Viva i grandi uomini del monte Paektu

Pubblichiamo una serie di articoli giuntici dall’Associazione Coreana di Pubblicazioni e Scambi (KPEA).

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Il problema che più preoccupa Kim Jong Un

I lavoratori della Repubblica Popolare Democratica di Corea, che hanno superato del 44% il piano della produzione per la prima metà di quest’anno in condizioni estremamente difficili, vanno registrando successi nella seconda metà con uno spirito maggiore.

Il parere degli esperti è che questi sono incoraggiati dalle decisioni adottate alla III sessione plenaria dell’VIII Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea, svoltasi a giugno.

Difatti, la sessione plenaria fu convocata per fare un bilancio di medio termine dell’attuazione delle principali politiche di Partito e di Stato nel 2021 e decidere le modalità di promozione della loro attuazione nell’ultima metà dell’anno.

Gli esperti si aspettavano che la riunione discutesse principalmente misure pratiche come il riassetto del sistema economico per lo sviluppo sostenibile del Paese o l’incremento degli investimenti statali nelle attuali condizioni e circostanze sfavorevoli. Tuttavia, la comunità internazionale è rimasta sorpresa dall’inatteso risultato della riunione.

Kim Jong Un, Segretario generale del PLC, ha diramato un ordine speciale da lui firmato personalmente, affermando che prendere misure decisive per risolvere immediatamente i problemi di maggiore e urgente preoccupazione del popolo al momento attuale era il primo punto all’ordine del giorno.

Ha detto che non c’è lavoro rivoluzionario più importante per il Partito e lo Stato del portare i bambini, il futuro del Paese, a essere forti fisicamente, e la politica più importante, il desiderio più sentito, è quello di creare condizioni migliori per la loro crescita, dovessero investirvisi milioni di tonnellate d’oro. Di conseguenza, la sessione plenaria adottò una decisione sulla fornitura ai bambini degli asili nido e d’infanzia di cibi nutrienti come i latticini, a spese dello Stato.

Il punto all’ordine del giorno di maggior interesse alla III sessione plenaria dell’VIII Comitato Centrale del PLC fu il tenore di vita del popolo.

Non vi sono precedenti nella storia del PLC circa la diramazione di un ordine speciale a nome del suo dirigente.

Non è ancora noto al pubblico a proposito di cosa fosse l’ordine, ma se si legge il resoconto mediatico della riunione si può capire che ha a che vedere con la stabilizzazione e il miglioramento del tenore di vita del popolo.

Tenuto conto delle circostanze in cui la RPDC si trova adesso, è senz’altro una decisione ambiziosa quella di fornire latticini ai bambini a spese dello Stato.

In retrospettiva, si sono adottati provvedimenti in diverse occasioni nell’ultimo decennio, da quando Kim Jong Un dirige lo Stato.

Uno di questi fu deciso quando l’area settentrionale della provincia del Nord Hamgyong, nel nord-est, si trovò gravemente danneggiata da forti venti e inondazioni nel 2016.

A quel tempo vide la luce una mobilitazione senza precedenti in tutti i settori dell’economia nazionale attraverso una campagna di 200 giorni per l’attuazione delle decisioni adottate al VII Congresso del PLC.

In particolare, a Pyongyang, la capitale, si stava costruendo la via Ryomyong, che può essere definita una via modello dell’architettura moderna, una via verde e a risparmio energetico.

Ma Kim Jong Un prese misure importanti, affermando che non vi era emergenza più urgente né lavoro più importante per il Partito dell’opera volta a liberare le vittime dalle sofferenze.

Tutte le risorse umane, materiali e tecniche furono riunite e concentrate sui progetti di riabilitazione dell’area.

Finalmente, 11.900 case e più di 100 edifici per asili nido e d’infanzia, scuole, ospedali e cliniche furono costruiti e 15.000 case vennero riparate in breve tempo, coi residenti che poterono trasferirvisi prima dell’arrivo del rigido inverno.

Sono state adottate una serie di importanti misure anche l’anno scorso.

La decisione di costruire un policlinico a Pyongyang prima di iniziare altri progetti centrali ne è stata un esempio.

Un altro provvedimento fu adottato dal Comitato Centrale del PLC allo scopo di fornire grano e sostegno finanziario alla popolazione di Kaesong, completamente chiusa in base al sistema statale di prevenzione emergenziale per prevenire l’infiltrazione del COVID-19; si stabilì di fornire una riserva di cibo e materiali strategici ad opera del Presidente della Commissione per gli Affari di Stato per stabilizzare la vita della popolazione nelle aree alluvionate e costruire case per essa.

Kim Jong Un ha scritto di suo pugno in un’area alluvionata una lettera aperta ai membri del PLC della capitale Pyongyang affinché stiano all’avanguardia dei progetti di ricostruzione.

Tutto ciò dimostra che il problema di massimo interesse per Kim Jong Un è il benessere del suo popolo.

È sicuramente una caratteristica genuina della politica di Kim Jong Un quella di credere nel popolo come nel Cielo e di affrontare audacemente tutte le difficoltà e gli inconvenienti per il suo bene.

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Il Presidente Kim Il Sung: un condottiero carismatico

Kim Il Sung (1912-1994), Presidente eterno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, fu un grande uomo del XX secolo.

Chiunque, foss’egli uno statista o un uomo comune d’Oriente o d’Occidente, rimase attratto da lui a prima vista. Qual era il suo carisma?

Prima impressione

La cosa più impressionante del Presidente Kim Il Sung era il sorriso, caldo e radiante come il sole.

Il suo stringere le mani alle persone abbracciandole con un sorriso caloroso e cortese sul volto faceva loro sentire dei legami umani formarsi sul momento. Con un sorriso pieno di buona volontà e sentimenti umani, egli rendeva gioiosi i loro cuori, e con un cuore aperto e tanta magnanimità riusciva a capire persino i loro pensieri più reconditi.

Josip Broz Tito, Presidente dell’ex Jugoslavia, statista di primo piano nel Movimento dei non allineati e celebre per il suo eccessivo amor proprio, disse una volta che aveva incontrato capi di Stato di parecchi paesi stranieri, ma solo con Kim Il Sung giunse a comprendersi ed entrare in intimità con lui con tanta rapidità.

Stephen Solars, presidente del sotto-comitato per l’Asia e il Pacifico della Commissione del Congresso per gli Affari Esteri, il quale visitò Pyongyang da primo politico degli Stati Uniti, paese ostile alla RPDC, e incontrò Kim Il Sung, disse ai giornalisti: «Ho parlato col Presidente Kim Il Sung per circa quattro ore; parlava sempre sorridendo e mi ha dato l’impressione di essere un uomo dal cuore tenero».

Tratti modesti e semplici

Tutti coloro che hanno incontrato il Presidente Kim Il Sung hanno detto di sentirsi molto a proprio agio davanti a lui.

Sebbene godesse di un grande prestigio sull’arena internazionale, Kim Il Sung approcciava tutti quanti senza riserve e senza alcuna autorità, pregiudizio o formalità. Spingendosi molto oltre le convenzioni diplomatiche, incontrava le persone in un’atmosfera amichevole, domandando dei loro familiari e rivolgendosi a coloro che incontrava per la prima volta come suoi amici e vecchie conoscenze. La sua parlantina, piena di umorismo, aneddoti e storie interessanti, rendeva l’atmosfera congeniale, abbattendo le barriere di confine, idee politiche e credo religiosi.

Selig Harrison, che incontrò il Presidente Kim Il Sung nel maggio 1972 in qualità di ricercatore del Carnegie Endowment for International Peace, disse: «Il Presidente Kim Il Sung ha accettato le mie domande in maniera molto semplice, era collaborativo e ha risposto alle domande in modo facilmente comprensibile; è un uomo dal cuore tenero, dotato della capacità di attrarre le persone».

Stessa cosa è stata con l’ex presidente degli USA Jimmy Carter, che visitò Pyongyang nel giugno 1994. Egli disse: «Il mio colloquio col Presidente Kim Il Sung è andato bene poiché è un uomo modesto e semplice».

Caloroso sentimento umano

Sembrava come se il Presidente Kim Il Sung fosse nato con calorosi sentimenti umani.

Luise Rinser, scrittrice tedesca, aveva incontrato capi di Stato e statisti di molti paesi, ma disse che l’unico con cui aveva veramente legato era il Presidente della RPDC, Kim Il Sung. Ne fu attratta poiché lui la accolse come una sua vecchia conoscenza e disse che era un suo compagno d’armi di vecchia data nella lotta sul fronte antifascista. Spinta dalla sua aspirazione alla verità e dal suo rispetto per il dirigente della RPDC, ella visitò il Paese 11 volte dal 1980 al 1992, incontrandolo 45 volte. L’ex presidente portoghese Gomez, il Gran Re di Cambogia Norodom Sihanouk, l’evangelista statunitense Billy Graham e molti altri stranieri avevano relazioni amichevoli con Kim Il Sung.

La sorgente della forza che attraeva il mondo verso il Presidente Kim Il Sung, il quale lavorò instancabilmente all’indipendenza e alla pace del mondo sino agli ultimi giorni della sua vita, era il suo sentimento umano di includere chiunque senza alcuna discriminazione.

Eroe partigiano senza pari

Ci sono diversi guerriglieri famosi nella storia delle guerre del mondo.

Ma è difficile trovare guerriglieri come quelli della Corea, che hanno sconfitto un nemico assai più potente in termini di forze in condizioni sì dure e per un tempo tanto lungo nella storia mondiale della guerriglia.

Eroe senza pari

Nella prima metà del secolo scorso la situazione della Corea era veramente miserevole sotto l’occupazione militare del Giappone.

Era una colonia dove letteralmente tutto era controllato dai giapponesi; la sovranità statale, il territorio, le risorse e perfino il diritto all’esistenza come nazione erano violati dallo Stato imperialista.

L’indipendenza della Corea a quei tempi sembrava un miraggio sotto l’oppressione del Giappone, il quale si vantava di essere una delle cinque potenze militari del mondo.

In questo periodo di agonia ci fu un uomo, Kim Il Sung (1912-1994), che credeva che gli aggressori giapponesi potessero essere sconfitti.

Quale figlio della nazione coreana, egli fondò nel 1932, all’età di vent’anni, l’Esercito di Guerriglia Popolare Antigiapponese, e dichiarò guerra al Giappone con la ferma determinazione di liberare indefettibilmente il suo Paese.

Da allora i partigiani coreani guidati dal Generale Kim Il Sung hanno scritto un’epopea eroica nella storia della lotta per la liberazione del loro Paese, mangiando e dormendo all’aria aperta e superando difficoltà e prove di ogni sorta.

Partigiani indomiti

Ciò che andrebbe premesso a monte quando si parla dei partigiani coreani è il fatto che costoro hanno combattuto nelle condizioni più ardue.

Non potevano contare affatto sul sostegno di uno Stato o di un esercito regolare.

Ogni cosa, dal cibo ai vestiti passando per le armi e le munizioni, doveva essere da loro ottenuta coi propri sforzi.

Con lo spirito della fiducia in sé, essi attaccarono il nemico e ottennero armi, cibo e altro materiale da esso; costruirono arsenali nelle montagne e costruirono bombe e persino armi in legno.

Durante l’inverno le temperature nella parte settentrionale della Corea e nella Manciuria cinese, i principali campi di battaglia dei partigiani, si aggira sui 40 °C sotto zero e la neve che si accumula supera la statura di un uomo.

È probabilmente più facile combattere una guerra di guerriglia in Africa o in America Latina dove non c’è un inverno rigido e si può godere a un certo grado dei vantaggi della natura.

Quando il dirigente cubano Fidel Castro visitò la Repubblica Popolare Democratica di Corea, chiese a Kim Il Sung come avesse risolto il problema del cibo ai tempi della guerriglia.

Poiché egli condusse la guerriglia sulla Sierra Maestra, era molto interessato al modo in cui il dirigente coreano risolse il problema.

È senz’altro oltre l’immaginabile che i partigiani coreani avessero combattuto i grossi contingenti delle truppe nemiche quasi ogni giorno, talvolta mangiando neve nell’inverno allorché finivano le provviste.

Il Generale Kim Il Sung si trovò sempre all’avanguardia di questa lotta sanguinosa.

Condividendo gioie e dolori coi suoi soldati, egli li risvegliò alla loro nobile missione di liberare la loro patria, inculcando loro fiducia nella sicura vittoria.

Nelle condizioni più aspre in cui altri sarebbero facilmente crollati, i partigiani coreani combatterono con fiducia nella vittoria e ottimismo per il futuro, uscendo infine vittoriosi.

In seguito i veterani della guerriglia ricordarono di aver potuto superare le aspre difficoltà poiché avevano nutrito una fiducia assoluta nel loro comandante, il Generale Kim Il Sung, e una fede indomita.

È altresì importante notare che, facendo propria l’idea dell’unità tra esercito e popolo di Kim Il Sung per il quale «come il pesce non può vivere fuori dall’acqua, i partigiani non possono esistere separati dal popolo», i guerriglieri fecero ogni cosa per il bene del popolo e il popolo li sostenne in tutta sincerità.

Tattiche elusive della guerra di guerriglia

Il Generale Kim Il Sung era noto come un comandante partigiano associato a molte leggende, tutte prodotte dalle sue ingegnose tattiche di guerriglia.

A quel tempo i giapponesi descrivevano i partigiani coreani come “una goccia nell’oceano”.

I partigiani coreani, armati di armi leggere, erano nulla in confronto al Giappone, “leader” dell’Asia e una delle potenze militari del mondo, che aveva un milione di uomini dell’Armata del Kwantung in Corea e in Manciuria.

Ma ogni battaglia tra queste due forze finiva con la vittoria dei partigiani coreani, un fatto che contrasta ogni convenzione e ogni senso comune.

Il secreto stava nelle intelligenti tattiche di Kim Il Sung.

Kim Il Sung prendeva sempre l’iniziativa e sconfiggeva le forze nemiche, che godevano di superiorità numerica e tecnica, tramite una superiorità strategica e tattica. Poté far ciò in quanto aveva creato e applicato delle tattiche uniche e misteriose sconosciute ai libri militari di guerra, sia antichi che moderni, sia orientali che occidentali.

La tattica dell’attrazione e imboscata, la tattica della telescopia, la tattica di marciare per 1000 ri in una volta sola e altre sono l’apice della misteriosità e dell’ingegno.

I cosiddetti generali militari del Giappone, una volta intrappolati in una di queste tattiche, dovevano mangiar polvere.

Le leggende a proposito delle tattiche di apparire e scomparire con una rapidità sovrannaturale, slanciandosi nel cielo e sprofondando nella terra e annullando le distanze, presero a diffondersi in tutta la Corea, portando il popolo a sentire una dignità e un orgoglio nazionali e a guardare al giorno della sua liberazione.

La Corea fu finalmente liberata il 15 agosto 1945.

Il nome glorioso del Generale Kim Il Sung, che aveva condotto i partigiani coreani alla vittoria, scosse il mondo assieme alla Corea.

Questo ci ricorda delle osservazioni esternate da Mark W. Clark, comandante in capo delle forze ONU, il quale lamentava di aver conquistato il non invidiabile primato di esser stato il primo comandante statunitense nella storia ad aver firmato un armistizio senza aver vinto. Ebbe a dire: «Kim Il Sung ha compiuto imprese meravigliose quale comandante di un esercito partigiano che ha combattuto contro i giapponesi per molti anni; tante persone rispettano il suo nome e questo è diventato simbolo di gesta patriottiche in Corea».

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Un miracolo nel “giorno della morte”

Ferdinando Magellano, navigatore ed esploratore portoghese che solcò i mari sotto la bandiera del Portogallo prima (1505-12) e della Spagna poi (1519-21), entrò nei “mari del Sud” con tre navi il 28 novembre 1520. Durante la loro traversata, il “Mare” rimase calmo per mesi e fu così chiamato Oceano Pacifico.

L’oceano, tuttavia, non è sempre stato calmo come loro pensavano. Il 26 ottobre 1980 è rimasto nella storia mondiale del trasporto marittimo come un “giorno della morte”. In questa giornata un tifone colpì inaspettatamente il Pacifico, danneggiando molte navi in viaggio nell’oceano. Dozzine di imbarcazioni di più di 10.000 tonnellate affondarono. Più di 740 navi, di medie e piccole dimensioni, scomparvero in prossimità della zona meridionale del Mar Orientale di Corea.

Tra le acque in tempesta, la Samjiyon della Repubblica Popolare Democratica di Corea tornò salva in porto.

Qual è stata l’origine di questo miracolo?

Allorché raggiunse la zona centrale del Mar Orientale di Corea dopo aver lasciato il Giappone, essa entrò nell’occhio del ciclone. Le onde feroci colpirono la nave e la sollevarono per aria; la nave si muoveva su e giù quasi verticalmente. Il grosso vetro temperato della finestra di una cabina passeggeri al terzo ponte fu distrutto e si imbarcarono più di 100 tonnellate di acqua marina in un’ora. L’equipaggio e i passeggeri, circa 400 in tutto, non poté che perdere le speranze di sopravvivere.

Immediatamente dopo esser stato informato della situazione, il Presidente Kim Il Sung (1912-1994) organizzò un commando di salvataggio composto da ufficiali dell’esercito e dal personale e dai tecnici che hanno partecipato alla progettazione e alla costruzione della nave. Disse quindi che si sarebbe personalmente fatto carico dell’operazione di salvataggio. Una nave si costruisce, ma la perdita di vite umane è intollerabile; l’equipaggio e i passeggeri vanno salvati a ogni costo: questa era la sua determinazione.

L’aereo e la flotta navale dell’Esercito Popolare di Corea, insieme alla grossa nave da carico Tumangang, partirono.

Alla notizia che il Presidente era al comando dell’operazione di salvataggio, l’equipaggio e i passeggeri si sollevarono come un sol uomo e cercarono in ogni modo di salvare la nave.

L’aereo e le navi mobilitati per l’operazione non riuscirono a darle un’assistenza diretta a causa delle alte onde e del forte vento. E con l’acqua che entrava nelle cabine dei passeggeri la nave rischiò di inclinarsi.

Il Presidente Kim Il Sung, che si manteneva frequentemente aggiornato sulla situazione della nave e si arrovellava sulle misure di salvataggio, ordinò di far convergere l’acqua nella parte inferiore della nave e di buttarla fuori con acqua marina e pompe antincendio. Quindi disse: «Sembra che una quantità maggiore di acqua si stia imbarcando perché la nave salpa controvento; bisogna che viri dalla direzione attuale; allora la quantità di acqua che si imbarca potrà decrescere ed essa guadagnerà in velocità».

Dopo aver superato molte difficoltà, l’equipaggio riuscì nella virata; la quantità di acqua che si imbarcava diminuì di quattro tonnellate in un’ora e la velocità della nave aumentò notevolmente. Finalmente, la nave sventò il pericolo di venir sommersa.

Mentre i funzionari tiravano un sospiro di sollievo, Kim Il Sung disse che ancora era presto per rilassarsi, che l’acqua doveva essere buttata fuori senza sosta e che le navi da guerra e civili dovevano seguirla. Indicò quindi il porto di destinazione e fece sì che si prendessero misure preventive per la convenienza dell’equipaggio e dei passeggeri dopo che fosse entrata in porto.

La Samjiyon entrò in sicurezza nel porto di Kimchaek nella parte nordorientale del Paese senza alcuna perdita di vita umana.

Traduzioni a cura di Jean-Claude Martini

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