«Sarà difficile tornare ai giorni di primavera di tre anni or sono». Dichiarazione di Kim Yo Jong, vicedirettrice dipartimentale del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea

Ho ricevuto la notizia che le autorità sudcoreane, a loro dire dopo aver sofferto una lunga angoscia, sono arrivate ad iniziare l’8 marzo le esercitazioni belliche aggressive contro la nostra repubblica.

Nonostante le nostre giustissime rimostranze, la protesta unanime e la condanna di tutta la nazione coreana, esse hanno osato gettare il guanto di sfida. Forse sono pronte ad assumersi la responsabilità delle conseguenze che ne derivano.

Il Comitato Centrale del nostro Partito ha già precisato la sua posizione: a seconda dell’atteggiamento delle autorità sudcoreane, si potrebbe ritornare di nuovo al punto di partenza per la pace e la prosperità dei rapporti intercoreani come nella primavera di tre anni or sono.

Tutti sanno che si trattava di un avvertimento serio, espresso tenendo conto dell’isteria da simulazione bellica che ogni anno riemerge in Corea del Sud a marzo e ad agosto, e che poteva essere l’ultima occasione di miglioramento dei rapporti Nord-Sud.

Abituate alla ciarlataneria, le autorità sudcoreane si affannano a pubblicizzare le recenti esercitazioni militari come “annuali” e “difensive”, condotte dal posto di comando in forma di simulazione al computer, come in passato. Dicono che le dimensioni e i contenuti sono drasticamente “ridotti”, senza manovre reali. Forse sperano nel nostro “giudizio flessibile” e nella nostra “comprensione”, ma non è che una montatura puerile, insolente e stupida.

Non so come chiamarli: idioti dalla nascita o tartaglioni che hanno perduto ogni facoltà di giudizio, avendo sempre vissuto in funzione dello stato d’animo degli stranieri. Ad ogni modo, non possiamo soprassedere al loro comportamento.

Finora ci siamo sempre opposti alle esercitazioni militari congiunte dirette contro i connazionali, ma non abbiamo mai parlato della scala o della forma delle esercitazioni.

Perché l’essenza e il carattere di queste manovre belliche aggressive contro i compatrioti al Nord non cambiano – anche se vengono organizzate in sordina o effettuate con la partecipazione di solo 50 o 100 uomini, su scala ridotta a causa della pandemia, – malgrado tutti i mutamenti di forma.

Come non si vergognano di ignorare la verità che noi non siamo alla mercé del loro sofisma da cani rabbiosi che si spacciano per docili pecorelle?

Ad esser franchi, siamo dispiaciuti per il dramma delle autorità sudcoreane che ripongono la loro speranza nelle manovre ostili contro i connazionali, ricorrendo ad inutili esercitazioni belliche perfino quando si trovano nel pantano della crisi politica, economica e sanitaria.

Forse il loro delirio di persecuzione, generato da anomali sentimenti di ostilità e di sfiducia nei nostri confronti, ha raggiunto l’estremo.

Anziché mantenere la promessa di cessare le simulazioni militari, la parte Sud ha surrettiziamente inscenato esercitazioni belliche di grandi o piccole dimensioni a più di 110 riprese nel 2018, a più di 190 nel 2019 e a più di 170 nel 2020. Ma noi ne eravamo già al corrente da molto tempo e avevamo deciso di aggiustare i conti al momento opportuno.

Eppure le autorità sudcoreane dovrebbero conoscere meglio di chiunque altro l’impatto di simili ricatti militari continui contro i connazionali sui rapporti Nord-Sud.

Noi glielo abbiamo indicato più volte e abbiamo offerto loro occasioni sufficienti, dando prova di pazienza.

Nondimeno, le autorità sudcoreane hanno optato per il “marzo di guerra”, per il “marzo di crisi” invece del “marzo di pace”, sotto gli occhi di tutta la nazione.

Erano decisi a far spirare il vento furioso, non la brezza gradevole che tutti si aspettavano nella stagione primaverile di marzo.

Le autorità sudcoreane devono rendersi conto che hanno operato una scelta insensata: oltrepassare la «linea rossa», cosa che neppure loro volevano fare.

Noi siamo giunti ancora una volta a questa conclusione: lo spirito di confronto fratricida delle autorità sudcoreane e le loro azioni ostili contro di noi si rivelano essere una malattia cronica, che adesso ha raggiunto uno stato incurabile; non abbiamo nulla da discutere con loro.

Le esercitazioni belliche sono incompatibili con il dialogo, così come l’ostilità con la cooperazione.

Nella situazione in cui le autorità sudcoreane si ostinano nelle azioni ostili che negano il dialogo e distruggono completamente le basi della fiducia con l’ausilio di incessanti manovre belliche, ci vediamo obbligati a sottoporre a discussione l’ordinamento del Comitato per la riunificazione pacifica della patria, organizzazione per il dialogo con il Sud, che attualmente non ha ragioni di esistere.

Poiché non sentiamo la necessità di portare avanti la cooperazione e gli scambi con la parte Sud che ci tratta come nemici, stiamo esaminando la questione di sciogliere l’Ufficio del turismo internazionale di Kumgangsan e le altre organizzazioni interessate.

Queste misure cruciali sono state già riferite alla nostra direzione suprema.

In futuro seguiremo da vicino l’atteggiamento e le azioni delle autorità sudcoreane. E se fanno ricorso ad ulteriori provocazioni, prenderemo misure speciali come la risoluta abrogazione dell’accordo Nord-Sud in campo militare.

Ogni azione ha le sue conseguenze.

Una cosa è chiara. Con pochi mesi di mandato rimasti, le autorità sudcoreane passeranno giorni estremamente penosi e inquieti in seguito ai loro gravi atti di sfida.

Come evidenziato allo storico VIII Congresso del Partito del Lavoro di Corea, ogni ritorno sarà scrupolosamente proporzionato agli sforzi e alle spese.

In questa occasione vorremmo dare alcuni brevi consigli alla nuova amministrazione americana, ansiosa di spargere l’odore della polvere da sparo sulla nostra terra dall’altro capo dell’oceano.

Se desidera dormire sonni tranquilli nei quattro anni a venire, essa farà bene a non alzare un polverone con i suoi primi passi per il solo gusto di cacciarsi nei guai.

Qualsiasi cosa facciano in futuro le autorità sudcoreane eseguendo gli ordini dei loro padroni, i tiepidi giorni di quella primavera di tre anni fa che tanto desiderano non ritorneranno facilmente.

15 marzo Juché 110 (2021)

Pyongyang

Fonte: Rodong Sinmun

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