Tre articoli sulla politica rivoluzionaria e di principio della RPDC verso USA e Corea del Sud

Pubblichiamo, tradotti in italiano, tre articoli inviatici dai compagni dell’ambasciata della RPDC.

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La posizione politica della RPDC nei confronti degli Stati Uniti

Alla fine di settembre Kim Jong Un, presidente della Commissione per gli Affari di Stato, ha pronunciato un discorso politico alla V Sessione della XIV Assemblea Popolare Suprema della RPDC. La comunità internazionale ha prestato particolare attenzione alla parte relativa all’atteggiamento politico del Paese nei confronti degli Stati Uniti.

Analisi dei cambiamenti nella situazione internazionale attuale

Ricordando che attualmente esistono non poche gravi crisi e sfide che il mondo deve affrontare e che il pericolo fondamentale deriva dalle pratiche prepotenti e arbitrarie degli Stati Uniti e delle sue forze vassalle che intendono distruggere le fondamenta della pace e della stabilità internazionali, Kim Jong Un ha analizzato come l’odierna situazione internazionale sia principalmente caratterizzata dal fatto che è diventata più complicata in quanto la struttura delle relazioni internazionali è stata ridotta alla struttura di “nuova Guerra Fredda” a causa dello stile unilaterale e tendente alla contrapposizione della politica estera degli Stati Uniti.

Questa può essere definita un’analisi scientifica che lascia intravedere la causa delle complicate questioni esistenti nell’arena internazionale.

Alla base della sua analisi vi sono la pace e la stabilità internazionali. L’analisi si basa sul fatto innegabile ed evidente che il diritto all’esistenza e allo sviluppo è il diritto più elementare dell’umanità e affinché lo si possa assicurare sono necessarie la pace e la stabilità internazionali.

Ha analizzato che le pratiche prepotenti e arbitrarie degli Stati Uniti e delle sue forze vassalle sono il principale fattore che distrugge le fondamenta della pace e della stabilità internazionali. Che la sua analisi sia corretta è dimostrato dal fatto che circa 70 paesi subiscono le sanzioni da parte degli Stati Uniti, infatti il mondo ha continuato a soffrire di guerre e dispute anche dopo la fine della Guerra Fredda e tutte queste sono state perpetrate o istigate dagli USA e dalle sue forze vassalle.

Ciò che dà adito a preoccupazioni più serie è la pratica unilaterale ed ostile della politica estera degli Stati Uniti. È a causa di questa politica che il mondo affronta un’era caratterizzata da una nuova corsa agli armamenti, un’era di “nuova Guerra Fredda”.

La politica statunitense della RPDC

Sulla base di questa analisi, Kim Jong Un ha chiarito quale sia l’atteggiamento politico del governo della RPDC nei confronti degli Stati Uniti.

La RPDC ha costantemente chiesto agli Stati Uniti di terminare con la loro politica ostile e basata sul doppio standard nei suoi confronti.

Per quanto riguarda il tema della RPDC, la nuova amministrazione statunitense ha sostenuto “l’impegno diplomatico” e il “dialogo senza precondizioni”.

La questione è se le loro affermazioni sono sincere.

Di recente, nella penisola coreana si sono svolte esercitazioni militari ai confini con la RPDC. Se gli Stati Uniti fossero davvero intenzionati a risolvere i problemi attraverso il dialogo con la Corea del Nord, si sarebbero astenuti da azioni militari che la minacciassero.

Ciò mostra chiaramente che le dichiarazioni sull’«impegno diplomatico» e sul “dialogo senza precondizioni” da parte dell’attuale amministrazione statunitense non sono altro che un trucco per ingannare la comunità internazionale e nascondere i loro comportamenti ostili e che gli Stati Uniti non hanno mai abbandonato la loro politica aggressiva e ipocrita nei confronti della RPDC .

Partendo da ciò, Kim Jong Un ha affidato al settore del lavoro estero del paese il compito di concentrarsi sulla dotazione di misure tattiche per l’attuazione completa della politica strategica del governo della RPDC nei confronti degli Stati Uniti sulla base di uno studio e di un’analisi rigorosi della posizione dell’attuale amministrazione statunitense sulla RPDC, delle prospettive della situazione politica degli Stati Uniti e degli equilibri internazionali in continua evoluzione nel quadro delle loro correlazioni.

Tuttavia, i dettagli della politica strategica del governo della RPDC nei confronti degli Stati Uniti non sono stati menzionati nella notizia del suo discorso politico.

Questo sarà un altro “compito” o una preoccupazione per l’attuale amministrazione degli Stati Uniti che osserva la risposta della RPDC nei suoi confronti.

Ciò che va ricordato è che nella sua relazione all’VIII Congresso del Partito del Lavoro di Corea, tenutosi all’inizio di quest’anno, Kim Jong Un ha sottolineato che le attività politiche estere della RPDC sono state orientate con l’accento principale sul prevalere e contenere gli Stati Uniti, i quali rappresentano l’ostacolo fondamentale allo sviluppo della rivoluzione coreana e il principale nemico del paese e che la chiave per creare una nuova relazione RPDC-USA risiede nell’abbandono da parte degli Stati Uniti della loro politica ostile nei confronti della RPDC e che la RPDC, in futuro, potrà anche riprendere a dialogare con gli Stati Uniti ma solo se questi agiranno sul principio di mutuo rispetto e di sincera buona volontà.

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Relazioni intercoreane: sfide e soluzioni

Alla fine di settembre di quest’anno, la V Sessione della XIV Assemblea Popolare Suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea è stata convocata a Pyongyang. Nel suo discorso politico tenuto durante la sessione, Kim Jong Un, Presidente della Commissione per gli Affari di Stato, ha delineato e valutato le attuali relazioni intercoreane e la situazione della penisola coreana, chiarendo la politica verso la Corea del Sud nella fase attuale.

Prima di tutto, ha menzionato il comportamento disonesto delle autorità sudcoreane.

Ha sottolineato che la Corea del Sud sta conducendo in modo evidente varie esercitazioni militari e perseguendo un’imponente accumulazione di armi con il pretesto di “contenere” la RPDC e in alcuni casi non ha mancato di offenderla e provocarla con le parole e con i fatti e ha criticato aspramente le autorità sudcoreane per essere intenzionate a chiedere il sostegno e la collaborazione esterni, in linea con gli Stati Uniti, mentre si chiede a gran voce la cooperazione internazionale.

L’esercito sudcoreano, infatti, ha condotto diverse esercitazioni militari congiunte con le truppe statunitensi, aggravando l’instabilità della situazione. Solo nel mese di agosto, nei giorni compresi dal 10 al 13 e dal 16 al 26 di agosto, si sono svolte rispettivamente “l’esercitazione del personale per il controllo delle crisi” e una “esercitazione combinata del posto di comando”. Indipendentemente dalla loro portata e forma, entrambe erano di natura aggressiva in quanto rappresentavano una prova generale e preliminare per una guerra nucleare volta a perfezionare il piano operativo, il cui punto chiave è costituito da un attacco preventivo contro la RPDC.

Kim Jong Un ha anche chiarito la posizione di principio della RPDC riguardo alla proposta della Corea del sud di dichiarare la fine della guerra.

Ha detto infatti che finché rimarranno inalterate le condizioni e le scintille di sfiducia e scontro tra nord e sud, gli atti ostili sarebbero continuati anche se fosse stata dichiarata la fine della guerra e, quindi, si sarebbero ripetuti diverse occasioni di scontro.

Ha aggiunto: «Prima di dichiarare la fine della guerra, deve essere assicurato il rispetto reciproco, e soprattutto vanno revocati il pregiudizio e l’atteggiamento imparziale e doppio, nonché la visione e la politica di ostilità verso gli altri: tale è la nostra costante richiesta e il compito di grande importanza che deve essere svolto in via prioritaria per migliorare i rapporti Nord-Sud e aprirne brillanti prospettive».

Kim Jong Un ha espresso chiaramente l’atteggiamento della RPDC nei confronti delle relazioni intercoreane.

Ha sottolineato: «È importante che le autorità sudcoreane modifichino il punto di vista e le abitudini ostili nei confronti della nostra Repubblica, trattino seriamente le relazioni Nord-Sud secondo il principio del mantenimento della posizione di indipendenza nazionale non a parole ma con i fatti e risolvano soprattutto il problema fondamentale, e applichino seriamente e lealmente le dichiarazioni Nord-Sud».

Dicendo ciò ha ovviamente ricordato ancora una volta alle autorità sudcoreane che dipendeva dal loro atteggiamento se le relazioni intercoreane sarebbero state ripristinate e sviluppate su una nuova fase o se avrebbero continuato a mantenere l’attuale stato di deterioramento. Ha aggiunto inoltre che la RPDC non aveva alcun interesse né motivo per provocare la Corea del Sud né alcuna intenzione di danneggiarla ed era necessario che la Corea del sud si liberasse prontamente dell’illusione, assumendosi la responsabilità della crisi e la consapevolezza di farsi del male se avesse insistito a intraprendere provocazioni contro il nord.

Nel suo discorso ha avanzato misure magnanime per migliorare le relazioni nord-sud.

Guardando indietro, il Sud ha commesso incautamente l’atto infantile di spargere volantini a nord lo scorso anno, scatenando così la forte rabbia del nord, con il risultato che le linee di comunicazione tra i due sono state interrotte.

Da allora in poi, il Sud non ha smesso di spargere volantini al nord, con il pretesto della libertà degli individui, e il suo governo non ha preso misure reali per promuovere le sue relazioni con il Nord, ma si sono limitati a lamentare questioni inessenziali come la cooperazione a livello civile e gli aiuti umanitari.

Tutto ciò ha offuscato il brillante futuro delle relazioni intercoreane.

Tuttavia, Kim Jong Un, come parte dello sforzo per realizzare le aspettative e il desiderio dell’intera nazione coreana di veder riprendere le relazioni nord-sud, superando l’attuale stallo il prima possibile e il consolidarsi della pace duratura nella penisola coreana, ha assunto un generoso e sincero atto rivolto al ripristino delle linee di comunicazione nord-sud dall’inizio di ottobre.

Il suo discorso ha spiegato chiaramente la causa dello stallo nelle relazioni intercoreane e ha presentato una proposta giusta ed equa per superarlo. Inoltre, ha evidenziato l’ideale della preminenza della nazione, l’ideale dell’indipendenza nazionale e che i problemi tra nord e sud dovrebbero essere risolti dalla stessa nazione coreana.

Le autorità sudcoreane devono affrontare in buona fede la proposta giusta ed equa della RPDC e rispondere con un atteggiamento sincero.

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Se la Corea del Sud vuol davvero la fine della guerra…

Alla fine dello scorso settembre, il Presidente della Commissione per gli Affari di Stato, Kim Jong Un, ha menzionato, nel suo discorso sulla politica governativa pronunciato alla V sessione della XIV Assemblea Popolare Suprema della RPDC, una dichiarazione di fine guerra da adottare, ciò che ha attirato l’attenzione degli analisti.

È di pubblico dominio che la 76esima sessione dell’Assemblea generale dell’ONU ha di nuovo messo sul tavolo una dichiarazione di fine guerra nella penisola coreana.

La dichiarazione di fine guerra può rivestire un significato simbolico poiché costituirà una dichiarazione politica che porrebbe fine allo stato d’armistizio rimasto in piedi da un secolo all’altro nella penisola coreana. Dichiarare la fine della guerra è certamente una tappa preliminare indispensabile per instaurare un sistema di garanzia della pace.

Che questa dichiarazione conducesse a un’instaurazione della pace nella penisola coreana sarebbe una cosa più che auspicabile.

Purtroppo, la situazione attuale fa pensare che la sua adozione sia un problema prematuro.

In Corea del Sud non si cessa di perpetrare atti ostili militari tali da aggravare la situazione nella penisola coreana, adombrando l’avvenire del miglioramento dei rapporti Nord-Sud. L’esecutivo sudcoreano continua a fare orecchie da mercante ai reiterati avvertimenti della RPDC di astenersi dall’introduzione di equipaggiamenti militari di punta e di sospendere le esercitazioni di guerra congiunte con gli Stati Uniti, e va contro l’attuazione dell’accordo Nord-Sud sulla pace e la stabilità militare nella penisola coreana. Esso mette in causa lo sviluppo di ogni sorta di arma convenzionale, opera che rientra nel diritto sovrano della Corea del Nord, tacciandolo di “provocazione”, e si agita freneticamente per modernizzare le proprie forze armate.

Per giunta, nel febbraio e nell’agosto scorsi, vi sono stati nella base aerea di Vandenberg in California, negli Stati Uniti, dei test del Minuteman-3, missile balistico intercontinentale. E, a maggio, è stato pubblicato come una notizia-lampo un comunicato USA-Corea del Sud sul completamento del programma missilistico, mentre sono stati ratificati i progetti di vendita al Giappone e alla Corea del Sud di materiali di guerra dal valore stimato in miliardi di dollari. È noto che tutto ciò mira ad attaccare la Corea del Nord.

È da sottolineare che gli Stati Uniti hanno recentemente deciso di trasferire all’Australia la tecnologia di costruzione di sottomarini a propulsione nucleare.

In questa situazione critica nella penisola coreana, in cui una guerra rischia di scoppiare da un momento all’altro, a che servirebbe l’adozione di una dichiarazione di fine guerra che altro non è se non un foglio di carta?

Non è un caso che alcuni, a proposito della dichiarazione in questione, ritengano difficile che si intraprenda di punto in bianco la sua deliberazione, per via degli interessi e dei modi di calcolare delle due parti.

Tutti i problemi che si presentano nella penisola coreana sono certamente frutto della politica di ostilità degli Stati Uniti verso la RPDC.

Le forze armate e la pletora di beni strategici di guerra di ultimo modello degli Stati Uniti schierati od operativi sulla terraferma, sul mare, nello spazio aereo e sottomarino della penisola coreana e zone limitrofe, così come le loro incessanti esercitazioni di guerra sotto questo o quel pretesto, sono più che sufficienti per mostrare la gravità della loro politica ostile nei riguardi della Corea del Nord.

Due pesi e due misure che tacciano di “atto di provocazione” il rafforzamento legittimo di un potenziale militare nordcoreano per far fronte alle minacce militari degli Stati Uniti e, per contro, abbelliscono come un “accrescimento della forza dissuasiva” la corsa agli armamenti di questi ultimi e delle forze al loro seguito, azione volta a sfidare la Corea del Nord, sono anch’essi un prodotto della loro politica di ostilità contro la RPDC.

Non vi sarà alcun cambiamento di situazione nella penisola coreana, fossero anche pubblicate dieci o cento dichiarazioni di fine guerra, finché non cambierà il clima politico di questa regione e finché gli Stati Uniti e la Corea del Sud non modificheranno la loro politica ostile verso la Corea del Nord.

Al contrario, questa dichiarazione, nel contesto del rafforzamento dell’alleanza USA-Corea del Sud, avrebbe per disastrosa conseguenza di distruggere l’equilibrio strategico nella regione e di sprofondare il Nord e il Sud in una corsa agli armamenti senza fine.

Ciò che è certo è che finché gli Stati Uniti che la Corea del Sud non ritireranno la loro politica ostile verso la Corea del Nord, questa dichiarazione non sarà che una fantasia.

Cosa ci suggerisce la realtà?

Essa mostra con eloquenza che non è ancora il momento di dichiarare la fine della guerra.

La Corea del Nord ha già reso pubblica la sua posizione ufficiale, in base alla quale la dichiarazione di fine guerra non deve essere un “regalo offerto” a qualcuno e potrebbe facilmente trasformarsi in un pezzo di carta privo di senso alla mercé delle congiunture.

Nel suo discorso, Kim Jong Un, Presidente della Commissione per gli Affari di Stato, ha indicato, relativamente alla dichiarazione di fine guerra, che «se i fattori che costituiscono il motivo della sfiducia e del confronto tra Nord e Sud vengono lasciati così come sono, gli atti ostili continueranno anche dopo questa dichiarazione e potranno verificarsi varie forme di scontro imprevisto, causando solo preoccupazione per l’intera nazione e la comunità internazionale».

E ha aggiunto: «Prima di dichiarare la fine della guerra, deve essere assicurato il rispetto reciproco, e soprattutto vanno revocati il pregiudizio e l’atteggiamento imparziale e doppio, nonché la visione e la politica di ostilità verso gli altri: tale è la nostra costante richiesta e il compito di grande importanza che deve essere svolto in via prioritaria per migliorare i rapporti Nord-Sud e aprirne brillanti prospettive».

Se le autorità sudcoreane vogliono sinceramente la dichiarazione di fine guerra, devono anzitutto modificare il punto di vista e le abitudini ostili nei confronti della nostra Repubblica, trattare seriamente le relazioni Nord-Sud secondo il principio del mantenimento della posizione di indipendenza nazionale non a parole ma con i fatti e risolvere soprattutto il problema fondamentale, e applicare seriamente e lealmente le dichiarazioni Nord-Sud.

Finché le truppe americane stazioneranno in Corea del Sud, il fattore che aggrava periodicamente la situazione nella penisola coreana non sarà eliminato. Affinché si instauri una pace nella penisola coreana, gli Stati Uniti devono evacuare le loro truppe d’aggressione e i loro materiali di guerra in Corea del Sud e ritirare la loro politica di ostilità nei confronti della Corea del Nord.

È allora che il testo della dichiarazione di fine guerra produrrà il suo effetto naturale.

Traduzioni di Matteo Boscarelli e Jean-Claude Martini

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