Dichiarazione del portavoce del Comitato di Coordinamento Nazionale per l’Antiriciclaggio e la Lotta al Finanziamento del Terrorismo della Repubblica Popolare Democratica di Corea

Il complotto anti-RPDC degli Stati Uniti si sta ora estendendo persino all’area cibernetica.

Il 26 agosto, il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America, il Dipartimento del Tesoro, il Federal Bureau of Investigation e il Cyber Command hanno asserito che un gruppo di hacker chiamato “BeagleBoyz” ha legami col nostro paese e hanno annunciato quella che hanno definito un’allerta tecnica congiunta, incitando così alle pressioni sulla RPDC.

Il 27 agosto il Dipartimento di Giustizia ha presentato una richiesta di sanzioni penali collegando forzosamente il crimine informatico alla RPDC senza alcuna prova, e ancora il 28 agosto il Dipartimento di Stato se n’è uscito con un comunicato di approvazione dell’allerta tecnica congiunta.

Ancor più grave è il fatto che gli USA stiano mettendo in giro voci tali per cui questi “atti criminali” sarebbero stati commessi con l’assistenza della RPDC.

Opporsi a ogni forma e modalità di atti criminali nel cyberspazio è la posizione coerente del governo della RPDC. Nel nostro paese vigono meccanismi legali e istituzionali integrali e consolidati al fine di prevenire e sradicare il crimine informatico in qualsiasi suo aspetto e manifestazione.

Ciononostante, gli USA hanno considerato le “minacce cibernetiche” della RPDC un fatto compiuto e stanno adesso facendo un gran baccano appellandosi a risposte congiunte e così via. Tutto ciò rivela le loro sinistre intenzioni di deturpare l’immagine internazionale della RPDC e giustificare le sue manovre miranti a pressioni internazionali verso di essa.

È davvero il colmo della spudoratezza e dell’assurdità che la parola “minaccia cibernetica” sia pronunciata dagli Stati Uniti, architetti del crimine informatico che possiedono la più grande forza di guerra cibernetica al mondo e abusano di Internet per condurre furiosamente attacchi cibernetici contro qualsiasi paese, a prescindere che siano loro nemici o loro alleati.

Il mondo sa bene che gli USA possiedono una celebre ed elefantiaca istituzione d’intelligence chiamata National Security Agency, la quale riceve un enorme quantità di finanziamenti dal Congresso ed è specializzata in sorveglianza indiscriminata, intercettazioni telefoniche e disgregazione dello spazio di Internet, delle reti di telecomunicazione e dei sistemi finanziari di tutto il mondo.

Secondo la testimonianza di Snowden, ex spia degli USA, la National Security Agency lancia più di 61.000 operazioni di hacking di ogni tipo in tutto il mondo in base a un piano di sorveglianza di Internet chiamato Prism. Si dice anche che la NSA detenga approssimativamente 5 miliardi di registrazioni di cellulari su base quotidiana intercettando i telefoni di quasi tutti i paesi tra cui il nostro, e che tracci addirittura i telefoni cellulari dei presidenti suoi alleati.

È un fatto ammesso persino dalle autorità giudiziarie statunitensi che lo scandaloso incidente di luglio, in cui varie celebrità sono state vittime di hacking, è responsabilità di un diciassettenne residente in Florida.

Ai nostri giorni le istituzioni bancarie di vari paesi soffrono perdite terribili a causa di attacchi cibernetici su larga scala e bisognerebbe seriamente chiedersi se ciò sia stato fatto dagli USA, i quali si trovano attualmente impantanati in una grave crisi economica.

Stando così le cose, il collegamento forzoso, fatto dagli USA, del nostro paese col “crimine informatico” non è altro che il solito vecchio metodo impiegato dagli Stati Uniti per affievolire le critiche contro di sé. Nessun paese verrà ingannato da una simile propaganda cospiratoria.

Gli USA farebbero meglio a dar prova di autocontrollo, tenendo ben presente che provocarci potrebbe portare a conseguenze ancor peggiori.

(Ringraziamo i compagni dell’ambasciata della RPDC per la trasmissione di questo prezioso documento)

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