KIM JONG IL – Sull’idea Juche (31/3/1982)

Pubblichiamo questa fondamentale opera del Presidente Kim Jong Il nel 38° anniversario della sua stesura.

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Tesi inviata al simposio nazionale sulle idee del Juché organizzato per

celebrare il 70º anniversario della nascita del Presidente Kim Il Sung

31 marzo 1982

Celebreremo tra poco il 70º anniversario della nascita del nostro rispettato leader.

Tenere un convegno nazionale sulle idee del Juché in occasione di questo anniversario è un avvenimento altamente significativo.

Questo convegno ha fatto con orgoglio il bilancio dell’opera compiuta dal leader sul piano ideologico e teorico guidando per più di mezzo secolo la nostra rivoluzione ed il nostro lavoro di edificazione e ha dimostrato con forza ancora una volta la grandezza e la bontà delle idee del Juché.

Le idee del Juché sono il prezioso frutto del lavoro ideologico e teorico approfondito e multiforme del leader e il loro concepimento occupa un posto eminente fra le sue imprese rivoluzionarie.

Creando le grandi idee del Juché, il leader ha aperto alla classe operaia e alle altre masse popolari una via nuova che conduce alla vittoria della rivoluzione e ha impresso una svolta storica alla loro opera rivoluzionaria.

La storia della rivoluzione coreana intrapresa e diretta dal leader si fonde con la storia gloriosa della brillante applicazione e del trionfo generale delle grandi idee del Juché.

Le idee del Juché sono l’ideologia direttrice incrollabile della rivoluzione coreana e la grande bandiera rivoluzionaria della nostra epoca.

Dobbiamo oggi misurarci con il glorioso compito di trasformare tutta la società con le idee del Juché.

È questa un’opera storica destinata a completare la nostra rivoluzione, che ha preso l’avvio sotto la bandiera delle idee del Juché, grazie alle quali non ha mai cessato di progredire vittoriosamente.

Per la trasformazione di tutta la società con le idee del Juché, tutti i membri del partito e gli altri lavoratori devono impregnarsi dell’autenticità di queste idee, pensare e agire scrupolosamente in funzione delle esigenze che esse pongono.

Nel corso di più di mezzo secolo di lotta rivoluzionaria, il nostro popolo ha acquisito l’intima convinzione che si può superare qualsiasi prova e trionfare nella rivoluzione e nel lavoro di edificazione quando si è impregnati delle idee del Juché e quando ci si orienta su di esse.

Approfittando del simposio nazionale tenuto dagli specialisti di scienze sociali e dai propagandisti teorici alla vigilia del 70º anniversario della nascita del leader per discutere sulle idee del Juché e il loro grande trionfo, vorrei esporre i princìpi di queste idee.

1. La creazione delle idee del Juché

Le idee progressiste hanno un ruolo importante nello sviluppo storico-sociale.

Quando esse guidano le masse popolari, queste diventano i creatori efficaci della storia. Certo, non tutte le idee progressiste giocano un ruolo analogo nello sviluppo storico-sociale. Questo ruolo differisce sia in funzione della fedeltà con cui esse rappresentano le aspirazioni e gli interessi delle masse popolari che della precisione con cui illuminano la via della lotta. Prima ancora della comparsa della classe operaia sono esistite idee che riflettevano le aspirazioni delle classi sociali avanzate. Senonché, per via dei loro limiti storici e dei loro limiti di classe, le correnti di idee di una volta esercitavano sul progresso sociale un’azione necessariamente limitata. Solo le idee rivoluzionarie della classe operaia possono riflettere esattamente le esigenze dell’epoca e le aspirazioni delle masse popolari, incitarle alla lotta rivoluzionaria e dare così un forte impulso allo sviluppo storico-sociale.

Solo dei dirigenti eminenti possono far nascere le idee rivoluzionarie della classe operaia.

Si può dire che i cento e qualche decina d’anni di esistenza del movimento comunista sono la storia della creazione e dello sviluppo delle idee rivoluzionarie da parte dei dirigenti della classe operaia, la storia della loro materializzazione per trasformare il mondo. Alla metà del XIX secolo Marx ed Engels hanno creato il marxismo, determinando la missione storica di una classe operaia appena comparsa nell’arena, così come la via della sua liberazione, incoraggiando la lotta contro il capitale e segnando la nascita del movimento comunista internazionale. Lenin, sviluppando il marxismo in conformità alle nuove condizioni storiche create dal passaggio allo stadio imperialista del capitalismo, ha fondato il leninismo, incoraggiando così la lotta della classe operaia e dei popoli per demolire il bastione dell’imperialismo e liberarsi, dando l’avvio al passaggio dal capitalismo al socialismo.

Il nostro leader, cogliendo esattamente le esigenze di un’epoca nuova, quella in cui le masse popolari, un tempo oppresse ed umiliate, si presentano come padrone del proprio destino, ha dato la luce alle grandi idee del Juché. Così egli ha elevato ad uno stadio nuovo e superiore la lotta delle masse popolari per il Chajusong e inaugurato un’epoca nuova nell’evoluzione della storia dell’umanità, l’era del Juché.

Le idee rivoluzionarie della classe operaia riflettono le esigenze, giunte a maturità, dell’evoluzione della storia e dello sviluppo della rivoluzione.

La lotta della classe operaia e delle masse popolari contro lo sfruttamento e l’oppressione si trovava ad una nuova svolta quando il nostro leader si è incamminato sulla via della rivoluzione. Sulla scena mondiale il socialismo esercitava un’influenza crescente dopo la sua prima vittoria e si assisteva ad uno slancio impetuoso della lotta rivoluzionaria della classe operaia e della lotta di liberazione dei popoli dei paesi coloniali e semicoloniali. Gli imperialisti avevano intensificato il saccheggio e la tirannia contro i popoli nella speranza di opporsi alla spinta rivoluzionaria delle masse e di trovare uno sbocco alla loro profonda crisi politica ed economica. In numerosi paesi le contraddizioni e gli antagonismi fra la rivoluzione e la controrivoluzione si erano esacerbati, mentre le masse popolari la cui sovranità veniva da lungo tempo beffata si erano impegnate nella lotta per l’emancipazione sociale e la liberazione nazionale. Una nuova epoca vedeva la luce, l’epoca dello sviluppo universale del movimento nazionale, della sua estensione e della sua diversificazione.

Per far progredire la rivoluzione nelle nuove condizioni storiche, bisognava che la classe operaia e il popolo di ogni paese assumessero un atteggiamento responsabile riguardo a tutti i loro problemi e li risolvessero in funzione della loro situazione. Ciò era particolarmente importante nel caso del nostro paese, per via della specificità del suo sviluppo storico, della complessità e del carattere arduo della sua rivoluzione. La rivoluzione coreana esigeva in modo imperativo che le masse popolari le aprissero il cammino in completa indipendenza e in modo creativo.

È in funzione di queste esigenze reali della rivoluzione coreana che sono state elaborate le idee del Juché.

La rivoluzione è una lotta che mira a realizzare attraverso la mobilitazione delle masse popolari la loro aspirazione alla sovranità e la loro liberazione. Esse possono farla trionfare solo se si impregnano delle idee rivoluzionarie e si uniscono per costituire una forza politica organizzata. Il dovere dei rivoluzionari è di mescolarsi alle masse popolari, padrone della rivoluzione, per educarle, organizzarle ed incitarle alla lotta. Essi devono formare le forze rivoluzionarie necessarie nel seno delle masse popolari e mettere a frutto l’energia e l’intelligenza di queste masse popolari per far fronte a tutti i problemi che sorgono nel corso della lotta.

Ora, negli anni ’20, i comunisti e i nazionalisti che pretendevano di militare nel movimento di liberazione nazionale nel nostro paese di fatto si abbandonavano esclusivamente alla lotta per l’egemonia con abbondanza di discorsi, piuttosto che andare verso le masse popolari per educarle, organizzarle ed incitarle alla lotta rivoluzionaria. Invece di unirle, le dividevano con le loro dispute settarie.

Fin dagli inizi della sua lotta rivoluzionaria il leader ha riconosciuto il loro errore; ha così seguito una via diversa dalla loro, la via rivoluzionaria autentica che consiste nel mescolarsi alle masse popolari per lottare con il loro appoggio, e ha chiarito la verità secondo la quale queste sono le padrone della rivoluzione e bisogna andare verso di esse per educarle ed organizzarle se si vuol far trionfare la rivoluzione. Questa è una delle origini delle idee del Juché.

In ogni paese spetta al popolo, padrone della rivoluzione, farla in completa indipendenza, cioè con senso acuto delle sue responsabilità, e in modo creativo, cioè in funzione della sua situazione reale. Il Chajusong e lo spirito creativo sono degli imperativi assolutamente propri del movimento rivoluzionario e comunista.

Fin dall’inizio la rivoluzione coreana, che inaugurava l’era del Juché, non poteva progredire di un sol passo senza procedere in completa indipendenza e in modo creativo. Era una rivoluzione difficile e complessa perché doveva affrontare il potente imperialismo giapponese per condurre a buon fine il doppio compito della rivoluzione antimperialista di liberazione nazionale e della rivoluzione democratica antifeudale; era anche una rivoluzione ardua data la via che doveva seguire e che non era mai stata intrapresa in precedenza.

E ciò tanto più in quanto un estremo servilismo verso le grandi potenze aveva fatto allora la sua comparsa nel movimento antigiapponese di liberazione nazionale e nel movimento comunista del nostro paese ostacolava la via della rivoluzione. I nazionalisti e i marxisti da salotto, perpetuando il servilismo verso le grandi potenze e le dispute settarie, pratiche esecrabili che avevano rovinato il paese, sognavano di accedere all’indipendenza nazionale con un appoggio esterno, piuttosto che pensare di fare essi stessi la rivoluzione. Coloro che pretendevano di militare nel movimento comunista avevano creato ognuno la sua propria setta e si recavano all’estero per elemosinare la garanzia dell’Internazionale; e, senza tenere in alcun conto le condizioni storiche e la situazione concreta del nostro paese, che era allora una società semifeudale colonizzata, recitavano meccanicamente le teorie stabilite e cercavano di imitare le esperienze straniere. Questa forte azione esercitata dal servilismo verso le grandi potenze e dal dogmatismo non poteva che sbarrare la strada alla rivoluzione.

Il leader ha tratto serie lezioni da queste conseguenze del servilismo e del dogmatismo e ha così dimostrato in modo irrefutabile che bisogna fare la rivoluzione non contando su un’approvazione o su delle direttive qualunque, ma al contrario secondo le proprie convinzioni e sotto la propria responsabilità e che bisogna risolvere tutti i problemi generati dal processo rivoluzionario in completa indipendenza e in modo creativo. Questa è un’altra origine delle idee del Juché.

Come si può constatare, il leader ha elaborato le idee originali e rivoluzionarie del Juché sulla base delle esperienze pratiche e delle lezioni della lotta rivoluzionaria.

È sempre tenendo conto della pratica rivoluzionaria che il leader ha portato avanti le sue attività di pensatore e di teorico, ed è chiarendo i problemi che essa sollevava che egli ha sviluppato e arricchito le sue idee e le sue teorie rivoluzionarie. Solo fondandosi sulla pratica rivoluzionaria si possono adattare le teorie esistenti alla rivoluzione del proprio paese, conformemente agli interessi e alle realtà di questa, e mostrarsi in grado di scoprire verità nuove o far nascere teorie e idee nuove.

Fin dagli inizi della sua attività rivoluzionaria il leader aveva acquisito una perfetta conoscenza del marxismo-leninismo. Lungi però dal contentarsi di applicarla alla pratica della rivoluzione coreana, egli cercò di esplorare nuovi campi della teoria rivoluzionaria assumendo una ferma posizione ispirata al Juché ed apportò soluzioni originali ai problemi posti dalla pratica rivoluzionaria.

Opponendosi ai nazionalisti inveterati, ai marxisti fanfaroni, agli elementi infeudati alle grandi potenze e ai dogmatici ed aprendo una via nuova alla rivoluzione, il leader scoprì la verità delle idee del Juché. Così, nel corso della Conferenza dei quadri dirigenti dell’Unione della gioventù comunista e dell’Unione della gioventù antimperialista convocata nel giugno 1930 a Kalun, definì i princìpi delle idee del Juché e la linea jucheana della rivoluzione coreana. Fu un avvenimento storico, che annunciò la comparsa delle idee del Juché e della corrispondente linea rivoluzionaria.

Il leader non aveva ancora vent’anni quando, penetrando le aspirazioni dell’epoca, le speranze del popolo e la legge dello sviluppo della storia in una situazione caotica in cui predominava ogni genere di idee dannose, quali il riformismo nazionale e gli opportunismi di destra e di sinistra, mise in piena evidenza la verità del Juché, aprendo così la via dello sviluppo indipendente alla nostra rivoluzione.

Perfezionandosi attraverso la pratica della rivoluzione coreana, le idee del Juché sono diventate l’ideologia direttrice della rivoluzione contemporanea.

Un’ideologia direttrice non può nascere in un sol colpo e già fatta. Trovando la sua origine nelle condizioni dell’epoca e nelle circostanze storiche, essa nasce dalla generalizzazione delle esperienze della lotta rivoluzionaria e finisce per cristallizzarsi in un sistema ideologico e teorico unitario arricchendosi attraverso le prove di una lotta di lungo respiro, che nello stesso tempo attestano la sua veridicità.

Il leader ha accumulato egli stesso esperienze ricche e di grande valore guidando vittoriosamente diverse fasi della lotta rivoluzionaria e tutti i settori di attività: politica, economica, culturale e militare; e, generalizzando queste esperienze, ha approfondito e sviluppato costantemente le idee del Juché. I cinquant’anni e più consacrati dal leader alla direzione della difficile rivoluzione coreana aprendole un cammino sono la storia dell’elaborazione delle idee del Juché e del loro compimento in un sistema ideologico e teorico originale in una gloriosa pratica rivoluzionaria.

Poiché sono nate, come già ricordato, sulla base sia delle esigenze di un’epoca nuova, quella in cui le masse popolari sono emerse come padrone della storia, che delle ricche esperienze della lotta rivoluzionaria, le idee del Juché sono diventate la grande ideologia direttrice della rivoluzione del nostro tempo.

2. I princìpi filosofici delle idee del Juché

Le idee del Juché sono idee filosofiche nuove che pongono l’accento sull’uomo.

Come ha detto il rispettato leader, esse si basano sul principio filosofico secondo il quale l’uomo è padrone di tutto e decide di tutto. Esse ritengono che l’uomo sia al centro del problema filosofico, donde questo principio.

Dicendo che l’uomo è padrone di tutto, si vuole dire che egli è padrone del mondo e del proprio destino; dicendo che l’uomo decide di tutto, si vuole dire che egli gioca un ruolo determinante quando si tratta di trasformare il mondo e di forgiare il proprio destino.

Il principio filosofico delle idee del Juché, principio che verte sull’uomo, precisa la posizione ed il ruolo che spettano all’uomo nel mondo.

Il leader ha affermato che l’uomo è un essere sociale dotato di Chajusong, di creatività e di coscienza.

L’uomo è senza alcun dubbio un essere materiale, ma non è un essere materiale semplice. È l’essere materiale più evoluto e un prodotto compiuto dell’evoluzione del mondo fisico. Liberandosi dalla natura si è già mostrato notevole. Mentre tutte le altre forme della materia dotata di vita dipendono dal mondo oggettivo per conservare la propria esistenza, l’uomo sussiste ed evolve grazie alla conoscenza che acquista di quest’ultimo, la quale gli permette di modificarlo e di sottometterlo alla propria volontà.

Se l’uomo gode di questa posizione e di questo ruolo particolare di padrone del mondo, è perché è un essere sociale dotato di Chajusong, di creatività e di coscienza.

Affermando che il Chajusong, la creatività e la coscienza sono le caratteristiche essenziali dell’uomo, essere sociale, il leader ha recato nuova luce alla riflessione filosofica sull’uomo.

Il Chajusong, la creatività e la coscienza sono gli attributi sociali dell’uomo, si formano e si sviluppano in un quadro storico-sociale determinato. L’uomo è il solo essere al mondo che vive ed agisce nel quadro dei rapporti sociali. È solo nel quadro della società che l’uomo conserva la sua esistenza e riesce a raggiungere i suoi obiettivi. Il Chajusong, la creatività e la coscienza sono propri dell’essere sociale per eccellenza che è l’uomo.

L’uomo è un essere dotato di Chajusong, un essere sociale sovrano.

Il Chajusong è l’attributo dell’uomo che cerca di vivere e di evolvere in completa indipendenza come padrone del mondo e del proprio destino. Grazie al Chajusong l’uomo supera gli ostacoli della natura, si oppone a tutte le forme di asservimento sociale e mette ogni cosa al proprio servizio.

Il Chajusong è vitale per l’uomo, essere sociale. Simboleggia la vitalità sociopolitica che l’uomo possiede all’infuori della sua esistenza fisica. Se questa rimanda all’esistenza dell’uomo come organismo vivente, la vitalità sociopolitica rimanda alla sua esistenza come essere sociale.

L’uomo è un essere dotato di creatività, un essere sociale creatore.

La creatività è l’attributo dell’uomo sociale che modifica il mondo e plasma il proprio destino coscientemente e con uno scopo determinato. Grazie ad essa l’uomo si allea sempre più la natura e la società sostituendo l’arcaico con il nuovo.

Così come il Chajusong, la creatività è una caratteristica essenziale dell’uomo, essere sociale. Se quello si esprime principalmente attraverso la posizione dell’uomo, padrone del mondo, questa si esprime principalmente attraverso il ruolo che egli gioca come trasformatore del mondo.

L’uomo è un essere dotato di coscienza, un essere sociale cosciente.

La coscienza è l’attributo dell’uomo che vive in società, essa determina tutte le attività che egli svolge per conoscere e modificare il mondo così come per conoscere e modificare se stesso. Grazie alla coscienza, l’uomo penetra le leggi del mondo e dello sviluppo dei suoi movimenti, trasforma e sviluppa a suo modo la natura e la società. La coscienza garantisce il Chajusong e la creatività dell’uomo, essere sociale, così come le sue attività conoscitive e pratiche, che mirano a scopi precisi.

In breve, dati il suo Chajusong, la sua creatività e la sua coscienza, l’uomo appare come un essere superiore, il più potente del mondo, e che agisce sul mondo non fatalmente, ma in modo rivoluzionario, non passivamente, ma attivamente, e lo trasforma non alla cieca, ma con uno scopo preciso. L’uomo, essere sociale dotato di Chajusong, di creatività e di coscienza, è il solo a dominare e a trasformare il mondo.

Certo, l’uomo non può vivere separato dal mondo, al contrario vive e agisce in mezzo al mondo.

La natura è ciò su cui si esercita l’azione dell’uomo e la fonte materiale della sua vita, mentre la società è una collettività nella quale egli vive ed agisce. Le condizioni naturali e le circostanze sociali esercitano una grande influenza sulle sue attività. Portate avanti per trasformare la natura e sviluppare la società, esse saranno favorite o, al contrario, ostacolate o limitate a seconda che le condizioni naturali siano favorevoli o no e, soprattutto, a seconda che si abbia a che fare con un regime politico ed economico progressista o reazionario.

Tuttavia l’uomo non subisce passivamente le circostanze e le condizioni che lo circondano. Con attività sovrane, creatrici e coscienti, egli rende le cose più conformi ai suoi auspici, sostituisce ciò che è superato e reazionario con ciò che è nuovo e progressista, trasformando così costantemente la natura e la società. Così agisce e lotta l’uomo che trasforma e modifica il mondo per metterlo sempre più al suo servizio.

Determinando in modo originale le caratteristiche essenziali dell’uomo, la posizione ed il ruolo che gli spettano nel mondo, le idee del Juché hanno stabilito una concezione del mondo che privilegia l’uomo.

È già noto che il mondo è costituito di materia e che si trasforma ed evolve per via del movimento della materia. Rispondendo all’interrogativo su chi sia il padrone della natura e della società e quale sia la forza che le trasforma, le idee del Juché propongono una nuova interpretazione del mondo. Che l’uomo domini e trasformi il mondo è una percezione nuova del mondo quanto al suo rapporto con l’uomo.

Tenuto conto della posizione e del ruolo attribuiti all’uomo, padrone del mondo, le idee del Juché hanno stabilito una posizione ed un punto di vista nuovi riguardo all’universo.

Questo punto di vista e questa presa di posizione pongono l’uomo al centro dell’universo.

Ciò facendo, si coglie, come è naturale, il mondo alla luce degli interessi dell’uomo, giacché egli è il padrone del mondo.

Se l’uomo conosce e trasforma il mondo, è per mettere ogni cosa al proprio servizio. L’uomo è ciò che vi è di più prezioso al mondo e nulla è più importante dei suoi interessi. Niente al mondo ha valore se non in rapporto all’uomo. Di conseguenza, considerare il mondo dal punto di vista dei servigi che esso gli rende sempre di più è il punto di vista e la posizione più giusta.

Far vertere il mondo sull’uomo, significa considerare il ruolo di questo, che ne è il trasformatore, come essenziale nel cambiamento e nell’evoluzione del mondo.

L’uomo è l’essere più potente del mondo ed è il solo capace di trasformarlo. È lui stesso che esige e compie la trasformazione del mondo. Egli lo trasforma attivamente, in conformità al proprio volere e facendo appello alle sue leggi oggettive. Il mondo può modificarsi in rapporto all’uomo solo grazie al ruolo attivo che questi vi gioca. Di conseguenza, considerare il cambiamento e l’evoluzione del mondo alla luce del ruolo attivo dell’uomo che sottomette con uno scopo preciso la natura e la società ai suoi desideri è il punto di vista e la posizione più giusta riguardo al mondo.

Il punto di vista e la posizione jucheani riguardo al mondo sono autenticamente rivoluzionari perché danno all’uomo l’alta coscienza di essere il padrone del mondo e del proprio destino e gli consentono di trasformare il mondo e di plasmare il proprio destino in modo sovrano, creativo e cosciente.

La concezione jucheana del mondo, basata sul principio filosofico secondo il quale l’uomo è padrone di tutto e decide di tutto, è in questo campo la concezione più giusta del nostro tempo.

Con l’evoluzione della storia, la posizione e il ruolo dell’uomo, padrone del mondo, si rafforzano, e la sua lotta sovrana, creatrice e cosciente gli fa estendere sempre più la sfera su cui si esercita la sua volontà. Ai nostri giorni le masse popolari si sono affermate come padrone autentiche del mondo e grazie alla loro lotta il mondo è sempre più al loro servizio. La realtà attuale, caratterizzata dallo straordinario accrescimento della posizione e del ruolo delle masse popolari, padrone del mondo, prova con più forza che mai la giustezza e la vitalità del principio filosofico del Juché secondo il quale l’uomo è padrone di tutto e decide di tutto.

3. I princìpi storico-sociali delle idee del Juché

Le idee del Juché hanno determinato le leggi dell’evoluzione della storia e della rivoluzione sociale. Esse hanno definito in modo originale i princìpi fondamentali del movimento sociale, del movimento rivoluzionario delle masse lavoratrici che creano e sviluppano la storia.

I princìpi storico-sociali determinati dalle idee del Juché costituiscono a questo riguardo una concezione nuova, la concezione jucheana della storia.

1. Sono le masse popolari che fanno la storia di ogni società

Sapere chi fa la storia è fondamentale per capire lo sviluppo della società e della rivoluzione in una prospettiva jucheana.

Come ha indicato il nostro rispettato leader, le masse lavoratrici sono il soggetto della storia e la forza motrice dello sviluppo sociale.

La storia evolve grazie alla loro lotta per trasformare la natura e la società. Il progresso storico implica il rafforzamento della posizione e del ruolo delle masse popolari, soggetto della storia.

I movimenti storico-sociali sono retti dalle loro proprie leggi che sono diverse da quelle che reggono i movimenti della natura. Certo i movimenti sociali in quanto movimenti materiali hanno dei tratti in comune con il movimento nella natura. Le leggi generali del mondo materiale intervengono anche nei movimenti sociali. Ma questi hanno un soggetto, ciò che non è il caso dei movimenti della natura. I movimenti della natura hanno luogo spontaneamente per via dell’interazione delle materie che esistono in modo oggettivo, ma i movimenti sociali sorgono e si sviluppano grazie all’azione ed al ruolo attivi di un soggetto umano.

Le masse popolari sono il soggetto di questi movimenti. Senza di esse, questi stessi movimenti non potrebbero vedere la luce e non ci sarebbe niente da dire sull’evoluzione della storia.

Le masse popolari sono le padrone della rivoluzione e dell’edificazione e il fattore decisivo della trasformazione della natura e dello sviluppo sociale. La lotta rivoluzionaria e il lavoro di edificazione devono essere compiuti per e dalle masse popolari. Esse vi si impegnano con le loro proprie forze per plasmare il proprio destino. Sono loro che esigono la rivoluzione e l’edificazione e che le mettono in pratica. Esse producono tutte le ricchezze della società con le loro mani; trasformano il mondo e sviluppano la storia con la propria lotta. Senza le loro attività creatrici, i cambiamenti e il progresso sociali sarebbero inconcepibili. L’esame della storia dell’umanità mostra che le innovazioni e i cambiamenti che sopravvengono ad ogni generazione si limitano ad una sfera relativamente ristretta nel mondo, ma che le masse popolari che conoscono e trasformano il mondo hanno un’intelligenza ed una forza illimitate.

Trasformando la natura e la società, esse godono di una posizione e di una forza crescenti, il che, in cambio, permette loro di svolgere un ruolo sempre più attivo nello sviluppo storico-sociale.

Tanto le masse lavoratrici sono il soggetto della storia, altrettanto è impossibile che lo siano le classi sfruttatrici reazionarie. Quelle aprono la strada alla storia e allo sviluppo, ma queste cercano di frenare il suo progredire e farla tornare indietro. Alla fine tutte le classi sfruttatrici sono storicamente reazionarie e, in quanto tali, il bersaglio della rivoluzione. In tutto il periodo di esistenza della società di classe, un’aspra lotta ha opposto il creatore della storia al suo nemico, il padrone della rivoluzione al suo bersaglio, in altri termini, le masse lavoratrici alle classi sfruttatrici reazionarie. È attraverso questa lotta che la società ha progredito e si è sviluppata.

Le masse lavoratrici sono il soggetto della storia, ma la loro posizione e il loro ruolo cambiano in funzione delle epoche e delle società. Un tempo, nelle società che avevano conosciuto un lungo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, esse non avevano compreso né la loro situazione di classe né la loro forza e non si erano unite in una forza politica. Perciò esse si sono viste private dei loro diritti dalle classi sfruttatrici minoritarie e hanno sofferto dello sfruttamento e dell’oppressione e non hanno occupato la posizione che doveva essere la loro in quanto padrone della società. Anche nelle società basate sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, esse hanno creato con le proprie forze tutte le ricchezze materiali e culturali, ma non hanno potuto far progredire in completa indipendenza la storia perché non occupavano la posizione di padrone della società. Soltanto quando detengono il potere statuale e i mezzi di produzione e instaurano il regime socialista esse possono liberarsi dallo sfruttamento e dall’oppressione e creare con tutta coscienza la storia in quanto padrone autentiche della società e del proprio destino.

I cambiamenti radicali intervenuti nella situazione delle masse lavoratrici e il rafforzamento della loro posizione e del loro ruolo nella società socialista sono dovuti alla direzione e alla lotta rivoluzionaria della classe operaia.

Lo sviluppo della società socialista sotto la sua direzione è un processo di trasformazione di tutta la società sul modello di questa classe. Quando tutta la società si trasformerà impeccabilmente, sotto la sua direzione, sul modello di questa classe d’avanguardia, le masse popolari, soggetto della storia, vedranno rafforzarsi la loro posizione in modo straordinario e accrescersi incomparabilmente il loro ruolo nell’impulso da dare al progresso della storia e allo sviluppo della rivoluzione.

Per consentire alle classi popolari di accedere alla posizione e al loro ruolo di soggetto della storia, di soggetto del progresso storico-sociale, bisogna assolutamente, benché esse siano l’artefice della storia, orientarle correttamente.

La direzione della masse è particolarmente decisiva nel movimento rivoluzionario, il movimento comunista, le cui cui larghe masse popolari, specialmente la classe operaia, sono la forza motrice. Poiché il movimento comunista è un movimento altamente consapevole e organizzato che presuppone una seria lotta di classe, può sfociare nella vittoria solo se è diretto oculatamente.

La direzione del movimento rivoluzionario, del movimento comunista, si fonde precisamente con la direzione che esercitano il partito e il leader sulle masse popolari.

Il partito della classe operaia è lo stato maggiore della rivoluzione, e il leader di questa classe è il dirigente supremo della rivoluzione. Le masse popolari saranno o meno sensibilizzate e organizzate per la rivoluzione e assolveranno o no i loro compiti rivoluzionari e la loro missione storica a seconda che il partito e il leader le dirigeranno correttamente o no.

Solo se le masse popolari, specialmente la classe operaia, beneficiano della direzione oculata del partito e del leader, potranno combattere vittoriosamente una lotta rivoluzionaria seria e complessa per la trasformazione della natura e della società, accedere così alla liberazione nazionale e di classe, edificare con successo la società socialista e comunista e assicurarne il corretto funzionamento.

Come ha detto il nostro leader, al momento attuale le masse popolari si sono imposte come padrone della storia, padrone della rivoluzione e dell’edificazione, e sottomettono l’universo ogni giorno di più al loro potere.

Nella nostra epoca le masse lavoratrici, a cominciare dalla classe operaia, si tengono fermamente al centro dello sviluppo della storia. Parecchie centinaia di milioni di uomini che per lunghi anni gemettero sotto l’oppressione e lo sfruttamento sociali e nazionali seguono con passo deciso il cammino della sovranità, dell’indipendenza e del progresso sociale e giocano un ruolo sempre più importante nei destini dell’umanità e nell’avvenire del mondo. Per via di questi progressi impressionanti il capitalismo e l’imperialismo, che nel corso dei secoli si sono ingrassati col sangue e il sudore delle masse lavoratrici il cui destino era totalmente nelle loro mani, deperiscono irrimediabilmente e sprofondano sempre più nelle tenebre della storia.

Le masse popolari, degne padrone del proprio destino, trasformano il mondo in conformità alle loro aspirazioni e ai loro auspici e fanno nascere una nuova storia dell’umanità. È questa la principale tendenza storica del nostro tempo e nulla può fermarla.

2. La storia dell’umanità è la storia della lotta delle masse popolari per il Chajusong

La storia dello sviluppo della società umana è la storia delle lotte delle masse popolari per difendere e realizzare il Chajusong.

Secondo il nostro leader, tutte le lotte rivoluzionarie vengono portate avanti dalle masse popolari per difendere il Chajusong.

Nel corso della lunga storia della società umana gli uomini hanno lottato senza interruzione per liberarsi dalla servitù sociale e dagli ostacoli della natura. Tutte le lotte per trasformare la società, la natura e l’uomo mirano a difendere e realizzare il Chajusong delle masse popolari.

La lotta per la trasformazione della società finalizzata all’emancipazione sociale e nazionale e alla creazione delle condizioni sociopolitiche necessarie ad una vita sovrana. Quest’ultima presuppone il rovesciamento del regime sociale retrogrado che calpesta e soffoca il Chajusong. Bisogna sopprimere questo regime sociale ed instaurarne un altro che favorisca il Chajusong se le masse popolari vogliono diventare le autentiche padrone della società e del loro destino e vivere in modo sovrano.

La lotta per la trasformazione della natura è una lotta con la quale le masse popolari cercano di liberarsi dagli ostacoli della natura e di creare le condizioni materiali necessarie ad una vita sovrana. Per vivere e svilupparsi, l’uomo deve necessariamente agire sulla natura e fabbricare così delle ricchezze materiali. Deve dunque trasformare e domare la natura.

La lotta dell’uomo per la propria trasformazione è una lotta con cui le masse popolari cercano di liberarsi dagli ostacoli dell’ideologia e della cultura superate e di creare in questo campo le condizioni indispensabili ad una vita sovrana. Oltre a ciò, una coscienza ideologica indipendente e una cultura sana sono assolutamente necessarie per consentire all’essere umano di disporre di se stesso, di agire autenticamente da essere sovrano e di plasmare il proprio destino.

La trasformazione della società, della natura e dell’uomo è l’aspetto principale della lotta per realizzare il Chajusong delle masse popolari. L’uomo godrà di un perfetto Chajusong solo se si libera dalla servitù sociale, dagli ostacoli della natura e dagli impedimenti dell’ideologia e della cultura del passato. La lotta per il Chajusong deve aver luogo su tutti i piani, in tutti i campi della trasformazione della società, della natura e dell’uomo.

Per realizzare il Chajusong delle masse popolari è di primaria importanza concretizzarlo sul piano sociopolitico.

L’uomo, essendo un essere sociale, deve prima di tutto godere del Chajusong sul piano sociopolitico. Questa è la chiave sia della sua liberazione dagli ostacoli della natura che del suo sviluppo ideologico e culturale. Finché le masse popolari saranno asservite, non potranno né profittare realmente dello sviluppo delle forze produttive né liberarsi degli ostacoli dell’ideologia e della cultura reazionarie.

Tutta la storia dell’umanità dalla divisione della società in classi antagoniste è prima di tutto la storia delle rivoluzioni sociali per realizzare il Chajusong sociopolitico delle classi popolari. È attraverso simili rivoluzioni che si è plasmato il loro destino e che si è sviluppata la società.

Le rivolte degli schiavi, che possono essere considerate come le prime manifestazioni della storia delle masse lavoratrici sfruttate per il Chajusong, e poi le lotte antifeudali dei contadini nel Medioevo hanno condotto alla scomparsa prima del regime dei padroni di schiavi, poi del regime feudale. Questi furono dei progressi nella lotta delle masse popolari per il Chajusong. Tuttavia queste lotte non hanno portato all’abolizione del dominio sociale e dell’oppressione; esse non hanno fatto che sostituire, per le masse popolari, le catene della schiavitù con le pastoie della feudalità, poi col giogo del capitale. Nella storia della società umana il capitalismo è l’ultimo regime sfruttatore che si beffa delle aspirazioni e delle speranze delle masse popolari per il Chajusong, un feroce regime oppressore che associa il dominio sociale e l’oppressione nazionale.

La liquidazione del regime capitalistico e l’instaurazione del regime socialista costituiscono una svolta storica nello sviluppo della lotta rivoluzionaria per il Chajusong. L’instaurazione del regime socialista segna la condanna a morte di tutte le classi sfruttatrici e del loro regime che calpestavano e soffocavano le aspirazioni e le speranze delle masse popolari per il Chajusong; allo stesso modo, vengono così create le condizioni necessarie perché queste detengano il potere e i mezzi di produzione e godano appieno di una vita sovrana.

La realizzazione del Chajusong delle masse popolari implica l’importante compito storico di trasformare, oltre alla società, la natura e l’uomo.

In tutto il processo di sviluppo della società umana, esse non hanno cessato di lottare per liberarsi degli ostacoli della natura e progredire sul piano ideologico e culturale.

All’alba della società umana l’uomo aveva una forza creatrice ridotta e un livello ideologico e culturale assai poco elevato. È stato attraverso una lotta lunga e aspra che le masse popolari hanno accresciuto la loro abilità di domare la natura, esteso il loro arco di conoscenze, sviluppato le forze produttive e innalzato continuamente il loro livello di coscienza ideologica e il loro bagaglio culturale. Le conquiste più recenti della scienza e della tecnica, le idee d’avanguardia e la cultura umana sono il punto d’arrivo delle lotte storiche portate avanti dalle masse popolari.

Il compito della trasformazione della natura e dell’uomo, cioè il compito storico di liberare le masse popolari dagli ostacoli della natura come dagli impedimenti dell’ideologia e della cultura del passato, di assicurare il loro potere assoluto sulla natura e di dotarle realmente dell’ideologia e della cultura rivoluzionaria, può imporsi su tutti i piani e realizzarsi efficacemente solo sotto il socialismo che fa delle masse lavoratrici le padrone della società. In sede di lotta per il Chajusong nella società socialista, che presuppone una trasformazione rivoluzionaria del sistema sociale, è essenziale trasformare la natura e l’uomo per liberare dagli ostacoli della natura, dell’ideologia e della cultura superate le masse popolari già liberate dall’oppressione sociale. Nella misura in cui la trasformazione della natura e la rieducazione dell’uomo progrediscono a tutti i livelli sulla base di un consolidamento e di uno sviluppo costanti del regime socialista, le masse popolari godranno di un Chajusong sempre più grande in tutti i campi.

Oggi la lotta per la difesa del Chajusong delle masse popolari ha assunto una dimensione internazionale. Dal momento che le forze imperialiste che soffocano il Chajusong sono coalizzate su scala internazionale, è inevitabile che la lotta contro il dominio e l’oppressione dell’imperialismo per la difesa di questo Chajusong abbia anch’essa carattere internazionale. In virtù dell’analogia fra le loro situazioni storiche e della loro identità d’interessi, le nazioni e i popoli un tempo oppressi, cioè derubati dell’indipendenza e della sovranità e succubi all’asservimento coloniale dell’imperialismo, sono uniti in un solo fronte di lotta contro l’imperialismo per la difesa del Chajusong. Tutti i paesi, tutte le nazioni e tutti i popoli del mondo che tengono al Chajusong devono unirsi solidamente sotto la bandiera rivoluzionaria dell’antimperialismo e della sovranità e fare causa comune, se vogliono rovesciare l’ingiusto e iniquo ordine internazionale imposto dagli imperialisti e instaurare relazioni internazionali nuove che si basino sul Chajusong e sull’uguaglianza dei paesi e delle nazioni.

La lotta per il Chajusong portata avanti senza interruzione da lungo tempo dalle masse popolari raggiunge definitivamente il suo scopo grazie all’edificazione del socialismo e del comunismo. La lotta per il socialismo e il comunismo è lo stadio supremo della lotta delle masse popolari per il Chajusong. È una lotta destinata a porre fine una volta per tutte allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, alla oppressione di una classe sull’altra, al dominio di uno Stato sull’altro, a farla finita con tutte le conseguenze delle vecchie società e a liberare definitivamente l’uomo dai loro ostacoli. Nella società comunista le masse popolari godranno di una vita totalmente sovrana come padrone autentiche della società, della natura e del proprio destino

La difesa del Chajusong è un’esigenza assoluta dell’uomo, essere sociale, e suo diritto fondamentale inalienabile. Poiché il Chajusong è vitale per la sua persona, è normale che egli lotti contro ogni violazione del suo Chajusong. È in nome di questo che le masse popolari si impegnano nella lotta rivoluzionaria contro gli oppressori e destinano tutta loro intelligenza e tutte le loro forze creatrici a edificare il socialismo e il comunismo.

Per difendere il Chajusong, bisogna optare con fermezza per una posizione indipendente nella rivoluzione e nell’edificazione.

Come ha detto il nostro leader, l’atteggiamento dell’indipendenza è fondamentale nella rivoluzione e nell’edificazione. Mantenerlo è un’esigenza della stessa lotta rivoluzionaria di cui il Chajusong è lo scopo.

Questo atteggiamento è perfettamente rivoluzionario e proprio della classe operaia. Questa è la classe potenzialmente più sovrana perché lotta per liberarsi con le proprie forze e per diventare padrona del suo destino, mentre l’opera socialista e comunista è la sua opera storica per la realizzazione completa del Chajusong delle masse popolari. Ogni atteggiamento contrario all’indipendenza non ha nulla a che vedere con l’atteggiamento della classe operaia e delle masse popolari e nuoce alla causa del socialismo e del comunismo.

L’atteggiamento sovrano si esprime nell’esercizio dei propri diritti di padrone della rivoluzione e dell’edificazione. Esercitare questo diritto, dal punto di vista delle masse popolari, significa risolvere tutti i problemi della rivoluzione e dell’edificazione in funzione dei propri interessi, secondo il proprio giudizio e la propria decisione sovrani. Il diritto di risolvere tutti i problemi della rivoluzione e dell’edificazione appartiene solo al popolo interessato, che ne è il padrone. È legittimo che questi problemi siano risolti secondo il giudizio e la volontà del popolo interessato. Solo così ogni popolo potrà salvaguardare i suoi interessi e realizzare la sua volontà e i suoi auspici. Nessun popolo deve tollerare una pressione o una ingerenza esterna, quale che sia. Rassegnarsi a non essere padrone del proprio destino per via di un dominio o di una costrizione esterna significa rinunciare alla propria sovranità mentre seguire la volontà altrui e agire contro i propri interessi significa abbandonare questo diritto.

L’atteggiamento dell’indipendenza si esprime quando si assolve alle responsabilità che implica la padronanza di se stessi. Agire così, dal punto di vista delle masse popolari, significa incaricarsi di risolvere tutti i problemi posti dalla lotta rivoluzionaria e dal lavoro di edificazione con le proprie forze, come padrone di se stesse. Poiché la rivoluzione e l’edificazione sono una faccenda loro propria, le masse popolari devono necessariamente risolvere questi problemi per conto proprio, secondo il principio della fiducia in sé. Si può eventualmente beneficiare di un aiuto esterno nella rivoluzione e nell’edificazione, ma la parte più importante è affidata alle proprie capacità. Cercare di affidare ad altri il proprio compito e di sistemare i propri affari con l’aiuti altrui, significa cercare di sfuggire alle proprie responsabilità e abbandonare la propria posizione di padroni di se stessi.

Solo conservando la propria posizione di indipendenza si possono sempre e dovunque risolvere i problemi della rivoluzione e gli altri problemi del proprio paese secondo un giudizio e convinzioni indipendenti e con lo spirito rivoluzionario della fiducia in sé e portare avanti la rivoluzione e l’edificazione con successo.

Ogni popolo deve opporsi all’aggressione e all’asservimento e non solo salvaguardare con fermezza il proprio Chajusong ma anche combattere l’imperialismo e il dominazionismo che calpestano il Chajusong degli altri popoli. L’attaccamento al Chajusong può essere considerato autentico quando ci si oppone non solo alla violazione del proprio ma anche a che venga calpestato e soffocato quello degli altri.

La lotta rivoluzionaria delle masse popolari contro gli imperialisti e i dominazionisti, usurpatori del Chajusong, per far trionfare la causa del socialismo e del comunismo non cessa di intensificarsi e di svilupparsi. Nulla potrà ostacolare il corso dell’evoluzione della storia che spinge i popoli a reclamare il Chajusong e a seguire la strada che vi ci porta. Non solo il presente ma anche il futuro appartengono ai popoli che lottano per il Chajusong.

3. Il movimento storico-sociale è l’espressione concreta della creatività delle masse popolari

Il movimento storico-sociale è un movimento creativo delle masse popolari che trasformano la natura e la società.

Le attività delle masse popolari per una vita sovrana rivestono un carattere creativo. L’uomo soddisfa i suoi bisogni vitali con delle attività creatrici.

Queste si esercitano sulla natura e sulla società. Grazie a simili attività tese a trasformare la natura che lo circonda e la società in cui vive, l’uomo crea dei beni materiali e culturali, un regime nuovo e una vita nuova.

Sono le masse popolari che modificano la natura e la società. Esse pretendono che venga eliminato il vecchio a favore del nuovo, hanno anche le capacità creatrici necessarie per trasformare la natura e la società.

La storia dell’umanità è la storia dell’azione creatrice delle masse popolari.

Fin dall’inizio della storia dell’umanità queste, con il lavoro creativo, sono riuscite a domare la natura e a produrre i beni necessari alla loro esistenza e al loro sviluppo; inoltre la lotta creatrice contro tutto ciò che è retrogrado ha consentito loro di accedere al progresso sociale. La società si è sviluppata grazie alla loro instancabile attività creatrice.

Le attività creatrici portate avanti dalle masse popolari per domare la natura e realizzare il processo sociale implicano una lotta. Senza lotta, è inconcepibile che si possa creare del nuovo. Bisogna notare in particolar modo che la sostituzione di un nuovo regime sociale al vecchio e la liberazione sociale delle masse popolari si realizzano nel processo di un’aspra lotta di classe. Ogni rivoluzione comincia con la lotta e finisce con la lotta. Le forze retrograde, attaccate al vecchio ordine di cose, non cedono di propria volontà. La creazione di un regime e di una vita nuovi passa per la lotta contro queste forze retrograde. In ultima analisi, tutti i progressi e tutti i cambiamenti compiuti dall’umanità nel corso della sua storia sono il frutto della lotta creatrice delle masse popolari.

Portando avanti la loro lotta creatrice, le masse popolari accrescono la propria potenza.

Trasformando la natura e sviluppando la società, esse hanno accresciuto le proprie capacità creatrici. La storia dello sviluppo delle forze produttive è la storia della crescita della forza creatrice dell’uomo, domatore della natura, così come la storia delle rivoluzioni sociali è la storia del rafforzamento delle capacità rivoluzionarie delle masse popolari per la modificazione della società.

I movimenti storico-sociali non cessano di andare avanti grazie all’aumento delle capacità creatrici delle masse popolari.

Il movimento comunista di cui la classe operaia è la punta di diamante è la forza suprema del movimento creatore della storia dell’umanità. Esso serve a edificare la società in cui si realizzeranno su tutti i piani il Chajusong e la creatività delle masse popolari, la società ideale dell’umanità fondamentalmente diversa da tutte le società anteriori, divise in classi. La forza creatrice delle masse popolari si manifesta con un’ampiezza del tutto particolare nel movimento rivoluzionario della classe operaia. Grazie al movimento comunista, movimento rivoluzionario della classe operaia, le masse lavoratrici, la cui attività creatrice è stata imbrigliata dalla classi dirigenti durante tutto il periodo in cui sono esistite delle classi sociali antagoniste, diventano le creatrici autentiche della storia, le quali sottomettono il mondo alla propria volontà e plasmano il loro destino in completa indipendenza.

Il movimento rivoluzionario, attività creativa delle masse popolari, esige sempre da parte loro una ferma posizione creatrice nella lotta per la trasformazione della natura e della società.

È questa una condizione indispensabile per la vittoria del movimento rivoluzionario. Solo aderendovi senza riserva le masse popolari possono mostrarsi degne della posizione di padrone della rivoluzione e dell’edificazione e adempiere al ruolo che loro spetta.

Esse devono necessariamente aderire ad una posizione creativa; è una condizione sine qua non del successo della loro missione di trasformare la natura e la società a modo proprio e di forgiare il loro destino liberamente. L’aderenza ad una posizione creativa permette a colpo sicuro di risolvere ogni problema in funzione delle esigenze della rivoluzione e degli interessi delle masse popolari e con i loro propri sforzi.

Come ha fatto notare il leader, l’atteggiamento creativo è il metodo fondamentale da applicare nella rivoluzione e nell’edificazione.

Appoggiarsi fermamente sull’intelligenza e sulla forza creatrice delle masse popolari pur stimolandole con vigore è un imperativo del movimento rivoluzionario. Le masse popolari sono le padrone e la forza motrice principale della rivoluzione, esse dispongono di un’intelligenza e di una forza creatrice inesauribili. Solo facendo leva su queste ultime si può accedere ad una conoscenza precisa del mondo oggettivo, risolvere ogni problema conformemente alla realtà e riuscire a trasformare la natura e la società. Privilegiare la posizione creativa significa adottare un metodo che consente di dare impulso alla rivoluzione e all’edificazione con spirito d’iniziativa grazie ad un forte stimolo della creatività delle masse popolari, di continuare a innovare e a progredire superando le difficoltà incontrare grazie alla lotta delle masse.

Il movimento rivoluzionario si svolge sempre in una situazione concreta complessa e in perpetuo cambiamento. Esso esclude ogni schematismo e ogni dogmatismo e si allontana dal punto di vista retrogrado fatto di imitazione servile. Il punto di vista schematico e la concezione dogmatica frenano la creatività, impediscono una conoscenza precisa della realtà multiforme e in perpetua evoluzione così come la messa punto dei metodi scientifici della rivoluzione e dell’edificazione. Bisogna radicarsi nella realtà concreta e attenersi costantemente ad un atteggiamento creativo se si vogliono trovare i metodi adeguati per trasformare la natura e la società e metterli abilmente in opera. L’atteggiamento creativo, in quanto metodo, consiste nel respingere il dogmatismo, nel penetrare con la propria testa la realtà quale essa è, viva e concreta, e nel risolvere tutti i problemi in conformità ad essa.

Assumere questo atteggiamento significa adottare un metodo rivoluzionario, perché esso permette di soddisfare nel modo migliore le esigenze del nostro tempo in cui le masse popolari si sono presentate come padrone della storia e in cui il movimento rivoluzionario è cresciuto in ampiezza e profondità. La nostra epoca esige che queste masse giochino il ruolo più grande possibile nella rivoluzione e nell’edificazione e che tutti i problemi vengano risolti in modo creativo. L’atteggiamento creativo garantisce infallibilmente la vittoria della rivoluzione perché consente di definire scientificamente la strategia e gli orientamenti militanti della rivoluzione in funzione degli imperativi nuovi dell’evoluzione degli avvenimenti così come dello sviluppo attuale della rivoluzione e di stimolare sempre più la creatività delle masse popolari.

4. La coscienza ideologica indipendente delle masse popolari gioca il ruolo decisivo nella lotta rivoluzionaria

La rivoluzione progredisce e trionfa grazie alla lotta cosciente delle masse popolari.

Il leader è il primo ad aver definito il principio secondo il quale la coscienza ideologica indipendente delle masse popolari gioca un ruolo decisivo nella lotta rivoluzionaria.

La coscienza ideologica determina e coordina tutte le azioni dell’uomo.

La coscienza, che è un attributo superiore dell’uomo, ne fa l’essere più evoluto e più potente del mondo. Essa è la funzione superiore del cervello dell’uomo, la parte più sviluppata del suo organismo. Il cervello gioca un ruolo centrale nelle attività vitali dell’uomo, mentre la coscienza, che ne è la funzione, dirige tutte le sue azioni.

In quanto riflette le aspirazioni e gli interessi dell’uomo, la coscienza ideologica esercita un ruolo primordiale nelle sue attività. Le attività indipendenti e creative dell’uomo sono concepibili solo se sono determinate e coordinate dalla sua coscienza ideologica.

Per essere un individuo sovrano e creativo, l’uomo deve avere una coscienza ideologica autonoma. Quest’ultima gli dà la sensazione di essere il padrone del proprio destino e la volontà di plasmarselo da sé. Solo così l’uomo può agire coscientemente per domare la natura e lottare energicamente contro gli oppressori che usurpano e violano il suo Chajusong. L’attività che l’uomo svolge per conoscere scientificamente e trasformare efficacemente il mondo è appunto la manifestazione della sua coscienza, mentre il ruolo che gioca nella lotta per la modificazione della natura e della società è alla fine l’espressione della sua coscienza ideologica.

Questa, per via della sua autonomia, gioca un ruolo decisivo nel movimento rivoluzionario per il Chajusong delle masse popolari.

Tutti i movimenti rivoluzionari sono dei movimenti coscienti. Cominciano con l’azione esercitata dalle idee d’avanguardia sull’uomo e terminano quindi con la vittoria delle masse popolari.

La coscienza ideologica è il fattore decisivo del ruolo che l’uomo assolve nella rivoluzione e nell’edificazione.

Essa determina il carattere di classe delle azioni dell’uomo nel movimento rivoluzionario. Nella società classista le idee non possono esistere indipendentemente dalle classi. La coscienza di classe è l’elemento essenziale della coscienza ideologica dell’uomo. Essa determina i suoi atteggiamenti e la sua posizione nella lotta di classe. Certo, la situazione sociale di un essere umano è alla base delle sue attività e le condiziona. Ma essa influenza le azioni dell’uomo solo attraverso la sua coscienza ideologica. Nella società classista si lotta per difendere gli interessi di questa o quella classe a seconda delle idee che si condividono. Solo se si assimilano le idee della classe d’avanguardia, cioè se si ha una coscienza ideologica autonoma, si potrà assumere una giusta posizione di classe e lottare per la vittoria della rivoluzione.

La coscienza ideologica determina anche la volontà e la combattività dell’uomo in rapporto al movimento rivoluzionario. Dare più o meno prova di volontà o di forza è una questione ideologica. Solo coloro che hanno una coscienza ideologica ferma e autonoma possono assumere un atteggiamento e una posizione risoluti nella lotta rivoluzionaria, dimostrare una grande volontà di parteciparvi attivamente e lottare fino in fondo, a dispetto di tutte le prove e le difficoltà.

Le capacità rivoluzionarie delle masse sono certo inesauribili, ma esse non potranno utilizzarle appieno se non vengono destate sul piano ideologico. Delle masse sfruttate e oppresse ma non risvegliate ideologicamente non possono impegnarsi in una lotta rivoluzionaria né piegare la natura e la società ai loro desideri. Solo le masse coscienti dei loro interessi di classe possono dare il meglio di se stesse e garantire la vittoria della rivoluzione.

Il ruolo della coscienza ideologica non cessa di crescere man mano che si sviluppa il movimento rivoluzionario.

Il movimento comunista, stadio supremo del movimento rivoluzionario, esige per sua essenza una coscienza elevata da parte dell’uomo. Le masse popolari creano coscientemente e con uno scopo preciso la società socialista e comunista. Nel corso dell’edificazione del socialismo e del comunismo che segue la presa del potere e l’instaurazione del regime socialista da parte della classe operaia, il ruolo della coscienza ideologica si amplia incomparabilmente. Il socialismo e il comunismo poggiano su questa presa di coscienza elevata dell’uomo, mentre il capitalismo si fonda sulla disciplina della fame e del bastone. Il socialismo, che è una società transitoria, implica certo della vigilanza. Ma il ruolo della coscienza cresce proporzionalmente all’eliminazione delle conseguenze della vecchia società nel corso del progredire dell’edificazione del socialismo e del comunismo. Il socialismo e il comunismo assicurano tutte le condizioni necessarie a questo accrescimento del ruolo della coscienza ideologica dell’uomo su tutti i piani. Sotto il socialismo le idee d’avanguardia della classe operaia esercitano la loro influenza su tutta la società. Il capitalismo sottomette il pensiero e l’azione dell’uomo al denaro, ma il socialismo e il comunismo al contrario fanno delle masse popolari le padrone autentiche della società e di conseguenza permettono loro di dare ampia prova di fervore rivoluzionario e attività creativa.

Il ruolo fondamentale giocato dalla coscienza ideologica nella lotta rivoluzionaria per il socialismo e il comunismo è dovuto anche alle caratteristiche delle idee rivoluzionarie della classe operaia.

Il ruolo della coscienza ideologica nello sviluppo sociale dipende dal suo carattere di classe e dal suo contenuto. Le idee rivoluzionarie delle classi sfruttatrici sono un freno al progresso sociale, ma le idee avanzate delle classi progressiste gli danno impulso. Le idee rivoluzionarie della classe operaia, la classe più portata alla sovranità, esercitano un’azione nettamente più grande di tutte le idee d’avanguardia che si sono fatte strada nella storia. In quanto riflettono scientificamente le leggi dello sviluppo sociale e le aspirazioni delle masse popolari, esse si trasformano in una grande forza materiale al servizio dello sviluppo sociale. Costituiscono un’arma per conoscere e trasformare la realtà così come per forgiare l’avvenire. A differenza delle idee reazionarie delle classi sfruttatrici, idee opposte al progresso della storia e favorevoli ad un regime corrotto e retrogrado, le idee rivoluzionarie della classe operaia hanno la missione di dare impulso ed orientare questo progresso.

Poiché il movimento rivoluzionario è un movimento cosciente, bisogna sempre porre prima di tutto l’accento sulla concezione ideologica dell’uomo nella lotta rivoluzionaria e nel lavoro di edificazione. Questo è uno dei princìpi essenziali da salvaguardare in questi campi.

Porre principalmente l’accento sulla concezione ideologica dell’uomo nella rivoluzione e nell’edificazione significa attribuire un’importanza decisiva al fattore ideologico e accrescere il ruolo della coscienza ideologica nella risoluzione di tutti i problemi.

Attribuire un’importanza decisiva al fattore ideologico è un’esigenza legittima dello sviluppo del movimento rivoluzionario. È vero che i fattori materiali hanno un forte ruolo in questo campo. Tuttavia non bisogna aspettarsi che la rivoluzione scoppi spontaneamente per il solo fatto che le condizioni materiali si trovano riunite. Il giovamento che si trarrà da queste condizioni materiali dipende dalle attività coscienti dell’uomo. Da esse dipende il fatto che queste stesse condizioni vengano create rapidamente o no. La rivoluzione può avanzare solo grazie alla lotta attiva dei rivoluzionari e delle masse popolari. D’altronde, la rivoluzione non scoppia che dopo la creazione di tutte le condizioni necessarie; del resto, essa non si svolge sempre in circostanze favorevoli.

Aspettare a braccia conserte la maturazione di tutte le condizioni equivale in ultima analisi a rifiutarsi di fare la rivoluzione. Di conseguenza, nel quadro della lotta rivoluzionaria e del lavoro di edificazione, bisogna accordare la precedenza al fattore ideologico del quale è opportuno valersi per far maturare al più presto le condizioni necessarie.

Elevare la coscienza ideologica dell’uomo per risolvere tutti i problemi è proprio dei comunisti. Questi ultimi, che lottano per la libertà e la felicità del popolo, risvegliano sul piano ideologico e rendono cosciente l’uomo, lo portano così ad impegnarsi liberamente nella lotta, per fare trionfare la rivoluzione e condurre in porto la loro sublime missione. Essi dispongono di un’arma ideologica abbastanza potente per rendere cosciente e scuotere l’intero popolo. Anche i capitalisti cercano di propagare le loro idee ma non possono impregnarne le masse popolari perché esse sono fondamentalmente contrarie ai loro interessi. Solo le idee della classe operaia che difendono gli interessi del popolo lavoratore possono essere accettate da tutto il popolo e regnare incontrastate sulla società.

Quando si risveglia l’uomo sul piano politico e ideologico per risolvere tutti i problemi, la vittoria della rivoluzione e dell’edificazione è saldamente garantita. Quando si fa leva sull’alta coscienza rivoluzionaria delle masse popolari, la lotta rivoluzionaria e il lavoro di edificazione possono progredire a passi da gigante e la vittoria della rivoluzione può essere affrettata anche se le condizioni sono sfavorevoli.

4. I principi direttivi delle idee del Juché

I princìpi direttivi delle idee del Juché sono la guida che regge il radicamento del Juché sia nelle attività del partito e dello Stato che negli altri settori della rivoluzione e dell’edificazione. Sono questi princìpi fondamentali ai quali bisogna aderire per condurre in porto la rivoluzione e l’edificazione attenendosi all’atteggiamento sovrano e creativo e dando maggiore importanza al ruolo della coscienza ideologica.

L’applicazione delle idee del Juché sia alla rivoluzione che all’edificazione implica necessariamente l’osservanza di questi princìpi.

1. Bisogna attenersi all’atteggiamento sovrano

Per portare avanti la rivoluzione e l’edificazione secondo i postulati delle idee del Juché, bisogna che il partito e lo Stato mantengano ed esercitino il Chajusong nelle loro attività.

A tal fine, il nostro leader ha definito i principi del Juché sul piano ideologico, della sovranità politica, dell’indipendenza economica e dell’autodifesa in materia di sicurezza nazionale. Il Juché, la sovranità, l’indipendenza e l’autodifesa sono i principi direttivi da seguire per materializzare il Chajusong nei settori dell’ideologia, della politica, dell’economia e della sicurezza nazionale.

1.1 Il Juché in campo ideologico. Il radicamento del Juché nel settore ideologico è l’esigenza primordiale della lotta rivoluzionaria delle masse popolari per il Chajusong. Essendo la rivoluzione e l’edificazione un’attività cosciente degli esseri umani, affermare il Juché in campo ideologico è una condizione del suo radicamento in tutte le altre sfere: politica, economia e difesa nazionale.

Radicare il Juché nel campo dell’ideologia significa spingere ognuno ad acquisire un punto di vista ed un atteggiamento che lo obblighino a sentirsi padrone della rivoluzione e dell’edificazione, a fare della rivoluzione nel proprio paese l’asse di tutto il proprio pensiero e di tutta la propria azione e a risolvere tutti i problemi grazie alla propria intelligenza e con le proprie forze.

I padroni della rivoluzione in un paese sono il partito e il popolo di quello stesso paese, essendo loro dovere essenziale condurla a buon fine. D’altronde, la rivoluzione mondiale potrà trionfare solo se ogni paese conduce in porto la propria rivoluzione e se, su questa base, tutti i paesi si aiutano reciprocamente e cooperano fra loro. Per questo motivo al partito e al popolo di ogni paese incombe di radicare fermamente il Juché nell’ideologia, di prendere in mano la propria rivoluzione e la propria edificazione e di assumersi l’intera responsabilità del loro svolgimento.

Il radicamento del Juché nell’ideologia esige che ognuno sia impregnato delle idee rivoluzionarie della classe operaia così come della linea e della politica del suo partito.

La classe operaia è legata alla sovranità che riflette la sua ideologia rivoluzionaria. Bisogna assolutamente che ognuno si impregni dell’ideologia rivoluzionaria della classe operaia se vuole prendere coscienza di essere padrone della rivoluzione e compiere quest’ultima alla perfezione, così come il lavoro di edificazione, in qualsiasi frangente, anche il più difficile e complesso.

La linea e la politica del partito rivoluzionario di ogni paese, ispirandosi all’ideologia rivoluzionaria della classe operaia, devono servirgli da guida nella rivoluzione come nell’edificazione. Solo armandosi della linea e della politica del proprio partito e assumendoli come il principio che regge il proprio pensiero e la propria azione si può condurre in porto la rivoluzione e l’edificazione conformemente alle esigenze del proprio popolo e alle realtà del proprio paese e assolvere alle proprie alte responsabilità rivoluzionarie.

Per noi radicare il Juché nell’ideologia significa armarsi delle idee del Juché, così come della linea e della politica del nostro partito, materializzazione di queste idee, e quindi impregnarsi della sua ideologia unica. Bisogna che l’insieme del partito e della società ne sia pervaso perché ci sia consentito di affermare che il Juché è stato fortemente radicato in campo ideologico.

Il radicamento del Juché nell’ideologia presuppone che ognuno conosca le specificità del proprio paese.

È a questa condizione che si potranno risolvere in completa indipendenza tutti i problemi posti dalla rivoluzione e dall’edificazione, conformemente alla realtà concreta del proprio paese, e realizzarle tenendo conto delle aspirazioni e degli auspici del proprio popolo. È a questa condizione anche che si potrà dar prova di un vivo attaccamento alla propria patria e al proprio popolo e dar piena prova di devozione patriottica e di entusiasmo rivoluzionario.

Ogni coreano è tenuto a conoscere bene la storia, la geografia, l’economia e la cultura del proprio paese così come gli usi e i costumi del proprio popolo, e in particolare ad essere al corrente della politica, delle tradizioni e della storia rivoluzionaria del nostro partito. Solo così potrà diventare un patriota, un comunista coreano autentico, impregnato del Juché.

Il radicamento di questo nell’ideologia implica che ognuno sia animato da una grande fierezza nazionale e da un vero orgoglio rivoluzionario.

Un popolo che non prova nessuna fierezza nazionale, che non è persuaso di non essere in nulla inferiore agli altri, un popolo che non ha niente della fierezza o dell’orgoglio propri dei popoli rivoluzionari non può pensare con la propria testa né vivere in modo indipendente, né difendere la propria indipendenza e la propria dignità nazionali né trionfare in seguito ad una lotta rivoluzionaria accanita. Una nazione molto fiera di se stessa e animata da un autentico orgoglio rivoluzionario è invincibile, mentre in caso contrario è debole. Questa fierezza e questo orgoglio sono particolarmente indispensabili ai popoli dei piccoli paesi che hanno sofferto per lungo tempo dell’oppressione straniera. La necessità di intensificare la lotta per elevare la fierezza nazionale e l’orgoglio rivoluzionario si fa sentire soprattutto in quei piccoli paesi, poiché le loro popolazioni sono ancora sul serio vittime della negazione dei valori nazionali e del servilismo verso le grandi potenze, per via delle pratiche assimilatrici colonialiste e della politica di annientamento della cultura nazionale che un tempo venivano messe in opera dagli imperialisti.

Dobbiamo vegliare a che tutta la popolazione provi la viva fierezza di appartenere alla nazione coreana, intelligente e coraggiosa, specialmente la fierezza e anzi l’orgoglio di fare la rivoluzione sotto la guida del grande leader.

Per radicare il Juché nell’ideologia bisogna sviluppare la cultura nazionale ed elevare il livello culturale e tecnico delle masse.

La creazione di una cultura jucheana, nazionale nella forma, rivoluzionaria e socialista nel contenuto, conforme ai sentimenti del popolo interessato e corrispondente allo spirito della classe operaia è la condizione di una sana vita ideologica e spirituale del popolo e di un solido radicamento del Juché in campo ideologico. Per sviluppare una cultura nazionale socialista sana, bisogna da un lato arrestare totalmente la penetrazione culturale imperialista, dall’altro respingere le tendenze tanto revansciste quanto nichiliste riguardo al patrimonio culturale nazionale, perpetuare e sviluppare correttamente le magnifiche tradizioni culturali nazionali e assimilare in modo critico gli aspetti progressisti, conformi ai sentimenti del proprio popolo, della cultura straniera.

È opportuno, inoltre, sviluppare attivamente la scienza e la tecnica ed elevare il livello culturale e tecnico delle masse. È a questa condizione che sarà possibile fare dei lavoratori gli autentici padroni della natura e della società, liberarli dal culto dei paesi stranieri e dallo spirito di dipendenza di fronte ad altri e radicare fermamente il Juché in questo campo.

Il radicamento del Juché nell’ideologia presuppone il rifiuto del servilismo verso le grandi potenze e di tutte le altre idee retrograde.

Radicare il Juché nell’ideologia significa liberare ideologicamente gli esseri umani per affrancarli dai ceppi della vecchia ideologia, significa anche compiere una rivoluzione ideologica volta ad impregnarli di una concezione nuova, jucheana, del mondo. Esso presuppone quindi il rifiuto di tutte le idee del passato contrarie al Juché e, in particolare, l’eliminazione completa del servilismo verso le grandi potenze.

Il servilismo è lo spirito di sottomissione proprio dello schiavo che consiste nel servire o nel venerare i paesi grandi o sviluppati; è una negazione della propria dignità nazionale che tende a sottovalutarsi e ad auto-disprezzarsi. Quelli che ne sono vittime venerano altri paesi di cui vanno a rimorchio: se questi paesi abbracciano il revisionismo o il dogmatismo, lo fanno anche loro.

Come ha affermato il nostro leader, un uomo che è in preda al servilismo verso le grandi potenze si istupidisce, una nazione che ne è vittima finisce per mandare in rovina il paese, e un partito che vi si abbandona porta la rivoluzione e l’edificazione al fallimento.

Notiamo soprattutto che il più nefasto e pericoloso al momento attuale è il servilismo verso l’imperialismo americano. Questo servilismo, che trova espressione nei sentimenti di timore e di ammirazione verso gli Stati Uniti, reca grave pregiudizio alla lotta rivoluzionaria dei popoli. La nocività del servilismo verso l’imperialismo americano si manifesta oggi in modo vistoso nella Corea del sud. Questa concezione velenosa, molto nociva, disseminata dagli imperialisti americani aggressori e dai loro servi, addormenta la coscienza nazionale e la coscienza di classe della popolazione sudcoreana e calpesta il prezioso patrimonio culturale così come i costumi sani e le belle usanze della nostra nazione. Se non si rafforza la lotta contro coloro che temono e idolatrano gli Stati Uniti, per elevare lo spirito di indipendenza nazionale nella popolazione sudcoreana, il trionfo della rivoluzione sudcoreana e la riunificazione indipendente del paese saranno impossibili.

Opporsi al servilismo verso le grandi potenze e combattere per radicare il Juché è un problema serio da cui dipende il destino della rivoluzione. Grazie alla lotta sempre più intensa che condurremo contro il servilismo verso le grandi potenze per radicare il Juché nel settore ideologico, garantiremo con forza il trionfo finale della rivoluzione coreana.

1.2 La sovranità politica. La politica costituisce un fattore determinante della vita sociale. Se non si parla della sovranità in politica, non se ne può parlare in nessun altro settore. Il Juché nel campo dell’ideologia si traduce prima di tutto nella sovranità politica; allo stesso modo, l’indipendenza economica e l’autodifesa in materia di sicurezza nazionale sono garantite dalla sovranità in campo politico.

Aderire al Chajusong politico significa esercitare una politica mirante a salvaguardare l’indipendenza nazionale e la sovranità del proprio popolo, a difendere i propri interessi e a contare solo sulle proprie forze.

Il nostro leader ha insegnato che il Chajusong politico è il primo dei tratti distintivi di un paese indipendente e sovrano, per il quale esso è vitale. Una nazione, quale che sia, può essere indipendente e libera, felice e prospera solo se si attiene al Chajusong politico. Ogni lotta rivoluzionaria mira, prima di ogni altra cosa, a realizzare il Chajusong politico. Tutti i problemi che si pongono nella rivoluzione e nell’edificazione riguardano direttamente la politica; perciò possiamo affermare che il risultato di ogni attività rivoluzionaria dipende in fin dei conti dal Chajusong politico.

Per garantirlo bisogna instaurare un potere popolare.

Il diritto dell’uomo alla sovranità si esprime in forma condensata nel potere statuale. Per questo la classe operaia e le masse popolari devono anzitutto impadronirsi del potere politico per poter godere pienamente del Chajusong. Esse devono detenere il potere e diventare i padroni autentici dello Stato e della società se vogliono accedere al Chajusong politico e condurre una vita sovrana e creatrice.

L’applicazione del Chajusong in politica implica la formazione di una forza politica indipendente.

La forza politica è la principale forza rivoluzionaria. Bisogna assolutamente mettere in piedi una solida forza politica autonoma e fare affidamento su di essa per acquisire e salvaguardare la propria sovranità ed esercitare una politica sovrana. Per formare una simile forza politica bisogna rinsaldare il partito, forza dirigente della rivoluzione, e realizzare l’unità e la coesione di tutto il popolo sulla base della alleanza fra i contadini e la classe operaia, alleanza di cui questa è del resto il nucleo. Per riuscirci è di capitale importanza raggruppare strettamente tutto il popolo attorno al partito e al suo leader. Solo se saldamente uniti in una forza politica monolitica il partito e il popolo possono manifestare la loro inesauribile potenza e trionfare nella rivoluzione e nell’edificazione.

L’esercizio del Chajusong politico presuppone che ogni paese si riferisca alla propria ideologia direttrice e che esso scelga e applichi la propria linea politica in completa indipendenza e secondo la propria determinazione.

L’azione politica poggia essenzialmente sulla definizione e l’applicazione di una linea di condotta. Si può parlare di politica sovrana solo se tutte le linee e tutti gli orientamenti politici vengono elaborati ed eseguiti in modo indipendente. Se si tollerano pressioni e ingerenze straniere o se ci si lascia comandare a bacchetta da forze esterne, non si potranno conservare i princìpi e la coerenza della propria azione e si finirà per far fallire la rivoluzione e l’edificazione. Sotto la direzione lungimirante del nostro leader, il nostro partito ha assunto le idee del Juché come unica ideologia direttrice e ha elaborato in completa indipendenza ogni sua linea e ogni sua politica e le ha applicate conformemente agli interessi del nostro popolo e alla realtà del nostro paese. Ecco perché ha potuto riportare sempre brillanti vittorie nella rivoluzione e nell’edificazione.

Per godere del Chajusong politico ci vogliono sovranità e uguaglianza totali nei rapporti esteri.

In definitiva, il Chajusong di un partito o di uno Stato si esprime nelle sue relazioni con l’estero. Accedere ad una sovranità e ad una uguaglianza totali in politica estera è un problema essenziale che bisogna risolvere per assicurarsi il Chajusong politico. La sovranità è un sacro diritto di tutti i partiti, di tutti i paesi e di tutte le nazioni. Ci sono nel mondo paesi e partiti diversi quanto ad importanza, nazioni evolute o in ritardo dal punto di vista economico. Tuttavia essi tutti sono uguali nei diritti e si attengono alla sovranità. Nessuno deve violare quella altrui né lasciare che altri violino la propria.

Il Chajusong non contravviene all’internazionalismo, ma al contrario condiziona il suo rinsaldamento. Non si può pensare alla rivoluzione mondiale separandola dalla rivoluzione nel proprio paese; allo stesso modo, è impossibile immaginare un internazionalismo senza Chajusong. La solidarietà internazionalista deve essere essenzialmente fondata sui principi del libero consenso e dell’uguaglianza. Può esserlo, può diventare autentica e duratura solo se poggia sul Chajusong.

Il nostro partito ha scelto l’orientamento di rinsaldare l’unità dei paesi socialisti e del movimento comunista internazionale a condizione che si oppongano all’imperialismo, sostenendo il movimento di liberazione nazionale nei paesi colonizzati e il movimento operaio internazionale, continuino ad avanzare verso il socialismo e il comunismo e rispettino i princìpi della non ingerenza negli affari interni, del rispetto reciproco, dell’uguaglianza e del vantaggio comune. Peraltro il nostro paese è sempre orientato a solidarizzare con i paesi non allineati e i paesi delle nuove forze emergenti secondo il principio del rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità, della non aggressione, della non ingerenza negli affari interni, dell’uguaglianza e del vantaggio reciproco, così come della cooperazione con tutti i paesi che ci dimostrano la loro amicizia.

Anche in futuro noi salvaguarderemo la sovranità e l’uguaglianza nei rapporti esteri e ci atterremo al principio di combinare Chajusong e internazionalismo.

1.3 L’indipendenza economica. L’economia è la base materiale della vita sociale. L’autonomia economica soltanto permette ad ogni paese di rinsaldare la sua indipendenza, di godere di una vita sovrana, di garantire fermamente il Juché nell’ideologia, la sovranità politica e l’autodifesa in materia di sicurezza nazionale e di assicurare un livello di vita materiale e culturale soddisfacente alla popolazione.

Per applicare il principio dell’indipendenza economica bisogna costruire un’economia nazionale indipendente.

Creare una simile economia significa edificare una economia autonoma che non dipenda da alcun paese straniero, un’economia che provveda ai bisogni del proprio popolo e si appoggi alle risorse naturali del proprio paese e alle capacità del proprio popolo. L’edificazione di una simile economia permette di utilizzare integralmente e in modo razionale le risorse naturali allo scopo di sviluppare rapidamente le sue forze produttive, di migliorare costantemente il livello di vita della popolazione, di gettare solide basi materiali e tecniche per il socialismo, e di accrescere la potenza del paese sia sul piano politico che su quello economico e militare. Essa permette anche di godere di una sovranità e di un’eguaglianza totali nei rapporti internazionali in campo sia politico che economico e di contribuire ad accrescere le forze antimperialiste e fedeli alla sovranità, insieme alle forze socialiste di tutto il mondo. Va notato in particolare che l’edificazione di un’economia nazionale indipendente è vitale per i paesi già in ritardo sul piano economico e tecnico a causa del dominio e del saccheggio imperialisti. Solo questa edificazione consentirà loro di respingere la politica neocolonialista degli imperialisti, di liberarsi definitivamente dal loro dominio e dal loro sfruttamento, di porre fine alla disuguaglianza fra le nazioni e di avanzare vigorosamente verso il socialismo.

Per edificare un’economia nazionale indipendente bisogna aderire al principio della fiducia in sé.

La fiducia in sé è un’espressione dello spirito rivoluzionario e un principio di lotta dei comunisti decisi a portare fino in fondo la rivoluzione con le proprie forze. Nell’edificazione economica come in tutti gli altri compiti della rivoluzione e della costruzione, bisogna avere fiducia nelle proprie forze e far leva su di esse. Un popolo che lotta con ostinazione contando unicamente su se stesso può assolvere qualsiasi compito, anche il più difficile, mentre un popolo che non ha fiducia in sé e che pensa solo a ricorrere alle forze esterne non è capace di fare nulla. L’adozione del principio della fiducia in sé deve permettere ad ogni paese di mobilitare la forza del proprio popolo, di valorizzare le proprie risorse nazionali, di fare assegnamento sui propri mezzi finanziari e sulla propria tecnica. Solo così gli sarà possibile sviluppare attivamente e ad un ritmo sostenuto la propria economia e raggiungere la prosperità nazionale superando tutte le eventuali difficoltà.

L’edificazione di un’economia nazionale indipendente presuppone uno sviluppo diversificato e coerente dell’economia.

A differenza dell’economia capitalista che mira a realizzare profitti, l’economia socialista indipendente tende unicamente a soddisfare i bisogni del paese e della popolazione. È dunque naturale che questa economia indipendente sia tenuta a svilupparsi in modo diversificato e coerente, perché la produzione nazionale possa rispondere ai bisogni del paese in prodotti dell’industria pesante e leggera e in prodotti agricoli necessari alla prosperità nazionale e al miglioramento del livello di vita della popolazione. Inoltre una simile economia offre la possibilità di uno sviluppo economico rapido su una base solida e sicura.

L’esperienza pratica del nostro paese dimostra che l’edificazione di una economia indipendente, diversificata e coerente esige l’applicazione della linea di sviluppare simultaneamente l’industria pesante, l’industria leggera e l’agricoltura, accordando la priorità alla prima.

L’industria pesante, centrata sulle costruzioni meccaniche, è il fulcro di ogni economia nazionale indipendente. Infatti essa garantisce l’indipendenza sul piano economico e tecnico così come uno sviluppo rapido di tutti i settori dell’economia nazionale, specialmente l’industria leggera e l’agricoltura, sulla base delle tecniche moderne. Insieme allo sviluppo dell’industria pesante, quello dell’industria leggera e dell’agricoltura determina un miglioramento costante nel livello di vita della popolazione e, in aggiunta, uno sviluppo più spinto dell’industria pesante stessa. Notiamo in particolare che risolvere da sé il problema del cibo grazie ad un’agricoltura ben riuscita è di importanza capitale in questo campo perché ciò permette al popolo di darsi un livello di vita stabile e di organizzarsi in modo sovrano.

Perché un’economia nazionale sia indipendente, bisogna che sia dotata di tecniche moderne e che vengano formati in gran numero quadri tecnici nazionali.

L’indipendenza tecnologica è assolutamente pregiudiziale all’indipendenza economica. Ogni paese deve disporre dei propri tecnici avanzati se vuole sfruttare ed utilizzare efficacemente e sviluppare tutti i rami della propria economia nazionale. D’altronde, il progresso tecnico permette di liberare le masse lavoratrici dai lavori gravosi, di diminuire le disparità fra il lavoro manuale e il lavoro intellettuale e di risolvere da sé i problemi complessi e ardui posti dalla costruzione dell’economia e della difesa nazionale. Porre fine al ritardo tecnico dell’economia nazionale e dotarla di tecnici moderni è una rivoluzione. Solo sviluppando incessantemente la rivoluzione tecnica con la mobilitazione di tutte le potenzialità disponibili in tutti i settori, un paese può fare rapidi progressi tecnici e accedere al più presto all’indipendenza economica e tecnica.

Risolvere il problema dei quadri tecnici nazionali è una condizione importante di quest’ultima; la soluzione di questo problema è indispensabile per sviluppare l’economia e la tecnica con le proprie forze. La soluzione di questo problema s’impone come un compito particolarmente importante ai paesi posti in precedenza al margine della civiltà scientifica e tecnica moderna dal dominio imperialista e ormai tenuti a edificare una società nuova. Pertanto, per intraprendere la rivoluzione tecnica e accedere all’indipendenza economica e tecnologica, è indispensabile accingersi alla rivoluzione culturale al fine di elevare il livello culturale e tecnico delle masse lavoratrici e di formare un grande esercito di quadri tecnici nazionali. Bisogna che noi applichiamo con scrupolo l’orientamento fornito dal nostro leader e che mira a intellettualizzare tutta la società, migliorare incessantemente il livello culturale e tecnico delle masse lavoratrici così come la competenza dei quadri tecnici e formare meglio ancora un maggior numero di nuovi tecnici.

Per edificare un’economia nazionale indipendente bisogna crearsi da soli una solida base di approvvigionamento di materie prime e combustibili.

Dipendere da paesi stranieri per le materie prime e i combustibili significa cedere loro le leve di comando della propria economia. Perché un paese acceda all’indipendenza economica e sviluppi la propria economia in condizioni sicure e con spirito di previdenza, bisogna assolutamente che disponga di una base di approvvigionamento di materie prime e combustibili e soddisfi essenzialmente con la produzione nazionale i suoi bisogni in questo campo. Per far ciò, esso deve da una parte mobilitare l’integralità delle proprie risorse naturali e trarne profitto efficacemente, e dall’altra promuovere fin dall’inizio un’industria jucheana utilizzando le materie prime e i combustibili del paese.

Edificare un’economia nazionale indipendente secondo il principio della fiducia in sé non significa minimamente autarchia. L’indipendenza economica è nemica del dominio e dell’asservimento economico straniero, ma non interdice la cooperazione economica internazionale. Va notato che la stretta cooperazione sul piano economico e tecnico fra i paesi socialisti, fra i paesi delle nuove forze emergenti contribuisce largamente ad assicurare la loro indipendenza economica e ad accrescere il loro potenziale economico.

Al momento attuale i popoli delle nuove forze emergenti lottano contro la politica di aggressione e di saccheggio degli imperialisti, soprattutto quelli degli Stati Uniti, per preservare la loro sovranità nazionale e le loro risorse naturali per demolire l’ordine economico sorpassato di cui si servivano le potenze capitaliste minoritarie per sfruttare e spogliare come gli pareva la maggior parte dei paesi e dei popoli del mondo intero, e per instaurare un nuovo ordine economico mondiale equo. Questi paesi dispongono di inesauribili risorse di manodopera e di ricchezze naturali, così come di importanti potenzialità economiche. Possiedono anche numerose esperienze valide e tecniche eccellenti degne di essere l’oggetto di scambi. Se essi rafforzano la loro cooperazione sul piano economico e tecnico e raddoppiano gli sforzi in questo campo solidarizzando gli uni con gli altri, potranno far fallire la politica di aggressione e di saccheggio degli imperialisti, difendere la propria dignità nazionale e il proprio diritto ad esistere e giungere in breve tempo all’indipendenza economica e alla prosperità senza avere bisogno di far ricorso alle grandi potenze.

Un compito primario che ci incombe attualmente nell’edificazione di un’economia nazionale socialista indipendente è di accelerare la jucheizzazione, la modernizzazione e il perfezionamento scientifico della economia nazionale.

Il nostro rispettato leader ha precisato che questo processo costituisce la linea strategica alla quale bisogna attenersi con coerenza nella edificazione economica socialista e comunista. Spetta a noi continuare ad applicare fermamente la linea di edificazione di una economia nazionale indipendente e dare energico impulso alla jucheizzazione, alla modernizzazione e al perfezionamento scientifico dell’economia nazionale per rafforzare il suo carattere indipendente e jucheano, modernizzare incessantemente il suo equipaggiamento tecnico e basare saldamente sul piano scientifico tutti i processi di produzione così come tutte le attività di gestione.

1.4 L’autodifesa in materia di sicurezza nazionale. Difendersi con i propri mezzi è uno dei princìpi essenziali dell’edificazione di uno Stato indipendente e sovrano. Finché esiste l’imperialismo, un paese che non disponga di forze armate di autodifesa in grado di respingere i suoi nemici interni e esterni non può, di fatto, essere considerato un paese completamente indipendente e sovrano.

L’imperialismo è causa di guerra permanente; al momento attuale la principale forza d’aggressione e di guerra è l’imperialismo americano.

Come ha affermato il rispettato leader, se è vero che noi non vogliamo la guerra, è altrettanto vero che non la temiamo e che non elemosiniamo la pace degli imperialisti. Per salvaguardare l’indipendenza nazionale e la pace e assicurare la vittoria dell’opera rivoluzionaria, la soluzione migliore è opporre la guerra di liberazione alla guerra di aggressione degli imperialisti, la violenza rivoluzionaria alla violenza controrivoluzionaria, e tenersi sempre pronti per far fallire i complotti imperialisti di aggressione e di guerra.

A questo fine, è opportuno applicare il principio dell’autodifesa in materia di sicurezza nazionale.

L’autodifesa è per ogni paese la garanzia militare della sua indipendenza politica ed economica. L’adesione a questo principio gli permette di respingere le aggressioni e le ingerenze imperialistiche, di salvaguardare la propria indipendenza politica ed economica e di difendere le conquiste della rivoluzione e la sicurezza del popolo.

Aderire a questo principio significare difendere il proprio paese con le proprie forze. Evidentemente, in questo campo come negli altri, è possibile che un paese benefici dell’aiuto di paesi fratelli o amici. Ciò nondimeno, non si può affidare la difesa del proprio paese ad un paese straniero. È essenziale contare sulle proprie forze e d’altronde solo se si è già in sé pronti a difendersi l’aiuto straniero può dare tutta la misura della sua efficacia. Perciò, per difendere il paese, bisogna fare leva prima di tutto sulla forza del proprio popolo così come sulla propria capacità di difesa. La difesa nazionale mira al bene del popolo dal quale d’altronde essa è assicurata. Se tutto un popolo, sotto la direzione di un partito rivoluzionario, saldato in un blocco monolitico, si impegna in una lotta di liberazione nazionale e combatte per difendere la patria, potrà benissimo ricacciare qualunque invasore imperialista e conservare l’indipendenza del paese e le conquiste della rivoluzione.

Per applicare il principio dell’autodifesa in materia di sicurezza nazionale bisogna disporre di forze armate predisposte per questo scopo.

Esse devono essere costituite dai figli e dalle figlie del popolo lavoratore. Solo un esercito di cui tutti i soldati e gli ufficiali siano figli del popolo lavoratore, operai e contadini in primissimo luogo, può assicurare l’unità fra sé e il popolo, fra superiori e subalterni, e diventare un’autentica forza armata popolare di autodifesa che abbia la missione di difendere l’indipendenza del paese e le conquiste della rivoluzione e di servire il popolo.

L’applicazione del principio dell’autodifesa nazionale presuppone lo stabilirsi di un sistema di difesa dall’insieme del popolo e dello Stato.

La messa a punto di un simile sistema di difesa implica la modernizzazione dell’intero esercito e la sua trasformazione in un esercito di quadri. Trasformare tutto l’esercito in un esercito di quadri consente non solo di accrescere le sue capacità, ma anche, appena se ne farà sentire il bisogno, di formare tanti comandanti quanti ce ne vorranno per moltiplicare i suoi effettivi in modo considerevole. Del resto, la modernizzazione di tutto l’esercito permette di congiungere la sua superiorità politica e ideologica a una tecnica moderna, il che renderà l’esercito rivoluzionario veramente invincibile.

La messa a punto di un sistema di difesa dell’insieme del popolo e dello Stato richiede, inoltre, di armare tutto il popolo e di fortificare tutto il paese. È il solo modo di annientare prontamente e completamente, con la mobilitazione della forza di tutto il popolo, qualsiasi nemico, da qualunque parte venga, e di difendere con fermezza il paese contro ogni aggressione imperialista.

Per applicare il principio dell’autodifesa nazionale, è opportuno assicurare al massimo la superiorità politica e ideologica delle forze armate popolari.

Il fattore decisivo della vittoria in una guerra non è né l’armamento né la tecnica; l’essenziale è piuttosto l’entusiasmo politico elevato e la devozione alla giustezza della loro causa. La nobiltà rivoluzionaria della devozione alla causa della liberazione del popolo, la sconfinata fedeltà al partito e al suo leader, l’incomparabile abnegazione e l’eroismo collettivo dei combattenti pronti a dare la loro giovinezza e la loro vita per la patria e la rivoluzione, il cameratismo rivoluzionario fra gli ufficiali e i soldati, degli autentici legami di sangue tessuti fra l’esercito e il popolo, una disciplina liberamente rispettata, tutto questo spiega la superiorità politica e ideologica di un esercito popolare, di un esercito rivoluzionario, ed è suo appannaggio. La storia delle guerre rivoluzionarie prova che un esercito rivoluzionario solidamente preparato dal punto di vista politico e ideologico può trionfare malgrado l’inferiorità del proprio armamento su un nemico equipaggiato con armi sofisticate. La superiorità politica e ideologica è una qualità intrinseca degli eserciti rivoluzionari ed è la ragione della loro invincibilità.

Perciò è necessario rendere più saldo l’esercito sul piano politico-ideologico, elevare costantemente il suo livello politico e ideologico e abbattere le truppe d’aggressione imperialiste con la superiorità politica e ideologica delle forze armate popolari rivoluzionarie.

Per applicare il principio dell’autodifesa, bisogna creare la propria industria bellica.

L’industria della difesa nazionale garantisce materialmente le capacità di autodifesa. Al momento attuale, mentre gli imperialisti, specialmente quelli degli Stati Uniti, s’ingegnano odiosamente a fare delle armi una esca per asservire altri paesi e vendono armi per ottenere profitti esorbitanti sulle spalle degli altri popoli, è fondamentale che i paesi di recente indipendenza creino industrie belliche loro proprie. Certo, è difficile per i paesi piccoli fabbricare di propria mano tutte le armi di cui hanno bisogno; ma è altrettanto inammissibile per loro dipendere dall’estero per tutte le armi. Bisogna fabbricarne il più possibile da sé e creare e sviluppare a questo scopo un’industria della difesa nazionale.

L’applicazione del principio dell’autodifesa esige che venga consolidata la retroguardia.

Il nostro rispettato leader ha insegnato che l’esito di una guerra moderna dipende in larga misura dalla possibilità di garantire pienamente o no durante un periodo abbastanza lungo le risorse umane e materiali necessarie a una guerra. Per affrontare una guerra, bisogna fortificare le zone che presentano grande importanza strategica, mettere di riserva la quantità necessaria di materiali e prendere serie disposizioni, durante lo stesso periodo di pace, per essere in grado di continuare a produrre in tempo di guerra.

Il nostro partito ha scelto l’orientamento di far progredire insieme la costruzione dell’economia e della difesa nazionale; così ha completato dei preparativi materiali e militari per affrontare la guerra e consolidato altrettanto bene sia le prime linee che la retroguardia.

Grazie ad un’applicazione scrupolosa e costante della nostra linea di autodifesa, rafforzeremo continuamente le nostre forze armate di autodifesa fino a renderle invincibili e daremo scacco a qualunque aggressione del nemico per difendere la nostra patria e le conquiste della rivoluzione.

2. Bisogna ricorrere ai metodi creativi

Per compiere la rivoluzione e l’edificazione in conformità alle idee del Juché bisogna usare metodi creativi in sede di elaborazione ed applicazione della linea, della strategia e della tattica della rivoluzione.

Risolvere tutti i problemi posti dalla rivoluzione e dall’edificazione grazie all’uso di simili metodi, cioè contando sulla capacità di innovazione delle masse popolari, conformemente alla realtà concreta, è un principio al quale bisogna attenersi sempre con fermezza nel movimento rivoluzionario.

2.1 Il metodo di appoggiarsi alle masse popolari. Il successo della rivoluzione e dell’edificazione dipende, in ultima analisi, dal modo che si usa per mettere in moto la forza creativa delle masse popolari.

Queste sono la forza motrice decisiva della rivoluzione e dell’edificazione. Dunque solo facendo affidamento su di esse sarà possibile risolvere nel modo migliore tutti i difficili problemi sollevati e dare un forte impulso alla rivoluzione e all’edificazione.

Per condurle a buon fine con l’appoggio delle masse popolari, bisogna elaborare una linea e una politica giuste che riflettano le loro esigenze e le loro aspirazioni e fare in modo che esse si accingano all’applicazione di questa linea e di questa politica.

Le masse popolari conoscono la realtà meglio di chiunque e hanno molta esperienza. Solo procedendo alla sintesi e alla generalizzazione delle opinioni e delle esigenze delle larghe masse si giungerà ad elaborare una linea e un orientamento conformi alle aspirazioni e agli interessi del popolo, a colpire il cuore delle masse ed incitarle alla lotta. Se non si arriva a cogliere esattamente le intenzioni delle masse popolari, si rischia di commettere degli errori soggettivisti nella direzione e dell’edificazione e quindi di ostacolare l’incanalamento della forza creatrice delle masse.

Non ci si deve accontentare di elaborare una linea e un orientamento che riflettano le intenzioni e le aspirazioni delle masse popolari, bisogna invece inculcarle nelle masse perché esse si accingano alla loro esecuzione.

Tutte le linee e gli orientamenti del partito vengono eseguiti e applicati, in definitiva, dalle masse popolari. Appena esse prendono coscienza della giustezza della politica del partito e dei metodi per applicarla, considerano questa politica come vitale e danno prova di un grande entusiasmo e di un elevato spirito di iniziativa nella sua attuazione. Quando una linea e un orientamento non riescono a guadagnarsi l’adesione delle masse popolari, non possono dare grandi risultati nella vita reale.

Per compiere la rivoluzione e l’edificazione contando sulla forza creatrice delle masse popolari, bisogna riunirle e farne una forza politica monolitica.

Le masse sono potenti solo quando sono unite. Unite monoliticamente, esse dimostrano una forza veramente fantastica sia nella lotta rivoluzionaria che nel lavoro di edificazione.

Per unirle strettamente bisogna combinare con giudizio la linea di classe con la linea di massa.

Bisogna applicare correttamente la linea di massa a condizione di salvaguardare in ogni circostanza il principio di classe. Solo così sarà possibile rinsaldare le posizioni di classe isolando completamente gli elementi ostili, radunare le larghe masse di tutti gli strati sociali educandole e rieducandole e, infine, dare libero campo alla loro forza creatrice nella rivoluzione e nell’edificazione. Durante il periodo del socialismo, se non si riesce a combinare correttamente la lotta di classe col rinsaldare l’unità e la coesione delle masse popolari e se si cede al deviazionismo di destra o di sinistra in questo campo, la coesione delle masse ne sarà indebolita, il loro entusiasmo rivoluzionario e la loro creatività paralizzate, la rivoluzione e l’edificazione fortemente compromesse.

Per lasciare libero corso alla forza creatrice delle masse popolari nella rivoluzione e nell’edificazione, bisogna combattere tutto ciò che, in quanto retrogrado, si oppone alle innovazioni ed è importante soprattutto lottare senza pietà contro la passività e il conservatorismo. Rafforzare questa lotta è indispensabile per far intervenire in pieno la forza creatrice delle masse popolari e suscitare innovazioni continue e lo slancio ininterrotto della rivoluzione e dell’edificazione.

Bisogna lanciare frequenti campagne di masse nella rivoluzione e nell’edificazione.

Questo è un metodo creativo, destinato a rinsaldare la coesione e la collaborazione delle masse lavoratrici e a dare alla loro forza inesauribile tutto lo spazio per esprimersi, un metodo rivoluzionario che consente di accelerare l’edificazione del socialismo e del comunismo grazie alla lotta delle grandi masse e alle innovazioni collettive. Basta combattere tutti gli elementi che si oppongono a questa campagna, esaltare efficacemente la coscienza e lo spirito di iniziativa delle masse, per essere in grado di risolvere perfettamente qualunque problema, anche il più difficile.

Un problema importante da risolvere per compiere la rivoluzione e l’edificazione facendo leva sulla forza creatrice delle masse è l’acquisizione di un metodo di lavoro rivoluzionario. Se non ci se ne provvede, è impossibile mobilitare come si deve le grandi masse per l’applicazione della linea e dell’orientamento giusti già stabiliti e condurre a buon fine la rivoluzione e l’edificazione.

Fin dall’epoca della lotta antigiapponese, il nostro rispettato leader ha concepito un metodo di lavoro rivoluzionario tipicamente comunista, un metodo di lavoro jucheano.

Il metodo di lavoro jucheano permette alle masse popolari di conservare la loro posizione di padrone della rivoluzione e dell’edificazione e di adempiere il loro ruolo. Questo metodo, rivoluzionario e comunista, consiste nel mescolarsi incessantemente alle masse per conoscere a fondo la realtà concreta e trovare i mezzi più efficaci per risolvere i problemi sollevati, consiste anche nel far aiutare efficacemente le istanze inferiori da quelle superiori, nell’anteporre il lavoro politico a tutte le altre attività per indurre le masse a mobilitarsi di propria volontà per l’adempimento dei loro compiti rivoluzionari e, infine, nel risolvere ogni problema in modo creativo, conformemente alle particolarità e alle circostanze concrete, piuttosto che attaccarsi a rispettare le forme e a salvare le apparenze. Questo metodo consiste nel condividere la sorte delle masse nel bene e nel male, nel porsi alla loro testa dando l’esempio, nel mostrarsi modesti, sobri e generosi e nel condurle a dar piena prova del loro spirito d’iniziativa.

Questo metodo di lavoro jucheano è diametralmente opposto al metodo di far lavorare le persone stimolandole col denaro o bastonandole; è anche il contrario del metodo amministrativo di diramare ordini.

Il partito della classe operaia deve sempre ricorrere a metodi di lavoro rivoluzionari sia prima che dopo la presa del potere, tanto nella lotta rivoluzionaria quanto nell’opera di edificazione. In particolare, dopo la sua ascesa al potere, si raccomanda che esso migliori e perfezioni costantemente il suo metodo di lavoro in conformità con l’evoluzione del mondo reale. Questo soltanto gli consentirà di mettere pienamente in azione l’ardore rivoluzionario e la creatività delle masse e, per ciò stesso, di dare energico impulso all’edificazione del socialismo e del comunismo. Solo in questo modo, anche, sarà possibile prevenire la tendenza alla burocratizzazione e all’uso dei metodi amministrativi, che rischia di manifestarsi in seno al partito al potere. Per compiere la rivoluzione e l’edificazione è di capitale importanza che il partito della classe operaia si serva di un metodo di lavoro rivoluzionario che consista nel contare sulle masse e nell’incanalare la loro forza creatrice.

Spetta a noi applicare alla lettera il metodo di lavoro rivoluzionario concepito dal nostro rispettato leader, il metodo chiamato «metodo di lavoro del grande leader», per consentire alle masse popolari di dare piena prova della loro forza creatrice e dare così un più forte impulso alla rivoluzione e all’edificazione.

2.2 Il metodo che tiene conto delle realtà concrete. È esigenza del movimento rivoluzionario che tutti i problemi vengano risolti conformemente all’evoluzione e allo sviluppo della realtà, così come alla situazione concreta di ogni paese.

La lotta rivoluzionaria per il socialismo e il comunismo si svolge nelle condizioni specifiche di ogni periodo, così come nelle circostanze concrete di ogni paese. Non esiste una formula che si adatti a tutti i periodi e a tutti i paesi per condurre in porto la rivoluzione e l’edificazione. Di qui la necessità costante di risolvere ogni problema in modo creativo, in accordo con la situazione concreta, tenendo conto della realtà.

Per condurre la lotta rivoluzionaria in modo corretto, in conformità alla situazione concreta di ogni paese, bisogna tener conto esattamente delle condizioni soggettive e oggettive nelle quali si svolge la rivoluzione di questo paese ed elaborare una linea, una politica, una strategia e una tattica che corrispondano a queste condizioni. Se non si tiene esattamente conto di queste condizioni, si cadrà nel soggettivismo nell’elaborazione della propria linea e della propria politica e si causerà così un grave danno alla rivoluzione e all’edificazione.

Nella lotta rivoluzionaria bisogna accordare importanza primaria ai fattori soggettivi, ai fattori politici e ideologici. Se le forze autonome sono pronte e se la coscienza ideologica delle masse popolari è all’erta, è possibile spingere attivamente la rivoluzione, anche se le altre condizioni sono sfavorevoli. Scegliendo la linea e i metodi per realizzare la rivoluzione, bisogna porre l’accento sui fattori soggettivi, sui fattori politici e ideologici e accingersi a rafforzarli per svilupparla energicamente.

Per condurre in porto la lotta rivoluzionaria e l’opera di edificazione conformemente alle realtà del proprio paese, è opportuno assumere un giusto atteggiamento riguardo alle teorie esistenti.

Il nostro rispettato leader ci ha insegnato che per applicare le tesi o le formule tratte da una teoria esistente è indispensabile prendere in considerazione le esigenze dell’epoca che riflette questa teoria, le condizioni che essa presuppone e tener conto della realtà concreta e delle particolarità del proprio paese. Una teoria che non si adatta alla pratica rivoluzionaria attuale non è di alcuna utilità. La direzione della lotta rivoluzionaria e dell’opera di edificazione deve ispirarsi alla realtà concreta, e non alle tesi o alle formule di una teoria stabilita. Il punto è sapere se questa direzione è conforme o no alle esigenze e agli interessi delle masse popolari, alle condizioni soggettive e oggettive di un’epoca storica data, piuttosto che ad una qualunque teoria affermata. A partire dal momento in cui essa risponde alle esigenze e agli interessi delle masse popolari e soddisfa le condizioni soggettive e oggettive, non c’è nessun bisogno di attaccarsi troppo a tesi e formule esistenti.

Il successo della lotta rivoluzionaria esige una ricerca costante di nuovi princìpi e metodi relativi alla rivoluzione e all’edificazione del paese conformi alle condizioni storiche dell’epoca esaminata e alla realtà concreta di ogni paese.

Questa ricerca è un compito particolarmente pressante nella nostra epoca. In vista dell’approfondimento e dello sviluppo inaudito della rivoluzione e l’edificazione e del sorgere di numerosi problemi teorici e pratici, essa esige l’elaborazione di una teoria direttrice, di una strategia e di una tattica rivoluzionarie conformi alla realtà attuale, così come un nuovo sviluppo creativo della teoria rivoluzionaria della classe operaia.

Il nostro partito ha formulato in modo originale i princìpi e i sistemi da mettere in opera per la rivoluzione in accordo con le esigenze della pratica rivoluzionaria della nostra epoca. Grazie al suo lavoro teorico, ha fornito un magnifico esempio in questo campo perché ha salvaguardato i princìpi rivoluzionari del marxismo-leninismo e ha fatto accedere la teoria rivoluzionaria della classe operaia a uno stadio nuovo e superiore.

Per compiere la rivoluzione e l’edificazione, è importante valutare in modo critico e creativo le esperienze straniere.

Ogni esperienza straniera è il riflesso delle condizioni storico-sociali e delle particolarità nazionali del paese di cui è originaria. Comporta degli elementi necessari e utili ad un altro paese e altri che non lo sono, elementi che si adattano alle realtà del paese in questione e altri che non vi si adattano. Bisogna recepire ed accettare solo ciò che è utile al proprio paese. Anche nel caso in cui si introducesse un’esperienza straniera valida, bisognerebbe evitare di copiarla tale e quale, ma piuttosto riconoscere che bisogna trasformarla e modificarla conformemente alle realtà nazionali prima di assimilarla.

Pur ammettendo la necessità di tener conto delle esperienze straniere, bisogna nondimeno per quanto è possibile privilegiare le esperienze proprie.

È sbagliato cercar di copiare sconsideratamente ciò che viene dall’estero, ed è altrettanto scorretto rifiutarsi di studiare accuratamente le esperienze straniere valide. La questione è sapere quale atteggiamento assumere di fronte alle esperienze straniere. Noi ci opponiamo all’atteggiamento dogmatico che consiste nell’ammirare beatamente ciò che si fa negli altri paesi per rinunciare ad ogni creatività, e nell’ingurgitare tutto, anche ciò che non si adatta alla realtà concreta del proprio paese. Questo atteggiamento impedisce di elaborare una linea e una politica giuste, conformi alle esigenze dello sviluppo della rivoluzione nel proprio paese e alle aspirazioni del proprio popolo e, in ultima istanza, di condurre a buon fine la rivoluzione e l’edificazione.

Il metodo che vuole che si dia prova di creatività e che si risolvano tutti i problemi tenendo conto della realtà concreta del proprio paese è scientifico e rivoluzionario perché si oppone al servilismo verso le grandi potenze e al dogmatismo e permette di garantire il successo della rivoluzione e dell’edificazione.

3. Bisogna porre l’accento sull’ideologia

La coscienza ideologica sovrana delle masse popolari gioca un ruolo decisivo nel movimento rivoluzionario. Perciò, per condurre in porto la rivoluzione e la edificazione, bisogna assolutamente porre l’accento sull’ideologia e far precedere ogni altro lavoro dal lavoro politico, il lavoro di trasformazione ideologica che mira a risvegliare la coscienza e l’ardore delle masse popolari.

3.1 La priorità accordata alla trasformazione ideologica. La trasformazione ideologica è un lavoro di importanza capitale che mira a generare un tipo d’uomo autenticamente comunista.

Il nostro rispettato leader ha definito la rivoluzionarizzazione, la trasformazione sul modello della classe operaia e l’intellettualizzazione di tutti i membri della società, ossia la loro trasformazione in uomini di tipo comunista jucheano, come uno dei maggiori compiti rivoluzionari da assolvere per far evolvere tutta la società nel senso delle idee del Juché.

L’edificazione del socialismo e del comunismo implica non solo lo sviluppo delle forze produttive e la modificazione dei rapporti sociali, ma anche la trasformazione dell’essere umano stesso in uomo di tipo comunista, poliedrico. Si avrà un bell’intensificare lo sviluppo delle forze produttive e produrre una quantità abbondante di beni materiali, non si potrà pretendere di aver edificato una società comunista se gli esseri umani, padroni della società, non vengono trasformati in uomini di tipo comunista.

Per farne uomini simili, armoniosamente sviluppati, uomini sovrani e creatori, è opportuno armarli delle idee comuniste così come delle conoscenze scientifiche e tecniche di punta e assicurare loro un livello culturale elevato.

È di capitale importanza vigilare a che si impregnino delle idee comuniste.

La trasformazione dell’uomo è per sua essenza una trasformazione ideologica. Il valore e la qualità di uomo sono determinati dall’ideologia cui si ispira. Perciò, per rieducarlo, è primordiale trasformarla.

La trasformazione ideologica è un’impresa più ardua del lavoro di miglioramento delle condizioni di vita materiali dell’uomo e di elevamento del suo livello culturale e tecnico. Benché la coscienza ideologica dell’uomo dipenda dalla situazione socioeconomica e dalle condizioni di esistenza materiali di cui gode, il cambiamento di queste non implica automaticamente la trasformazione di quella. Le conseguenze della ideologia del passato sono particolarmente dure a morire. La trasformazione ideologica è un’impresa complessa che richiede molto tempo; s’impone dunque uno sforzo energico per garantire il suo successo.

Trasformare le concezioni ideologiche dell’essere umano è un’impresa rivoluzionaria che esige molto. Rappresenta una lotta che mira a eliminare definitivamente le vestigia della vecchia società nella sfera della coscienza ideologica dell’uomo e a impregnare tutti i lavoratori dell’ideologia dell’avanguardia della classe operaia, della ideologia comunista; essa costituisce la forma principale della lotta di classe che si svolge nella società socialista liberata dalle classi sfruttatrici. La trasformazione comunista dell’uomo esige che dopo l’instaurazione del regime socialista, parallelamente alla lotta contro la penetrazione ideologica e culturale reazionaria degli imperialisti, si prosegua energicamente la rivoluzione ideologica per estirpare le conseguenze della vecchia ideologia dello spirito dell’uomo e impregnarlo dell’ideologia nuova, comunista.

L’aspetto più importante della trasformazione ideologica è adottare una concezione rivoluzionaria del mondo, un punto di vista giusto di fronte alla rivoluzione.

Per fare di ognuno un fervente rivoluzionario comunista interamente acquisito dalla causa del socialismo e del comunismo, bisogna inculcare in tutti una giusta concezione della rivoluzione. L’atteggiamento di una persona nei confronti della rivoluzione e l’entusiasmo con cui vi partecipa dipendono, in fin dei conti, dall’idea che se ne fa.

I membri del nostro partito e i nostri lavoratori sono tenuti a dotarsi di un punto di vista jucheano nei confronti della rivoluzione. Si tratta di un punto di vista e di una posizione che pongono le masse popolari al centro della rivoluzione, di uno spirito rivoluzionario che spinge ognuno a combattere vigorosamente nel loro interesse.

La fedeltà al partito e al leader costituisce il nucleo della concezione jucheana della rivoluzione. L’opera socialista e comunista è intrapresa dal leader che la dirige di concerto con il partito. Un movimento rivoluzionario può essere vittorioso solo se usufruisce della direzione del partito e del leader. Pertanto, per inculcare in ognuno un giusto punto di vista nei confronti della rivoluzione, bisogna scegliere l’orientamento fondamentale di accrescere la propria fedeltà al partito e al leader.

Per acquisire un simile punto di vista, bisogna impregnarsi delle idee e delle teorie rivoluzionarie. Solo così ci si potrà fare un’idea esatta della legge dello sviluppo della rivoluzione, affrontare il suo avvenire con certezza e combattere senza tregua né esitazione, a dispetto di qualunque difficoltà.

Inoltre bisogna essere animati da uno spirito rivoluzionario comunista. Si tratta di dare prova di una devozione senza limiti al partito e al leader, alla classe operaia e al popolo, di dimostrare un odio implacabile e profondo per ogni nemico della rivoluzione; si tratta anche di manifestare un indomabile spirito rivoluzionario, cioè di combattere inflessibilmente, fino in fondo, conservando intatta la propria integrità rivoluzionaria, senza mai tergiversare, quali che siano le avversità, di dar prova di uno spirito rivoluzionario di fiducia in sé, quindi di vincere coraggiosamente tutti gli ostacoli e tutte le difficoltà incontrate sulla via del progresso e di far fronte a tutti i problemi con le proprie forze; si tratta infine di avere uno spirito vigoroso di organizzazione e di disciplina per dare molta importanza all’organizzazione rivoluzionaria ed osservare volontariamente la disciplina che essa impone. Questo spirito rivoluzionario comunista è indispensabile ad un autentico rivoluzionario.

Un uomo impregnato di un’ideologia e di una teoria rivoluzionaria e animato da un inflessibile spirito rivoluzionario comunista può vantarsi di aver acquisito un giusto punto di vista nei confronti della rivoluzione.

Ma egli ha bisogno di ricevere la sanzione della pratica rivoluzionaria. Quest’ultima è nello stesso tempo un modo efficace di trasformare l’ideologia e un criterio di valutazione ideologica dell’uomo. Il pensiero di un individuo non può essere valutato e confermato fuori della pratica. Per un comunista la pratica rivoluzionaria si fonde con la lotta per applicare le idee rivoluzionarie del leader così come la linea e la politica del partito. Un vero rivoluzionario comunista che abbia un giusto punto di vista nei confronti della rivoluzione dedica tutto se stesso all’applicazione della linea e della politica del partito, ispirandosi alle idee rivoluzionarie del leader.

Il punto di vista di un individuo nei confronti della rivoluzione appare in piena luce in modo particolare nei momenti difficili. Nell’avversità l’uomo svela il fondo del suo pensiero. È una legge. Chi è pronto a restare per sempre fedele al partito e al leader anche a rischio della vita e non rinuncia alla sua fede e alla sua integrità rivoluzionarie nemmeno salendo sul patibolo può essere considerato un autentico rivoluzionario impregnato della concezione jucheana della rivoluzione.

Per diventare un rivoluzionario comunista che abbia una giusta concezione della rivoluzione, bisogna accordare largo spazio allo studio rivoluzionario.

Gli studi sono il mezzo principale per armarsi di un’ideologia, di una teoria, di una strategia e di una tattica rivoluzionaria. Se non si studia, non si può afferrare la verità della lotta rivoluzionaria né acquisire un vivo spirito di classe e la lucidità rivoluzionaria appropriata. Un rivoluzionario deve sempre considerare gli studi come il suo compito primario e continuarli per tutta la vita. Non si studia solo per assimilare un’idea o acquisire delle conoscenze. Bisogna assolutamente forgiarsi una convinzione attraverso la teoria rivoluzionaria e le conoscenza acquisite con tali studi.

Per diventare un rivoluzionario comunista che abbia un giusto punto di vista nei confronti della rivoluzione, bisogna rafforzare la propria partecipazione alla vita dell’organizzazione rivoluzionaria.

In quanto modo di vita rivoluzionario discendente dalla natura stessa del movimento comunista, questa è una scuola di formazione rivoluzionaria. Chi non vi partecipa non può diventare rivoluzionario, né godere di vitalità politica. Biologicamente, l’uomo deve la vita ai suoi genitori, ma la vitalità politica la deve all’organizzazione cui appartiene, che gli permette di goderne in pieno.

La vita dell’organizzazione rivoluzionaria deve sempre accompagnarsi ad un’intensa lotta ideologica. Condurre vigorosamente la lotta ideologica è il solo modo per sensibilizzare ed agguerrire politicamente l’uomo e per completare il suo profilo ideologico e spirituale da un punto di vista rivoluzionario. Tocca al partito della classe operaia avere sempre in mano la vita dell’organizzazione rivoluzionaria e formare gli uomini nel fuoco della lotta ideologica per farne dei comunisti convinti.

Se vuole diventare un rivoluzionario comunista impregnato di una giusta concezione della rivoluzione, l’uomo deve agguerrirsi nella pratica rivoluzionaria.

Il rivoluzionario rinsalda la sua ideologia e la sua volontà e acquisisce le qualità e il profilo corrispondenti nella pratica rivoluzionaria. La lotta di classe è la più aspra delle lotte rivoluzionarie. È nella pratica di questa lotta che la coscienza di classe dell’uomo viene risvegliata ed egli arriva a distinguere nettamente gli amici dai nemici e acquisisce un intransigente spirito di lotta contro i nemici di classe. Anche l’edificazione economica socialista è una lotta rivoluzionaria importante. Solo prendendo parte attiva alla lotta pratica per la produzione e la costruzione si può acquistare la convinzione incrollabile della giustezza e del trionfo della causa del socialismo e del comunismo, e assimilare realmente lo spirito e la nobiltà rivoluzionaria della classe operaia.

Traendo il massimo profitto dagli studi, dalla vita dell’organizzazione e dalla pratica rivoluzionaria, dobbiamo educare i membri del partito e gli altri lavoratori per farne dei rivoluzionari comunisti di tipo jucheano, solidamente armati di una concezione jucheana della rivoluzione, autentici combattenti rivoluzionari pronti a dedicarsi interamente all’opera rivoluzionaria jucheana intrapresa dal rispettato leader.

3.2 La priorità accordata al lavoro politico. Perché un compito rivoluzionario sia coronato dal successo, bisogna che il lavoro politico che mira a educare l’uomo e ad associarlo a questo compito sia considerato come una pregiudiziale assoluta.

Poiché la rivoluzione e il lavoro di edificazione sono compiuti dagli esseri umani, il successo della lotta rivoluzionaria e dell’edificazione del socialismo e del comunismo dipende, in ultima analisi, da come si lavora con loro. Il lavoro verso l’uomo è per sua essenza un lavoro politico, un lavoro diretto alla sua visione ideologica. Accordare la priorità al lavoro verso l’uomo, al lavoro politico, significa cominciare coll’inculcare alle masse popolari la linea e la politica del partito al fine di dare libero corso al loro entusiasmo rivoluzionario perché esse stesse, animate da una coscienza elevata e da un accresciuto dinamismo, portino avanti nel modo migliore la lotta rivoluzionaria e il lavoro di edificazione. Per sua natura la rivoluzione è un’azione rivoluzionaria. Non ci si impegna in essa perché costretti o in vista di una ricompensa; si partecipa ad essa di propria volontà, secondo le proprie convinzioni e la propria coscienza politica. Perciò nella lotta rivoluzionaria bisogna necessariamente attenersi al principio immutabile di dare la priorità al lavoro politico per svegliare la coscienza dell’uomo e di stimolare il suo entusiasmo.

Agire in questo modo è un’esigenza che discende dalla natura del regime socialista. In modo opposto alla società capitalista in cui le masse popolari sono oppresse e sfruttate, nella società socialista, in cui esse sono padrone di tutto, è logico che ci si appoggi in tutto alla loro alta coscienza politica e al loro grande entusiasmo rivoluzionario. Solo stimolando l’ardore cosciente dei lavoratori, padroni della rivoluzione, grazie alla priorità data al lavoro politico, è possibile sviluppare la superiorità del regime socialista e dare un forte impulso all’edificazione del socialismo.

Accordare la priorità al lavoro politico non significa trascurare gli obblighi professionali amministrativi o i compiti tecnici ed economici.

Il nostro leader ha insegnato che, pur dando la priorità al lavoro politico, bisogna combinarlo giudiziosamente col lavoro professionale amministrativo e col lavoro tecnico-economico. L’edificazione del socialismo e del comunismo è un’impresa minuziosamente organizzata e pianificata su scala di tutta la società, un’impresa complessa, fondata sulla scienza e sulla tecnica moderne. Un lavoro amministrativo di organizzazione scrupoloso e un lavoro tecnico-economico condotto scientificamente sono assolutamente indispensabili per l’edificazione del socialismo e del comunismo. Ciò nondimeno, questi compiti potranno riuscire solo a condizione di essere preceduti dal lavoro politico. Se si rinuncia a questo per applicarsi solo ai compiti professionali tecnico-economici, nessun compito rivoluzionario potrà riuscire.

D’altronde, per riuscire a mobilitare le masse per l’edificazione del socialismo, bisogna porre l’accento sugli stimoli politici e morali e associarli correttamente agli stimoli materiali.

La caratteristica essenziale di una società socialista risiede nella sua natura comunista. La stimolazione politica e morale discende da questo carattere comunista e tende a rinsaldarlo. Certo, in virtù del carattere transitorio della società socialista, le si può applicare il principio socialista della ripartizione, ripartizione commisurata alla qualità e alla quantità del lavoro fornito, e bisogna vigilare a che non vengano trascurati gli incentivi materiali. Tuttavia dare la priorità a questi ultimi relegando in secondo piano lo stimolo politico e morale significa disconoscere la natura stessa della società socialista. Significa cedere ad un deviazionismo molto pericoloso e nefasto che tende a stimolare l’egoismo nei lavoratori, a spingerli ad attaccarsi unicamente al denaro o ai beni materiali e pertanto a compromettere il regime socialista e le conquiste della rivoluzione. Nella società socialista bisogna sempre porre l’accento sullo stimolo politico e morale. La superiorità intrinseca del regime socialista è nel fatto che le masse popolari, divenute padrone di ogni cosa e strettamente unite, lavorano coscienziosamente per il paese e il popolo, per la società e la collettività. Solo dando la priorità agli incentivi politici e morali è possibile condurle a dar prova di un ardore cosciente nel lavoro, conservando una posizione e un atteggiamento giusti, degni dei padroni della rivoluzione e del paese quali esse sono.

Il lavoro politico deve ricorrere alla persuasione e all’educazione. Questo lavoro, che si compie in direzione dell’uomo, tende a far intervenire la sua coscienza ideologica. Il metodo burocratico che consiste nel lanciare ordini e invettive non è minimamente abbastanza efficace per indurre gli uomini a dar prova di un ardore cosciente. Solo un metodo fatto di persuasione e di educazione, consistente nel consigliare e nell’illuminare, consente di impregnare gli uomini delle idee rivoluzionarie, di liberare al massimo il loro entusiasmo rivoluzionario e la loro inesauribile forza creatrice e di stringere ulteriormente i legami fra il partito e le masse.

Il lavoro politico deve compiersi in modo vivo sotto forme diverse, con l’aiuto di metodi variegati. È un lavoro creativo perché si svolge in condizioni e circostanze che non sono mai le stesse, presso persone i cui caratteri e livelli differiscono. In questo lavoro è quindi impossibile che venga applicata una stessa ed unica formula. Esso deve essere portato avanti con efficacia e dinamismo sotto diverse forme, con metodi svariati, tenendo conto della realtà concreta.

Bisogna vegliare a che le masse stesse si accingano al lavoro politico. Questo lavoro, che mira a educare e a mobilitare larghe masse, non può essere portato a termine con la sola forza di alcuni individui. Ogni rivoluzionario deve naturalmente dedicarsi al lavoro politico, educare e organizzare le masse.

Come ha affermato il nostro leader, il metodo che vuole che una persona ne educhi e ne esalti dieci altre, che dieci persone facciano altrettanto per cento e cento persone facciano lo stesso con mille è molto efficace, perché porta molte persone a prendere parte al lavoro politico, che sarà condotto dalle masse stesse.

Il lavoro politico dev’essere strettamente legato alla pratica rivoluzionaria. Mira essenzialmente ad assicurare il successo dei compiti rivoluzionari. Il risultato di questo lavoro deve assolutamente essere dimostrato dai successi reali ottenuti nella rivoluzione e nell’edificazione, ed essere valutato in funzione di essi. Un lavoro politico che si situi fuori dei compiti rivoluzionari e non apporti nulla alla rivoluzione e all’edificazione non è di nessuna utilità.

Dobbiamo continuare ad applicare scrupolosamente il principio di dare la priorità al lavoro politico, la cui giustezza e vitalità sono già state incontestabilmente confermate dalla pratica rivoluzionaria, ed edificare così al più presto e nelle condizioni migliori il socialismo e il comunismo.

5. La portata storica delle idee del Juché

Le idee del Juché influenzano enormemente sia la vita ideologica e intellettuale dell’umanità che la trasformazione rivoluzionaria del mondo, esse si attirano la simpatia attiva dei popoli di tutto il mondo e danno un energico impulso al movimento storico della nostra epoca verso il Chajusong.

Rappresentano una corrente di idee contemporanee, già riconosciuta da tutti, e la loro influenza, così come la loro portata rivoluzionaria, si accresce con l’evoluzione della storia.

Esse hanno messo in evidenza la sola vera concezione rivoluzionaria del mondo nella nostra epoca, l’epoca del Juché. Questo è un contributo storico inestimabile al progresso del pensiero e alla causa della liberazione dell’umanità.

L’evoluzione delle concezioni e delle prese di posizione dell’uomo nei confronti del mondo è il frutto di una lunga storia.

Storicamente parlando, la concezione del mondo si è sviluppata attraverso la lotta fra due concezioni filosofiche antagoniste, il materialismo e l’idealismo, la dialettica e la metafisica. In questa lotta il marxismo ha assicurato la vittoria del materialismo e della dialettica. La concezione del mondo materialistico-dialettica marxista è stata generata nel passato da un’epoca di cui essa ha riflettuto le preoccupazioni. La classe operaia è penetrata nell’arena della storia già da molto tempo. Così è nata un’era nuova nella storia dell’umanità. Le nuove condizioni storiche di scoppio della rivoluzione contro il capitale esigevano imperiosamente delle idee rivoluzionarie in grado di illuminare la classe operaia in lotta sull’ineluttabilità della rovina del capitalismo e della vittoria del socialismo. Il problema che si poneva in primo luogo, a questo riguardo, era di combattere l’idealismo e la metafisica reazionari che erano serviti a santificare il dominio del capitale e a predicare la sua immortalità e di mettere a punto la concezione scientifica del mondo propria della classe operaia. È stato riflettendo questo imperativo del suo tempo che la concezione materialistico-dialettica del mondo ha visto la luce.

Lo sviluppo storico di un’epoca si compie parallelamente a quello della concezione del mondo. L’estensione e lo sviluppo continui della rivoluzione che era cominciata con l’affermazione della classe operaia hanno aperto un’era nuova in cui le masse lavoratrici che fino a quel momento erano state solo oggetto della storia diventavano i soggetti della storia. Questa nuova era ha fatto delle classi lavoratrici, e in primo luogo della classe operaia, una grande forza dominatrice del mondo; ci voleva quindi una nuova concezione del mondo che permettesse loro di essere padrone del proprio destino, di plasmarlo in completa indipendenza e in modo creativo e di assicurare la vittoria dell’opera storica di liberazione nazionale, di emancipazione sociale e di liberazione umana. Con l’elaborazione delle idee del Juché è stata data una clamorosa soluzione a questo problema storico.

Queste idee che hanno delucidato la concezione del mondo di una nuova epoca devono la propria originalità ai principi filosofici che servono loro da pietra angolare.

In passato la filosofia si preoccupava principalmente di determinare i rapporti tra la materia e la coscienza, fra l’essere e il pensiero. Il principio materialista del marxismo relativo alla preesistenza della materia e dell’essere ha chiarito scientificamente questo problema.

Una volta chiarito su basi materialistiche il problema dell’origine del mondo, le idee del Juché hanno presentato per la prima volta la posizione e il ruolo dell’uomo nel mondo come il problema fondamentale della filosofia e hanno risposto alla domanda su chi è il padrone del mondo.

Il principio filosofico delle idee del Juché, avendo messo in evidenza la posizione e il ruolo dell’uomo in quanto padrone del mondo, poggia su una nuova definizione dell’uomo.

La questione dell’esistenza umana ha preoccupato un gran numero di antichi filosofi, la maggior parte dei quali si contentavano però di elaborare idee astratte sull’uomo «puro», situato al di sopra della società. Il marxismo ha delucidato la natura dell’uomo tenendo conto dei rapporti sociali.

Le idee del Juché, esaminando l’uomo all’interno dei rapporti sociali, hanno recato nuova luce sulla sua natura fondamentale. Esse hanno precisato che l’uomo è l’essere sociale che gode di un’ideale di Chajusong, di spirito creatore e di coscienza. Così è stata recata una luce filosofica decisiva sul problema dell’uomo. Le idee del Juché, tenendo conto di questo, hanno avanzato il principio filosofico secondo il quale l’uomo è padrone di tutto e decide di tutto. È questa una scoperta filosofica che ha completamente rinnovato la concezione che l’uomo aveva del mondo.

L’uomo è il padrone di tutto e decide di tutto, in altri termini domina l’universo e dispone di se stesso, trasforma il mondo e plasma il proprio destino. Questa idea è del tutto contraria all’idealismo e alla metafisica. Se il primo equivale al misticismo che professa che l’universo e il destino dell’uomo siano alla mercé di una «forza» soprannaturale, la seconda sfocia nel fatalismo in virtù del quale nel mondo nulla può cambiare, e di conseguenza l’uomo deve sottomettersi al proprio destino. L’idea che l’uomo domina l’universo, dispone di se stesso e può trasformare il mondo e plasmare il proprio destino sottende la posizione materialistico-dialettica che nega il misticismo e il fatalismo.

Le idee del Juché hanno stabilito che l’uomo, prodotto supremo dell’evoluzione del mondo materiale, regna sull’universo; hanno definito in modo originale il principio che regge la sua trasformazione e il suo sviluppo e rinnovato così la base stessa della nostra concezione del mondo. La concezione filosofica jucheana del mondo privilegia l’uomo.

La storia ha annoverato diverse specie di concezioni del mondo, ma nessuna fra loro si è incentrata sull’uomo per delucidare il punto di vista e la posizione da assumere nei confronti del mondo. I materialisti di una volta che riconoscevano la realtà del mondo materiale, e a fortiori gli idealisti che consideravano il mondo come costituito dall’Idea e dallo Spirito, erano a mille miglia dal definire la posizione e la concezione da adottare nei confronti del mondo facendole vertere sull’uomo.

Contrariamente alle vecchie filosofie, le idee del Juché considerano l’uomo come il centro del mondo, e non semplicemente come una sua parte; esse hanno così fondato una nuova concezione del mondo che verte sull’uomo che ne è il padrone e hanno dato una nuova visione della sua evoluzione. La posizione e il punto di vista jucheani tendono a porre l’uomo al centro dell’universo, gli permettono a colpo sicuro di conoscerlo meglio e di agire meglio su di esso in modo indipendente e creativo nelle attività che porta avanti per trasformarlo e plasmare il proprio destino.

Le idee del Juché che hanno definito la posizione e il punto di vista da assumere nei confronti del mondo, privilegiando l’uomo, hanno rinnovato la visuale sulla storia della società. Prima che emergesse il marxismo, anche i sostenitori del materialismo e della dialettica si trovavano in questo campo su posizioni idealistiche. Il marxismo ha dimostrato chiaramente che la società, proprio come la natura, fa parte del mondo materiale e che la sua evoluzione è subordinata alla legge generale dello sviluppo di questo, e ha fatto così tabula rasa della concezione idealista della storia delle società umane.

Riconoscendo che le leggi generali dell’evoluzione del mondo materiale agiscono sulla storia, le idee del Juché hanno messo in evidenza la legge che le è propria. Queste sono le grandi imprese che esse hanno compiuto nel senso del perfezionamento della concezione che la classe operaia ha della storia.

Le masse popolari fanno la storia, grazie ad esse il movimento storico-sociale esiste in quanto movimento indipendente e creativo e la loro coscienza ideologica gioca un ruolo decisivo nella lotta rivoluzionaria. Questo principio storico-sociale è l’aspetto essenziale della concezione jucheana della storia. È da lì che esso illumina in modo nuovo il carattere e la forza motrice del movimento storico-sociale, movimento che ha un soggetto.

Le idee del Juché hanno stabilito la posizione e il punto di vista nuovi che tendono a far vertere lo sviluppo storico e la rivoluzione sociale sulle masse popolari che ne sono gli artefici. Le idee del Juché, in quanto hanno delucidato la concezione del mondo e della storia facendole vertere sull’uomo, hanno operato delle grandi trasformazioni in questo campo. Se è vero che il marxismo ha inaugurato la concezione rivoluzionaria del mondo della classe operaia, non è meno vero che queste idee gli hanno permesso di elevarsi ad uno stadio nuovo e superiore di sviluppo e perfezionamento.

Concezione rivoluzionaria del mondo che rappresenta la nuova epoca storica, l’epoca del Juché, esse hanno ridotto in briciole le teorie reazionarie di ogni specie e guidano infallibilmente la marcia in avanti dell’umanità sulla strada della sovranità, dell’indipendenza e infine del socialismo e del comunismo.

Queste idee hanno inaugurato una fase nuova e superiore nello sviluppo della teoria rivoluzionaria della classe operaia. È questo l’altro merito storico di queste idee che hanno contribuito all’opera rivoluzionaria della classe operaia e alla causa della liberazione dell’umanità.

Sono trascorsi lunghi anni dalla comparsa della teoria rivoluzionaria della classe operaia e il movimento rivoluzionario ha fatto grandi progressi. La pratica rivoluzionaria dell’epoca attuale esigeva un adattamento dello sviluppo della teoria rivoluzionaria alle nuove circostanze storiche. Le idee del Juché hanno colto il principio fondamentale della rivoluzione secondo il quale i padroni della rivoluzione e dell’edificazione sono le masse popolari, sono esse a dar loro impulso; queste idee hanno così fatto nascere, sulla base di questo principio, le teorie rivoluzionarie alle quali aspirava la nostra epoca.

Esse sono alla base delle teorie rivoluzionarie dell’epoca del Juché. Costruire le teorie rivoluzionarie fondandosi su di esse significa definire i principi e le leggi del movimento rivoluzionario facendoli vertere sulle masse lavoratrici, padrone della rivoluzione e dell’edificazione.

Nella nostra epoca del Juché il movimento rivoluzionario esige che vengano elaborate delle teorie rivoluzionarie fondate su di loro. Ai nostri giorni esse si ergono a padrone del mondo e la lotta rivoluzionaria cresce in ampiezza e profondità grazie alla loro coscienza ideologica sovrana e alla loro forza creatrice; di conseguenza, per delucidare con giudizio i principi e le leggi del movimento rivoluzionario, bisogna fondarsi su di loro per costruire le teorie rivoluzionarie. È agendo così che le idee del Juché hanno potuto mettere in chiaro queste teorie su tutti i piani per realizzare il Chajusong delle masse lavoratrici e fare di queste teorie della classe operaia non solo una dottrina irrefutabile sulle questioni relative alla liberazione nazionale, all’emancipazione sociale e alla liberazione umana ma anche una sintesi di teorie comuniste perfettamente a punto sulla trasformazione della società, della natura e dell’uomo.

Porre le masse lavoratrici al centro di una teoria rivoluzionaria da elaborare consente di svilupparla a colpo sicuro, così come la strategia e la tattica, conformemente alla natura del movimento rivoluzionario.

Il movimento rivoluzionario mira sempre al bene delle masse lavoratrici che lo portano avanti. Perciò è logico che le teorie rivoluzionarie, la strategia e la tattica difendano i loro interessi e servano ad accrescere il loro ruolo. Si può dire che il valore di una teoria è determinato da come difende questi interessi, mentre la potenza della strategia e della tattica dipende da come accrescono questo ruolo. Solo tendendo conto dell’ideale del Chajusong, della creatività e della coscienza delle masse popolari le idee del Juché hanno potuto generare la teoria, la strategia e la tattica atte a difendere i loro interessi fondamentali e a valorizzare efficacemente il loro alto entusiasmo rivoluzionario e la loro inesauribile forza creatrice. Ciò ha consentito di rendere la teoria rivoluzionaria della classe operaia la più influente di tutte, l’ha resa in grado di difendere efficacemente gli interessi delle masse lavoratrici e di assicurare loro un ruolo preminente.

Le idee del Juché servono da guida per cogliere nel modo più appropriato le teorie rivoluzionarie precedenti. Le teorie rivoluzionarie precedenti della classe operaia hanno visto la luce a partire da circostanze e compiti diversi da quelli di oggi, ma avevano dei tratti in comune con la teoria rivoluzionaria jucheana quanto alla loro posizione e alla loro missione di classe. Il principio delle idee del Juché è di comprendere in modo creativo le teorie e le esperienze già fatte, permettendo così di materializzare e di sviluppare le teorie rivoluzionarie precedenti in funzione delle esigenze della pratica rivoluzionaria contemporanea. Va notato in particolare che prefiggendosi il compito di difendere e di concretizzare scrupolosamente il Chajusong della classe operaia e delle altre masse lavoratrici, esse hanno consentito di distinguere correttamente e di superare gli opportunismi di ogni tipo, specialmente il revisionismo, che abbandona a mezza strada la rivoluzione o rinuncia alla lotta di classe; hanno quindi salvaguardato fermamente il principio di classe e lo spirito della rivoluzione ininterrotta nelle teorie rivoluzionarie della classe operaia.

La teoria rivoluzionaria jucheana è una teoria rivoluzionaria comunista immortale e ineluttabilmente vittoriosa nella lotta per il Chajusong delle masse lavoratrici.

Le grandi idee generano una pratica grandiosa. Nella pratica rivoluzionaria si sono operati mutamenti considerevoli grazie alle grandi idee del Juché che rinnovano i princìpi filosofici e le leggi del movimento storico-sociale e del movimento rivoluzionario e mettono in luce scientificamente i princìpi direttivi della rivoluzione e dell’edificazione.

Anzitutto, la clamorosa materializzazione delle idee del Juché nella rivoluzione coreana ha permesso ad essa di ottenere grandi vittorie.

La rivoluzione coreana è guidata dalle idee del Juché, e senza di esse non può sperare di riportare nessuna vittoria. Grazie alle idee del Juché sotto la cui bandiera ha progredito, la rivoluzione ha potuto superare ai suoi inizi seri ostacoli dovuti al servilismo verso le grandi potenze e al dogmatismo, vincere molteplici prove e difficoltà e non scostarsi dalla strada della vittoria attraverso un’aspra lotta.

Sempre grazie a loro, la rivoluzione e l’edificazione hanno potuto progredire su una strada che per essere stata inesplorata fino ad allora non era perciò la meno corta, e di parecchio. La rivoluzione coreana ha aperto la strada più giusta per la liberazione nazionale dei paesi colonizzati e ha spianato una scorciatoia per accedere più rapidamente al socialismo. Ha aperto una via nuova e migliore, che tutti sono d’accordo nel chiamare «modello del socialismo»; ha aperto felicemente una via originale nella marcia verso il socialismo e il comunismo. Le idee del Juché, indicandoci la strada più corta, ci hanno permesso di riportare in poco tempo grandi vittorie che stupiscono il mondo intero nella lotta per la sovranità, l’indipendenza e il socialismo.

Le idee del Juché si trovano materializzate in modo evidente nel nostro paese. I cambiamenti storici e le grandi conquiste intervenute nella vita del nostro popolo sono i frutti magnifici delle idee del Juché. Oggi il nostro popolo, molto fiero, pieno anzi d’orgoglio per le brillanti vittorie e le imprese che ha compiuto sotto la bandiera delle idee del Juché, conduce una lotta di portata storica per trasformare tutta la società secondo le esigenze delle idee del Juché.

Riflettendo l’auspicio unanime dei popoli attaccati all’ideale del Chajusong in tutto il mondo, le idee del Juché esercitano una grande influenza sullo sviluppo del movimento rivoluzionario contemporaneo per l’avvento dello spirito di sovranità nel mondo intero.

Esse hanno tracciato una via originale e larga alla rivoluzione e indicano i mezzi per fare la rivoluzione in completa indipendenza e in modo creativo.

Nella nostra epoca in cui il movimento rivoluzionario si svolge su diversi piani ma riferendosi sempre al concetto di Stato nazionale, è vitale che in ogni paese il popolo assolva in modo efficace il suo ruolo dominante, essendo perfettamente cosciente di essere responsabile della rivoluzione. Questo è particolarmente imperioso in un momento in cui agisce ancora l’influenza di idee sbagliate quali il servilismo verso le grandi potenze e il dogmatismo. Indicando i modi per fare la rivoluzione in completa indipendenza e in modo creativo, le idee del Juché consentono ai popoli di tutti i paesi di liberarsi di tutte le forme di idee retrograde che ostacolano il loro sviluppo indipendente, di assumersi le piene responsabilità di padrone della rivoluzione, di elaborare con la propria testa e secondo le loro convinzioni la linea e la politica adatte alla situazione e di compiere la rivoluzione valorizzando la loro creatività. Aperta la via per fare la rivoluzione in completa indipendenza e in modo creativo, i popoli soggetti a condizioni storiche diverse e che attraversano tappe diverse nello sviluppo hanno la possibilità di lottare energicamente per la liberazione nazionale, la emancipazione nazionale e l’edificazione del socialismo e del comunismo restando fiduciosi nella vittoria.

Le idee del Juché hanno inaugurato una nuova era nello sviluppo delle relazioni internazionali, proposto una via originale al movimento comunista internazionale per permettergli di progredire facendo leva sul Chajusong.

Il movimento comunista è un movimento indipendente, perché in ogni paese è intrapreso dal partito e dal popolo per eliminare l’asservimento e la diseguaglianza in tutte le loro forme ed ergersi a padroni autentici del proprio destino; di conseguenza, non ammette alcuna distinzione fra superiore e inferiore né fra padrone e servo.

Per una nazione il Chajusong è vitale; per le nazioni i rapporti di dominio e di asservimento e quelli di comando e di obbedienza sono inammissibili. Le idee del Juché hanno definito il Chajusong come il principio essenziale dei rapporti fra i partiti e gli Stati, operando così dei cambiamenti nuovi nel movimento comunista internazionale e nello sviluppo delle relazioni internazionali. Ai nostri giorni il principio del Chajusong, garanzia dello sviluppo del movimento comunista internazionale e principio immutabile della determinazione dei rapporti fra i partiti comunisti e operai, conosce una vitalità sempre più grande e viene riconosciuto come la base dello sviluppo delle relazioni sia fra i paesi di recente indipendenza che fra i paesi con regimi diversi in tutto il mondo e come arma efficace per combattere gli imperialisti che vogliono imporre l’asservimento e la diseguaglianza.

In effetti le idee del Juché sono non solo la bandiera invincibile della lotta delle masse popolari per edificare un mondo nuovo e plasmare il proprio destino ma anche lo stendardo della vittoria.

* * *

Sotto la direzione del grande leader e la bandiera delle idee del Juché, il nostro partito e il nostro popolo hanno percorso la strada gloriosa della lotta e della vittoria per più di mezzo secolo; anche in avvenire essi devono lottare con grande vigore tenendo ben alta questa bandiera.

La nostra rivoluzione non è ancora terminata; i nostri doveri rivoluzionari restano sempre altrettanto complessi e difficili da assolvere. Solo tenendo sempre ben alta la bandiera delle idee del Juché nella lotta sarà possibile superare tutte le difficoltà e tutte le prove, accelerare la riunificazione della patria e assicurare la vittoria definitiva del socialismo e del comunismo.

Dobbiamo impregnarci ancora delle idee del Juché e applicare alla lettera la linea e la politica del partito che le materializzano, per realizzare nel modo migliore il programma che esso ha elaborato di trasformazione di tutta la società grazie ad esse.

Un obiettivo simile implica che tutti i membri del partito e tutti gli altri lavoratori se ne impregnino e lottino con tenacia seguendo sempre e dovunque la strada indicata da queste idee.

Un grave compito ci attende nelle attività scientifiche e teoriche per impregnarle di queste idee e materializzare queste idee stesse.

Bisogna dare la precedenza allo studio e alla propaganda in favore delle idee del Juché se si vuole inculcare nei membri del partito e negli altri lavoratori la concezione rivoluzionaria jucheana del mondo e applicare alla lettera queste idee nella rivoluzione e nell’edificazione.

Tutti gli specialisti di scienze sociali così come tutti i teorici sono tenuti a prendere coscienza della loro grave responsabilità e ad imprimere una nuova svolta allo studio e alla propaganda a favore delle idee del Juché.

Nel campo delle scienze sociali bisogna studiarle ampiamente insieme alle concezioni e alle teorie che esse hanno delucidato.

Gli specialisti di scienze sociali devono studiare in modo esaustivo i fondamenti delle idee del Juché e i loro principi direttivi così come tutte le concezioni e le teorie che esse hanno delucidato e approfondire lo studio delle imprese e delle esperienze da accreditare al nostro partito quando ha materializzato queste idee nella rivoluzione e nell’edificazione.

Le nostre scienze sociali sono chiamate a fornire delle risposte scientifiche e teoriche oculate ai problemi vitali posti dalla pratica rivoluzionaria. I lavoratori del settore delle scienze sociali devono badare prima di tutto a risolvere i problemi pratici, ad approfondire lo studio delle idee del Juché e a recare così lumi teorici e scientifici giudiziosi su tutti i problemi posti dalla rivoluzione e dall’edificazione.

Queste idee hanno aperto una larga strada allo sviluppo di tutte le scienze sociali su basi nuove.

Dobbiamo servirci di esse come fondamento ideologico, teorico e metodologico, approfondire e sviluppare senza posa le attività scientifiche affinché tutte le scienze sociali registrino nuovi successi nelle ricerche.

Bisogna rafforzare l’educazione alle idee del Juché.

I nostri istituti d’insegnamento sono i palazzi posti al servizio di questa educazione, e nel nostro paese l’insegnamento scolastico deve recare da cima a fondo l’impronta delle idee del Juché.

In tutti gli istituti d’insegnamento bisogna vegliare gelosamente a che l’educazione a queste idee si compia nelle condizioni migliori perché dopo i loro studi secondari gli alunni abbiano una percezione globale della concezione rivoluzionaria jucheana del mondo e al termine dei loro studi superiori ne siano completamente impregnati.

Bisogna rafforzare in particolare l’educazione alle idee e alle teorie del Juché nelle scuole superiori. Queste devono combinare oculatamente l’educazione destinata a radicare la concezione del mondo e l’insegnamento chiamato a far assimilare agli studenti le conoscenze specializzate. Le facoltà di scienze sociali sono tenute a vigilare affinché gli studenti abbiano una corretta concezione rivoluzionaria del mondo e, d’altra parte, a dispensare intensamente l’insegnamento specializzato per formare degli specialisti competenti impregnati delle idee e delle teorie del Juché.

Bisogna intensificare lo studio di queste idee presso i quadri, i membri del partito e gli altri lavoratori.

La propaganda teorica del partito è finalizzata ad impregnarli delle idee e delle teorie del Juché.

Queste idee sono un alimento ideologico ed intellettuale prezioso per i rivoluzionari di tipo autenticamente jucheano, perché consentono loro di prolungare la loro vitalità politica. Per essere un rivoluzionario di tipo autenticamente jucheano, ognuno deve dedicarsi allo studio delle idee del Juché.

I quadri, i membri del partito e gli altri lavoratori devono studiare tutti di gran lena per assimilare le idee e la teoria del Juché e impregnarsene fino al midollo.

Gli specialisti di scienze sociali e i teorici così come i lavoratori della stampa sono invitati a redigere un gran numero di opere e di articoli scritti il meglio possibile per spiegarle in modo approfondito, il che permetterà loro di contribuire largamente a impregnarne i quadri, i membri del partito e gli altri lavoratori.

In campo scientifico-teorico bisogna adoperarsi a combattere l’ideologia reazionaria borghese e le correnti opportunistiche di ogni genere e salvaguardare energicamente la purezza delle idee del Juché.

Bisogna che gli specialisti di scienze sociali e i teorici denuncino con veemenza la natura reazionaria e la nocività di tutte le idee ostili a queste ultime e proscrivano implacabilmente anche le più piccole tendenze ideologiche contrarie al principio di classe e controrivoluzionarie per impedire loro di infiltrarsi nei nostri ranghi. Tocca a tutti combattere le idee reazionarie senza transigere, specialmente l’ideologia borghese, la ideologia feudale confuciana, il revisionismo, il servilismo verso le grandi potenze e il dogmatismo, far fallire tutte le manovre dei reazionari e degli opportunisti e difendere fermamente le idee del Juché.

Bisogna che essi siano animati da una fede incrollabile nelle grandi idee del Juché e veglino a che tutte le loro attività scientifico-teoriche servano esclusivamente a studiare e propagare le idee e le teorie del Juché, a difenderle e ad applicarle a fondo e che il lavoro di spiegazione e di propaganda destinato a mettere in rilievo la grandezza e la bontà di queste idee cresca in ampiezza e profondità.

Depositari e propagatori delle idee d’avanguardia, essi giocano un ruolo inestimabile nella rivoluzione e nell’edificazione.

Sono convinto che i membri del nostro partito, grazie alla presa di coscienza della loro missione e del loro dovere di difensori e di propagatori entusiasti delle idee del Juché, contribuiranno largamente alla lotta per il definitivo completamento dell’opera rivoluzionaria jucheana.

Traduzione a cura di Francesco Alarico della Scala

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