1953 – 27 luglio – 2022: a 69 anni dalla vittoria in guerra del popolo coreano

Riceviamo e volentieri pubblichiamo quattro articoli giuntici da Pyongyang per il 69° anniversario della vittoriosa Guerra di Liberazione della Patria condotta dal popolo coreano contro gli aggressori imperialisti americani.

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Le fulgide azioni nella storia della Guerra vittoriosa

Durante la Guerra di Corea (1950-1953), che si può comparare a uno scontro tra il fucile e la bomba atomica, il popolo della Repubblica Popolare Democratica di Corea e i soldati dell’Esercito Popolare di Corea vinsero sconfiggendo gli aggressori, che vantavano la superiorità numerica e tecnologica, grazie alla superiorità politica, ideologica, strategica e tattica.

La vittoria è stata il risultato della brillante direzione del Presidente Kim Il Sung, che ha guidato il popolo coreano e i soldati dell’Esercito Popolare di Corea acché diventassero eroi.

Durante la guerra egli dette indicazione di impegnarsi fortemente nel condurre la caccia agli aerei nemici per assestare duri colpi agli imperialisti statunitensi che si vantavano della loro supremazia aerea.

Successivamente è stata avanzata una proposta per assegnare il titolo di eroe a coloro che avessero abbattuto tre aerei nemici in un mese.

A quel tempo uno specialista di diritto di idee conservatrici si oppose alla proposta, sostenendo che negli altri paesi non c’era un numero così elevato di eroi e che se tutti quelli che avessero abbattuto tre aerei nemici in un mese si fossero aggiudicati il titolo, ci sarebbero stati troppi eroi nel paese.

Kim Il Sung gli rispose chedendogli: «Cosa c’è di sbagliato ad avere tanti eroi nel Paese? 1.000 eroi significano 3.000 aerei nemici abbattuti e 2.000 eroi significano 6.000 aerei nemici abbattuti; ciò significherebbe assestare un duro colpo politico, militare e finanziario agli imperialisti statunitensi; io spero che tutti i soldati e tutto il popolo diventino eroi combattendo coraggiosamente contro gli imperialisti statunitensi».

Questa proposta esprimeva il metodo di calcolo di Kim Il Sung per cui più numerosi fossero gli eroi, più velocemente sarebbe avanzata la rivoluzione, secondo la legge della proporzione diretta che agisce sui rapporti tra il numero degli eroi e gli interessi della rivoluzione.

Una volta, quando incontrò dei combattenti modello, disse loro che al loro ritorno al fronte non solo avrebbero dovuto combattere più coraggiosamente, ma anche che avrebbero dovuto ispirare gli altri soldati a diventare anch’essi eroi e combattenti modello.

Secondo i dati, più di 600 soldati sono diventati eroi durante la Guerra di Corea. Fra di loro, 5 sono stati eroi due volte, 13 di loro erano donne e 20 sono stati eroi del lavoro, di cui 2 donne.

Ci sono stati anche decine di eroi adolescenti come il diciottenne Ri Su Bok che bloccò i colpi esplosi dalle pistole nemiche con il petto per consentire l’avanzamento delle sua unità.

Sono un giovane della Corea liberata.

La mia vita è preziosa.

Preziosa è anche la mia speranza per il brillante domani.

Ma la mia vita, la mia speranza e la mia felicità non lo sono più

Del destino della madrepatria.

Quale vita sarebbe più preziosa, quale speranza più bella, quale felicità più grande

Che sacrificare la mia giovinezza, la mia unica e sola vita, per l’unica e sola patria?

Ci furono più di 420 eroi sulla ventina come Ko Hyon Bin che issò la bandiera della RPDC sul tetto del Campidoglio del regime fantoccio, e più di cento sulla trentina e sulla quarantina e molti membri della lega giovanile si trasformarono in eroi.

All’avanguardia dei ranghi degli eroi c’erano più di dieci soldati come Kim Kun Ok che compì una memorabile impresa affondando durante un combattimento navale un incrociatore pesante nemico, distruggendo un incrociatore leggero e quattro torpediniere, e Kim Ki Ok che abbatté l’aereo nemico di ultimo modello F-80.

Nelle battaglie per la difesa dell’isola di Wolmi gli eroici soldati dell’unità di artiglieria costiera dell’EPC hanno scoraggiato gli attacchi nemici per tre giorni, riuscendo a contrastare un’operazione di sbarco su larga scala di oltre 50 mila soldati statunitensi, centinaia di navi, 1.000 aerei e persino soldati del vecchio esercito giapponese, contribuendo così all’attuazione delle direttive strategiche del Quartier Generale Supremo.

Gli eroi dei reparti di servizi, dell’artiglieria e dei vari corpi dell’Esercito Popolare di Corea, che hanno dedicato la loro giovinezza e la vita durante la guerra, sono stati più di 500 in tutto.

Eroi sono sorti anche tra le fila del Partito e del governo, dalle forze di sicurezza sociale e statale e dagli organi dei pubblici ministeri, dal settore del trasporto ferroviario, dalle unità di guerriglia popolare, dalle fabbriche, dalle imprese e dalle campagne.

Le gesta degli eroi vengono tramandate ai posteri insieme al Giorno della Vittoria, il 27 luglio.

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Le canzoni di guerra che hanno contribuito alla vittoria

Durante la Guerra di Liberazione della Patria (25 giugno 1950 – 27 luglio 1953), furono scritte numerose canzoni, le quali incoraggiarono fortemente il nostro popolo e i nostri soldati dell’Esercito Popolare a vincere la guerra.

La prima canzone che è stata creata in tempo di guerra è intitolata Canto della difesa della patria.

Il canto, composto sulla melodia della marcia, è improntato sullo spirito combattivo, pieno di fiducia nella vittoria e di fervente amore per la patria che anima i soldati dell’Esercito Popolare che affrontavano la santa lotta per la difesa della Patria .

Il testo mostra l’onore e l’orgoglio dei soldati dell’Esercito Popolare che combattono per la difesa dell’amata Patria, il loro alto spirito patriottico e la volontà di non cedere un centimetro della Patria al nemico.

I soldati dell’Esercito Popolare sono andati al fronte cantando questa canzone pieni di coraggio.

Durante la Guerra di Liberazione della Patria, la canzone Alla battaglia decisiva ha svolto un ruolo importante nel sostenere lo spirito combattivo dei soldati dell’Esercito Popolare.

Il testo sprona a mantenersi saldi alla promessa di fedeltà fatta davanti al grande leader, il compagno Kim Il Sung, e ad affrontare la battaglia decisiva per vendicare i compagni caduti che si sacrificarono eroicamente nella feroce lotta per difendere le alture della madrepatria.

I soldati dell’Esercito Popolare intonavano potenti canzoni come la canzone Alla battaglia decisiva con commovente determinazione e hanno mostrato un incomparabile eroismo di massa nella lotta per distruggere i nemici.

Canzoni come Il Passo Mungyong e il Canto degli artiglieri della costa, intrise di odio crescente per il nemico e della determinazione a sconfiggerlo, risuonavano in ogni battaglia decisiva mentre i soldati dell’Esercito Popolare affrontavano i nemici senza esitazione donando all’amata madrepatria anche la loro giovinezza e le proprie vite.

L’alto spirito patriottico dei soldati dell’Esercito Popolare e del popolo nelle retrovie si riflette altrettanto vividamente in canzoni come Il mio canto nella trincea e Una casa nel mio villaggio natio; esse ispirarono il popolo a compiere grandi azioni.

Le canzoni create e registrate in questo periodo e che rappresentavano la lotta eroica delle retrovie, lotta che aveva sostenuto attivamente i soldati dell’Esercito Popolare e le unità popolari rappresentano dei veri e propri capolavori dell’epoca.

Tra le canzoni più famose di quel periodo ricordiamo Andiamo, bue tigrato, Alla sorgente di primavera, Mio marito è diventato un eroe e Nessuno lo sa.

Queste canzoni, in cui affiorano e vengono rappresentati in modo tanto vivido la solida determinazione e lo spirito nobile delle genti nelle retrovie che si sono sollevate piene di fiducia e ottimismo nella vittoria della guerra a sostegno del fronte e anche la loro vita romantica nel mezzo del fuoco della guerra senza cedere al pessimismo, sono stati ampiamente cantate con amore dal nostro esercito e dal nostro popolo.

I canti bellici, che risuonavano sulle alture dei combattimenti e su tutti i campi e i luoghi di lavoro in fiamme, erano armi potenti che moltiplicavano la fiducia nella vittoria dell’Esercito Popolare e del popolo e infondevano paura e disperazione ai nemici.

Così, questi canti di guerra, che riflettevano veramente l’eroismo di massa, lo spirito di sacrificio senza pari, la convinzione inflessibile e l’ottimismo rivoluzionario del nostro esercito e del nostro popolo durante la Guerra di Liberazione della Patria, hanno contribuito attivamente ad accelerare la vittoria nella guerra.

È passato più di mezzo secolo da quando è cessato il frastuono della guerra sul nostro suolo.

Le canzoni del tempo di guerra che hanno rallegrato tutti in tempo di guerra risuonano ancora oggi ma come una marcia vittoriosa, che esorta il nostro popolo a nuove grandi azioni.

Pak Kum Song

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Medici in tempo di guerra

Gli annali della vittoriosa Guerra di Liberazione della Patria sono decorati con le gesta dei medici dell’Esercito Popolare Coreano che hanno sacrificato senza esitazione il loro sangue, lembi di pelle e persino la loro vita per salvare i loro inestimabili compagni d’armi sulle colline in fiamme.

Onore ai medici in prima linea

Il Rodong Sinmun del 23 gennaio Juche 40 (1951) pubblicò la testimonianza di un medico intitolata Durante un nevoso pomeriggio in cui si legge:

Il termometro con cui ho misurato la temperatura di un soldato segnava 39 gradi. Ho pensato che dovevo fargli immediatamente un’iniezione. Tuttavia l’acqua distillata era esaurita. Non avendo altro modo, ho deciso di accendere il fuoco e far bollire l’acqua per ottenere dell’acqua distillata. Pochi minuti dopo, sul coperchio dello sterilizzatore che avevo appeso sopra il fuoco iniziarono a formarsi delle gocce d’acqua. … Successivamente il soldato ha recuperato completamente la sua salute ed è tornato di nuovo al fronte. In questo modo, ho curato un centinaio di soldati feriti in sei mesi di guerra. Ogni volta che i soldati feriti che ho curato hanno recuperato la loro salute e sono tornati al fronte, provo un infinito senso di onore e di gioia.

Un’assistente medico che era stata data per morta

I carri armati nemici cercavano di farsi strada avanzando, come se strisciassero per terra. Nonostante ciò l’assistente medico continuava a concentrare tutta la sua attenzione sulla preparazione di una siringa. Aveva già prelevato due siringhe del proprio sangue e stava facendo una trasfusione a un segnalatore ferito. Intanto i carri armati si avvicinavano sempre di più, proiettili e proiettili che scoppiavano qua e là. Tuttavia, non poteva accelerare la trasfusione di sangue e doveva portarla a termine. Quando finalmente finì e spinse il soldato su per il pendio, sentì un dolore improvviso alla gamba destra. Una scheggia l’aveva colpita. Perse conoscenza. Trascorse due giorni priva di sensi e quando riprese conoscenza si accorse che per fortuna l’emorragia si era fermata.

Lei, così minuta, era appena visibile sotto le sue due bisacce, la cassetta del pronto soccorso, due fucili, una pistola e il segnalatore di corporatura robusta che portava sulla schiena. Tuttavia, è riuscita ad andare avanti, stringendo i denti. Sembrava che più avanzasse, più il sentiero di montagna diventasse ripido. Andava avanti e avanti, a volte a quattro zampe e altre volte strisciando, facendosi strada per una dozzina di chilometri nell’area nemica. Quando finalmente superò la linea nemica con il ferito e l’equipaggiamento sulla schiena, perse i sensi…

Gli esploratori che si stavano dirigendo verso l’area nemica in missione di ricognizione hanno trovato una donna ufficiale svenuta. Uno di loro tirò fuori dal taschino una tessera di iscrizione al Partito dei Lavoratori della Corea e gridò: «Guarda. Questa è l’assistente medico del 3° Reggimento che si credeva fosse morta!».

Il suo nome era Ri Hung Ryong, assistente medico del 3° Reggimento della 45a Divisione di Fanteria, che si era distinta per aver curato da sola 184 soldati feriti, in modo che potessero tornare alle loro postazioni di combattimento a quota 1211.

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La RPDC e i dieci anni di sviluppo delle sue capacità di difesa nazionale

Oggi il mondo è in subbuglio. Ma c’è una terra libera dalle parole “guerra”, “dispute” e “profughi”. Questa è la Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Kim Jong Un, Presidente della Commissione per gli Affari di Stato della RPDC, ha trasformato il suo paese in una potenza socialista che nessuno può sminuire.

Negli ultimi dieci anni, egli ha dimostrato appieno le sue eccezionali capacità di direzione.

Continueremo a diventare più forti; non dobbiamo accontentarci o riposare sugli allori per la forza che abbiamo costruito per difenderci; dobbiamo rafforzare ulteriormente la nostra supremazia militare in modo da poter resistere a chiunque: questa è la sua intenzione.

Ha trasformato l’Esercito Popolare di Corea in un esercito forte nell’ideologia e nella moralità.

Ha dato la priorità allo sviluppo dell’esercito affinché fosse saldamente equipaggiato con le idee rivoluzionarie del Presidente Kim Il Sung e del Presidente Kim Jong Il e possa raggiungere la vittoria con la forza spirituale e morale. Ogni volta che visita le unità dell’esercito, si reca in primo luogo nelle stanze dedicate all’educazione e all’istruzione dei soldati, dove sono conservate oggetti che testimoniano le gesta rivoluzionarie affinché ispirino il personale di servizio a si renda onore alle idee e alle imprese per la costruzione dell’esercito dei leader precedenti.

Ha accelerato il lavoro di sviluppo della tecnologia militare dell’EPC.

Si è sempre assicurato che gli sforzi siano diretti all’addestramento di un numero sempre maggiore di ufficiali in grado di comandare abilmente le unità militari e dei servizi a tutti i livelli, e che il livello di modernizzazione dell’addestramento al combattimento da parte delle unità sia sempre più elevato, in modo che tutte le unità e le subunità possano svolgere in piena efficienza qualsiasi missione di combattimento.

Ha espresso in maniera chiara che la chiave a tal fine è il miglioramento della qualità dell’addestramento, ha sostenuto la crescita dell’addestramento intensivo in tutto l’esercito.

Ha guidato personalmente le esercitazioni militari dei servizi e delle unità dell’EPC per coltivare le qualità strategiche e tattiche dei loro ufficiali in comando e sviluppare le loro capacità per le operazioni di comando. Grazie alla sua direzione, si è prodotto un drastico cambiamento nelle forme, nei contenuti e nei metodi di formazione nell’EPC. Insieme all’allenamento per diventare rapidi ed efficaci come un colpo di pistola, un movimento lanciato da lui, il personale di servizio è preparato per trasformarsi in maestri della guerra moderna e soldati d’élite perfettamente capaci di combattere nelle condizioni reali.

Kim Jong Un ha prestato molta attenzione anche allo sviluppo dell’ armamento militare e di tutti gli altri mezzi materiali dell’EPC.

Il suo paese ha dovuto superare le difficoltà e le pressioni più dure di sempre durante il secolo in corso, ma ha portato il suo paese a possedere tutti gli armamenti necessari e il monopolio posseduto solo dalle potenze nucleari è stato equiparato rapidamente per poi fare un ulteriore balzo in avanti arrivando a sviluppare e produrre armi innovative di tipo jucheano.

Non ha mai dato credito alla parola “impossibile”; solo le parole “avanzamento costante” e “balzo in avanti” hanno un senso per lui. Questo è un fatto riconosciuto dalla comunità internazionale.

Sotto la sua guida, i settori della scienza della difesa nazionale e dell’industria delle munizioni della RPDC hanno ottenuto successi sorprendenti a livello mondiale nello sviluppo dell’armamento militare all’avanguardia e di nuova generazione.

Solo l’anno scorso il paese è riuscito a testare in successione un missile tattico teleguidato di nuovo tipo e un missile da crociera a lungo raggio di ultimo modello, un missile antiaereo e un SLBM di nuovo modello, e quest’anno è riuscito a testare missili ipersonici e un ICBM di nuovo tipo, il Hwasongpho-17.

La parata militare svoltasi in occasione del 90° anniversario della fondazione dell’Esercito Rivoluzionario Popolare Coreano in piazza Kim Il Sung a Pyongyang, capitale della RPDC, il 25 aprile di quest’anno, ha mostrato in maniera inequivocabile il deterrente bellico posseduto dalla RPDC.

Traduzioni di Matteo Boscarelli

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