla realtà del loro paese e li mettono in pratica.

2. A proposito dell’edificazione socialista e dei compiti centrali del piano in sei anni

     Come saprete, il V Congresso del nostro Partito ha fatto il bilancio dei successi registrati nella realizzazione del piano settennale e ha adottato un piano in sei anni, un nuovo obiettivo dell’edificazione socialista.

     All’origine, il piano settennale, iniziato nel 1961, doveva essere portato a termine nel 1967 ma la sua realizzazione è stata differita a causa della tensione venutasi a creare attorno al nostro paese.

     Al momento in cui il nostro popolo intraprendeva la realizzazione del piano settennale, gli imperialisti americani hanno provocato la crisi dei Caraibi, hanno intensificato ulteriormente la loro guerra d’aggressione contro il popolo vietnamita e hanno aggravato all’estremo la situazione. In particolare, gli imperialisti americani si sono abbandonati a gravi provocazioni militari contro la metà nord della Repubblica, accelerando al tempo stesso in Corea del Sud i preparativi di una nuova guerra.

     In questa situazione noi abbiamo dovuto rafforzare la potenza difensiva del paese e fare tutti e fare tutti i preparativi necessari per far fronte all’aggressione del nemico.

Il nostro Partito ha avanzato una nuova linea consistente nel portare avanti parallelamente la costruzione dell’economia e quella della difesa nazionale, e su questa base ha riorganizzato l’insieme del lavoro di edificazione socialista e ha destinato ampi fondi alla costruzione della difesa nazionale. Siamo dunque stati costretti a dedicare molto più tempo alla realizzazione del piano settennale dell’economia nazionale.

     Se gli imperialisti americani non hanno osato toccarci, sebbene abbiano provocato l’incidente della «Pueblo» e dell’«EC121», e non hanno tentato di intraprendere, di fronte al mondo, un’invasione armata contro la metà nord della Repubblica, è perché noi abbiamo reso invulnerabile la difesa della patria, dedicando grandi sforzi al consolidamento della capacità di difesa nazionale, malgrado le restrizioni che in questo modo venivano a soffrire lo sviluppo economico del paese e l’elevamento del livello di vita del popolo.

     Malgrado le condizioni difficili, abbiamo realizzato con successo il piano settennale. Sebbene l’abbiamo realizzato in dieci anni, la nostra economia nazionale si è sviluppata ad un ritmo estremamente rapido. Nei dieci anni di realizzazione del piano settennale, la produzione della nostra industria è aumentata in media del 12,8 % all’anno.

     Credo che si tratti di un ritmo di crescita molto rapido in confronto ad altri paesi. Il nostro popolo ne ha derivato una grande fierezza e un grande orgoglio.

     Lo scorso anno il nostro popolo ha avviato la realizzazione di un nuovo piano in sei anni.

     Il piano in sei anni è un progetto che tende a registrare un grande progresso nella lotta per consolidare ulteriormente il regime socialista nel nostro paese, a realizzare la vittoria completa del socialismo e a trasformare la nostra patria socialista in un paese più ricco e più potente, sovrano, indipendente e capace di autodifendersi.

     Come indica il documento del V Congresso del nostro Partito, il compito fondamentale del piano in sei anni nel campo della costruzione economica socialista consiste nel consolidare ulteriormente le basi materiali e tecniche del socialismo e liberare i lavoratori dai lavori più duri in tutti i campi dell’economia nazionale, e questo consolidando e sviluppando le realizzazioni dell’industrializzazione e portando la rivoluzione tecnica ad uno stadio nuovo e più avanzato.

     I Tre compiti della rivoluzione tecnica costituiscono il contenuto fondamentale del piano in sei anni.

     I Tre compiti della rivoluzione tecnica definiti dal nostro Partito consistono in primo luogo nel portare avanti energicamente la rivoluzione tecnica nel campo industriale per ridurre la differenza tra il lavoro duro e il lavoro facile, in secondo luogo nel continuare ad accelerare la rivoluzione tecnica nelle campagne per ridurre la differenza fra il lavoro agricolo e il lavoro industriale, in terzo luogo nel realizzare la rivoluzione tecnica per liberare le donne dagli onerosi lavori domestici. In una parola, i Tre compiti della rivoluzione tecnica sono dei compiti rivoluzionari sacri chiamati a liberare i lavoratori dai lavori duri e difficili.

     Essi riflettono le esigenze dello sviluppo economico del nostro paese, dove l’industrializzazione socialista è stata realizzata, e riflettono le aspirazioni più profonde dei lavoratori.

     Il nostro partito ha individuato nella produzione delle macchine utensili l’anello centrale dei Tre compiti della rivoluzione tecnica.

     La rivoluzione tecnica è la rivoluzione meccanica. Per portare a termine la rivoluzione tecnica è necessario avere molte macchine utensili.

     Per questo, l’anno passato, primo anno del piano in sei anni, noi abbiamo concentrato i nostri sforzi sulla produzione delle macchine utensili. Gli operai della Fabbrica di macchine utensili di Huichon e di altre fabbriche di macchine utensili del nostro paese, rispondendo incondizionatamente all’appello del Partito, hanno condotto una lotta vigorosa per l’aumento della produzione di macchine utensili, procedendo al tempo stesso al rinnovamento delle attrezzature e all’automazione dei processi di produzione. Grazie a ciò la nostra industria ha superato il livello di produzione annuo di 30.000 macchine utensili.

     Già abbiamo aperto una grande breccia nella realizzazione dei Tre compiti della rivoluzione tecnica, e abbiamo una prospettiva certa nella realizzazione del piano in sei anni.

     Per realizzare i Tre compiti della rivoluzione tecnica, noi continueremo a concentrare i nostri sforzi sulla produzione delle macchine utensili; amplieremo inoltre la loro gamma e miglioreremo la loro qualità, aumentando contemporaneamente la loro produzione. Al tempo stesso, aumenteremo costantemente la produzione di trattori e veicoli e produrremo un numero molto maggiore di macchine agricole di vario tipo. D’altra parte, contiamo di dedicare grandi sforzi allo sviluppo dell’industria elettronica e dell’industria dell’automazione allo scopo di approfondire costantemente la rivoluzione tecnica.

     Contiamo inoltre di produrre e di fornire una quantità molto maggiore di laminati d’acciaio e di materiali non ferrosi necessari all’industria meccanica, all’industria elettronica e all’industria dell’automazione.

     A giudicare dalle realizzazioni dell’anno passato e dall’ardore che i nostri lavoratori mettono nella lotta siamo convinti che i Tre compiti della rivoluzione tecnica saranno realizzati con successo in un breve lasso di tempo.

     Nel corso del piano in sei anni si avrà anche un sensibile miglioramento del tenore di vita del nostro popolo.

     Attualmente il nostro popolo non ha preoccupazioni o inquietudini riguardo al nutrimento, al vestiario e all’alloggio e condurre una vita soddisfacente ed ugualitaria.

     Noi intendiamo prendere una serie di misure per elevare ulteriormente il livello di vita del popolo nel corso del piano in sei anni.

     Il compito più importante che abbiamo indicato per elevare il livello di vita del popolo è quello di eliminare rapidamente la disparità tra il livello di vita degli operai e dei contadini e le disparità tra le condizioni di vita degli abitanti delle città e gli abitanti delle campagne. A tale scopo intendiamo riorganizzare il distretto e potenziare il suo ruolo di base di approvvigionamento delle campagne, far entrare in servizio degli autobus in tutte le comuni rurali e realizzare la canalizzazione dei villaggi per dotarli di acqua corrente. Prevediamo d’altra parte di costruire annualmente alloggi per 300.000 mila famiglie nelle città e nelle campagne e di sviluppare ulteriormente il lavoro di sanità pubblica. Inoltre, contiamo di aumentare i salarti dell’insieme degli operai e degli impiegati e di operare un nuovo mutamento nella produzione degli articoli di consumo corrente, in modo da elevare considerevolmente il livello di vita dei lavoratori su tutti i piani.

     Se lotteremo correttamente nel corso di alcuni anni, il nostro popolo non avrà più da invidiare nulla ad altri paesi quanto il livello di vita.

     Nel corso del piano in sei anni ci proponiamo di portare avanti energicamente la rivoluzione culturale parallelamente alla rivoluzione tecnica.

     Durante questo periodo porteremo il numero dei tecnici e degli specialisti a più di un milione, eleveremo ancora il livello delle conoscenze generali e tecniche di tutti i lavoratori e svilupperemo ulteriormente la scienza, la letteratura, le arti e la cultura fisica. L’introduzione dell’insegnamento obbligatorio di dieci anni è uno dei compiti importanti che dovremmo assolvere nel corso del piano in sei anni per la realizzazione della rivoluzione culturale.

     Dal 1967 il nostro paese applica l’insegnamento tecnico obbligatorio di 9 anni, grazie al quale tutti i bambini e i giovani dai 7 ai 16 anni si istruiscono gratuitamente in scuole pubbliche. L’istruzione dell’insegnamento tecnico obbligatorio di 9 anni è stato un avvenimento di portata storica nello sviluppo del lavoro di insegnamento popolare e nell’edificazione di una cultura socialista nel nostro paese. Grazie all’applicazione dell’insegnamento tecnico obbligatorio di 9 anni, tutti gli appartenenti alla nuova generazione del nostro paese sono destinati a diventare uomini degni di fiducia, sviluppati su tutti i piani e dotati di vaste conoscenze generali e di conoscenze di base nel campo della scienza e della tecnica moderne.

     Noi contiamo di introdurre nel prossimo futuro l’insegnamento obbligatorio di 10 anni, sulla base delle realizzazioni e delle esperienze acquisite nell’insegnamento tecnico obbligatorio di 9 anni, e di migliorare ancora il lavoro di insegnamento sulla base dei principi della pedagogia socialista formulati dal nostro Partito.

     L’introduzione dell’insegnamento obbligatorio di 10 anni per tutti eleverà ulteriormente il livello dell’insegnamento scolastico e realizzerà un grande progresso nello sviluppo della scienza e della tecnica del paese. Indubbiamente introdurre l’insegnamento obbligatorio di 10 anni non è impresa facile. Per farlo lo Stato dovrà stanziare notevoli fondi. Ma noi siamo in grado di farlo, e siamo decisi a non fare nessuna economia per l’istruzione dei nostri discendenti. L’anno passato abbiamo applicato il nuovo sistema a titolo sperimentale in alcune scuole e abbiamo fatto delle esperienze; al tempo stesso abbiamo creato una certa base al nuovo sistema. Di qui a qualche anno applicheremo integralmente e in modo generalizzato l’insegnamento obbligatorio di 10 anni.

     Combinare correttamente l’unità politica e ideologica del popolo con la lotta di classe riveste una grandissima importanza per lo sviluppo della società socialista.

     Per questo il nostro Partito ha sempre prestato una profonda attenzione a tale questione.

     Nella metà nord del nostro paese ormai da lungo tempo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è stato eliminato ed è stato instaurato un regime socialista. In tal modo il rapporto tra i lavoratori è diventato un rapporto cameratesco fatto di aiuto reciproco e di cooperazione e l’unità politica e ideologica di tutto il popolo si è consolidata.

     Questo non significa però che l’instaurazione del regime socialista comporta automaticamente il consolidamento dell’unità delle masse popolari. Nel regime socialista rimangono ancora degli elementi ostili, anche se poco numerosi, e le influenze delle vecchie ideologie continuano ad agire sull’animo dei lavoratori.

     In queste condizioni, per rinsaldare le file rivoluzionarie e portare a termine con successo l’edificazione socialista, è necessario promuovere il lavoro di consolidamento dell’unità e della coesione delle masse popolari e della lotta contro le azioni degli elementi ostili, combinando correttamente i due momenti.

     Si commetteranno errori di «sinistra» se si mette l’accento unicamente sulla lotta di classe e se vi si attribuisce eccessiva importanza, dimenticando il fatto che l’alleanza tra la classe operaia, i contadini e gli intellettuali è alla base dei rapporti sociali del socialismo. In questo caso non si farà affidamento sugli uomini, si tratteranno persone innocenti come elementi ostili e si creerà un’atmosfera d’inquietudine nella società.

     All’opposto, si commetteranno errori di destra se si dà importanza soltanto all’unità politica e ideologica e se la si considera come assoluta, dimenticando che nel socialismo esistono anche degli elementi ostili e le sopravvivenze delle vecchie ideologie e che la lotta di classe continua. In questo caso, la vigilanza verso gli elementi ostili si addormenterà, la lotta contro le vecchie ideologie si indebolirà e il modo di vita capitalistico potrà diffondersi ampiamente nella vita sociale.

     Per questi motivi, noi stiamo bene in guardia contro le deviazioni sia di»sinistra» che di destra e combiniamo correttamente la lotta contro gli elementi ostili con il lavoro di consolidamento dell’unità e della coesione e dei lavoratori; in questo noi rafforziamo costantemente l’unità e la coesione delle masse popolari.

     Per rafforzare ulteriormente l’unità politica e ideologica dei lavoratori è necessario rivoluzionarizzare tutta la società e trasformarla sul modello della classe operaia, mettendo al primo posto la rivoluzione ideologica.

     Soltanto mettendo al primo posto la rivoluzione ideologica è possibile assolvere il compito storico della rivoluzionarizzazione di tutta la società e della sua trasformazione sul modello della classe operaia e conquistare più rapidamente la fortezza materiale dell’edificazione del socialismo e del comunismo, per non parlare ovviamente della fortezza ideologica.

     Rivoluzionarizzare tutta la società e trasformarla sul modello della classe operaia comporta una lotta di classe per eliminare tutte le vecchie ideologie, tutti gli elementi estranei alla classe operaia in tutti i campi della vita sociale.

     Ma questa lotta di classe si distingue in modo fondamentale dalle lotte di classe precedenti e assume dunque una forma differente.

     Il lavoro di rivoluzionarizzazione delle persone e della loro trasformazione sul modello della classe operaia tende a rieducare i lavoratori nella lotta per edificare più rapidamente e meglio il socialismo e il comunismo; è dunque un compito che si impone per condurre tutti i lavoratori fino alla società comunista.

     Per questo il nostro Partito ha svolto e svolge ancora il lavoro teso a rivoluzionarizzare i lavoratori e a trasformarli sul modello della classe operaia con metodi di persuasione e di spiegazione mettendo l’accento sull’educazione ideologica.

     Anche per quanto riguarda le persone la cui origine sociale, il cui ambiente o i cui precedenti sociopolitici presentano dei problemi, se vogliono seguire il nostro Partito noi diamo loro fiducia senza eccezioni e senza esitare e le guadagniamo alla causa della rivoluzione; a partire da questo principio noi ci sforziamo instancabilmente a rivoluzionarizzare le masse di tutti gli strati e le classi sociali e di trasformarle sul modello della classe operaia.

     Grazie alla lotta che abbiamo condotto correttamente per rivoluzionarizzare tutta la società e trasformarla sul modello della classe operaia, nell’ideologia e nella mentalità del nostro popolo si è avuto un mutamento radicale, e la nostra società si è consolidata più che mai al suo interno.

     Si è ulteriormente consolidata la coesione tra la nostra classe operaia, i nostri contadini cooperatori e i nostri lavoratori intellettuali; tutti i lavoratori, fermamente uniti, formano una grande famiglia rossa nella quale si aiutano e si sostengono a vicenda.

     Il processo di edificazione del socialismo e del comunismo è il processo della rivoluzionarizzazione di tutti i membri della società operai, contadini e intellettuali ; è il processo dell’eliminazione di tutte le differenze di classe attraverso la trasformazione di tutta la società sul modello della classe operaia.

     Per edificare il socialismo e il comunismo è necessario eliminare gradualmente le differenze tra i membri della società per quanto riguarda il livello ideologico, morale, culturale e tecnico, e al tempo stesso è necessario eliminare le differenze tra la classe operaia e i contadini per quanto riguarda le condizioni di lavoro, sviluppando le forze produttive.

     L’importante, a questo riguardo, è risolvere correttamente la questione rurale.

     Soltanto quando lo stato socialista avrà completamente colmato il ritardo delle campagne attraverso la soluzione definitiva della questione rurale esso potrà distruggere completamente le basi e i punti d’appoggio attraverso cui possono penetrare e agire il veleno borghese reazionario proveniente dall’esterno e gli elementi che ancora rimangono delle classi sfruttatrici rovesciate. E d’altra parte soltanto quando la proprietà cooperativa sarà stata portata al livello della proprietà di tutto il popolo si potranno sviluppare a un livello elevato le forze produttive dell’agricoltura, si potranno estirpare gli elementi egoisti che ancora esistono tra i contadini e si potranno condurre sicuramente tutti i lavoratori sulla via del collettivismo, che li porta a lavorare con entusiasmo cosciente per la società e il popolo.

     Seguendo la linea indicata nelle «Tesi sulla questione rurale socialista nel nostro paese», il nostro Partito è impegnato a colmare il ritardo tecnico dell’economia rurale rispetto all’industria moderna, il ritardo culturale delle campagne rispetto alle città avanzate e il ritardo ideologico dei contadini rispetto alla classe operaia, che è la classe più rivoluzionaria, dando così un potente impulso alla rivoluzione tecnica, alla rivoluzione culturale e alla rivoluzione ideologica nelle campagne; in tal modo esso rafforza costantemente la direzione e l’aiuto del Partito e dello Stato della classe operaia nei confronti delle campagne, e avvicina costantemente la proprietà cooperativa alla proprietà di tutto il popolo, combinando organicamente lo sviluppo della proprietà di tutto il popolo con quello della proprietà cooperativa.

     Se in questo modo le differenze di classe tra classe operaia e contadini saranno eliminate e la proprietà cooperativa sarà trasformata in proprietà di tutto il popolo, l’unità politica e ideologica di tutta la società sarà pienamente realizzata su una stesa base socioeconomica e all’interno di una stessa ideologia. Noi lottiamo per affrettare il raggiungimento di questo obiettivo.

3. A proposito del problema della riunificazione del nostro paese

     Attualmente la situazione generale del nostro paese si evolve in senso estremamente favorevole alla lotta del nostro popolo per la riunificazione indipendente e pacifica della patria.

     Le realizzazioni dell’edificazione socialista registrate nella metà nord della Repubblica sotto la bandiera delle idee del Juché consolidano ulteriormente le basi politiche ed economiche della riunificazione della patria nella piena indipendenza, infondono una grande speranza e una grande fiducia alla popolazione del Sud e li incoraggiano fortemente nella lotta per la riunificazione pacifica della patria.

     Negli ultimi tempi nella Corea del Sud la tendenza alla riunificazione pacifica si va accentuando rapidamente e la lotta contro il regime fascista e per la democratizzazione della società si va intensificando come non mai. Le azioni di massa che la gioventù studentesca e il popolo hanno portato avanti incessantemente prima e dopo le elezioni presidenziali fantoccio svoltesi l’anno scorso, e le vivaci discussioni sulla riunificazione della patria che animano il mondo sociale e politico del Sud indicano che la tendenza contro l’attuale regime di dominio fascista e per la riunificazione pacifica si rafforza in modo impetuoso e irresistibile.

     Dato che il nostro orientamento per la riunificazione pacifica gode dell’appoggio unanime non solo del popolo coreano ma anche dell’opinione pubblica mondiale e che la tendenza alla riunificazione pacifica in Corea del Sud si è rafforzata, le autorità sudcoreane, che in precedenza rifiutavano qualsiasi contatto tra Nord e Sud, sono state costrette, sotto la pressione proveniente da ogni parte, ad accettare i colloqui tra la Croce Rosse del Nord e del Sud. Indubbiamente i colloqui preliminari attualmente in corso a Panmunjom tra le organizzazioni della Croce Rossa del Nord e del Sud appaiono tardivi e il quadro della discussione delle questioni è ristretto; tuttavia essi rappresentano un avvenimento di grande importanza, in quanto i coreani, riuniti deliberano tra di loro su problemi interni alla nazione.

     Si può dire che si tratta di un passo avanti del nostro popolo nella sua lotta per la riunificazione pacifica della patria divisa.

     Riguardo ai colloqui tra le organizzazioni della Croce Rossa del Nord e del Sud la nostra posizione è chiara. Noi vogliamo, dimostrando così tutta la nostra sincerità, che i colloqui servano ad alleviare al più presto le sofferenze del popolo dovute alla divisione, e su questa base intendiamo aprire la strada alla riunificazione pacifica della patria.

     Ma la posizione delle autorità sudcoreane è diametralmente opposta alla nostra. Dal primo giorno in cui sono state trascinate al tavolo dei colloqui, le autorità sudcoreane non hanno fatto che tirare in lungo i colloqui stessi appigliandosi a questo o a quel pretesto, e hanno gettato acqua fredda sulla tendenza bruciante alla riunificazione pacifica dicendo che «non bisogna essere troppo entusiasti» e che i colloqui «sono prematuri». Peggio ancora, sostenendo che noi ci prepariamo ad «invadere il Sud» in quanto abbiamo ultimato i nostri preparativi di guerra, hanno proclamato lo «stato di urgenza nazionale» e per sostenerlo varano nuove leggi fasciste e oppressive di vario genere e aggravano deliberatamente la situazione.

     Questa campagna frenetica a cui si abbandona la cricca fantoccio sudcoreana non può essere considerata altrimenti che come un tentativo di sopravvivere soffocando la tendenza alla riunificazione pacifica, tendenza che si rafforza ogni giorno di più in Corea del Sud, sabotando i contatti e i negoziati tra Nord e Sud e perpetuando la divisione del paese. Non è un caso che anche alcuni ambienti governativi reazionari degli Stati Uniti e del Giappone e la stampa al loro soldo dicono che la proclamazione dello «stato d’urgenza» in Corea del Sud è una manovra politica originata più dalla situazione interna che dalla minaccia di «invasione contro il Sud».

     I governanti sudcoreani non possono ingannare nessuno né risolvere alcunché con queste sciocche manovre.

     Sembra che impauriti dalla situazione interna e esterna che evolve rapidamente a loro sfavore i governanti sudcoreani siano stati presi dalla frenesia; al contrario, dovrebbero calmarsi e riflettere con sangue freddo.

     Ormai i tempi sono cambiati e la situazione si è evoluta.

     Oggi la situazione non è più quella degli anni ’40, quando prendendo a prestito il nome del’«ONU» gli imperialisti americani hanno diviso il nostro paese in Nord e Sud.

     È finito il tempo in cui gli imperialisti americani potevano ingerirsi negli affari di altri paesi e deciderne a loro piacimento.

     Oggi gli imperialisti americani e i militaristi giapponesi non sono in grado neppure di regolare i propri affari.

     Noi pensiamo che sia arrivato il momento in cui i governanti sudcoreani devono abbandonare la loro posizione antinazionale assunta finora, tesa a ricercare la loro salvezza attaccandosi agli abiti degli aggressori imperialisti americani e favorendo la penetrazione degli aggressori giapponesi, e d’altra parte voltando le spalle ai loro compatrioti.

     Se i governanti sudcoreani vogliono veramente trovare una via d’uscita devono adottare il punto di vista nazionale e abbandonare le loro pretese assurde di «accrescere» la loro «forza» appoggiandosi sulle forze straniere per contenere la Corea del Nord con la forza e di realizzare la «riunificazione attraverso il trionfo sul comunismo», e devono accettare le nostre proposte giuste e ragionevoli: riunificare la patria attraverso gli sforzi congiunti dei coreani stessi e per via pacifica.

     Mi avete domandato qual è il nostro orientamento concreto per la riunificazione della patria. Il nostro orientamento per la riunificazione della patria oggi non è diverso da quello del passato. Noi proponiamo con coerenza che il problema della riunificazione della patria, problema interno della nostra nazione, sia regolato dai coreani stessi e non con l’ingerenza straniera, per via pacifica e non con la guerra.

     Noi abbiamo nuovamente precisato il nostro orientamento per la riunificazione della patria per via indipendente e pacifica nel Progetto per la salvezza nazionale in 8 punti presentato nell’Aprile dell’anno passato dall’Assemblea Popolare Suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea, nel Discorso del 6 Agosto e nel Messaggio per il nuovo anno. Anche in avvenire noi faremo con coerenza tutti gli sforzi possibili perché questo orientamento si realizzi.

     Facendo sì che i colloqui attualmente in corso tra le organizzazioni della Croce Rossa del Nord e del Sud abbiano risultati positivi nell’interesse di tutta la nazione, si creerà un’atmosfera favorevole ala riunificazione pacifica della patria.

     Le autorità sudcoreane, parlando non si sa di quale «tappa» sostengono che la tal cosa è possibile mentre la tal altra è impossibile, che la tal cosa si può risolvere subito mentre la tal altra deve essere rinviata; si tratta di una tattica dilatoria, e non di un atteggiamento teso a risolvere effettivamente i problemi.

     Se i colloqui tra la Croce Rossa del Nord e del Sud avranno un esito positivo e i parenti e gli amici separati al Nord e al Sud potranno visitarsi liberamente, sarà possibile no solo alleviare le loro sofferenze, ma anche fondere i sentimenti tra la popolazione del Nord e del Sud e approfondire al comprensione reciproca.

     L’eliminazione della tensione nel nostro paese è un problema di grande importanza non solo per la riunificazione pacifica della patria, ma anche per la pace in Asia e nel mondo.

     Per eliminare la tensione in Corea è necessario anzitutto sostituire l’Accordo di Armistizio con un accordo di pace tra Nord e Sud.

     Noi insistiamo perché il Nord e il Sud concludano un accordo di pace e perché le forze armate del Nord e del Sud vengano considerevolmente ridotte, con la condizione che le truppe d’aggressione dell’imperialismo americano vengano ritirate dalla Corea del Sud.

     Noi abbiamo ripetuto innumerevoli volte che non abbiamo alcuna intenzione di «invadere il Sud».

     Se i governanti sudcoreani non avessero intenzione di realizzare la «riunificazione attraverso la marcia al Nord», essi non avrebbero alcun motivo di non accettare la conclusione dell’accordo di pace tra Nord e Sud. Se essi desiderano veramente la pace e la riunificazione pacifica del nostro paese, devono accettare di concludere l’accordo di pace tra Nord e Sud anziché far tanto chiasso sulla «minaccia di invasione contro il Sud», che è una minaccia inesistente .

     Noi proponiamo di rafforzare i contatti e i legami tra il Nord e il Sud e di intavolare negoziati politici tra Nord e Sud per la soluzione del problema della riunificazione della patria.

     Ci sono moltissimi problemi da risolvere per eliminare le rovine causate dalla divisione nazionale e riunificare la patria per via pacifica. Tutti questi problemi possono essere risolti con successo soltanto con dei negoziati politici tra Nord e Sud.

     Noi siamo disposti ad avviare dei colloqui, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, con tutti i partiti politici della Corea del Sud, compresi il Partito Repubblicano Democratico, il partito Neo-Democratico e il Partito Nazionalista. Attualmente le autorità sudcoreane sostengono cose assurde senza nemmeno incontrarci. Rifiutare i negoziati sbandierando soltanto a parole la «riunificazione pacifica» non è un atteggiamento che vuole veramente risolvere per via pacifica il problema della riunificazione. Per risolvere pacificamente il problema della riunificazione della patria è necessario procedere attivamente a negozi bilaterali o multilaterali tra i diversi partiti politici del Nord e del Sud della Corea, allo scopo di scambiare le opinioni politiche a proposito della riunificazione e di ricercare mezzi ragionevoli per la riunificazione pacifica.

     La nostra porta è sempre aperta a chiunque per intavolare negoziati e stabilire contatti tra Nord e Sud. Anche per quanto riguarda le persone che hanno commesso dei crimini nei confronti della patria e del popolo, noi non le chiameremo a rendere conto dei loro crimini ma le consulteremo volentieri sul problema della riunificazione del paese, a patto che si pentano sinceramente del loro passato e si impegnino sulla via del patriottismo per la riunificazione pacifica del paese.

     Se tutti i coreani lotteranno uniti sulla stessa via per la riunificazione della patria, sarà perfettamente possibile cacciare gli aggressori americanigiapponesi, evitare il pericolo di rovina che minaccia la Corea del Sud e realizzare la riunificazione pacifica del paese. Noi siamo convinti che il problema della riunificazione della Corea, per quanto conosca ancora delle difficoltà, ha ottime prospettive di soluzione: esso prima o poi sarà risolto per via pacifica, secondo la volontà del nostro popolo, in base al principio dell’autodeterminazione nazionale.

4. A proposito di alcuni problemi internazionali

     Attualmente le forze dell’imperialismo sono in decadenza, mentre le forze dei popoli che lottano per la pace e la democrazia, per l’indipendenza nazionale e il socialismo acquistano ampiezza e forza.

     L’imperialismo americano, che nella guerra di corea ha subito una sconfitta cocente, la prima della sua storia, è piegato sotto i colpi che uno dopo l’altro riceve in ogni parte del mondo ed è in declino.

     Oggi l’imperialismo americano si trova in una crisi profonda sia all’interno che all’esterno. All’interno degli Stati Uniti il movimento di opposizione alla guerra si sviluppa impetuosamente e le contraddizioni all’interno degli stessi circoli dirigenti si vanno aggravando.

     L’economia si trova in uno stato di marasma cronico e la bilancia dei pagamenti registra un disavanzo sempre maggiore. L’imperialismo americano subisce rovesci su rovesci in Indocina e in ogni parte del mondo e si trova isolato anche tra i paesi suoi satelliti per non parlare dei suoi colleghi imperialisti.

     Attualmente la forza dell’imperialismo americano è in decadenza, mentre un tempo gli Stati Uniti si imponevano agli altri e li costringevano ad appoggiare la loro politica col ricatto nucleare e del dollaro. Il ricatto nucleare oggi non ha più il suo effetto e il dollaro è sul punto del crollo in borsa; e neppure esistono più paesi che seguono l’imperialismo americano. Per rimediare a questa situazione, l’imperialismo americano ha avanzato la tristemente celebre «dottrina Nixon», che tende a far combattere tra di loro gli asiatici in Asia e gli abitanti in Medio Oriente in Medio Oriente.

     Ma non c’è nessuno che sia disposto ad accettare questa «dottrina», tranne che un individuo ottuso come Sato.

     In questa situazione, l’imperialismo americano ha dovuto alzare di nuovo l’insegna della «pace», e Nixon è costretto ad andare a testa bassa in pellegrinaggio diplomatico a chiedere grazia.

     Tuttavia questo non significa affatto che l’imperialismo americano è in completa rovina o che la sua natura è mutata. L’imperialismo americano rimane sempre il capofila dell’imperialismo e la sua natura aggressiva non è mutata. Per loro natura, gli imperialisti quando si trovano in una situazione difficile ricorrono a manovre subdole di aggressione e di guerra sotto l’insegna della pace.

     Oggi gli imperialisti americani, praticando una politica a doppia faccia, sono ancora più perfidi nella loro politica di aggressione contro altri paesi. Per questo, i popoli dei paesi impegnati nella rivoluzione e i popoli di tutti i paesi in lotta sono chiamati a raddoppiare la loro vigilanza nei confronti delle manovre d’aggressione e di guerra che l’imperialismo americano ordisce dietro il paravento della «pace», e a sviluppare, in stretta unità, una lotta ancora più energica contro l’imperialismo americano. Soltanto così essi possono salvaguardare la pace, conquistare l’indipendenza nazionale e realizzare il progresso sociale.

     L’imperialismo americano per la realizzazione della «dottrina Nixon» in Asia, attribuisce un’importanza particolare al militarismo giapponese.

     È da molto tempo che gli imperialisti americani fanno il gioco di fare del militarismo giapponese la «truppa d’assalto» nella loro aggressione contro l’Asia mentre dal canto loro i militaristi giapponesi cercano di approfittarne per realizzare le loro ambizioni. I colloqui tra i capi di stato americano e giapponese che si sono avuti giorni fa anche se in tono minore rispetto ai precedenti hanno rivelato che questa complicità e questa collusione delle forze aggressive americano-giapponesi per l’aggressione in Asia non hanno subito modifiche. Nella «dichiarazione comune» resa pubblica al termine dei colloqui, Nixon e Sato hanno confermato di nuovo il «trattato di sicurezza nippo-americana» di triste fama sotto l’insegna della «pace» e della «stabilità», e si sono impegnati a «cooperare strettamente» nell’aggressione in Asia.

     È un fatto palese che il militarismo giapponese è risorto sotto l’egida dell’imperialismo americano e che i militaristi giapponesi, incoraggiati dagli imperialisti americani, sono una pericolosa forza d’aggressione in Asia.

     Come tutti gli imperialisti, i militaristi giapponesi nella loro aggressione contro altri paesi oggi si servono del metodo dell’esportazione massiccia di merci e capitali per asservire economicamente i paesi in questione, della penetrazione ideologica e culturale per paralizzare la coscienza dei popoli e della penetrazione delle forze armate aggressive col pretesto della protezione delle loro concessioni economiche.

     Il nostro paese è il primo obiettivo dell’aggressione del militarismo giapponese.

     Attualmente i militaristi giapponesi, con la complicità e la collusione dei fantocci sudcoreani, hanno profondamente esteso i loro diabolici tentacoli di aggressione sulla metà sud del nostro paese in tutti i campi politico, economico, culturale e militare. Essi inoltre hanno elaborato dei piani piani operativi per l’aggressione del nostro paese e di altri paesi socialisti dell’Asia, e non cessano di fare con grande chiasso esercitazioni di guerra. Sato è arrivato fino a parlare di un «attacco preventivo» contro il nostro paese.

     Stando così le cose, ormai non è più il caso di discutere se il militarismo giapponese è risorto o no. Il problema è di opporsi alle manovre di aggressione del militarismo giapponese e di lottare per sventarle.

     La lotta del popolo giapponese è di grande importanza per sventare le manovre di aggressione dei militaristi giapponesi. Come ho già detto in altre occasioni, il popolo giapponese non è più quello del passato. È un popolo che ha conosciuto le sofferenze e le conseguenze dell’aggressione contro altri paesi perpetrata dal militarismo, è un popolo che ha acquistato coscienza. Esso non rimarrà con le braccia incrociate se i militaristi giapponesi tenteranno di provocare una nuova guerra di aggressione. Il popolo giapponese oggi conduce una lotta energica contro le forze militariste aggressive, per la democrazia, la neutralità e la pace. Questa lotta esercita una grande pressione sui circoli dirigenti reazionari del Giappone.

     Sulla questione se scatenare o no una guerra di aggressione divergenze di opinioni si manifestano anche all’interno dei circoli dirigenti giapponesi. Il Giappone è un paese insulare e importa da alti paesi la quasi totalità delle sue materie prime industriali, in queste condizioni, una volta scatenata la guerra si troverebbe in una situazione estremamente difficile, e per di più gli avversari della sua aggressione non sono affatto trascurabili. Alcune persone, mi pare, si oppongono alla guerra anche sulla base di queste considerazioni. In effetti, l’Asia di oggi non è più quella di un tempo, il suo volto è completamente cambiato.

     Se tutte le forze contrarie alla guerra si uniranno al popolo del Giappone, e se i popoli dell’Asia, a cominciare dal popolo coreano e il popolo cinese, uniranno le loro forze nella lotta, i militaristi giapponesi, per quanto possano tendere alla guerra, non oseranno scatenarla e le loro manovre di aggressione saranno sventate. Attualmente l’Asia si presenta come l’arena principale della lotta antimperialista, e l’evoluzione della situazione in Asia esercita un’influenza decisiva sugli sviluppi della situazione mondiale nel suo complesso.

     I popoli del nostro paese e degli altri paesi socialisti dell’Asia, così come i popoli dei paesi in lotta riporteranno brillanti vittorie tanto nella lotta rivoluzionaria antimperialista quanto nell’edificazione di una nuova società, superando le difficoltà e le prove che si presentano ad ogni momento.

     L’imperialismo americano ha perseguito per vent’anni una politica tesa a isolare e bloccare la Cina. Malgrado ciò, la Cina, lungi dal subire dei rovesci, è diventata un potente stato socialista e si è sviluppata e rafforzata fino a diventare una forza rivoluzionaria antimperialista degna di fiducia.

     Il prestigio della Repubblica Popolare Cinese sul piano internazionale si accresce ogni giorno di più.

     La Repubblica Popolare Cinese ha riconquistato il suo legittimo diritto all’Onu grazie all’appoggio di numerosi paesi, mentre la cricca di Chang Kaishek è stata bandita d tutte le organizzazioni dell’ONU. Questo è un grande avvenimento intervenuto nell’arena politica internazionale. Esso costituisce una grande vittoria del popolo cinese, e al tempo stesso una vittoria dei popoli di tutto il mondo sulla via della pace e del progresso.

     Il popolo vietnamita, con la sua eroica lotta contro gli aggressori imperialisti americani, ha assestato colpi irrimediabili al nemico e sta dando un grande contributo all’opera dei popoli progressisti di tutto il mondo per la pace, l’indipendenza nazionale e il socialismo.

     Attualmente il popolo vietnamita sta conducendo una lotta ancora più tenace per cacciare dal Sud Vietnam le truppe d’aggressione dell’imperialismo americano, per realizzare una vera indipendenza e la riunificazione della patria.

     La questione vietnamita deve essere regolata sulla base della Proposta in 4 punti avanzata dalla Repubblica Democratica del Vietnam per la soluzione pacifica della questione vietnamita e sulla base della Proposta in 7 punti del Governo Rivoluzionario Provvisorio della Repubblica del Sud Vietnam. Se gli imperialisti americani continueranno a lanciare delle sfide anziché accettare queste giuste proposte del popolo vietnamite, essi andranno incontro ad una sconfitta ancora più disastrosa.

     Il popolo vietnamita otterrà sicuramente la vittoria nella lotta che porterà avanti levando ancora più alta la bandiera rivoluzionaria antimperialista.

     Il popolo cambogiano e il popolo laotiano, che hanno già registrato grandi vittorie nella guerra di resistenza antimperialista per la salvezza nazionale, attualmente stanno lanciando continui e vigorosi attacchi contro gli imperialisti americani e i loro mercenari, precipitandoli in una situazione irrimediabile.

     Oggi l’imperialismo americano sta consumando le sue ultime ore in Asia.

     I popoli dell’Asia, a cominciare dai popoli della Corea, della Cina, del Vietnam, della Cambogia e del Laos, arriveranno a costruire una nuova Asia, indipendente e prospera, dopo aver liquidato completamente l’imperialismo e il colonialismo in tutte le forme, conducendo una lotta in stretta unità, sotto la comune bandiera antimperialista e antiamericana.

     Come sicuramente saprete, negli ultimi tempi in seno all’ONU si sono avuti alcuni mutamenti che riflettono lo spostamento dei rapporti di forza tra il progresso e la reazione sul piano mondiale.

     Per gli imperialisti americani è sempre più difficile agire a loro piacimento come un tempo in seno all’ONU. Questo testimonia che è ormai passato il tempo in cui l’imperialismo americano poteva perpetrare a propria discrezione atti criminali coprendosi abusivamente della Bandiera dell’Onu.

     Come voi dite, oggi, riguardo all’ONU, numerosi paesi del mondo e una vasta opinione pubblica affermano che il 1972 è l’«anno della Corea». Se sarà veramente l’«anno della Corea» rimane da vedere, ma noi consideriamo questo fatto come un’espressione dell’appoggio e della fiducia dei popoli del mondo nei confronti della lotta del nostro popolo per la dignità nazionale e per la riunificazione e l’indipendenza.

     Per quanto riguarda la nostra posizione rispetto all’ONU, la Repubblica Popolare Democratica di Corea finora ha sempre rispettato la carta dell’ONU; essa non l’ha mai violata.

     Chi ha brutalmente calpestato la carta dell’ONU e ha infangato il nome dell’ONU non è altri che l’imperialismo americano. Gli imperialisti americani si sono serviti abusivamente della bandiera dell’ONU ogni volta che hanno perpetrato atti di aggressione e di guerra; in particolare, dietro la maschera dell’ONU hanno lanciato l’aggressione contro la Corea, macchiando l’ONU dell’atto più infamante della sua storia.

     Io penso che l’ONU per essere fedele alla sua Carta, debba necessariamente riparare alla colpa commessa in passato riguardo al problema della Corea.

     L’ONU deve sopprimere tutte le «risoluzioni» sulla «questione della Corea» fabbricate illegalmente dall’imperialismo americano.

     Ed è augurabile che l’ONU adotti una linea di condotta ragionevole riguardo alla Corea, rendendo nulle le vecchie «risoluzioni» illegali.

     L’ONU deve prendere le misure adeguate per far evacuare le truppe dell’imperialismo americano che occupano la Corea del Sud in nome dell’«ONU» e per sciogliere la «Commissione per l’Unificazione e la Rinascita della Corea», strumento di aggressione dell’imperialismo americano contro la Corea. L’ONU infine deve cessare d’intervenire negli affari interni della Corea.

5. A proposito del problema dei rapporti tra la Corea e il Giappone

     Il Giappone è un vicino del nostro Paese. Ma, come voi dite, attualmente i nostri due paesi sono diventati dei «vicini tanto distanti quanto prossimi». Non si può negare che questo stato di cose è quanto mai anormale.

     Storicamente parlando, il nostro paese è un paese aggredito dal Giappone, mentre il Giappone è un paese aggressore nei confronti del nostro paese. Tuttavia chi ha aggredito il nostro paese in passato sono stati gli imperialisti giapponesi e non il popolo giapponese. L’instaurazione di rapporti normali tra la Repubblica Popolare Democratica di Corea e il Giappone, in quanto paesi vicini, è una cosa buona, non cattiva.

     Dal giorno stesso della sua fondazione, la Repubblica Popolare Democratica di Corea ha sperato di stabilire buoni rapporti di vicinato anche col Giappone, malgrado le differenze del sistema sociale.

     Questa nostra posizione deriva dalla politica estera della nostra Repubblica, politica giusta ed equa che consiste nello stabile rapporti di amicizia con tutti i paesi che trattano amichevolmente il nostro paese sulla base dei principi dell’uguaglianza e della reciprocità.

     Ma con nostro rincrescimento il governo giapponese si è dimostrato fin dall’inizio ostile al nostro paese. Ci sono stati numerosi mutamenti ministeriali, da Yoshida fino a Sato passando per Kishi e Ikeda, ma niente è cambiato nella politica di ostilità del governo giapponese nei confronti del nostro paese.

     Col gabinetto Sato, questa politica di ostilità nei confronti del nostro paese si è accentuata. Il governo giapponese, dopo aver concluso il «trattato sudcoreano giapponese» con i fantocci sud coreani, sai sta infiltrando in Corea del Sud e sostiene i fantocci che si oppongono alla riunificazione del paese e tentano di provocare una guerra fratricida.

     Il primo ministro Sato e consorti pretendono apertamente di partecipare alla guerra contro la Repubblica Popolare Democratica di Corea e offendono continuamente il popolo coreano.

     Se finora non sono stati stabiliti rapporti di buon vicinato tra il nostro paese e il Giappone, questo è interamente imputabile alla politica di ostilità del governo giapponese nei confronti del nostro paese.

     La nostra posizione per quanto riguarda il problema dei rapporti tra la Corea e il Giappone è chiara e conseguente. Noi desideriamo sempre che venga messa fine al più presto possibile allo stato di cose anormale esistente tra i due paesi e che vengano stabiliti rapporti normali. Noi crediamo che questo sia conforme alle aspirazioni e agli interessi dei popoli dei nostri due paesi e vantaggioso per la pace in Asia e nel mondo. Per stabilire rapporti di amicizia tra la Corea e il Giappone, e in seguito normali rapporti diplomatici, è necessario anzitutto che il governo giapponese muti il suo atteggiamento verso il nostro paese.

     Che il Governo giapponese venga modificato o no è una questione interna del Giappone, nella quale noi non intendiamo entrare. Il problema è quello dell’atteggiamento del governo giapponese verso il nostro paese. Anche nel caso che il primo ministro giapponese cambi, i rapporti tra i due paesi non potranno migliorare se la politica verso il nostro paese rimarrà immutata. Se invece il governo giapponese si mostrerà amichevole vero il nostro paese, tutti i problemi saranno risolti senza difficoltà .

     Il governo giapponese deve correggere la sua politica ingiusta conformemente alla tendenza dominante della nostra epoca. Esso deve rinunciare alla sua politica ostile nei confronti della Repubblica Popolare Democratica di Corea, annullare il «trattato sudcoreano giapponese», cessare le manovre di una nuova aggressione contro la Corea del Sud e mettere fine ai suoi sciocchi atti tesi a far combattere gli uni contro gli altri i coreani attraverso l’istigazione dei sudcoreani e a trarre vantaggio da questa situazione pescando nel torbido.

     Negli ultimi tempi tra il popolo giapponese e i circoli progressisti giapponesi si sta sviluppando su vasta scala un movimento per l’instaurazione di rapporti di buon vicinato con la Repubblica Popolare Democratica di Corea. Qualche tempo fa è stata creata la «Federazione dei parlamentari per la promozione dell’amicizia tra il Giappone e la Corea», che raccoglie 234 parlamentari del partito al governo e dei partiti di opposizione. Inoltre una serie di consigli locali hanno approvato delle risoluzioni che chiedono l’instaurazione di rapporti tra Stato e Stato con la Repubblica Popolare Democratica di Corea. Noi riteniamo che si tratti di una buona cosa e speriamo che questa lotta abbia un esito positivo.

     Se il popolo coreano e il popolo giapponese svilupperanno congiuntamente una lotta corretta, tra i due paesi potranno essere stabiliti rapporti diplomatici. Quando tra Corea e Giappone saranno stati stabiliti rapporti diplomatici, la politica errata che il governo giapponese ha praticato finora nei confronti del nostro paese sarà cancellata.

     Noi pensiamo che tra i due paesi potranno essere stabiliti rapporti di amicizia prima ancora dell’instaurazione di rapporti diplomatici. A giudicare dalla situazione attuale nei suoi vari aspetti, occorrerà un certo tempo perché tra i due paesi siano stabiliti rapporti diplomatici.

     Noi siamo disposti, prima ancora dell’instaurazione di rapporti diplomatici col Giappone, a realizzare sulla scala più vasta possibile il movimento delle persone, il commercio e gli scambi economici e culturali.

     In ogni caso, i rapporti di amicizia tra Corea e Giappone devono essere stabiliti sulla base del principio della reciprocità. Attualmente gli scambi tra i due paesi avvengono in una certa misura, ma hanno sempre un carattere unilaterale a causa dell’atteggiamento errato del governo giapponese. C’è da stabilire se il governo giapponese agisce in questo modo per timore di urtare la suscettibilità o dei fantocci sudcoreani. È evidente che la questione dei rapporti tra i due non potrà mai essere risolta con questo metodo.

     In sostanza, quale che possa essere la procedura concreta, l’instaurazione o meno di rapporti di buon vicinato tra Corea e Giappone, e la loro realizzazione rapida o meno, dipendono interamente dall’atteggiamento del governo giapponese

     Per quanto riguarda il problema dei 600.00 coreani residenti in Giappone, si tratta fondamentalmente di un problema legato alle conseguenze del dominio coloniale che il Giappone un tempo ha esercitato sulla Corea. Oggi i cittadini coreani residenti in Giappone non godono di un trattamento legittimo in quanto stranieri, sebbene possiedano una loro patria. Anche questo fatto è dovuto all’atteggiamento ostile del governo giapponese nei confronti del nostro paese.

     I cittadini coreani residenti in Giappone hanno condotto una lotta energica per difendere i loro diritti nazionali democratici, superando numerose difficoltà. In particolare, dopo aver organizzato l’Associazione Generale dei Coreani Residenti in Giappone (Chongryon), organizzazione dei cittadini d’oltremare della Repubblica Popolare Democratica di Corea, essi hanno applicato magnificamente le idee del Juché nel movimento dei coreani residenti in Giappone; e, fermamente uniti attorno al compagno presidente Han Deok Su, hanno riportato grandi successi nella lotta in difesa dei loro diritti nazionali democratici, per accelerare la riunificazione pacifica della patria e rafforzare la solidarietà internazionale col popolo giapponese e i popoli progressisti del mondo.

     Se i cittadini coreani residenti in Giappone hanno riportato questi successi sotto la direzione della Chongryon, malgrado gli ostacoli di ogni sorta creati dal governo giapponese, è perché essi hanno beneficiato dell’appoggio e dell’incoraggiamento attivo del popolo giapponese, dei partiti politici e delle organizzazioni sociali progressiste e di personalità giapponesi di diverse classi e strati sociali. Noi siamo molto riconoscenti di questo fatto e cogliamo questa occasione per esprimere di tutto cuore i nostri ringraziamenti ai nostri amici giapponesi attraverso Yomiuri Shimbun.

     Che i cittadini coreani residenti in Giappone difendano i loro diritti nazionali è legittimo e conforme al diritto internazionale. Io credo che anche i giapponesi residenti all’estero intendono difendere i loro diritti, e non rinunciarvi.

     Lo stesso vale per tutte le nazioni. Prendiamo ad esempio il problema dell’insegnamento nazionale ai cittadini coreani residenti in Giappone.

     Come tutti sanno, una nazione si caratterizza anzitutto attraverso la comunanza della lingua e della scrittura. Senza la nostra lingua e la nostra scrittura, non può esistere la nazione coreana.

     Per questo, l’impedimento opposto dal governo giapponese all’insegnamento nazionale ai cittadini coreani residenti in Giappone non può che essere considerato come dettato da scopi politici inconfessati. Noi attribuiamo una grande importanza all’insegnamento nazionale ai cittadini coreani residenti in Giappone e anche in futuro continueremo a dargli un sostegno materiale e morale.

     Attualmente i circoli reazionari del governo giapponese, in combutta con la cricca fantoccio sudcoreana, costringono i coreani residenti in Giappone a richiedere il «diritto alla residenza permanente» e impongono loro la «nazionalità sudcoreana». Formalmente il governo giapponese accorda la «libertà» di scegliere la nazionalità, ma in realtà applica un «trattamento speciale» ai coreani residenti in Giappone che hanno la «nazionalità sudcoreana» e esercita una pressione arbitraria su quelli che hanno la nazionalità della Repubblica Popolare Democratica di Corea.

     Sembra che alcuni coreani residenti in Giappone scelgono la «nazionalità sud coreana» per evitare queste noie ma anche se cambiano nazionalità perché costretti, è certo che essi sosterranno attivamente la Repubblica Popolare Democratica di Corea come tutto il popolo sud coreano ci sostiene unanimemente.

     La via del rimpatrio dei cittadini coreani residenti in Giappone, che era stata bloccata per un certo periodo, è stata riaperta grazie ad un accordo tra le organizzazione della Croce Rossa della Corea e del Giappone. Questa è un’ottima cosa non soltanto per la salvaguardia dei diritti nazionali dei cittadini coreani residenti in Giappone, ma anche per lo sviluppo dei rapporti di amicizia tra il popolo coreano e il popolo giapponese. Noi speriamo che questo continui anche in futuro con l’appoggio del popolo giapponese, in modo che tutti i cittadini coreani residenti in Giappone che desiderano tornare in patria possano farlo.

     È importante garantire ai cittadini coreani residenti in Giappone la libertà di venire in visita in Corea, oltre al diritto di rimpatrio. Tra i cittadini coreani residenti in Giappone esistono persone che non possono tornare in patria immediatamente per questa o quella ragione. Non per questo bisogna privare queste persone del diritto di venire nella loro patria. Oggi tra gli stranieri residenti in Giappone soltanto i coreani non hanno il diritto di recarsi nella loro patria.

     Queste misure di discriminazione e questi atti di violazione dei diritti dell’uomo devono cessare immediatamente. Bisogna che la nave di rimpatrio che fa la sola tra Chongjin e Niigata trasporti non solo coloro che rientrano definitivamente in patria ma anche coloro che vogliono visitare le loro famiglie e i loro amici e che poi intendono ritornare in Giappone.

     Noi rispettiamo il punto di vista della Chongryon per quanto riguarda i diritti nazionali democratici dei cittadini coreani residenti in Giappone. Noi siamo convinti che anche in futuro il popolo giapponese, i partiti politici e le organizzazioni sociali progressiste e le personalità delle diverse classi e strati sociali del Giappone si consulteranno con la Chongryon e continueranno a dare il loro sostegno e il loro incoraggiamento alla giusta lotta dei coreani residenti in Giappone.

A cura di Francesco Alarico della Scala

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