La RPDC: un paese sempre vittorioso grazie alla sua indipendenza (1)

Iniziamo la pubblicazione di una serie di articoli giuntici dall’ambasciata della RPDC a Roma in occasione del 72° anniversario della nascita della Repubblica Popolare Democratica di Corea (9 settembre 1948).

***

Andare tra la gente!

«Andare tra la gente!»: questo fu il motto e il credo di tutta una vita che Kim Il Sung (1912-1994), presidente eterno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, fece suo sin dai primi giorni della sua lotta rivoluzionaria per il paese e il popolo.

La volta che incontrò il Presidente Kim Il Sung, il caporedattore della Kyodo Press giapponese provò una grande ammirazione per la cultura enciclopedica del leader della RPDC. Sorpreso dalle sue conoscenze di tutti i campi, dall’industria all’agricoltura passando per l’estrazione, il giapponese gli domandò quale fossero i settori in cui il suo consigliere fosse specializzato, qualora ne avesse uno.

Kim Il Sung rispose: «Io vado sempre tra gli operai, gli allevatori e gli scienziati per parlare con loro; essi esprimono pareri eccellenti; se uno va tra la gente, è immune dal soggettivismo; il popolo è il mio maestro».

Egli passò l’intera sua vita sul campo a dirigere il popolo.

Alla fine del dicembre 1956 visitò l’impianto siderurgico di Kangson (le attuali Acciaierie Chollima) situato nella parte occidentale del paese. In quel periodo il paese si trovava in una situazione difficile: le manovre ostili contro di esso giungevano al culmine e i frazionisti all’interno del Partito del Lavoro di Corea al potere, col sostegno dei grandi paesi, sfidarono la dirigenza del Partito.

Egli incontrò gli operai in un edificio che fungeva da magazzino. Spiegò loro la grave situazione in cui ci si trovava e fece loro appello affinché producessero 10.000 tonnellate di acciaio in più per l’anno successivo, dicendo che ciò avrebbe grandemente aiutato il paese.

In risposta al suo appello, gli operai fecero un miracolo producendo 120.000 tonnellate di acciaio da un laminatoio che ne poteva produrre soltanto 60.000.

Il celebre Movimento Chollima nella RPDC nacque dunque nel fuoco di creazioni innovative appiccato dagli operai di Kangson e che si allargò a tutto il paese.

Lo spirito e il metodo di Chongsanri, nuovi metodi socialisti di direzione di massa, e il sistema di lavoro Taean, nuovo metodo socialista di gestione industriale, sono ulteriori sue creazioni derivanti dall’incorporamento dei desideri e delle idee del popolo vivendo e lavorando assieme ad esso.

Dal giorno della liberazione all’ultimo periodo della sua vita, egli diresse sul campo più di 20.600 unità, coprendo un percorso totale di 578.000 chilometri.

Poiché egli fu per tutta la vita tra la gente, compiendo sforzi instancabili per trovare la via dell’avanzata e della vittoria, la RPDC ha potuto conseguire l’attuale sviluppo facendo fallire le sanzioni delle forze alleate imperialiste una per una.

Non è assolutamente un caso che il popolo coreano lo rispetti, chiamandolo “nostro leader” e “leader paterno” ancora oggi, 26 anni dopo la sua morte.

Kim Il Sung scrisse nelle sue memorie Attraverso il secolo quanto segue:

«L’evocazione del vissuto, al declino della propria esistenza, suscita sicuramente un’intensa emozione. La diversità delle esistenze vissute e delle strade percorse, genera altrettanta differenza nella visione di chi getta sguardi retrospettivi sulla loro vita. Per quel che mi riguarda, mi interessa menzionare le esperienze vissute sia come semplice essere umano sia come uomo politico, avendo fatto tutto quello che era in mio potere per servire il mio Paese, una nazione che è costantemente in primo piano nella politica internazionale contemporanea.

[…]

“Il popolo è il mio Dio”, ecco la mia fede e il mio credo. Vedere in lui l’artefice della rivoluzione e dello sviluppo del paese e mettere la sua forza in azione è la mia divisa politica. È attraverso il principio del Juche, il comando supremo che mi sono imposto, che mi sono messo totalmente al suo servizio.

[…]

I miei desideri sarebbero largamente appagati se le mie memorie potessero aiutare la generazione attuale e quelle che seguiranno a fare propria questa grande e solenne verità: colui che ha fiducia nel popolo appoggiandosi a lui è destinato a grandi vittorie e alla riuscita. Al contrario, colui che lo tiene lontano e si attira il suo biasimo, è votato al fallimento e alla rovina» (Kim Il Sung, Opere, vol. 45, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 2007, pagg. 1, 2, 3 ed. ing.).

Contributo alla causa antimperialista dell’indipendenza

Kim Il Sung (1912-1994), presidente eterno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, dedicò tutta la sua vita al trionfo della causa antimperialista dell’indipendenza dell’umanità.

Applicando brillantemente il principio filosofico dell’idea Juche, cui diede i natali, egli indicò le linee di sviluppo per il movimento di liberazione nazionale in base alle quali i popoli oppressi possono conseguire una libertà e un’indipendenza genuine tramite i propri sforzi e la propria lotta.

Nel giugno 1930 definì la linea della lotta armata organizzata mediante le proprie forze armate rivoluzionarie e le relative questioni attinenti alla strategia e alla tattica.

Diede un brillante esempio nella storia delle lotte di liberazione nazionale fornendo una spiegazione scientifica e teorica ai problemi delle rivoluzioni per la liberazione nazionale nelle colonie per la prima volta nella storia e guidando la lotta armata antigiapponese alla vittoria.

La conferenza culturale che si tenne all’Avana, a Cuba, nel 1968, adottò un documento intitolato La lotta armata antigiapponese del popolo coreano lanciata e condotta sotto la guida diretta del Presidente Kim Il Sung e decise di assumerlo quale strategia e tattica delle lotte antimperialiste di liberazione nazionale dei popoli d’Asia, Africa ed America Latina.

Nel documento si legge, tra le altre cose: «La vittoria della lotta armata antigiapponese fu conseguita grazie al Presidente Kim Il Sung, brillante comandante sempre vittorioso il quale ha definito un programma politico e dei metodi scientifici per realizzarlo, e alla sua eccellente direzione strategica e tattica».

Il Presidente Kim Il Sung sostenne attivamente le lotte di liberazione nazionale dei popoli oppressi del mondo, e li incoraggiò al conseguimento della vittoria.

Fornì ai popoli di vari paesi, tra cui Mozambico, Angola e Zimbabwe, esperienze preziose e istruzioni importanti e li aiutò con qualsiasi cosa richiedessero allorquando conducevano la lotta armata per l’indipendenza contro l’imperialismo e il colonialismo.

Robert G. Mugabe, che visitò la RPDC nell’aprile 1980, subito dopo che il popolo dello Zimbabwe ebbe infine conquistato l’indipendenza attraverso una lotta armata di lunga durata dopo aver gemito per oltre un secolo sotto l’oppressione e lo sfruttamento dei colonialisti, disse al Presidente Kim Il Sung: «Poiché le nostre esigenze e la nostra giusta causa coincidevano con la giusta causa del popolo coreano e del Partito del Lavoro di Corea, noi vi abbiamo richiesto una considerevole quantità di assistenza, voi l’avete accettata e ce l’avete data come promesso; senz’altro voi siete diventati i nostri più stretti amici e alleati inseparabili».

Il Presidente Kim Il Sung infuse coraggio e fiducia ai popoli progressisti in lotta per l’indipendenza e diede un ottimo contributo alla causa dell’indipendenza dell’umanità.

Nel suo discorso intitolato Per un nuovo mondo libero e pacifico, pronunciato alla cerimonia d’apertura dell’85esima conferenza dell’Unione Interparlamentare svoltasi a Pyongyang nell’aprile 1991, Kim Il Sung mise in evidenza che tutti i paesi e le nazioni, in quanto pari membri della società internazionale, devono difendere l’indipendenza, opporsi alla politica della forza e lanciare vigorosamente una lotta su scala mondiale per impedire l’aggressione e la guerra.

Allorquando incontrò François Mitterrand, leader del Partito Socialista Francese, in occasione della visita di quest’ultimo nella RPDC nel febbraio 1981, Kim Il Sung gli disse che i paesi europei, per impedire una nuova guerra mondiale, non dovrebbero aderire ad alcun blocco ma rendere i propri paesi indipendenti e neutrali e aiutare i paesi in via di sviluppo, cosicché questi possano difendere con fermezza la propria indipendenza, realizzare la pace e costruire Stati sovrani indipendenti.

Mitterrand disse a Kim Il Sung di non aver mai sentito da nessuno osservazioni così preziose che analizzassero e valutassero con chiarezza molti problemi.

Mitterrand fu eletto presidente della Francia nel maggio di quell’anno; al vertice del G7 disse che Kim Il Sung era un dirigente eccezionale dell’era contemporanea.

Seppure siano passati 26 anni dalla scomparsa del Presidente Kim Il Sung, si parla del suo contributo alla causa antimperialista dell’indipendenza dell’umanità con immutata ammirazione.

La storia di una collana raffigurante una kimilsungia

Kim Il Sung (1912-1994), presidente eterno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, gode di alti apprezzamenti e di profondo rispetto da parte dei popoli progressisti del mondo.

Tra i vari aneddoti sullo stimato Kim Il Sung è molto popolare la storia di una collana raffigurante una kimilsungia.

Allorquando una voce solista della troupe artistica di Dhaka in Bangladesh visitò la RPDC, ella prese parte a uno spettacolo artistico svoltosi in presenza del Presidente Kim Il Sung e cantò la canzone coreana Gratificante è l’amore paterno, in coreano.

«Riconoscente è il leader paterno

Il popolo vive in armonia stretto al suo grembo

Felici noi siamo poiché viviamo insieme a lui

Il mondo ci guarda con occhi d’invidia

…»

Kim Il Sung si fece fotografare coi partecipanti al termine dello spettacolo.

Gli artisti bengalesi erano molto contenti. L’emozione durò loro finché non tornarono nei rispettivi alloggi.

La cantante piangeva in silenzio.

Allorché un funzionario le domandò se qualcosa non andava, lei disse:

«Mentre stavo partendo per Pyongyang, mio padre mi ha detto: “Il tuo viaggio verso la RPDC, terra del calmo mattino, è la gioia più grande per la nostra famiglia. Se avrai l’occasione d’oro di vedere il Presidente Kim Il Sung, chiedigli di farti un autografo. Così la nostra famiglia sarà ancora più celebrata e orgogliosa. Ricordati che se parteciperai a uno spettacolo che si svolga in presenza del Presidente Kim Il Sung sarà una fortuna per tutti noi».

Suo padre era un produttore di gioielli artigianali molto noto in Bangladesh, mentre sua madre veniva da Colombo, in Sri Lanka, paese chiamato “terra dei gioielli”.

La ragazza, figlia unica, si laureò al dipartimento di Musica dell’Università di Dhaka.

Ricevendo un resoconto su di lei quella sera, il Presidente Kim Il Sung firmò un autografo sul suo taccuino: “Kim Il Sung”.

Alla vista dell’autografo al suo ritorno a casa, i suoi genitori ne furono molto contenti.

Quella notte il padre pensò di fare qualcosa che celebrasse sua figlia in segno di rispetto e di gloria.

Dopo molti giorni di meditazione, decise di fare una collana che ritraesse una kimilsungia.

Sperò che sua figlia mantenesse sempre il ricordo del Presidente Kim Il Sung nella sua mente e cantasse canzoni in sua lode, facendo sì che nel mondo intero risuonassero canti in onore di Kim Il Sung.

Iniziò quindi a comporre la collana; di solito produceva un gioiello artigianale in qualche settimana, ma questa volta gli ci vollero svariati mesi per finirla.

Una kimilsungia dal colore naturale, dipinta a forma di cuore, fu incastonata al centro della collana e tutto intorno fu decorato di gioielli.

Si trattava senza dubbio di una collana molto rara.

In seguito, sua figlia cantò canzoni sul Presidente Kim Il Sung in occasione di spettacoli artistici internazionali indossando la collana.

Traduzioni a cura di Jean-Claude Martini

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