KIM JONG UN – I partecipanti alla Guerra di Liberazione della Patria sono la generazione più eroica della nostra Repubblica

Discorso alle celebrazioni per il 69° anniversario della vittoria nella Guerra di Liberazione della Patria

27 luglio Juche 111 (2022)

Stimati partecipanti alla Guerra di Liberazione della Patria,

Veterani della rivoluzione, conferenzieri e funzionari del settore dei reperti storici sulla vittoria in guerra, militari dell’Esercito Popolare, giovani universitari e studenti delle scuole rivoluzionarie,

Cari cittadini di Pyongyang,

Amato popolo coreano,

Compagni,

Con grande orgoglio e gratificanti ricordi, accogliamo nuovamente il 27 luglio, giorno di trionfo.

Da quel giorno in cui si verificò il miracolo del secolo sono trascorsi 25.203 giorni, ma la nostra emozione e il nostro orgoglio sono infiniti, come lo sono stati tutti gli anni, come se fosse stato ieri il giorno della vittoria che ci riempì di giubilo e di gloria.

Compagni,

Vi felicito calorosamente per il grande anniversario del trionfo nella guerra che ha conferito eterna gloria e fama alla nostra patria.

Stimati veterani di guerra,

Vi esprimo i miei più sinceri sentimenti di gratitudine per esservi mantenuti sani e salvi nonostante la precaria situazione economica del Paese e la crisi sanitaria che ci ha colpiti recentemente.

Grazie, davvero.

Compagni,

In questo preciso momento, il Paese intero ricorda i martiri militari e rivoluzionari che hanno dato la propria gioventù e la propria vita nel nome della sovranità e dell’onore della patria, auspica che si perpetuino la loro grande anima e il loro grande spirito e rende loro il proprio omaggio più profondo.

Molti combattenti conosciuti e sconosciuti sono caduti e tanti altri veterani sono assenti qui oggi, ma la patria abbraccia nel proprio grembo tutti coloro che l’hanno difesa a prezzo del sangue e della vita e in questo momento trascorrono con noi questa notte gloriosa.

Col desiderio che le cerimonie orgogliose come questa continuino a ripetersi grazie alla longevità dei veterani e su incarico del Partito e del governo, rendo il mio sincero tributo ai vincitori degli anni ’50 che anno dopo anno hanno concesso al popolo il privilegio e l’infinita gloria di celebrare il trionfo in guerra, ed estendo i miei più sinceri e cordiali saluti ai veterani e alle altre persone meritevoli nella guerra che hanno servito da base per l’esistenza e lo sviluppo del nostro Stato socialista e continuano a essere, per tutti noi, un puntello spirituale e una fonte di grande forza.

Allo stesso modo, ringrazio i loro familiari e le altre persone benevole che non lesinano sforzi e devozione per la preservazione della propria salute e della comodità della propria vita.

Approfitto dell’occasione per esprimere la mia sincera gratitudine ai martiri del Corpo dei volontari del popolo cinese, i quali hanno versato copiosamente il proprio prezioso sangue condividendo la vita e il pericolo di morte coi militari e i civili coreani respingendo nella stessa trincea l’aggressione imperialista, e saluto cordialmente i loro veterani di guerra.

Compagni,

Tra le nostre significative e felici feste nazionali, il 27 luglio è una festività particolarmente inorgogliente che celebra la vittoria.

Per qualsiasi paese e popolo non v’è gloria né onore più fieri e luminosi della vittoria in una guerra che decide del loro destino.

La scorsa Guerra di Liberazione della Patria fu, per la nostra Repubblica, una contesa tra la vita e la morte per difendere il nostro territorio e il nostro popolo, nonché il primo scontro sanguinoso dopo la Seconda guerra mondiale tra i due poli: il campo democratico e quello imperialista.

Il solo fatto che l’impero statunitense abbia destinato alla guerra coreana non solo le proprie truppe, ma anche forze colossali dei paesi suoi seguaci, dimostra la ferocia e il carattere internazionale dello scontro.

Per l’esercito incipiente di uno Stato con appena due anni di vita era un peso troppo gravoso quello di combattere con le truppe aggressive americane, le più atroci al mondo, e la banda dei loro accoliti.

Tuttavia, come registra correttamente la Storia, l’ambizione dell’impero arrogante di annettersi in un colpo solo il nostro territorio ed estendere la propria sfera d’influenza si scontrò già al primo tentativo con un contraccolpo dalla forza inaudita e dal temibile valore e, dopo tre anni di ardua fatica, fu totalmente frustrata con la firma dell’accordo di armistizio.

Nella guerra coreana le forze militari degli Stati Uniti e dei loro alleati hanno subito una sconfitta umiliante.

Abbiamo difeso la dignità, l’onore e la sovranità della Repubblica, abbiamo preservato il contesto favorevole allo sviluppo indipendente dello Stato e abbiamo salvaguardato la pace dell’umanità impedendo l’esecuzione della strategia nordamericana di egemonia mondiale ed evitando una nuova conflagrazione planetaria. Qui sta l’enorme significato della vittoria nella Guerra di Liberazione della Patria che occupa un posto importante nella storia della nazione e delle guerre del mondo.

Questa vittoria di aver fidatamente salvaguardato la prima linea più incandescente della lotta antimperialista in Oriente, è la vittoria dell’aggredito sull’aggressore, della giustizia e del progresso sull’ingiustizia e la reazione, e una vittoria di portata mondiale che ha comprovato la verità per cui nessun aggressore, per quanto potente e superiore possa essere, può vincere un esercito e un popolo decisi a resistere a morte.

Gli artefici di questo miracolo leggendario sono precisamente i nostri veterani qui presenti e i loro indimenticabili e innumerevoli compagni d’armi.

Durante l’accanita guerra i valorosi difensori della patria hanno conquistato la gloria inestimabile del trionfo che ha annichilito il nemico in numerose battaglie sotto una pioggia di proiettili e cannoneggiamenti. La bandiera della Repubblica innalzata al fronte dell’offensiva si è ulteriormente tinta del sangue prezioso dei figli e delle figlie della Corea eroica, facendosi ampiamente conoscere in tutto il pianeta come simbolo di eroismo, trionfo e giustizia ed eterno stendardo della lotta antimperialista.

Compagni,

Oggi il Paese attraversa una situazione critica ed è in momenti come questo che apprezziamo maggiormente la tempra indomita di coloro che affrontarono senza esitazioni l’accanita guerra che decideva della vita o della morte, dell’esistenza o della rovina.

È risaputo che essi, giovani comuni e normali nella vita di tutti i giorni, furono degni figli della nazione che non furono assolutamente tali nella difesa della patria.

Quegli ingenui lavoratori e studenti si arruolarono valorosamente nell’esercito e con lo stesso valore affrontarono gli aggressori nordamericani, partendo dalla fiducia nel loro Partito e nel potere popolare, dall’infrangibile fede nel trionfo e dall’ardente desiderio di difendere i propri diritti di padroni di un nuovo Paese e protagonisti di una nuova vita.

Mossi dall’amore per il benevolo sistema sociale, per la terra natia, il luogo di lavoro, i genitori e i fratelli e dall’odio per il nemico che voleva portar loro via tutto ciò che avevano, essi superarono con tenacia le dure prove e le dolorose perdite e infusero panico e disperazione ai brutali e selvaggi aggressori, dando prova di un eroismo collettivo senza paragoni.

La nostra grande Guerra si è fatta carico di dimostrare chiaramente quale ammirevole prodigio operano gli uomini più semplici e ordinari quando si sollevano sfidando la morte a difesa di ciò che appartiene loro.

Versando sangue hanno difeso la dignità, l’onore, l’integrità territoriale e la sovranità della patria. Come se ciò non bastasse, vi si sono consacrati per tutta la vita in modo invariabile, disinteressato e conseguente e con rettitudine e, col loro esempio, hanno insegnato alle nuove generazioni che cos’è un’esistenza patriottica. Queste sono qualità genuinamente umane e tratti nobili che possiamo ritrovare unicamente nei nostri veterani.

Senza le imprese immortali dei combattenti noti e anonimi, senza la loro coscienza immacolata e il loro servizio abnegato, sarebbero inconcepibili il nostro valoroso regime socialista e il nostro grande Stato che guadagna forza ogni giorno che passa.

Voi siete, infatti, la generazione più eroica che ha gettato le fondamenta della Repubblica, inamovibile dinanzi a tutte le tempeste della Storia, e paradigmi del grande e inflessibile popolo coreano.

La lealtà, il valore e il patriottismo che avete dimostrato lungo tutta la vostra esistenza si ripercuotono su decine di milioni di coreani. E, poiché recate nei vostri geni la qualità superiore nata nella cruenta guerra degli anni ’50, la nostra rivoluzione porta avanti la vostra opera generazione dopo generazione, sulle proprie gambe, in modo inflessibile e senza fermarsi né retrocedere di un passo.

Compagni,

Per noi il giorno della vittoria non è semplicemente una festa per commemorare ed evocare la storia di un’epoca di eroismo.

È un’opportunità di grande valore e significato in cui ci facciamo animo e coraggio e raddoppiamo l’entusiasmo e lo spirito di combattimento domandandoci se possiamo affermare, col meritato orgoglio per gli artefici e i testimoni della vittoria più schiacciante negli anni più insanguinati, che la nostra lotta attuale è la continuazione di questa grande tradizione.

Oggi ci assumiamo l’importante responsabilità di collocare all’altezza dei tempi attuali la gloria e l’onore coi quali la generazione dei vincitori ha esaltato lo Stato 70 anni fa ed assicurare la continuità di quest’opera nella generazione successiva.

Anche noi dobbiamo lavorare infaticabilmente per le generazioni future, come ha fatto quella dei vincitori della guerra.

Potenziare la capacità di difesa nazionale incarnando alla lettera lo spirito eroico manifestato nella guerra costituisce la garanzia fondamentale della protezione degli interessi e dello sviluppo indipendente della Repubblica.

Le passate circostanze storiche della nostra rivoluzione, la quale si erge faccia a faccia con gli Stati Uniti che senza alcuno scrupolo la ricattano con gli ordigni nucleari sin dalla Guerra di Liberazione della Patria, presentarono quale massima priorità l’ubicazione al debito livello della capacità di autodifesa del nostro Stato e, di conseguenza, abbiamo portato a termine questo compito pressante con dure fatiche.

In quasi 70 anni di accanita ostilità con gli USA, la nostra Repubblica ha salvaguardato fidatamente il socialismo e ha rafforzato le proprie potenzialità strategiche d’autodifesa, il che è una vittoria equivalente e persino maggiore di quella conquistata nella Guerra di Liberazione della Patria.

Ma non per questo possiamo fermarci dove siamo.

Gli Stati Uniti, che hanno minacciato e pregiudicato come nessun altro la nostra nazione nell’epoca contemporanea, persistono nei loro pericolosi atti ostili contro la nostra Repubblica.

Con la scusa di rafforzare la “alleanza”, essi istigano le autorità sudcoreane allo scontro suicida col Nord e, dall’altra parte, diffondono con ostinazione la menzogna della minaccia dal nord perseguendo il confronto militare con noi.

Inventare simili falsità, attribuir loro carattere di “autenticità” e prenderle a pretesto per farci pressione è il metodo abituale dell’imperialismo nordamericano per l’esecuzione della sua politica.

Come sempre, negli ultimi giorni esso fomenta con tenacia l’opinione pubblica contro la nostra Repubblica su scala internazionale, etichettandola come “responsabile” dell’instabilità nella regione e “Stato pericoloso”.

Ciò facendo, distorce come “provocatrici” e “minacciose” tutte le azioni protocollari delle nostre forze armate, realizza sotto gli occhi di tutti le simulazioni congiunte a grande scala che attentano seriamente alla sicurezza del nostro Stato. È un doppiopesismo, letteralmente vandalico, che spinge irreparabilmente le relazioni bilaterali alle estreme conseguenze e al conflitto totale.

Insiste nel manipolare la coscienza e l’opinione internazionali affinché si dipinga il nostro Stato come il “diavolo”, ma non è altro che un metodo usuale che utilizza per mascherare la propria natura aggressiva di disturbatore della pace mondiale e giustificare la sua politica di ostilità in tutto e per tutto illegittima e immorale.

In passato ho ben illustrato che, al fine di garantire la sicurezza statale, dobbiamo essere preparati sia per il dialogo che per lo scontro e soprattutto per quest’ultimo.

La superbia nordamericana non è cambiata e non cambia.

Dobbiamo affrontarli in maniera conseguente con l’ideologia e con le armi.

Riaffermo ancora una volta che la Repubblica Popolare Democratica di Corea è ben preparata per qualsiasi tipo di conflitto militare con gli Stati Uniti.

Se questi ultimi continuano ad affannarsi per macchiare l’immagine del nostro Stato e attentare seriamente alla nostra sicurezza e ai nostri interessi fondamentali, dovranno predisporsi a percepire inesorabilmente un’inquietudine e una crisi maggiori.

Approfittando di questa occasione, il governo della nostra Repubblica avverte inoltre con serietà il “governo” conservatore e gli altri guerrafondai sudcoreani che con un’ambizione e una sicumera anormali ed eccessive nelle proprie forze agiscono freneticamente da fanatici esecutori della politica ostile degli Stati Uniti contro la RPD di Corea.

Questa notte, in questo momento in cui si lanciano fuochi d’artificio in onore della vittoria in guerra, a sud del fronte a 250 km di distanza alcuni abominevoli fanatici dello scontro e criminali compiono diverse azioni militari che minacciano il nostro Stato.

Il “governo” conservatore sudcoreano che ha preso il potere quest’anno ricorre alla politica dello scontro coi compatrioti settentrionali, al servilismo verso le grandi potenze e al tradimento della patria. Queste politiche e queste azioni superano quelle di tutti i suoi predecessori, portando la situazione nella penisola coreana sull’orlo di una guerra.

Le attuali “autorità” sudcoreane sono tornate a definire il nostro governo ed esercito come “nemici principali” e si danno a ogni sorta di perfidia e di manovra inappropriata alzando la voce e seminando il panico, in un vano intento di aggravare una situazione di conflitto tra compatrioti.

Esse preconizzano sfacciatamente “la pace e la sicurezza per mezzo della forza” e dichiarano vanitosamente che ci assesteranno “colpi preventivi” per neutralizzare il nostro deterrente di guerra.

In questi precisi istanti si dedicano febbrilmente a sviluppare armi e irrobustire la propria industria della difesa nella smania di compensare la loro inferiorità militare. Inoltre, tentano di introdurre una gran quantità di armi strategiche nucleari nordamericane e continuano ad ampliare le simulazioni di guerra con vari pretesti.

Tuttavia, ultimamente le loro vanterie e i teatrini legati alla loro sicurezza si sono ripetuti con grande frequenza, il che deriva, a mio avviso, dall’incertezza che riserva il loro destino di dover sopravvivere sotto un Paese con armi nucleari.

Ognuno di essi dice fanfaronate che forse vorrebbero rassicurare il popolo e servire da consolazione per illudersi di una sicurezza affidabile e incrollabile grazie a forze armate avanzate, ma a mio modo di vedere di altro non si tratta che di una dimostrazione di codardia e preoccupazione intense.

Pur dicendo di aver instaurato il cosiddetto concetto dei “tre sistemi militari di tipo sudcoreano”, facendo un gran baccano circa gli sforzi principali e muovendo cielo e terra con questo obiettivo, si vedranno costretti ad accettare come un destino inevitabile la propria inferiorità militare e non potranno colmarla mai e in nessun modo.

È un’assurdità e un atto autolesionistico molto pericoloso il fatto che parlino di azioni militari contro il nostro Stato, possessore di armi insuperabili che seminano terrore e panico tra di loro.

Se il “governo” e i banditi militari sudcoreani ricercano una qualche possibilità di scontrarsi militarmente con noi e si credono capaci di neutralizzare o distruggere con un attacco preventivo una parte delle nostre forze armate avvalendosi di certi mezzi e metodi militari, si sbagliano di grosso!

Siffatti temerari tentativi riceveranno il castigo immediato di una forza potente e il “governo” di Yun Sok Yol e le sue truppe verranno completamente distrutti.

Il “governo” conservatore sudcoreano deve riconoscere, prima che sia troppo tardi, che già all’inizio ha superato ogni limite e che deve meditare profondamente sul pericolo che esso stesso sta generando.

Ricordiamo nitidamente le sue sparate e i teatrini che ha montato prima e dopo il suo insediamento.

Ugualmente prestiamo ascolto alle ultime stupidaggini pronunciate dai delinquenti militari sudcoreani e osserviamo con attenzione ognuna delle manovre militari che realizzano con gli Stati Uniti.

Non possiamo stare ancora a guardare, come meri spettatori, i loro atti ripugnanti e sconsiderati.

Se proseguono nel loro atteggiamento attuale, accusando il nostro esercizio di sovranità con le loro falsità vandaliche, attentando alla nostra sicurezza e aggravando la tensione militare, verranno ripagati con la stessa moneta.

Se non vogliono venire additati come un “presidente tra l’incudine e il martello” e un “governo esposto al pericolo più grande”, dovranno riflettere maggiormente prima di aprir bocca, non importunarci a caso e, meglio ancora, lasciarci proprio perdere.

Compagni,

Adesso le nostre forze armate sono completamente preparate per far fronte a qualsiasi contingenza e anche la capacità dissuasiva nucleare del nostro Stato è totalmente pronta per mobilitare la sua forza assoluta con precisione e prontezza, fedelmente alla propria missione.

Affermo che la sicurezza di questa terra, il regime e il potere di questo Paese difesi a prezzo del sangue dai veterani di guerra sono garantiti appieno dalla potentissima capacità di autodifesa e da uno spirito indomito.

Saremo più forti.

Difenderemo quale bastione inespugnabile il nostro Stato, il nostro popolo e la nostra sovranità con la capacità militare completa che cresce sempre di più e con spirito inflessibile contro l’imperialismo, gli Stati Uniti, la Corea del Sud e il nemico.

La situazione della nostra rivoluzione (la cui missione è quella di controllare e annichilire meglio la persistente macchinazione del nemico per incrementare gli armamenti e i suoi pericolosi tentativi militari) presenta la necessità di rinnovare con maggior celerità la nostra capacità militare. Al fine di portare responsabilmente a compimento questa missione storica, il Comitato Centrale del Partito ha definito recentemente il compito relativo allo sviluppo e alla strategia della capacità di difesa nazionale e ne orienta l’esatto svolgimento.

Sebbene la guerra sia lo scontro violento tra due forze, il trionfo è sempre della parte imbevuta di amore ardente e di ferma convinzione. Una verità che non si altera nelle battaglie attuali, che richiedono l’introduzione totale degli ultimi ritrovati militari.

Il nostro Esercito Popolare si concentrerà in ogni momento nella promozione della superiorità politico-ideologica, fonte della sua forza e della sua invincibilità, e crescerà fino a comporsi delle truppe più potenti al mondo che dimostrino la propria capacità di attacco mediante l’incrollabile spirito rivoluzionario, un valore senza pari e un impeto insuperabile.

Imparando dalla generazione dei vincitori, tutto il popolo saprà legare le proprie gioie e i propri dolori al destino della patria, supererà con audacia le difficoltà che si frappongono sul cammino dell’avanzata mediante lo spirito di lealtà patriottica e si dedicherà con perseveranza all’edificazione socialista.

Se esso consegue innovazioni nelle postazioni di difesa e di lavoro con una salda coscienza di classe, senza dimenticare neppure un istante che la lotta antimperialista e di classe è la difesa del suo stesso destino e della patria, la nostra creazione e la nostra edificazione acquisiranno un ritmo più veloce e assesteranno colpi più duri al nemico.

La nostra generazione è quella dei continuatori e delle nuove leve che hanno il dovere di coronare con grandi trionfi gli annali della patria ereditando eccelsamente l’eroismo della generazione dei vincitori.

Il nostro Partito e il nostro governo accorderanno sempre la priorità alla formazione di milioni di giovani come rivoluzionari fervidi e combattenti patriottici che ne proseguano fermamente le tradizioni spirituali, eredità dei partecipanti alla Guerra di Liberazione della Patria.

Tutti i giovani si impegneranno appiano nella sacra opera di difesa della patria, imparando dai veterani quanto valorosi devono essere sul campo di battaglia e come difendere il vessillo nazionale, e creeranno miracoli e imprese con la passione giovanile e l’eroismo di massa su tutti i fronti dell’edificazione socialista, facendo onore alla propria epoca come un’epoca di eroismo.

I conferenzieri e i funzionari del settore dei reperti storici sulla vittoria in guerra di tutto il Paese adempiranno alla propria responsabilità e missione di propagandisti ed educatori efficienti che inculcano ai civili, ai militari e ai giovani le imprese realizzate dal grande Leader e dal Partito per mezzo di un accorto orientamento per la vittoria in guerra e dello spirito di lotta eroica dei difensori negli anni ’50.

Compagni,

Il tempo passa e tutto cambia, lo spirito di lotta lega in un lignaggio le nostre generazioni e le integra in un insieme unico con una vita inestinguibile. È questa la forza irresistibile che contraddistingue il nostro Stato e il nostro popolo.

La nostra Repubblica, fidata erede della storia e della tradizione della grande vittoria nella guerra, sarà per sempre indistruttibile.

Le prodezze dei partecipanti alla Guerra di Liberazione della Patria, i quali, negli anni più cruciali, hanno difeso lo Stato, la nazione e l’avvenire, si perpetuano assieme alla Repubblica eternamente prospera.

Stimati veterani,

In qualità di eredi dello spirito dell’eroica generazione dei vincitori, lotteremo con maggior vigore e perseveranza ed eleveremo infallibilmente un paradiso socialista potente e prospero in questo territorio da voi difeso.

Ancora una volta vi ribadisco che la vostra sola presenza ci infonde un entusiasmo davvero grande.

Augurandovi di nuovo di prendervi cura di voi stessi a prescindere da tutto, vi formulo i miei più sinceri auspici di buona salute e lunga vita.

Compagni,

Viva il nostro grande 27 luglio!

Viva la Repubblica Popolare Democratica di Corea, nostra gloriosa patria!

Fonte: KCNA

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