La Corea popolare contro gli aggressori sionisti e a fianco del popolo palestinese

In occasione del cessate il fuoco dichiarato dallo Stato d’Israele dopo giorni di attacchi e aggressioni contro il popolo palestinese, riportiamo questa breve raccolta di articoli uscita sul giornale nordcoreano The Pyongyang Times di condanna dell’aggressione sionista e di riaffermazione della solidarietà e della vicinanza alla Palestina e al suo popolo. Come ebbe a dire già il 16 maggio 2014 il Ministero degli Esteri della RPDC in una risposta alla KCNA: «Israele è un’entità cancerogena che blocca la pace in Medio Oriente e uno “Stato canaglia” che agisce con insolenza, facendosi beffe del diritto internazionale. Per questo Israele si comporta così, incurante di dove si trova, anche se viene criticato e condannato non solo in Medio Oriente ma in tutte le altri parti del mondo. Israele è segretamente in possesso di un gran numero di armi nucleari con il beneplacito degli Stati Uniti. Pertanto è ridicolo che si lamenti della supposta “minaccia” di chicchessia. Deve perdere il vizio di tirare in mezzo gli altri ogni qualvolta incappa in un qui pro quo, accettando incondizionatamente la richiesta internazionale di pace e denuclearizzazione in Medio Oriente».

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SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO PALESTINESE NELLA SUA LOTTA PER UNO STATO INDIPENDENTE

dal Pyongyang Times del 13 aprile 2021

Il popolo palestinese ha ingaggiato una lotta costante per riconquistare il territorio perduto e fondare uno Stato indipendente nei tre decenni passati da quando Israele ha occupato la sua terra.

Nel corso di questa lotta ha dichiarato la fondazione dello Stato di Palestina con capitale al-Quds e adottato la dichiarazione di indipendenza alla 19ª sessione straordinaria del Consiglio nazionale palestinese il 15 novembre 1988.

L’Organizzazione per la liberazione della Palestina e Israele hanno firmato una dichiarazione di principio sull’autonomia dei palestinesi nel settembre 1993 e un accordo sull’esercizio dell’autonomia dei palestinesi nella Striscia di Gaza e a Gerico nel maggio 1994.

La Palestina ha acquisito lo status di osservatore all’Onu nel novembre 2012 e issato la sua bandiera all’Ufficio delle Nazioni Unite nel settembre 2015. È divenuta membro effettivo dell’Unesco nel 2011 e si è unita all’Interpol nel 2017.

I fatti sono espressione del crescente sostegno e della solidarietà internazionale con la causa del popolo palestinese per istituire uno Stato indipendente.

Quest’anno si sono svolte febbrili attività per raggiungere l’unità nazionale nel paese.

La seconda riunione per il Dialogo nazionale palestinese si è tenuta al Cairo, in Egitto, a metà dello scorso gennaio. Ha suscitato speciale attenzione la presenza alla riunione di tutti i partiti politici e le frazioni delle forze palestinesi come Fatah, Hamas e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina che erano stati antagonistici e ostili gli uni agli altri per divergenza di opinioni e discordia interna.

I partecipanti hanno avuto una seria discussione su tutti i problemi nazionali e sul pericolo che affronta il paese e hanno concordato di unire gli sforzi per risolvere le questioni in sospeso, al fine di assicurare trasparenti e giuste elezioni parlamentari che riflettano le aspirazioni del popolo palestinese. Hanno poi firmato una Costituzione d’onore per garantire il successo delle elezioni di quest’anno. Questo ha instillato nuova speranza nei palestinesi che tentano di prevenire le divisioni interne e di edificare uno Stato indipendente con sforzi uniti.

Il popolo coreano ha fornito positivo sostegno ed incoraggiamento alla controparte palestinese nella sua lotta.

La RPDC ha allacciato rapporti diplomatici con l’Organizzazione per la liberazione della Palestina il 13 aprile 1966. Una missione dell’OLP nel paese è stata istituita nell’aprile 1975 ed elevata ad ambasciata il 24 novembre 1988.

Per segnare l’anniversario dell’avvio dei rapporti diplomatici fra i due paesi, la RPDC esprime il suo pieno supporto alla giusta causa del popolo palestinese.

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ISRAELE SI OSTINA AD OPPRIMERE I PALESTINESI

dal Pyongyang Times del 9 maggio

Il 5 maggio le truppe israeliane hanno sparato a caso sugli innocenti palestinesi riuniti per una manifestazione pacifica nei sobborghi di Nablus sulla West Bank, infliggendo perdite di vite umane.

In precedenza, il 19 marzo, avevano sottoposto a repressioni indiscriminate i palestinesi che manifestavano contro la costruzione di insediamenti ebraici nella città.

Secondo i residenti locali, tali proteste contro le vessazioni militari israeliane si svolgono quasi ogni giorno nella città e nei villaggi circostanti.

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I PALESTINESI PROTESTANO CONTRO ISRAELE

dal Pyongyang Times del 12 maggio

Quasi 80.000 palestinesi di ogni estrazione sociale hanno organizzato l’8 maggio una manifestazione contro le manovre di rimozione forzata da parte di Israele a Quds Est.

Tale manifestazione su vastissima scala è pensata per stigmatizzare le autorità israeliane, che cercano di rimuovere con la forza gli abitanti palestinesi nella regione, rivendicando la propria sovranità sulla regione.

La polizia israeliana ha brutalmente represso i manifestanti, ferendo alla fine 64 palestinesi.

In precedenza, il 7 maggio, si è svolta una manifestazione di protesta dei palestinesi intorno alla moschea al-Aqsa.

La polizia israeliana ha usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma nella repressione dei manifestanti, con il risultato che 205 palestinesi sono stati feriti.

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IL DISTURBATORE DELLA PACE IN MEDIO ORIENTE PALESA LE MIRE TERRITORIALI

dal Pyongyang Times del 12 maggio

Il Medio Oriente si è ora trasformato in una delle aree contese più volatili del mondo.

Le dispute settarie, la crisi dei rifugiati, i conflitti fra le nazioni e gli atti terroristici degli estremisti continuano senza posa nell’area.

Più di recente è scoppiato un violento scontro fra i palestinesi e gli ebrei di estrema destra, e l’aeronautica israeliana ha eseguito un raid aereo sulla Siria.

È difficile arrivare alla pace in Medio Oriente, in larga misura per via delle manovre ostruzioniste dei sionisti.

All’Assemblea Generale dell’Onu aperta il 29 novembre 1947 fu adottata una risoluzione per dividere l’area della Palestina in uno Stato ebraico che si estendeva sul 56% dello spazio totale, uno Stato palestinese che ne copriva il 44% e l’area amministrativa speciale di al-Quds, manipolata da alcune forze intenzionate a dominare il Medio Oriente facendo leva sul movimento sionista.

All’epoca le nazioni arabe non riconoscevano la risoluzione dell’Onu né intendevano ammettere l’esistenza di uno Stato di ebrei riuniti da tutto il mondo sulla terra in cui esse avevano vissuto da tempo immemorabile.

Lo Stato di Israele fu fondato il 14 maggio 1948 in queste circostanze. Si acuì l’antagonismo fra ebrei ed arabi e alla fine scoppiò la prima guerra del Medio Oriente, nota anche come guerra palestinese. Nella guerra Israele occupò circa 6.700 km² di territorio palestinese con l’appoggio degli imperialisti ed espulse moltissimi palestinesi dal loro paese nativo. Da allora è sorto il problema dei rifugiati palestinesi e il popolo palestinese è stato costretto ad ingaggiare un’ardua e prolungata lotta per riconquistare i territori occupati del proprio paese.

Dopo la prima guerra del Medio Oriente, con insaziabile avidità di espansione territoriale, Israele scatenò a tre riprese una sanguinosa guerra nella regione.

Oggi i sionisti sono divenuti ancora più ambiziosi di espandere il proprio territorio.

Non tengono conto delle risoluzioni dell’Onu o della denuncia della comunità internazionale. Un tipico esempio è dato dalle loro sinistre manovre per avere i luoghi sacri dell’Islam e del cristianesimo tutti per sé, che si sono svolte negli ultimi anni.

Israele ha di recente lanciato attacchi militari contro la Siria, il Libano e le altre nazioni arabe, aggravando la situazione regionale.

I fatti dimostrano chiaramente che Israele è il principale colpevole che disturba la pace in Medio Oriente.

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