La RPDC: un paese sempre vittorioso grazie alla sua indipendenza (2)

 

Proseguiamo la pubblicazione di una serie di articoli giuntici dall’ambasciata della RPDC a Roma in occasione del 72° anniversario della nascita della Repubblica Popolare Democratica di Corea (9 settembre 1948).

***

Il Presidente Kim Il Sung con personalità giapponesi

I vari governanti del Giappone non hanno fatto ammenda per i crimini che questi ha commesso verso la Corea, ma hanno al contrario perseguito una politica ostile nei confronti della Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Questa è la vera ragione per cui la RPDC e il Giappone sono vicini prossimi ma lontani.

Tuttavia, vi sono state molte personalità giapponesi che hanno tentato di migliorare le relazioni RPDC-Giappone dopo aver incontrato Kim Il Sung (1912-1994), presidente eterno della RPDC.

Tokuma Utsunomiya, membro della Camera dei rappresentanti del Giappone e presidente del Gruppo di Studio di Affari Asiatici e Africani del Partito Liberal Democratico del Giappone, ebbe modo di incontrare Kim Il Sung in occasione della sua visita nella RPDC nell’agosto 1974.

Tokuma disse al Presidente della RPDC che suo padre, in qualità di capo di stato maggiore dell’esercito giapponese in Corea nel periodo dell’occupazione, aveva commesso crimini contro il popolo coreano. Aggiunse che avrebbe fatto del suo meglio per redimere tali misfatti che egli perpetrò nei riguardi della Corea.

Dopo la sua visita nella RPDC, organizzò una festa all’aperto nella sua casa e invitò la delegazione della RPDC che si trovava in visita in Giappone per prendere parte alla 61esima conferenza dell’Unione Interparlamentare. Presenti alla festa erano anche degli alti papaveri dei circoli politici giapponesi, tra cui il portavoce della Camera dei rappresentanti e Hiteo Den, membro della famiglia reale e della Camera dei rappresentanti. I politici giapponesi espressero simpatia per la posizione della delegazione della RPDC in base alla quale il governo giapponese deve sbarazzarsi della sua politica unilaterale verso la Corea del Sud e che il miglioramento delle relazioni tra la RPDC e il Giappone dipende interamente dall’atteggiamento del governo giapponese. Dissero anche di essere giunti a rendersi conto con certezza che la posizione del Partito del Lavoro di Corea per la riunificazione del paese, basata sui tre principi della riunificazione nazionale che il Presidente Kim Il Sung aveva definito, è la più giusta, e che a questo fine le forze statunitensi devono ritirarsi dalla Corea del Sud e la società sudcoreana deve porsi su un cammino democratico.

Tokuma invitò il capo della delegazione della RPDC e un vicepresidente dell’Associazione Generale dei Coreani residenti in Giappone a un ristorante frequentato dal Primo ministro Fokuda. Al ristorante egli li presentò al presidente del Comitato Investigativo di Affari Politici del Partito Liberal Democratico. Ricordando con profonda emozione il suo incontro col Presidente Kim Il Sung quando visitò la RPDC, Tokuma disse al presidente che dopo aver visto coi suoi occhi la realtà attuale della RPDC in sviluppo si rese conto di sapere troppo poco di quel paese. Aggiunse di aver formato un’organizzazione coi membri del Partito Liberal Democratico per far sì che la RPDC diventasse un vicino a tutti gli effetti e non un vicino a distanza.

Nel settembre 1990 Shin Kanemaru, ex vice primo ministro e vicepresidente del Partito Liberal Democratico, si recò in visita nella RPDC e incontrò il Presidente Kim Il Sung. Dopo l’incontro col leader della RPDC, si determinò fermamente a dedicare il resto dei suoi giorni alla normalizzazione dei rapporti tra RPDC e Giappone.

In un’intervista dopo il suo ritorno, disse che il Giappone deve ripagare i danni che ha inflitto alla Corea durante il suo dominio coloniale e anche per i mali che le ha inflitto nei decenni successivi.

Kanemaru incontrò il Primo ministro Kaifu e gli disse che il governo doveva sforzarsi attivamente per normalizzare le relazioni del Giappone con la RPDC, aggiungendo che egli stesso lo avrebbe fiancheggiato in ciò.

Le forze giapponesi di destra sollevarono un polverone, asserendo che era un “traditore” che aveva svenduto il Giappone alla Corea del Nord e che lo avrebbero assassinato. Tuttavia, egli fece del suo meglio per normalizzare le relazioni tra i due paesi fino al suo ritiro dall’arena politica.

Ci sono molte altre personalità giapponesi che hanno cercato di migliorare le relazioni tra RPDC e Giappone dopo aver incontrato il Presidente Kim Il Sung. Tra di loro si annoverano Seki, segretario generale del Partito Socialista; Hajime Tamura, che visitò la RPDC a capo di una delegazione di influenti parlamentari del Partito Liberal Democratico; Ryosuke Yasue, caporedattore della rivista politica e teorica Sekai; Takeo Takagi, direttore generale dell’Associazione per gli Scambi Culturali RPDC-Giappone, e Ryokichi Minobe, governatore di Tokyo.

Queste personalità politiche e sociali del Giappone hanno tentato di normalizzare le relazioni tra il loro paese e la RPDC poiché affascinati dalla grandezza del Presidente Kim Il Sung.

 

Salisbury incontra il Presidente Kim Il Sung

Nel 1972 avvenne in Oriente un altro evento degno di nota che attrasse l’attenzione del mondo assieme alla visita di Nixon in Cina, la prima mai compiuta da un presidente degli USA: nel maggio di quell’anno dei giornalisti statunitensi capeggiati da Salisbury, viceredattore in capo del New York Times, visitarono la Repubblica Popolare Democratica di Corea, e questa fu la prima nella storia delle relazioni tra RPDC e USA.

Gli accompagnatori di Salisbury, che sperimentarono di persona il sentimento antiamericano in ogni posto della RPDC che visitarono, furono tesi fino al momento in cui furono ricevuti dal Presidente Kim Il Sung (1912-1994).

Kim Il Sung si recò personalmente nella sala davanti all’ascensore e li accolse con un ampio sorriso sul volto. Dicendo che si saranno sentiti molto infelici al vedere i coreani provare dei così forti sentimenti antiamericani, egli gliene fornì una spiegazione logica e convincente.

Quel giorno il più importante punto all’ordine del giorno durante i colloqui tra Kim Il Sung e l’entourage di Salisbury riguardava il miglioramento delle relazioni tra RPDC e USA.

Kim Il Sung rispose alla domanda di Salisbury su quali misure positive dovessero essere prese allo scopo di por fine all’anormale stato di cose tra la RPDC e gli USA.

Disse che se il governo statunitense vuole migliorare i suoi rapporti con la RPDC, esso dovrà smetterla di interferire negli affari interni del popolo coreano cosicché questo possa risolvere da sé la questione della riunificazione nazionale.

Kim Il Sung disse: «Durante la sua visita in Cina, vedendo la Grande Muraglia, il presidente degli Stati Uniti Nixon ha detto che le barriere che dividono i paesi debbono essere demolite. Se il governo americano ha l’intenzione di applicare queste parole, dovrà farlo innanzitutto nel caso della Corea. Attualmente, Nixon pretende di migliorare le relazioni sia con la Cina che con l’Unione Sovietica. Allora, perché ha bisogno di conservare le basi militari nella Corea del Sud? Dal momento che in passato, gli Stati Uniti hanno attribuito il mantenimento delle loro basi militari nella Corea del Sud alla necessità di ostacolare l’espansione del comunismo, non c’è motivo a mio parere, di mantenerle oggi, dato che pretendono di annodare buone relazioni con i grandi paesi socialisti. Dunque, gli Stati Uniti debbono smantellare tutte le loro basi militari impiantate nella Corea del Sud e ritirare al più presto possibile le loro truppe di aggressione.

[…]

Nel comunicato congiunto della Repubblica Popolare Cinese e degli Stati Uniti, questi ultimi hanno detto che erano per la distensione nella penisola coreana e per i contatti fra la Corea del Sud e la Corea del Nord. […] Se in futuro non sosterranno la distensione in Corea e i contatti fra il Nord e il Sud, questo significherà che hanno detto, sotto pressione, parole vane. […] Se rinunciano alle loro azioni ostili verso di noi e smettono di impedire la riunificazione del nostro paese, non avremo più alcuna ragione di essere ostili verso gli Stati Uniti. È per questo che ribadiamo che le relazioni fra la Repubblica Popolare Democratica di Corea e gli Stati Uniti dipendono interamente dall’atteggiamento del governo americano e non da noi» (Kim Il Sung, Opere, vol. 27, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 1986, pagg. 186-87 ed. ing.).

Salisbury non riuscì a dormire al ritorno in albergo.

Egli aveva visitato più di 70 paesi del mondo, venendo ricevuto dai capi di Stato. Era rinomato per i suoi articoli a proposito di importanti problemi internazionali. Tuttavia, non riusciva a dimenticare il carattere vivace di Kim Il Sung, il quale gli aveva dato chiare spiegazioni circa i mezzi per migliorare le relazioni tra USA e RPDC.

Si alzò dal letto e si mise a scrivere un articolo sul suo incontro col Presidente Kim Il Sung fino all’alba e lo inviò subito alla redazione.

Il New York Times pubblicò su due pagine l’articolo sul colloquio di Kim Il Sung con l’entourage di Salisbury insieme a un ritratto e a una breve biografia di Kim Il Sung.

A ruota, anche l’UPI e l’AP riportarono i colloqui di Kim Il Sung coi giornalisti statunitensi.

Dopo il suo ritorno negli USA, Salisbury presentò dei consigli politici al governo americano per una decisa revisione della sua politica ostile verso la RPDC, per la normalizzazione dei rapporti tra USA e RPDC e il ritiro delle truppe americane dalla Corea del Sud, e rilasciò testimonianze in diverse occasioni al Comitato degli Affari Esteri della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti.

Dopo la visita di Salisbury nella RPDC, alcuni membri del Comitato degli Affari Esteri della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti proposero un disegno di legge chiedendo il ritiro delle truppe americane dalla Corea del Sud e il membro del Congresso Stephen Solarz visitò la RPDC.

Nel 1994 l’ex presidente Jimmy Carter visitò la RPDC per incontrare il Presidente Kim Il Sung e una nuova storia dei colloqui tra RPDC e USA iniziò con visite continue nella RPDC da parte di politici, personaggi pubblici e capi religiosi statunitensi.

 

Il più prezioso lascito del Presidente Kim Il Sung

L’idea Juche, ideologia-guida della Corea socialista e della causa dell’indipendenza globale, esercita una grande influenza sull’epoca in divenire e sulla formazione del destino degli esseri umani oltre i confini del tempo e dello spazio.

La ricchezza ideologica e pratica sono ciò che può essere chiamato il più prezioso lascito che Kim Il Sung (1912-1994), presidente eterno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, ha tramandato al popolo coreano e ai popoli progressisti del mondo.

L’idea Juche, sulla base della chiarificazione scientifica che l’uomo è padrone di tutto e svolge il ruolo decisivo nella trasformazione del mondo, mostra la via alle masse popolari, forza motrice della storia, affinché costoro forgino il proprio destino tramite i propri sforzi.

Il Presidente Kim Il Sung diede i natali all’idea Juche nel corso della lotta pratica della direzione della rivoluzione coreana, non durante una mera ricerca accademica per creare un sistema ideologico e teorico.

A metà degli anni ’20, allorquando la Corea si trovava sotto l’occupazione militare giapponese (1905-1945), Kim Il Sung, il quale si incamminò sul cammino della lotta rivoluzionaria per il suo paese e il suo popolo sin da giovanissimo, dette vita all’idea Juche nella ricerca della via per la rivoluzione coreana, e applicò pienamente e a fondo questa idea alla rivoluzione coreana nel corso di tutta la sua lunga durata. Sotto la bandiera dell’idea Juche il popolo coreano è emerso quale padrone di un paese indipendente dalla schiavitù coloniale e ha edificato uno Stato socialista indipendente in politica, autosufficiente in economia e autonomo nella difesa nazionale.

La componente essenziale dell’idea Juche è il metodo teorico e di direzione che le masse devono mantenere nella lotta rivoluzionaria e nel lavoro di costruzione per forgiare il proprio destino.

Ad oggi, le opere del Presidente Kim Il Sung, biblioteca dell’idea Juche, sono state tradotte in 60 lingue e diffuse in oltre cento paesi del mondo. Studiare questa idea è diventata una tendenza dell’era contemporanea.

Un certo numero di eminenti personalità dei paesi capitalisti, affascinate dai pensieri enciclopedici contenuti nelle sue opere, sono diventati arditi fautori dell’idea Juche.

Shuhachi Inoue, ex direttore generale dell’Istituto Internazionale dell’Idea Juche e vincitore del Premio Internazionale Kim Il Sung, ha dedicato tutto se stesso a far propaganda all’idea Juche e alla realtà della RPDC.

Allorquando alcuni lo criticavano affermando che studiava solo la RPDC e non il Giappone, egli diceva:

«A queste persone non importa del Giappone e del suo destino. Perché pensano che l’idea Juche valga solo per la RPDC? L’idea Juche è un’idea che tutti, senza eccezione, dovrebbero imparare, e un’ideologia dell’umanità e del mondo anche se ha visto la luce nella RPDC».

Questa è l’opinione dei fautori dell’idea Juche: essa è un’ideologia enciclopedica applicabile a tutte le epoche e che gode di vita eterna.

La maggior parte delle ideologie emerse nella storia del pensiero umano hanno perso vitalità e sono scomparse col passare del tempo.

Tuttavia, l’idea Juche, per la sua veridicità e la sua completezza universali, gode di simpatia e sostegno crescenti da parte dei popoli progressisti del mondo.

Nell’estate del 1985 in Francia fu pubblicato un libro intitolato Dizionario della critica filosofica. Esso analizza e valuta le ideologie dominanti in vari paesi del mondo secondo le opinioni degli scrittori. Tuttavia, solo il capitolo dedicato all’idea Juche non contiene alcunché che critichi questa ideologia.

In verità, il mondo ha già da tempo preso in simpatia l’idea Juche.

Nel Giorno del Sole (15 aprile) del 2012, in onore del centenario della nascita del Presidente Kim Il Sung, il Congresso mondiale dell’idea Juche si svolse a Pyongyang, capitale della Repubblica Popolare Democratica di Corea, terra natia dell’idea Juche.

L’idea Juche è riconosciuta come l’ideologia più influente dei tempi attuali. I gruppi di studio dell’idea Juche conducono il loro lavoro più attivamente e con un sistema collaudato, spaziando dai gruppi nazionali alle organizzazioni continentali facenti capo all’Istituto Internazionale dell’Idea Juche; il numero dei fautori di questa idea cresce di giorno in giorno.

Un’eminente personalità dei circoli scientifici e culturali d’Europa ha detto: «Se qualcuno mi chiedesse cosa difenderei nella grotta dei tesori della civiltà umana, risponderei senza esitazione di non scegliere altro che l’idea Juche».

L’idea Juche, il lascito più prezioso del Presidente Kim Il Sung, brillerà per sempre assieme all’avanzata vittoriosa della causa dell’indipendenza globale.

Traduzioni a cura di Jean-Claude Martini

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