La RPDC: un paese sempre vittorioso grazie alla sua indipendenza (3)

Proseguiamo la pubblicazione di una serie di articoli giuntici dall’ambasciata della RPDC a Roma in occasione del 72° anniversario della nascita della Repubblica Popolare Democratica di Corea (9 settembre 1948).

***

Canzone del Generale Kim Il Sung


Jangbaeksan ha visto scorrere sangue virile.

Anche l’Amnokgang ha visto quando è stato sparso.

Oggi nello stemma della Corea il rosso rappresenta il sangue che è stato versato per vederla libera.

Ah, il tuo nome ci appartiene, sei il nostro Sole d’amore, Generale

Ah, Generale Kim Il Sung, il tuo nome risplende.

Questa è la prima strofa della “Canzone del Generale Kim Il Sungˮ . Al principio del secolo passato il popolo coreano è stato privato del suo stesso paese ad opera dell’imperialismo giapponese, si vide costretto a soffrire il martirio dell’apolidia: oltre 8 milioni e 400 mila giovani e uomini di mezz’età sono stati portati con la forza sui campi di battaglia o nei campi di lavoro; più di un milione di persone sono state selvaggiamente assassinate; 200 mila donne hanno dovuto subire il destino di servire come “comfort women” dell’esercito giapponese, come loro schiave sessuali; parlare o scrivere nella propria lingua era proibito mentre gli imperialisti giapponesi imposero il cambio dei nomi dal coreano al giapponese. La nazione coreana era sul punto di estinguersi dalla faccia della Terra. Esattamente in quel periodo nacque il Presidente Kim Il Sung, che durante la sua infanzia sperimento sulla propria pelle e carne le sofferenze e le disgrazie della nazione e alla tenera età di 13 anni lasciò il paese giurando di non tornare fino a quando non avrebbe reso la patria indipendente. I successivi 20 anni che trascorse nella lotta per liberare il paese furono, realmente, di difficoltà inimmaginabili: i numerosi combattimenti sanguinosi contro l’esercito giapponese, i rigidi inverni, la costante mancanza di cibo, ecc. Ma ha superato tutte queste difficoltà pensando sempre al destino della nazione che si trovava in una situazione tragica assoggettata alla schiavitù coloniale, nutrendo costantemente l’amore fervente per la patria, la nazione e il popolo.

Diteci, soverchianti nevicate della Manciuria

Diteci, lunghe notti di gelo attraverso la boscaglia infinita

Qual è il nome dell’imbattuto comandante guerrigliero?

Chi è stato il più coraggioso e ardente patriota?

Ah, il tuo nome ci appartiene, sei il nostro Sole d’amore, Generale

Ah, Generale Kim Il Sung, il tuo nome risplende.

Alla fine Kim Il Sung sconfisse l’imperialismo giapponese e liberò il paese (15 agosto 1945). Ruppe le catene della schiavitù coloniale che strangolava la nazione coreana, e i coreani poterono essere finalmente padroni del proprio paese e del proprio destino. Kim Il Sung, il liberatore della Patria, ha illuminato il nuovo cammino del popolo coreano ora libero e ha costruito un paese popolare, il primo nella storia della Corea.

Per le masse lavoratrici, sei il salvatore.

Per la Corea in fiore, il Sole più luminoso.

Tutti uniti marciamo, sotto il tuo ideale.

Ah, il tuo nome ci appartiene, sei il nostro Sole d’amore, Generale

Ah, Generale Kim Il Sung, il tuo nome risplende.

La “Canzone del Generale Kim Il Sungˮ è la canzone favorita del popolo coreano da oltre 70 anni. Intonandola il popolo coreano ha istituito nel settembre del 1848 il primo paese popolare e democratico in Asia, ottenne la vittoria nella Guerra di Corea ( 1950 – 1953) provocata dall’aggressione delle forze imperialiste alleate, realizzò la riabilitazione e la costruzione post bellica e il compito secolare dell’industrializzazione del paese, la costruzione del socialismo e l’indipendenza politica, economica e militare. In effetti questa canzone ha infuso nel popolo coreano forza, coraggio, convinzione e vittoria senza eguali. Oggi i coreani vivono e lavorano intonando la “Canzone del Generale Kim Il Sungˮ. Si alzano presto ascoltando la sua melodia, le trasmissione alla radio e in televisione iniziano con le sue note, questo per la grandezza e i meriti compiuti dal Presidente.

Le conclusioni di Bernardo

Il mondo riconosce che l’Esercito Popolare di Corea è potente. Però sono pochi coloro che conoscono la storia della guerra contemporanea della Repubblica Popolare Democratica di Corea e la chiava della sua vittoria prodigiosa. Come militare ho potuto conoscere una verità preziosa, che rappresenta una grande scoperta per me.ˮ Queste parole sono state scritte in un articolo da Bernardo, l’addetto militare dell’ambasciata peruviana nella Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Durante la sua permanenza nel paese asiatico, il militare peruviano ha riscontrato, nell’ambito delle forze armate coreane, delle caratteristiche che le differenziano da tutte le altre. Iniziò così ad analizzare profondamente la Guerra di Corea (1950-1953) e a studiare le opere scritte dal Presidente Kim Il Sung riguardo a tale conflitto: Difendiamo con la vita la quota 1211, conversazione tenuta dal Presidente Kim Il Sung nel settembre del 1951 con i comandanti dell’unità No. 256 dell’Esercito Popolare di Corea, Riguardo ad alcuni compiti dell’Esercito Popolare per ottenere la vittoria definitiva nella Guerra di Liberazione della Patria, discorso pronunciato a febbraio del 1952 durante il corso per i quadri di Reggimento dell’EPC, etc.

Leggendo con estrema intensità, ha potuto comprendere la chiave del successo del popolo coreano contro le forze imperialiste alleate che si vantavano della loro “superiorità”.

Sulla base delle tecniche di guerra elaborate durante la Lotta Armata antigiapponese, il Lider coreano ha svolto un duro e intenso lavoro affinché nelle unità dell’EPC venissero assimilati e applicati i metodi propri della realtà coreana: contrattacco immediato, combattimenti incessanti, combinazione di lotta guerrigliera e di guerra di posizione, impiego di piccole e grandi unità di combattimento, combattimenti notturni e sulle montagne, combattimenti di difesa attiva delle posizioni mediante tunnel, continui spostamenti dei gruppi di tiratori scelti, della contraerea, dei carri armati, azioni svolte da compagnie di artiglieria mobile e batterie mobili antiaeree, ecc.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Guerra di Corea rappresenta il più acuto scontro di ingegni e volontà, durante la quale Truman, Eisenhower e MacArthur compirono sforzi disperati per ottenere il loro obiettivo ma il Presidente Kim Il Sung ha sconfitto tutti i politici e gli strateghi militari delle forze alleate imperialiste.

Al termine della sua analisi della Guerra di Corea, l’addetto militare peruviano ha concluso che: “ La guerra è un confronto fra le forze armate di entrambe le parti, ma allo stesso tempo è anche il confronto fra metodi, strategie e tattiche di combattimento. Per questa ragione solo le forze armate che possiedono metodi di combattimento corretti, strategie e tattiche appropriate alla realtà del proprio paese possono raggiungere il loro obiettivo e garantire la vittoria nella lotta. Grazie alla guida del Presidente del Kim Il Sung le forze armate della Corea del Nord sono invincibili, come dimostrato dai combattimenti e dalle vittorie ottenute, utilizzando metodi di guerra tra i più diversi e contro nemici ritenuti i più potenti del mondo.

L’indipendenza economica nella Corea socialista

Fin dal giorno della sua fondazione la Corea del Nord ha diretto tutti i suoi sforzi per raggiungere l’indipendenza economica. Ciò rappresenta la garanza fondamentale per lo sviluppo sostenibile e stabile dell’economia nazionale indipendentemente da qualsiasi fattore esterno.

L’intervento straniero contro paesi sovrani, senza alcuna eccezione, ha effetti diretti sulla vita economica. Pertanto l’obiettivo dell’indipendenza economica rappresenta un problema fondamentale e urgente per garantire lo sviluppo indipendente e la stabilità socioeconomica del paese e della nazione. Nel tentativo di strangolare la Corea socialista, le forze nemiche per oltre 70 anni hanno organizzato ogni genere di macchinazione e questo causa ancora oggi grossi danni all’edificazione socialista nel paese asiatico. Questa situazione ha fatto decidere di puntare sulle proprie forze come motore dello sviluppo economico e non contare sugli aiuti esterni. Con l’aiuto esterno si può ottenere un incremento produttivo immediato e temporaneo ma non si raggiungerà mai uno sviluppo pianificato e sostenibile.

La RPDC ha posto solide basi per l’indipendenza economica e ha accumulato una ricca esperienza di metodi e soluzioni all’insegna del processo basato sul contare esclusivamente sulle proprie forze. Oggigiorno si concentra sulla produzione con materie prime e metodi lavorativi nazionali e il recupero delle risorse, affronta e soluziona i passaggi inefficienti che ancora rimangono nel settore economico e prepara le condizioni per la crescita economica.

Rinnovando e rafforzando le basi della struttura economica già presente, stimolando nuovi fattori e dando energia per lo sviluppo, otterrà sicuramente i risultati della potenza economica socialista.

Inoltre l’indipendenza economica rappresenta una dimostrazione della superiorità del proprio regime socialista. Ciò non è espresso semplicemente attraverso degli scritti o dei discorsi ma viene dimostrato dalla vita quotidiana della popolazione. L’economia indipendente infatti è direttamente correlata al miglioramento della qualità della vita del popolo. Per questo motivo la RPDC è fermamente convinta che soddisfare le esigenze materiale e culturali del popolo attraverso un aiuto esterno equivalga a consegnare il diritto all’esistenza e allo sviluppo della nazione in mani altrui.

Oggi il governo coreano dirige la priorità verso le masse popolari e concentra ogni sforzo per il miglioramento della vita del popolo. Negli ultimi anni sono state costruite o rimodernate in maniera eccellente un gran numero di stabilimenti e aziende nel settore manifatturiero, alimentare, tessile, di produzione di apparecchiature mediche, farmaceutico, etc. Settori che hanno un effetto diretto sulla qualità della vita delle persone e hanno compiuto grandi progressi anche in campo agricolo, dell’allevamento e della pesca.

All’inizio dello scorso maggio è stata inaugurata la Fabbrica dei fertilizzanti fosfatici di Sunchon, la cui produzione impiega materie prime e tecniche produttive originali della nazione, che ha ulteriormente rafforzato le basi dell’economia indipendente e ha dato grande impulso all’aumento della produzione agricola. L’impianto, in cui tutti i processi produttivi sono automatizzati e collegati, costituisce un modello nel settore dell’industria chimica per il risparmio di energia, l’efficienza lavorativa e la tutela dell’ambiente.

L’inamovibile decisione della Dirigenza della Corea socialista è rafforzare con ogni mezzo l’indipendenza economica per assicurare quanto prima una vita prospera al popolo ed produrre i nostri beni in maniera indipendente per ottenere concreti miglioramenti nella vita del popolo.

Il Presidente Kim Il Sung e Candelaria

Negli ultimi giorni della sua vita il Presidente Kim Il Sung (1912 – 1994), fondatore della Corea socialista, non si risparmiò accettando di incontrare numerose personalità straniere. Tra loro figurava anche Candelaria Rodriguéz Hernández, una giurista cubana, nata a La Habana in una famiglia di commercianti dell’alta borghesia.

Fu verso la fine del mese di maggio del 1951, quando lei visitò per la prima volta la RPD di Corea ed incontrò il Dirigente coreano. Allora aveva solo 23 anni. Visitò la Corea come membro del Gruppo di Investigazione Internazionale organizzato dalla Federazione Democratica Internazionale delle Donne, per indagare sui crimini e le atrocità commesse dagli imperialisti contro la popolazione civile coreana. A Quel tempo erano già trascorse decine di anni, eppure il Presidente non si era dimenticato di lei.

Il 5 novembre del 1993, Candelaria ebbe il grande onore di incontrare il Presidente Kim Il Sung. Le ha chiesto come stava, che erano passati tanti anni dall’ultima volta e che la considerava una compagna d’arme e una rivoluzionaria veterana. Le dimostrò tutta la sua cordialità trattandola con la massima gentilezza e assicurandosi che l’anziana e sola donna fosse accudita con cura. La invitò a risiedere a Pyongyang per tutto il tempo che volesse e le promise che durante il suo soggiorno avrebbero avuto un altro colloquio. Infatti si incontrarono nuovamente il 21 dicembre di quello stesso anno e in quell’occasione il Presidente le diede in regalo il suo orologio d’oro con inciso il suo nome.

Il Presidente volle conoscere ogni dettaglio del programma della visita di Candelaria e assegnò compiti specifici ai funzionari coreani affinché non si presentasse nessun inconveniente e lei non patisse il freddo, dato che era molto anziana e veniva da un paese tropicale. L’anziana donna disse che nonostante avesse tanti anni non aveva mai ricevuto una dimostrazione d’affetto pari a quella che i nipoti possono ricevere dai nonni e sentiva come se tornasse nel grembo materno. Dopo la sua visita in Corea, Candelaria scrisse un libro intitolato: Quello che ho visto in Corea dopo 40 anni. Il Presidente ebbe modo di leggere il libro, nonostante gli impegni, e si congratulò con lei per aver scritto così bene e averlo pubblicato in varie lingue, compreso il coreano.

Candelaria disse: “È come se nella RPD di Corea fossi rinata. Dopo aver incontrato il Presidente Kim Il Sung durante la guerra di Corea sono rinata come rivoluzionaria di origini borghesi, sono rinata come figlia della Corea del Juche. Per questo dedicherò tutta la mia vita alla seconda patria.

Spesso ricordava il 1994, un anno indimenticabile nella sua vita. Si trovava in Corea per la quarta volta, accudita con grande attenzione dal leader coreano. Il 3 giugno di quell’anno ebbe l’onore di incontrare ancora il Presidente Kim Il Sung. Parlarono a lungo. La giurista cubana ringrazio il Presidente per averla incontrata nonostante fosse molto impegnato. Il suo ospite, sempre sorridente, le disse che questo non vale tra compagni d’arme ma solo durante gli incontri diplomatici dove bisogna attenersi a un protocollo di cortesia e la trattava come una rivoluzionaria veterana.

Il Presidente era molto interessato al programma della sua visita in Corea e le consiglio: Anche l’anno scorso sei venuta durante l’inverno e per questo non hai potuto visitare molte località. Questa volta potrai riposarti e recarti nelle località che non hai visto prima. Sul Monte Paektu fa ancora freddo, c’è ancora la neve…È preferibile visitarlo a fine luglio o agli inizi di agosto. In futuro, vieni a trascorrere l’estate qui e in inverno invece ti riposi a Cuba…Dopo il Presidente Kim Il Sung la invitò in sala da pranzo e la fece accomodare accanto a lui dicendo che è bello sedersi con i compagni d’armi. La invitò a servirsi e alzò il suo bicchiere brindando all’amicizia dei compagni d’armi e alla loro salute.

Che tristezza, ma come poteva immaginare che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe parlato con il Presidente Kim Il Sung? Quando ricevette la notizia, così improvvisa ed inaspettata, della morte (8 luglio 1994) del Presidente Kim Il Sung non poteva crederci. Insieme ai cittadini di Pyongyang si recò alla statua di bronzo del Presidente sulla collina Mansu. Si gettò ai piedi della statua e piangendo e singhiozzando gridava: Presidente, che cosa è capitato? Fino a poco fa, ci rallegravamo sapendoti in buona salute e adesso invece ci dai questa triste notizia…Hai compiuto innumerevoli imprese senza precedenti, perché non ritorni da noi…

In un intervista Candelaria Rodriguéz Hernández ha dichiarato che il Presidente Kim Il Sung sarà sempre nei cuori di tutti i popoli progressisti del mondo.

Prima di ripartire, Candelaria chiese alla sua traduttrice di inviare l’orologio da polso d’oro al Museo della Rivoluzione Coreana e chiese che, dopo la sua morte, le sue ceneri venissero sparse sulle montagne e i campi di Corea.

Traduzioni a cura di Matteo Boscarelli

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