KIM IL SUNG e KIM JONG IL su Stalin

«Sappiamo che la voce dei milioni di sostenitori della pace è la voce dei nostri amici che non vogliono che anche domani cadano bombe americane sulla testa dei propri figli. Il popolo coreano, amante della pace e della libertà, è convinto che la causa della pace vincerà e saranno ridotti in frantumi i piani mostruosi degli aggressori americani che cercano di scatenare una nuova guerra mondiale. Si tratta di una garanzia dell’aspirazione fervente della gente comune a difendere la pace e la sicurezza di tutti i popoli. Garanzia di questo è il fatto che all’avanguardia del campo della pace e della democrazia vi è la grande Unione Sovietica, il potente popolo sovietico, alla testa dei quali è il liberatore e il migliore amico del popolo coreano e di tutte le persone oneste del mondo, il Generalissimo Stalin» (Kim Il Sung, discorso del 14 agosto 1950)

«Stalin è morto. Il cuore ardente del grande leader dell’umanità progressiva ha smesso di battere. Questa triste notizia si è diffusa nel territorio coreano come un vero incendio, causando dolore enorme nei cuori di milioni di compatrioti. I soldati dell’esercito della Corea, gli operai, contadini, studenti, così come tutti i residenti sia nel sud che nel nord della Corea hanno udito tale notizia con profondo dolore. La Corea stessa sembra essersi inchinata davanti al grande leader. Le madri, che sono cadute in lacrime perché perdono i loro figli nei bombardamenti aerei dei banditi americani, ora cadono di nuovo in lacrime» (Kim Il Sung, discorso del 5 marzo 1953)

«Compagno segretario generale, voi mi avete chiesto la mia opinione su Stalin, e penso che abbia fatto un sacco di cose buone. Alcune persone oggi parlano molto circa i suoi errori, ma i suoi meriti non devono essere dimenticati solo perché ha fatto alcuni errori. È stato lui che ha compiuto l’industrializzazione socialista in Unione Sovietica e ha portato il popolo sovietico alla vittoria nella seconda guerra mondiale. Se Stalin non avesse dato un’educazione ideologica e non avesse fermamente stabilito una disciplina tra di loro, sarebbe stato impossibile per l’URSS sconfiggere la Germania nazista durante la guerra. […] Non possiamo mai ignorare i servigi unici realizzati da Stalin nei confronti del Partito sovietico, dello Stato sovietico e del popolo sovietico» (Kim Il Sung, conversazione con Cláudio Campos, ex dirigente del Movimento Rivoluzionario 8 Ottobre, 1993)

«L’Unione Sovietica è stata rovinata dal revisionismo che ha preso il paese dopo la morte di Stalin. […] Il Partito comunista dell’Unione Sovietica è giunto alla fine perché non ha educato il popolo nelle idee socialiste e comuniste, facendo sì che prestassero attenzione solo a soldi, auto di lusso e dacie. Fu nel periodo di Krusciov che l’URSS iniziò il suo regresso. Quando Stalin era vivo, ha condotto bene il partito. Ai suoi tempi, il cosmopolitismo è stato anche correttamente combattuto. […] Senza Stalin, l’Unione Sovietica non avrebbe potuto sconfiggere i fascisti tedeschi. Ho ancora a casa una copia del film sovietico sulla battaglia per la difesa di Mosca, e non mi stanco di vederlo. Stalin ha fatto una parata militare per celebrare la vittoria della Rivoluzione Socialista d’Ottobre a Mosca, anche con il nemico a meno di 40 km dalla città. Mentre i membri del Politburo e altri furono evacuati in zone più lontane, Stalin rimase al Cremlino, comandando la battaglia personalmente. Per aver combattuto in modo intrepido e coraggioso, Stalin godette sempre di grande rispetto da parte delle masse. Durante la guerra, i soldati dell’Armata Rossa hanno combattuto sotto lo slogan ‘Per Stalin, il paese e il partito!’, e così vinsero la guerra. Dopo la morte di Stalin, tuttavia, Krusciov diffamò Stalin e negò i suoi meriti, con il pretesto di opporsi al ‘culto della personalità’. Poi Gorbaciov ha venduto l’Unione Sovietica agli imperialisti. Ho piena convinzione che il vecchio popolo sovietico ripristinerà, senza dubbio, la Patria sovietica» (Kim Il Sung, conversazione con Ludo Martens, ex presidente del Partito del Lavoro del Belgio, 30 giugno 1994)

«Al tempo di Stalin, Krusciov lo elogiava come ‘entità immortale’, egli stesso si proclamava ‘il più fedele discepolo’ di Stalin, ed esclamava più che mai parole come ‘Viva Stalin!’. Ma dopo la sua morte, Krusciov occupò le cariche superiori del partito e dello Stato attraverso intrighi e cospirazioni, diffamò Stalin come ‘dittatore crudele’, ‘tiranno’ e, con il pretesto di opporsi al ‘culto della personalità’, sputò su tutti i meriti di Stalin nella costruzione socialista dell’Unione Sovietica e nella Grande guerra patriottica. I moderni revisionisti capeggiati da Krusciov hanno tolto il nome di Stalin da tutte le città, le fabbriche, le imprese, le aziende agricole collettive, aziende di Stato e vie, distrutto le loro statue e compirono anche l’atto vergognoso di rimuovere il suo corpo dalla Piazza Rossa e incenerirlo. […] Se, con l’attacco a Stalin, i revisionisti mascherarono il loro attacco a tutti i princìpi di Lenin, oggi hanno rimosso le loro maschere per calunniare e screditare non solo Stalin, ma anche Marx, Engels e Lenin» (Kim Jong Il, conversazione con funzionari di Partito, 1994)

«Il nostro Partito e il nostro popolo rispettano Marx, Engels, Lenin e Stalin come i leader della classe lavoratrice, ed apprezzano altamente i loro meriti ineguagliabili. Riflettendo le richieste e le aspirazioni della classe operaia, Marx e Engels, i primi leader della classe lavoratrice, svilupparono il socialismo da un concetto utopico fino ad una scienza, e diedero vita al movimento socialista e comunista. Lenin ereditò e sviluppò il marxismo, per andare incontro ai tempi, e ottenne la grande vittoria della Rivoluzione Socialista d’Ottobre, organizzando e mobilitando la classe lavoratrice. Stalin, succedendo alla causa di Lenin, trasformò il primo Stato socialista del mondo in una potenza, e difese la patria socialista dagli invasori fascisti, guidando l’esercito ed il popolo. Nella loro epoca, Marx, Engels, Lenin e Stalin rappresentavano le aspirazioni e le rivendicazioni delle masse lavoratrici sfruttate, e la causa del socialismo era inseparabilmente connessa ai loro nomi. Il fatto che gli imperialisti ed i traditori del socialismo diffamino i leader della classe operaia e il socialismo come “dittatoriale” e li accusino di “essere contro i diritti umani”, dimostra solo che i leader della classe operaia furono rappresentanti d’avanguardia degli interessi del popolo, che godettero della sua fiducia e del suo supporto, che erano rivoluzionari comunisti risoluti e che diedero la priorità ai princìpi rivoluzionari, senza compromessi coi nemici della rivoluzione» (Kim Jong Il, Rispettare i precursori della rivoluzione è un nobile obbligo morale dei rivoluzionari, 25 dicembre 1995).

Traduzione a cura di Jean-Claude Martini

da Solidaridade à Coreia popular

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